Ambiente / Cagliari

Altro che ripascimento bis, per salvare il Poetto bisogna abbattere gli stabilimenti

L’assegnista dell’Università di Ferrara Antonis Chatzipavlis al lavoro nei giorni scorsi sulla spiaggia del Poetto, a Cagliari

Il cambiamento climatico ci pone davanti a scelte drastiche. Ovvero, se non cambiamo approccio davanti ai temi e problematiche che riguardano l’ambiente, verremo travolti dagli eventi. Non si tratta dunque di capire cosa fare, ma solamente di avere il coraggio di farlo. Sui gas serra e le emissioni di anidride carbonica la consapevolezza è collettiva, sulla gestione del territorio ancora no.

Il caso della spiaggia cagliaritana del Poetto è emblematico. La violenza del ciclone Harry ha dimostrato ancora una volta che i litorali sono a rischio più di altri sistemi ecologici. Ma i decisori pubblici continuano a voltare lo sguardo.

Perché la spiaggia in questione è studiata da anni e le dinamiche che ne determinano il cambiamento sono ben conosciute. La spiaggia è infatti un sistema naturale che si autoregola, ma per farlo ha bisogno che l’uomo non interferisca.

Quindi oggi più che mai se si vuole veramente salvare il Poetto bisogna procedere innanzitutto all’abbattimento di tutti i manufatti in muratura che insistono sulla spiaggia. Stiamo parlando di decine e decine tra stabilimenti e ristoranti tra Cagliari e Quartu, costruiti in anni in cui le competenze scientifiche, la sensibilità ambientale e l’approccio culturale non erano quelli che abbiamo oggi, e che ora sono il vero problema della sopravvivenza del litorale.

Abbattere gli stabilimenti non vuol dire lasciare la spiaggia priva di servizi, perché verrebbero ricostruiti in maniera ecosostenibile, tenendo conto delle necessità dell’ambiente prima di quelle degli imprenditori (e dei militari, che sono gestori di una decina di strutture).

Che questa sia la prima mossa da fare è da almeno vent’anni scritto nero su bianco in innumerevoli studi portati avanti dall’Università di Cagliari e Ferrara (leggeteli, si trovano facilmente in rete) e che l’amministrazione avrebbe dovuto leggere prima di ipotizzare un ripascimento bis (capisco che il sindaco Massimo Zedda non voglia che si usi questa parola che fa venire i brividi ai cagliaritani, ma di ripascimento si tratta): un ripascimento immaginato (e pagato da noi cittadini) più a beneficio dei conti economici di pochi operatori privati che non della sopravvivenza della spiaggia, bene collettivo.

Il Poetto è un sistema naturale e non una piazza, un ristorante o un enorme impianto sportivo. Le scelte da prendere devono tenere conto delle dinamiche che regolano questo straordinario sistema ecologico.

Ecco perché portare sabbia dalle cave per salvare la stagione di due stabilimenti non ha senso. Perché la vera sfida è davanti a noi, e sta alla politica accettarla. Serve coraggio, è chiaro. Ma un conto è continuare a far finta di niente, un altro andare in direzione opposta a quello che la scienza afferma.

Questo no, questo è veramente troppo.

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48 Comments

  1. Roberto Farci says:

    Non si possono abbattere gli stabilimenti, chi è il pazzo che scrive questi articoli? Sapete il costo per abbatterli? Smaltimento macerie e costo demolizione e costo spese legali e burocratiche.
    E poi attraversando la strada asfaltata incontriamo le ville residenziali, e vogliamo abbattere anche quelle?
    Se per caso l’acqua inizierà ad alzare il suo livello e ad essere preoccupante ne riparleremo, per non ora non creiamo paure e caos inutili.
    Ma che volete abbattere? Non siamo bambini che giocano con i lego.

  2. Alessandro Concas says:

    Ci sono decine di commenti e non c’ è uno che inquadri l’ origine del problema, probabilmente l’ età media dei commentatori è molto alta e si sta a rimpiangere i casotti anziché capire cosa è cambiato e cosa cambierà. I livelli medi dei mari a causa del riscaldamento globale, da quando i casotti sono stati tolti, sono aumentati di diversi cm. Ho trovato il dato di 8-9 cm in più per il Mediterraneo tra il 1993 e il 2025, misurato da satellite. Siccome il mare non è piatto e si tratta di un’ altezza media, 8-9 cm in più associati ad un mare che si è scaldato in media di alcuni gradi significa molte tempeste e mareggiate in più che sommergono la spiaggia e la erodono. E siccome il mare continua ad innalzarsi di 3-4 mm l’ anno con tendenza all’ aumento (e idem per i fenomeni intensi), in prospettiva ciò significa che gradualmente la spiaggia verrà sommersa/spostata più avanti nei decenni, perché i ritmi previsti significano 25-30 cm di livello del mare più in alto al 2060, il che farà dimenticare Lido, D’Aquila, riffi e raffa dove sono ora. I ripascimenti sono solo dei tamponamenti perché il problema si ripresenterà a meno che la spiaggia non venga portata più indietro. Forse è il caso di smetterla di guardare al passato dei casotti ma ad un futuro in cui il cambiamento climatico impatterà sempre di più…

  3. Giuseppe Pugliese says:

    Scrivi cortesemente i riferimenti scientifici che dimostrino quello che hai scritto. Così tutti possiamo avere in mano dati oggettivi su cui riflettere seriamente . Grazie

  4. Antonio says:

    Per salvare il poeto altro che abbattere stabilimenti e ripascimenti, bisogna semplicemente abbattere il turismo e cominciare a pensare a campare d’altro………
    Il turismo oltre ad uccidete la natura uccidera anche noi

    • Gentile Antonio,
      Il turismo rappresenta l’8% del PIL della Sardegna, una percentuale molto scarsa per aiutare ad uscire dalla nostra perenne crisi economica.
      Ci servono idee, coraggio, impegno e tante persone che abbiano le stesse sue capacità.
      La prego, ci aiuti con la sua grande visione di una prospera Sardegna libera dalle “invasioni barbariche” del turismo.

  5. Francesca says:

    Purtroppo senza un movimento di cittadini che consapevolmente e con l’aiuto di autorevoli esperti e degli studi già prodotti, “adottino e proteggano “,il bene demaniale spiaggia impedendo la riproposta di riparare ai danni restituendo la spiaggia alle logiche dello sfruttamento economico di pochi,non si riuscirà a salvare il Poetto.Ed inoltre anche la beffa dei ristori che sempre soldi pubblici sono.

  6. Francesco Ciuffi says:

    Innanzitutto non si dovrebbero asportare le “odiose”alghe che fanno da diga naturale alle onde e fanno da reticolo prezioso per il trattenimento della sabbia

  7. Giacomo says:

    Cambiamenti climatici = innalzamento dei mari aumento frequenza e intensità fenomeni simili a quello avvenuto. Per me La cosa da fare subito e piu facile è quella di rinforzare tutte le aree verdi naturali e artificiali lungo la spiaggia con Tamerici e Ginepri, copiando di fatto la natura. Anche in mezzo alle aree verdi naturali esistenti alle fermate più lontane. Tutto ciò creerà una duna più alta e robusta, come vediamo altrove in Sardegna. Vivaio regionale Badesi. Sempre se funziona ancora.

    Il secondo è quello piu importante costoso e radicale, servirebbe proteggere alcune aree più colpite, la Prima Fermata e Marina Piccola e qualche altro posto, per farlo isognerebbe pensare a delle scogliere in mare almeno in certi tratti. Sono sistemi già usati altrove. Mettere altra sabbia sarà semplicemente un modo per risolvere il problema per poco tempo.

    Buttare giù i brutti o belli stabilimenti sarà un danno nel danno , perché è chiaro che in assenza di quelle protezioni il mare avanzerà ancora verso la strada e le case .

    Ciao

  8. Enrico says:

    Siamo alle solite. Per favorire gli interessi di pochi, si ripropone un ripascimento anche peggiore del precedente.
    Errare è umano, perseverare è diabolico.
    Da immagini fine anni cinquanta pubblicate si può vedere che le fasce di sabbia antistanti gli stabilimenti tipo il Lido e il d’Aquila erano davvero esigue e, soltanto dopo lo scellerato ripascimento erano aumentate a dismisura tanto da vedere le rotonde piazzate in mezzo a una sterminata distesa di sabbia(?) anziché circondate dall’acqua. Il risultato fu la distruzione del candido arenile che ora giace sotto la sabbia prelevata al largo del Poetto.
    Oltre il danno anche la beffa perché il mare piano piano si è ripreso ciò che gli era stato tolto.

  9. Stiven says:

    Voglio fare una piccola osservazione riguardo la spiaggia. Secondo il mio punto di vista, l’ erosione della spiaggia è cominciata dopo la nascita dei bracci di Giorgino. Quei due bracci hanno modificato le correnti,e questo è il risultato. Poi riguardo hai tecnici l’ erosione viene dal mare, non dagli stabilimenti. Non dite falsità.

  10. Alberto Murtas says:

    Lo dico con cognizione di causa, gli stabilimenti del Poetto, ai quali siamo tutti legati da ragioni affettive e romantiche, sono uno dei fattori che contribuiscono all’ erosione della spiaggia. Lo fanno anche i quartieri prossimi all’ arenile. Le costruzioni sottraggono alla fascia costiera i necessari apporti sabbiosi che il vento distribuisce. Purtroppo questo fenomeno è visibile anche nella zona di Buggerru . S. Nicolò , dove negli anni 60 fu costruito un immenso rimboschimento per evitare che la strada di collegamento Buggerru Fluminimaggiore si insabbiasse. Attualmente seppur , accattivante dal punto di vista paesaggistico coreografico, il rimboschimento delle Dune di Potixeddu – Buggerru , sta decretando la progressiva sparizione della spiaggia che non riceve più gli apporti sabbiosi dalle dune retrostanti. Stiamo attenti anche quando piantiamo alberi in maniera incontrollata.

    • Sirigu Angelo says:

      Il problema poetto è nato dall’ abbattimento dei casotti che se pur deturpavano l’arenile fungevano da frangiventi sia per il vento di maestrale che per quelli di scirocco

    • giacomo cillocu says:

      Al Poetto non c’è sabbia retrostante e ovunque c’è vegetazione, poca, c’è più sabbia. Bisogna vedere anche che tipo di piante, meglio ginepri e tamerici. Buggerru soffre delle correnti marine molto forti e delle mancate piogge . Forse parli dei pini.

  11. Paolo deriu says:

    Quale è il fondamento scientifico di questa novità che abbattere gli stabilimenti servirebbe a cosa? Ricordo il famoso abbattimento dei casotti in legno. Depauperarono la spiaggia del litorale di buona parte della sabbia. Non sono un esperto ma ricordo la profondità della spiaggia quando costruirono il porto di marina piccola ……. Forse è il caso di pubblicare qualcosa intorno agli studi che dimostrano scientificamente che la sparizione della spiaggia dipende dal d aquila dal lido dai vari stabilimenti compresi quelli militari che costeggiano la spiaggia. Sarebbe credibile d giustificato sono d accordo che un secondo rilasciamento fatto prelevando sabbia a a 1000 metri dal bagnasciuga da solo non avrebbe alcun effetto a lungo termine ma sicuramente non sarebbe sufficiente a fermare questa erosione che fatteci caso è presente in tutte le coste italiane anche senza alcun tipo di manufatti presenti il problema deve essere studiato seriamente e questi studi devono essere resi pubblici a tutti per modo da far presenti ai cagliaritani la necessità di rinunciare ad usufruire dei servizi offerti dagli stabilimenti storici presenti al poetto

  12. Non dimenticate quando il poetto aveva le dune di sabbia! I canottiera sono stati abbattuti e la sabbia volata via. Se si fanno dei piccoli assaggi con sabbia di cava( era il progetto originario del cosiddetto ripascimento poi stravolto senza intelligenza) si possono meritare gli effetti. Non deve essere una questione politica per il bene del poetto

  13. Pasqualino Sevenbiuti says:

    Riprendo da questo passaggio dell’articolo di ieri:
    “se si vuole veramente salvare il Poetto bisogna procedere innanzitutto all’abbattimento di tutti i manufatti in muratura che insistono sulla spiaggia. Stiamo parlando di decine e decine tra stabilimenti e ristoranti tra Cagliari e Quartu, costruiti in anni in cui le competenze scientifiche, la sensibilità ambientale e l’approccio culturale non erano quelli che abbiamo oggi, e che ora sono il vero problema della sopravvivenza del litorale”.
    Se ammettiamo questo tipo di soluzioni, allora occorre essere coerenti e necessariamente procedere, a maggior ragione, all’abbattimento di tutte le opere aggettanti del Porto di Marina Piccola, ovvero di tutte le opere che insistono direttamente sulla spiaggia (sommersa e pur sempre spiaggia) o che interferiscono con la sua dinamica, quindi i banchinamenti ad Ovest e persino le famose “scogliere di protezione” ad Est di esso e anche per questi manufatti prevedere una delocalizzazione.
    Consiglio a tutti gli interessati di andare a sfogliare la Relazione Illustrativa e le singole schede di intervento del Piano Regionale della Portualita Turistica, di cui si fanno belli Assessorato e Assessore dei LL. PP. della RAS per comprendere, se mai ce ne fosse bisogno, di quale irrimediabile strabismo sia afflitta la macchina regionale. In detto Piano non sussiste infatti una sola riga, neppure furtiva, generica o approssimativa che dia conto del chiarissimo rapporto causale che sussiste fra dissesti idrogeologici sul Demanio Marittimo e opere portuali fin qui realizzate in Sardegna. Presso che tutte, ove più e ove meno, sono state capaci di produrre sui rispettivi contesti, effetti indesiderati e imprevisti a breve e media scadenza. E di ciò nessuno è mai stato chiamato a risponderne in alcun modo. Semmai è stata sempre portata avanti l’idea e la tecnica del rammendo, del ritocco, fin’anche dell’ampliamento locale (Buggerru, Alghero, Cannigione, SanTeodoro e persino Bosa docent), in assenza o super carenza di una qualunque visione di Compatibilità di sistema ambientale, tanto meno di lungo periodo. Motivo per il quale, francamente, viene da ridere o piangere oppure cascano le braccia (si scelga) quando l’Assessora della Difesa dell’Ambiente della RAS (assessorato che in 25 anni ha partecipato ad una baraonda di progetti europei che traguardavano proprio certe tematiche), con la sicumera di un’esperta navigata, attribuisce alla mareggiata del 19-20 Gennaio 2026 la responsabilità di DANNI AMBIENTALI, senza curarsi minimamente di quel che in passato la RAS ha combinato sulle coste e delle posizioni assunte in questi decenni, come minimo dai due Assessorati con “competenze” costiera (EE. LL. FF. UU. e LL. PP.).

  14. Giovanni Di Cenzo says:

    Con l’aria che tira, gli stabilimenti
    non li abbattera’ nessuno, anzi, sono sicuro che aumenteranno.

  15. Non siamo capaci neanche a copiare,la riviera Romagnola si protegge dai venti della Bora con i pennelli per proteggere la spiaggia, inoltre finita la stagione estiva ripristinano le dune a ridosso degli stabilimenti.

  16. Carlo De candia says:

    In tutto il littorale e coste sarde ove è concesso costruire stabilimenti bisogna rivedere il metodo di costruzione e i materiali che si usano. Stabilimenti sospesi in palafitte idonee non invasive perchè la natura avanzerà sempre di più. Per le abitazioni a ridosso e triste dirlo ma sarà necessario l’abbattimento. Gli eventi estremi nel corso dei prossimi 10 anni auetteranno e saranno più violenti. L’acqua non ka fermi.

  17. Francu says:

    Abbattere tutti gli stabilimenti. Ridurre concessioni e fare come in Spagna. Stabilimenti nella parte posteriore della spiaggia e lettini e ombrelloni installati al momento e non fissi.

  18. Non sono un’ esperta, ma ricordo diversi anni fa, forse ai tempi del governo Berlusconi, che fu tentato una sorta di ripascimento (pare che il vento portasse via la sabbia) utilizzando sabbione prelevato dal mare. Furono riversate montagnole di sabbione grigio misto a piccoli molluschi e pesciolini lungo il Poetto escluso il litorale di Quartu. La puzza in poco tempo rese l’ aria irrespirabile e il sabbione restava grigio. A chi chiedeva dove fosse la sabbia bianca del Poetto veniva risposto che asciugandosi il sabbione sarebbe diventato bianco. Ora i miei ricordi dicono che la sabbia bianca sottilissima del Poetto sia stata il frutto dello sfregamento, con conseguente sfarinatura, di conchiglie nel corso di miliardi di anni. Mi chiedo cosa si voglia fare adesso, perché penso di non aver capito.

  19. Molto probabilmente, ciò che sto per scrivere, intaccherà animi irascibili a riguardo, e non accetteranno le mie parole.
    Purtroppo, l’uomo è entrato troppo a fondo e gamba tesa prepotentemente, nel voler a tutti i costi gestire la natura. Lei prosegue in un corso che ha da milioni di anni, disegnando e rifacendo a seconda del percorso climatico naturale che è suo e non umano. I quattro elementi dominati dal quinto che è l’etere, ossia la forza onnicreante, non ha leggi umane imposte a tavolino per un volere di potere e di comodo. Come i fiumi o ruscelli che hanno un percorso da millenni, rinchiusi in spazi alquanto diversi dal proprio passato, per costruire sopra di esso o al suo fianco, cambiando di netto il suo percorso, e poi si piange e si dichiara calamità perché ha ripreso il suo percorso… rispetto, rispetto e ancora rispetto per la madre di tutte le creature, non cupidigia e strafottenza a tutti i costi… buona vita.

    • Gabriella says:

      Concordo pienamente. Dovremmo lasciar far fare alla natura il suo corso senza bramosia di ottenere tutto a misura d’uomo quando viviamo in un mondo che è fatto anche di piante, animali, terra, acqua e aria. Il Poetto cambierà, sparirà e godiamoci questo cambiamento adattandonci per una volta a ciò che madre natura ci vuole dare. E soprattutto spendiamo i nostri soldi in altro!

  20. Dante Serra says:

    Io mi ricordo che c’erano i casotti ed andavano d’amore e d’accordo con la spiaggia.compresi gelatai etc.ora per motivi da chiarire,hanno rubato milioni di metri cubi si sabbia con cui costruire a buon prezzo e non dico niente di nuovo,col benestare dell’occhio chiuso di chi doveva vigilare.il quale ha ottenuto grandi benefici economici.tanto che classe dirigente di alto valore ha ben pensato di giocare ai castelli in spiaggia col sistema del rinascimento.spostando la sabbia sporca dal largo portandola a riva trasformando così una spiaggia millenaria in uno stagno puzzolente.non mi risulta sia mai finito in galera questo delinquente.risultato hanno stravolto quelle sistema a favore di pochi mercanti che non sanno neanche dove hanno i piedi salvo andare a chiedere risarcimenti quando natura presenta il conto.

  21. Palmida Fosci says:

    Ma di cosa state parlando.. forse basta solo aspettare per vedere se la natura provvede in autonomia con le mareggiate normali.. e magari programmare di fare delle correzioni nei canali per fare i porti i quali hanno creato correnti che portano fuori la sabbia… Chiedo .. riflettere prima di fare danno su danno…

    • Roberto Farci says:

      Fa meno danni la natura che la gente e i politici che vogliono demolire. Che poi buttano via un sacco di soldi per non fare nulla di utile e con le solite infiltrazioni mafiose che ci mangiano soldi pubblici.

  22. Eleonora says:

    I casotti di una volta servivono per questi eventi climatici?

  23. Nurman says:

    Ricordo ancora come il famigerato ripascimento di Zirone e Balletto ferì la nostra spiaggia. La sabbia delle cave fu sostituita da quella grezza e grossolana dragata (creando un canyon nel golfo) con spese inutili e prese in giro evidenti “quella sabbia in pochi anni diventerà identica a quella bianca del Poetto”… l’abbattimento dei casotti che doveva essere un sacrificio, preludio alla liberazione del resto della spiaggia da tutti gli altri manufatti, divenne un simbolo di come il bene di tutti sarebbe presto diventato un privilegio di pochi!!! E tale è rimasto…

  24. practicallypuppye732afeac3 says:

    Un plauso a chi coraggiosamente ‘osa’ sollevare il problema!
    Anche non possedendo specifiche competenze scientifiche in merito ma per semplice buon senso, è chiaro che una delle cause maggiori del degrado della spiaggia è l’eccessivo numero dei manufatti antropici che insistono sull’arenile…
    È dunque necessario, se davvero si vuol salvare il nostro, un tempo bellissimo Poetto, prendere decisioni competenti e coraggiose in difesa dell’ambiente naturale e non a semplice salvaguardia di più o meno potenti interessi economici.

  25. Grazia E. says:

    Un plauso al coraggio di chi ‘osa’ sollevare il problema!
    Anche senza possedere specifiche competenze in merito ma per semplice e comune buonsenso, è chiaro che sono gli artefatti antropici che insistono troppo numerosi sul litorale la causa più importante del degrado ambientale dello stesso…
    E dunque se vogliamo salvare il nostro, un tempo (!) bellissimo Poetto bisogna prendere decisioni competenti e coraggiose e non ostinarsi ciecamente nella direzione da tempo intrapresa ( vedi vicende relative al futuro dell’ex- Ospedale Marino…)

  26. Annalisa Frau says:

    Un altro ripascimento bis,mio Dio,non sanno più cosa inventarsi per il NS Poetto. Sono d’accordo su tutto quello che è stato scritto precedentemente. Tutte quelle strutture andrebbero demolite,ma come ben sappiamo si troveranno degli escamotage per impedirlo. Abbiamo un esempio palese del vecchio ospedale marino ,che da anni è in rovina sulla spiaggia ,e nessuno fa nulla. Quando ci sono interessi economici in campo è tutto più difficile.

  27. Alessandro C. says:

    Sono pienamente d’accordo, basti pensare alle famose spiagge americane, dove Harry verrebbe considerato un acquazzone! Tutto ciò che è vicino al bagnasciuga è la torretta di avvistamento. Il restante ben lontano. Da tecnico vi dico che traslare tutti gli stabilimenti a distanze sicure sarebbe più che giusto e fattibile. Occorre solo una cosa in Sardegna e in Italia, demolire la burocrazia ferma opere e responsabilizzare gli operatori delle opere, dai progettisti, alle imprese esecutori. Vedasi ospedale Marino. Se fosse stato più vicino alla Costa sarebbe un enorme torretta post bellica abbandonata.

  28. Marco Ghemenz says:

    Decidere.. pensare.. agire.. i politici sono pagati anche per fare questo?

  29. Questo articolo è chiarissimo. Non capisco il dubbio dei politici che sembrano voler difendere l’interesse dei ultimi dinosauri dei stabilimenti balneari. Nei ultimi 15 anni il Poetto è molto migliorato, regolando la situazione dei chioschi in spiaggia, protegendo le dune e costruendo una pista ciclabile che ha allontanato le macchine dal lungo mare. Ma perché ancora difendere questi pochi imprenditori che in modo cosciente o no sono solo un danno paesaggistico ed ecologico? Basta di mattone in spiaggia

  30. Emanuele Marras says:

    Boh, secondo me no

  31. Agostino says:

    Secondo me, povero ignorante senza alcuna conoscenza in materia di attività antropiche etc. Il declino della spiaggia del Poetto, almeno nella prima parte s partire da marina piccola in poi, è iniziato con l’ abbattimento dei casotti.

  32. Stefano Deliperi says:

    un nuovo “ripascimento” o “conferimento” di sabbia al Poetto di Cagliari?
    Mah…

  33. Pasqualino Sevenbiuti says:

    Tutto giusto e condivisibile. L’argomento andrebbe trattato dempre in modo sistemico ma non è cosi, mai. Gli scarsissimi PUL vigenti in 27 anni di vita di questo concetto bislacco e solo sardo (nelle altre regioni non esistono i LITORALI ma solo il Demanio Marittimo per finalità turistico ricreative) stanno li a dimostrare che è materia dove è difficile operare con lucida obiettività. I danni del Poetto sono quellu che 25 anni fa ispirarono l’intervento di protezione civile, concretizzatosi poi nel Ripascimento della Provincia di Cagliari. La RAS che porta a spasso il ministro sulla spiaggia è ridicola e si ha la sensazione che si tratti di un tentativo di accreditamento verso quel mondo che da tempo si fa tutelare gli interessi dalla Lega di Salvini. Con buona pace dell’on. Mula, primo firmatario di una legge regionale del 2020 che Volente nolente, ha di fatto” trasformato le berme di Posidonia oceanica in “materia prima” di processo industriale. E l’assessora che sta qui a parlarci di danni ambientali… basta.

  34. Tore D. says:

    La politica, in generale, ha grosse difficoltà a operare secondo criteri di sostenibilità ambientale perché non capisce (o fa finta di non capire) che operare correttamente adesso significa salvaguardare, oltre agli ecosistemi costieri, ANCHE la stabilità imprenditoriale degli operatori i quali (ma a loro non glielo si può pretendere, anche se si dovrebbe) certe cose non le colgono. Ma tant’è: i comuni sono diventati concessionifici, basta vedere come interpretano i PUL e come sono impegnati a studiare come togliere la posidonia dalle spiagge senza aspettare che ciò si compia mediante le normali dinamiche meteomarine. Grazie per l’articolo. T.

  35. Marco Cadinu says:

    Tutto giusto, il cordone litoraneo del Poetto è unico e fragile. Nella mia tesi di laurea del 1987, università di Firenze, il primo progetto di parco di Molentargius-Poetto (integrato con Saline-Is Arenas-Medau su Cramu-colli di Sant’Elia-Monte Urpinu), la soluzione prescriveva l’abbattimento senza eccezioni di tutti i manufatti esistenti sul cordone litoraneo. Era già chiarissimo alla disciplina quali fossero le regole dell’ecosistema. Direi che dopo quarant’anni si potrebbe timidamente procedere… Tutti i concessionari coesisterebbero con strutture leggere o spostamenti verso la pineta, quel che resta lato Quartu (…), senza la pretesa di trasformare il modulo ristobar con terrazza concesso in una piccola città o in un impianto sproporzionato.

    • Roberto Farci says:

      Che gente furba che scrive qui. Sapete quanti ci abitano e lavorano in quell’area? Ormai un progetto di demolizione è da abbandonare perché puo solo creare caos e danni ai cittadini e costi elevati. Il procedimento di cui voi state parlando prevede un carico di 100mila euro circa per ogni cittadino che deve demolire l’abitazione ( tra demolizione smaltimento e costi legali, è una catastrofe).

  36. Anni or sono, quando Massi era ancora il “sindaco bambino”, aveva parlato del tema, ipotizzando di dimezzare drasticamente le volumetrie a disposizione dei militari che, mischini, in estate devono pur addestrarsi insieme alle mogli e i figli. Pensava ad uno stabilimento unico interforze, cogliendo così l’occasione di demolire tutte quelle strutture fatiscenti e rifarne uno ecosostenibile e, appunto, più piccolo.
    Ma ormai è “sindaco ragazzo” e ha perso la verve e la fantasia dei bimbi. Peccato.

  37. 1. Le attività antropiche hanno asportato per speculazioni (edilizie) circa due milioni di metri cubi dagli arenili emersi e sommersi.
    2. Il Poetto è una spiaggia urbana, un parco, la cui fruizione ha un valore enorme per l’intera comunità sarda.
    3. Si tratta quindi di analizzare i valori, il lavoro nelle concessioni e negli stabilimenti ma anche quantificare il valore della fruizione pubblica, che avviene anche negli stabilimenti, non solo nella spiaggia libera.
    3. Paradossalmente quando gli stabilimenti avevano i pennelli a mare (Lido e D’Aquila), quando noi eravamo bambini, la sabbia si accumulava e la parte dell’arenile in cui la deriva litoranea asporta la sabbia era ben più ampia, senza alcun ripascimento.
    4. Un ripascimento “soft”, che interessi le prime tre fermate andrebbe, con il trasporto causa to dalla deriva litoranea a favore di tutta la spiaggia, sino al Margine Rosso.
    5. Se vogliamo metterla in termini economici, secondo la dottrina dell’Estimo, non solo ambientale, andrebbe calcolato il periodo di ammortamento di tutte quelle infrastrutture ingegneristiche-ambientali che, con l’innalzarsi del livello del mare, dilazionerebbero la tenuta sui livelli attuali della spiaggia attuale.
    Se fosse per me le concessioni agli stabilimenti militari e dell’agenzia delle entrate sono da dichiarare, anzi sono sempre state abusive. Esistono sono perché i militari, e gli altri, le equiparano a infrastrutture di addestramento (sigh).
    Le concessioni, invece, dovrebbero essere pagate con un giusto canone o con la restituzione di servizi alla comunità, proporzionali alle rendite.

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