
Una battuta, poi il silenzio totale. È probabile che l’idea del sindaco di Cagliari Massimo Zedda di salvare il Poetto dall’erosione con un miniripascimento di sabbia di cava a beneficio degli stabilimenti balneari storici, riportata sabato scorso dall’Unione Sarda, sia in realtà già tramontata.
A leggere il giornale, sarebbe tutto semplice: “L’idea è quella di trasportare la sabbia poco alla volta e distribuirla (ogni giorno?) durante le operazioni quotidiane di manutenzione dell’arenile, fino a ricreare la condizione originaria” e allungando la spiaggia di “dieci-quindici metri”.
In verità, come ha ricordato in un intervento il presidente del Gruppo di Intervento Giuridico Stefano Deliperi, bisognerebbe chiedersi: “Dov’è il progetto? Chi lo fa? Con quali fondi?”. Ma l’esperto giurista ricorda soprattutto che “i progetti di ripascimento o conferimento sabbia sono, in ogni caso, da sottoporre al preventivo e vincolante procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale (art. 20 e allegato IV alla parte II, punto 7, lettera n, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.)”. Come dire che, anche volendo, il miniripascimento immaginato dal sindaco Zedda non si può fare dall’oggi al domani.
La questione del Poetto rimane comunque centrale perché gli effetti del cambiamento climatico impongono un radicale cambio di paradigma. Intervistato oggi da La Nuova Sardegna, il geologo marino del Cnr di Oristano Gianni De Falco lancia l’allarme erosione anche per la spiaggia tra Cagliari e Quartu, affermando che “la situazione che vediamo ora è dovuta principalmente all’impatto dell’attività antropica, ma sta entrando in gioco il cambiamento climatico con l’innalzamento del livello del mare”. Conclusione: “Bisogna già ripensare la pianificazione costiera, e prendere in considerazione le ipotesi di spostamento di opere non più sostenibili”.
Tra le opere non più sostenibili è evidente che ci siano gli stabilimenti balneari in muratura. Già nel 2006 l’”Indagine amministrativa e tecnico-scientifica sugli interventi eseguiti nel litorale del Poetto” redatta dall’assessorato regionale all’Ambiente nell’ambito del “Progetto di salvaguardia e ripristino del litorale Poetto”, tra le “azioni urgenti” da avviare lungo la spiaggia indicava quella di “smontare e demolire (il più possibile)”.
L’idea che gli stabilimenti in muratura debbano essere dunque abbattuti per essere sostituiti da strutture meno impattanti è ormai assodata nella letteratura scientifica ma è chiaro che gli interessi economici in gioco fanno sì che a Cagliari sia impossibile anche solo mettere sul tavolo l’argomento.
Eppure, proprio al Poetto ci sarebbero degli spazi di manovra per consentire agli imprenditori privati che dovessero essere costretti ad abbattere i loro stabili non solo di non perdere quote di mercato ma addirittura di ampliarle.
Nella spiaggia tra Cagliari e Quartu ci sono infatti ben otto stabilimenti balneari militari e delle forze dell’ordine: quasi centomila metri quadri divisi tra Polizia, Finanza, Vigili del Fuoco, Aeronautica, Esercito, Carabinieri e Marina (addirittura due, uno per gli ufficiali e l’altro per i sottufficiali).
Al di là del danno che, al pari di tutti gli altri stabilimenti in muratura, queste strutture provocano all’ambiente, sono anche servitù che limitano lo sviluppo dell’economia cittadina. Dovrebbero dunque essere sottratte al demanio militare, demolite, per poi arrivare alla messa a bando delle aree in concessione, con l’obiettivo di giungere a una gestione privata in grado di portare benefici economici di gran lunga superiori a quelli attuali.
Il Poetto è un bene ambientale ma anche uno strumento di crescita economica, e gli stabilimenti militari chiaramente la limitano.
Capisco che far chiudere i poligoni di Quirra, Teulada e Capo Frasca sia difficile, ma forse dismettere il Lido del Carabiniere dovrebbe essere più alla portata delle nostre amministrazioni locali. Anche se, a quanto pare, all’ingresso dello stabilimento un grosso cartello riporta la dicitura “Base Logistico Addestrativa”. Se fosse vero, sarebbe veramente una barzelletta.




Dare in gestione ai privati? Dalla padella alla brace. Se poi i privati sono come il direttore del lido e certi proprietari dei chioschi…abbattiamo tutto, militari e non. Giú tutte le strutture in cemento e liberiamo la.spiaggia lasciandola completamente libera
Essendo un’ottima soluzione non sarà – ovviamente – realizzata… Cecità, incapacità e limitatezza sono infatti “qualità” che accomunano i nostri amministratori, a prescindere dal colore di appartenenza.
Parlare di ripascimento al Poetto è un po’ come parlare di corda in casa dell’impiccato, intendiamoci, si può fare, ma non con la sabbia portata col camioncino da Gannì come pensa qualcuno. Ricordo che tanto tempo fa si era ipotizzato il trasporto di sabbia, con caratteristiche uguali a quella del Poetto, dal Nord Africa. Per quanto riguarda la questione degli stabilimenti elioterapici, per i militari e propri famigliari, credo che non ci sia alcuna motivazione valida per tenerli in vita, non sono strutture funzionali alla Difesa.
Visto che si parla di mare e di coste vorrei ricordare che Cagliari possiede anche una figlia dimenticata, la spiaggia di Giorgino, un bel po’ di chilometri che giunge quasi a ridosso di Maddalena Spiaggia di Capoterra.
Mentre quest’ultimo comune neglia anni è riuscito a trasformare una spiaggia trascurata e scarsamente frequentata, in un punto di attrazione estivo non solo per i residenti. Inutile far notare che i chilometri di litorale cagliaritano sono abbandonati e pieni di rifiuti che vengono raccolti solo grazie all’intervento sporadico dei volontari.
Quegli stabilimenti rappresentano privilegi di casta odiosi