Politica / Sardegna

“Alexis Tsipras: chi è e cosa vuole il politico greco che si candida per cambiare l’Europa”, di Maria Luisa Piras

Le forze indipendentiste, sovraniste e di sinistra possono ritrovarsi in Sardegna intorno alla candidatura alle prossime europee del leader del partito greco Syriza, Alexis Tsipras? È possibile iniziare un percorso che porti alla nascita di un nuovo soggetto politico isolano? Ne abbiamo parlato ieri a Cagliari nella ex sede della quarta circoscrizione, in una sala troppo piccola per le cento persone accorse e che si sono ritrovate su iniziativa dell’associazione Sardegna Sostenibile e Sovrana. La situazione politica è stata inquadrata dal consigliere comunale della Federazione delle Sinistre e tra i fondatori dell’associazione organizzatrice Enrico Lobina, e da Maria Luisa Piras dell’associazione Comuna (interessantissima la sua relazione, che infatti vi propongo integralmente).
La tavola rotonda ha invece visto la partecipazione del coordinatore regionale di Sel Luca Pizzuto, del presidente di Irs Gavino Sale, del segretario nazionale del Partito dei Sardi Franciscu Sedda, di Alessandro Corona (segretario regionale dei Comunisti Italiani), e di Marta Onnis di Progres. Assente giustificata Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera, invitato ma disperso senza dare senza notizie di sé il segretario nazionale dei Rossomori Tore Melis, mentre Giovanni Dore è intervenuto in rappresentanza del movimento Sardegna Pulita.
Com’è andata? Al di la delle differenti posizioni, un percorso comune sembra essere iniziato. E secondo me ci porterà lontano.

***

Il Partito della Sinistra Europea ha appena dieci anni, essendo stato fondato nel 2004. Attualmente comprende 26 partiti membri: comunisti, socialisti, rosso-verdi e altri partiti democratici di sinistra. Per ciò che riguarda l’Italia è membro il PRC. Sette sono i partiti osservatori fra cui il PDCI. Ci si può iscrivere anche individualmente sulla base dell’art. 6 dello Statuto ed è possibile creare gruppi nazionali di membri individuali. La premessa fondamentale è la condivisione dei principi del Manifesto e il rispetto dello Statuto. Ciò che accomuna gli aderenti è una visione alternativa dell’Europa in chiave antiliberista.

Si tratta di un partito giovane, che ha bisogno di crescere ma che vanta tra i suoi membri Syriza, il partito greco che ha sfiorato la vittoria alle elezioni politiche del 2012 e che i sondaggi danno ora come primo partito in Grecia. Il suo leader, il 39enne Alexis Tsipras è anche uno dei vice-presidenti del Partito della Sinistra Europea.

Nel dicembre 2013 il Partito della Sinistra Europea ha tenuto a Madrid il suo quarto Congresso, al termine del quale è stata decisa a larga maggioranza la candidatura di Tsipras alla Presidenza della Commissione Europea. Si tratta di una candidatura fortemente simbolica perché viene dal paese più martoriato dalle politiche di austerità, in cui però Syriza, prima come coalizione e ora come partito, ha fatto dell’unità nella diversità il suo più  valore prezioso, non ripiegando mai su se stessa, ed elaborando invece una proposta di respiro europeo per cambiare l’attuale assetto della UE. Non è un caso, quindi, che il documento finale elaborato dal congresso della SE si intitoli “Uniti per un’alternativa di sinistra in Europa”.

La prima parte è dedicata alla descrizione della crisi che scuote il nostro continente, rispetto alla quale l’unica risposta della forze, che ne sono peraltro responsabili, è l’austerità. Come tutti sappiamo, dal 2008 la crisi è diventata l’occasione per accelerare con brutalità un processo di ristrutturazione sociale ed economica. Ma la crisi, essendo sistemica, non è solo europea. Da qui la necessità di dialogare con le forze progressiste del mondo intero su una visione alternativa. Con chi si deve dialogare?

– Con l’America Latina, in particolare con i partiti e le organizzazioni che fanno parte del Foro di Sao Paolo.

– Con i paesi non europei che si affacciano sul Mediterraneo. In particolare con le forze progressiste tunisine, egiziane, ecc.

– Con i partiti progressisti africani.

– Con i partiti progressisti dei BRICS.

 

È chiaro che per poter fare questo occorre cambiare i rapporti di forza prima di tutto in Europa.

Il paesaggio politico europeo è dominato dalle forze neo-liberiste. Crescono anche le forze populiste xenofobe, a volte apertamente fasciste e neonaziste. Come si deve porre in questo contesto L’Altra Europa con Tsipras? Come spostare il consenso? I cittadini, gli elettori possono cambiare opinione solo se la lista tesse dei legami nelle lotte dei lavoratori e dei senza lavoro, se lavora fianco a fianco con i movimenti antifascisti e antirazzisti, se ha l’ambizione di partecipare alla costruzione un fronte europeo politico e sociale contro l’austerità per un’alternativa. Il successo di questa lista e di quelle degli altri paesi europei possono cambiare lo scenario del Parlamento Europeo e se in Grecia Syriza, in possibili elezioni anticipate diventasse il primo partito, assumendo la responsabilità di guidare il proprio paese, la ricostruzione dell’Europa diventerebbe un obiettivo praticabile e restituirebbe al termine sinistra il suo significato originario.

Per uscire dalla crisi la proposta politica della sinistra europea individua tre priorità:

– Porre fine all’austerità e alla crisi, perché l’austerità è LA CRISI, non una soluzione contro di essa.

– Avviare una trasformazione ecologica della produzione. L’Europa ha bisogno di un modello di sviluppo sostenibile, si pensi ad esempio all’eliminazione di sovvenzioni a imprese nocive per l’ambiente, alla sostituzione dell’energia convenzionale con risorse rinnovabili, a investimenti nella ricerca ambientale, allo sviluppo di coltivazioni organiche e al trasporto sostenibile. Di pari passo, bisogna rifiutare qualsiasi accordo commerciale trans-atlantico che non garantisca alti standard sociali e ambientali.

– Una diversa politica sull’immigrazione in Europa. I confini bloccano i diritti umani, non le persone. Non si può fermare chi è disperato. La UE dovrebbe dimostrare doppia solidarietà: esterna, verso i paesi di emigrazione, e interna, con un giusto collocamento geografico degli immigrati. In particolare essa dovrebbe prendere l’iniziativa politica per una nuova relazione con questi paesi, migliorando l’assistenza allo sviluppo, creando le condizioni per la pace, la democrazia e la giustizia sociale. Allo stesso tempo è necessario cambiare l’architettura istituzionale per l’asilo e l’immigrazione, assicurando la protezione dei diritti umani nel territorio europeo, pianificando misure per salvare i migranti in mare aperto, organizzando centri di accoglienza. Sono altresì necessarie nuove leggi che regolino l’accesso dei migranti nei paesi europei in modo giusto e proporzionato, tenendo conto, per quanto possibile, dei desideri individuali.

 

Riguardo l’euro, l’Altra Europa con Tsipras ritiene che l’uscita da questo sistema non porterebbe automaticamente a politiche più progressiste. Non risolverebbe infatti due problemi principali:

– il ruolo dei mercati finanziari;

– i poteri del grande capitale.

L’abbandono dell’euro rischierebbe inoltre di accrescere la concorrenza tra i popoli e di fare esplodere i debiti degli stati. L’eurozona, invece, è il livello ideale per implementare politiche progressiste finalizzate alla crescita, alla redistribuzione delle ricchezze e alla creazione di posti di lavoro. Questo perché l’unione monetaria ha maggiore libertà di ognuno dei suoi componenti presi separatamente ed è meno esposta alla volatilità e instabilità dell’ambiente esterno.

Ciò di cui abbiamo bisogno, quindi, è la trasformazione degli strumenti esistenti, attualmente al servizio delle banche e dell’alta finanza, in strumenti di cooperazione al servizio dei popoli. Vengono proposti una serie di interventi da attuare a breve, a medio e lungo termine:

– Abolizione immediata del Memorandum per i paesi che lo hanno firmato.

– Banca Centrale Europea pubblica con la possibilità di concedere prestiti non solo alle banche ma anche agli stati per attivare interventi pubblici in settori strategici come scuola, sanità, trasporti, energia,ambiente, perché siano tolti alla speculazione. Sostenere le piccole e medie imprese , ormai allo stremo, facendo in modo che la Banca Centrale Europea conceda prestiti a basso tasso di interesse alle banche SOLO se queste accettano di fare credito a piccole e medie imprese.

– Legge Europea che separi l’attività delle banche commerciali da quella delle banche di investimento (banche d’affari). Proibire i prodotti finanziari tossici e i paradisi fiscali sul suolo europeo.

– Questione morale e lotta alla corruzione.

– Conferenza europea sul debito sul modello di quella che si tenne nel 1953 a Londra per il debito della Germania.

– La sospensione del patto di bilancio europeo (Fiscal Compact), che attualmente impone il pareggio di bilancio anche ai paesi in gravi difficoltà economiche, e che deve invece consentire gli investimenti pubblici per risanare l’economia e uscire dalla crisi.

– Abolizione della parte di debito insostenibile per i paesi sovra-indebitati. Revisione delle scadenze per il debito rimanente e delle condizioni di rimborso con l’introduzione della “clausola di crescita”.

– Sostegno ai movimenti antifascisti e antirazzisti.

– Redistribuzione del reddito alle fasce più deboli della popolazione e lotta alla disoccupazione.

Durante questa campagna elettorale l’ambizione è quella di unire in coalizione tutte le forze che si oppongono all’austerità attraverso la creazione di liste unitarie.

Vorrei concludere con una mia riflessione personale. Pietro Ingrao pubblicò, nel lontano 1978 un volume intitolato “Crisi e Terza via” in cui con molta lucidità indicava, già da allora, le cause della crisi ma anche la necessità di costruire una terza via capace di rispondere al bisogno di democrazia e giustizia sociale in Europa. Credo che sia arrivato il momento, se pur con molto ritardo, di porre le basi per la costruzione di questo percorso.

Come sappiamo, in Italia il movimento politico della sinistra è estremamente frammentato. I tentativi di rimetterlo insieme in precedenti elezioni nazionali non sono andati a buon fine. Il nostro paese rappresenta, sotto quest’aspetto, un punto di criticità nel panorama europeo, visto che non abbiamo in atto processi aggregativi sperimentati con qualche successo, come in Grecia, Spagna e Francia.

È tuttavia necessario e possibile costruire una lista di cittadinanza europea che aspiri a portare eletti a Strasburgo rendendo protagonisti i movimenti e i partiti che condividono questa piattaforma programmatica. A questo proposito non si può non sottolineare positivamente la decisione del congresso di SEL di partecipare a questo progetto.

Lavoriamo allora per aggregare le varie anime: la sinistra diffusa (movimenti, partiti, associazioni, esperienze locali di lotta), ma anche tutte quelle persone che pur non militando in nessun partito o associazione, sono molto critiche nei confronti delle politiche europee e auspicano la creazione di un’altra Europa, sono contrarie all’uscita dall’Euro perché pensano che ciò, almeno nell’immediato, peggiorerebbe la situazione.

Chiudo con una frase di Tsipras:

“L’eurozona è una catena con 18 anelli. Se uno si rompe, la catena si spezza. Uscire dall’euro è come abbandonare un edificio in fiamme senza spegnere l’incendio. Noi vogliamo salvare l’edificio e noi stessi, lasciando le politiche di austerità che hanno distrutto l’Europa”.

Maria Luisa Piras

 

14 Commenti

  1. Andrea1964 says:

    Tutta la comunità europea di merda è governata da regimi che in realtà sono dei governi fascisti-mafiosi di stampo dittatoriale !
    Ho 50 anni di età NON so cosa cazzo sia la DEMOCRAZIA poiché come cittadino italiano NON HO MAI POTUTO DECIDERE MAI NULLA E COSIDETTI DEMOCRATICI DI MERDA MI HANNO PERSINO OBBLIGATO A FARE UNA VITA DI MERDA DA MEZZO BARBONE E MEZZO SCHIAVO !
    Se questa è democrazia ben venga un regime TOTALITARIO COMUNISTA DI STAMPO BOLSCEVICA almeno avrò un lavoro un stipendio e dei diritti certi e infine avrò una pensione.
    Morire di fame o essere schiavizzato da un regime dittatoriale democratico che mi rapina mi schiavizza è mi tassa senza darmi nulla va contro i miei interessi personali !
    In tutta la UE o comunità europea dir si voglia la regola generale è quella di rubare e di rapinare i poveri cittadini europei in ogni maniera senza chiedere nemmeno il consenso .
    Questa politica UE non è democrazia questa si chiama dittatura fascista-mafiosa !
    P.S.
    Tutti i politici UE (sia di destra sia di centro sia sinistra ) che osano criticare il sistema dittatoriale finto democratico UE che ruba soldi ai poveri per dare soldi ai ricchi vengono sputtanati !
    Tutti I giornalisti fascisti-mafiosi di merda italiani hanno già iniziato a gettare fango e a fare terrorismo psicologico contro il politico greco Piras che vorrebbe aiutare i poveri cittadini grechi che sono ormai alla fame e disoccupati per colpa della UE e per colpa dei politici greci fascisti o democratici (non c” è differenza sostanziale sono della stessa parrocchia ) .

    W Piras !

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  4. Ho visto che la lista Tsipras candiderà Elena Ledda. Mi sembra per il nome scelto e per il metodo la stessa cosa della lista Rivoluzione Civile di Ingroia, una mera operazione di casting politico di stampo continentale. Perché questa signora e non Vito o Enrico Lobina o Andrea Murcia o chiunque altro che ha messo la faccia e si è sporcato le mani prima per bloccare la Barracciu e poi per mandare a casa Cappellacci?
    Comunque vada mi guarderò bene dal votare questa lista se non cambiano nomi e metodi. Siamo ancora in tempo.

  5. mororosso says:

    da: Pierluigi Marotto marottop@gmail.com
    a: “gavino.sale@………”

    ccn: Salvatore Melis ,
    lucapizzuto@…………
    martaimmacolata.onnis@………
    franciscu.sedda@ …….
    c.zuncheddu@………..
    Lai_Salvatore@………..
    data: 24 febbraio 2014 10:22
    oggetto: Incontro dibattito Tsipras una speranza. E la Sardegna?
    proveniente da: gmail.com
    Carissimi, come d’accordo vi invio la locandina invito per il dibattito che l’associazione Sardegna Sostenibile e Sovrana, ha organizzato per GIOVEDI 27 FEBBRAIO alle ore 18,00 presso la Sala Circoscrizionale in piazza Giovanni a Cagliari.Sono certo che sarà una occasione importante per mettere a confronto idee e proposte in vista dell’appuntamento elettorale del maggio prossimo previsto per la elezione del nuovo Parlamento europeo. La Sardegna, penalizzata sul piano della rappresentanza politica laddove si prendono oltre il 75% delle decisioni che riguardano tutti i cittadini europei, sardi compresi è da sempre costretta a prevedere accordi sul piano politico-elettorale con i partiti nazionali che hanno in qualche modo asseverato non la specialità dell’Autonomia ma la contestualizzazione delle rappresentanze secondo logiche non sempre e non coerentemente regionaliste. Ci sono inoltre ragioni politiche e culturali profonde che la crisi a messo a nudo e che riguardano l’articolazione, la legittimazione e l’assetto dell’Unione che richiedono una risposta e un quadro politico che tenda a ridefinire progetto di Europa sociale, dei popoli e delle Regioni cosi come immaginata da Altiero Spinelli, un Europa dei diritti, democratica, federale, promotrice di pace e di sviluppo, inclusiva e forte delle sue tradizioni migliori. Sono certo che la sensibilità e la cultura che ispira il Vostro agire politico, come rappresentanti di partiti e di movimenti, saranno di grande aiuto per definire contenuti e proposte in grado di mettere al centro della campagna elettorale il grande tema della Sovranità e dell’unità dei sardi che si richiamano al sovranismo che resta il motivo fondamentale per il quale tutti saremo chiamati ad operare qualunque sia l’orizzonte elettorale nel quale queste forze si misurano.In attesa di incontrarvi personalmente vogliate gradire a nome dell’associazione e miei personali i più cordiali saluti
    Pierluigi Marotto Presidente associazione Sardegna Sostenibile e Sovrana.

  6. tore melis says:

    Invitato da chi?

  7. Pingback: Ahi serva Europa, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta… | Aladin Pensiero

  8. Il punto è che all’indipendentismo Sardo ed a quello europeo interessa poco e nulla delle scelte di Vendola, nè l’indipendentismo a Strasburgo può permettersi il lusso di isolarsi dalla famiglia dell’indipendentismo internazionale, che rientra nella politica dell’European Free Alliance, e dei liberali dell’ALDE (quest’ultimo partecipato anche dal CiU che governa la Catalogna, ne parlavo poco fa con Nonne in un altro spazio). La sinistra radicale italiana in Sardegna non può egemonizzare le scelte di politica estera del sovranismo, è un punto fermo su cui non si discute. Posto che in questo momento l’indipendentismo Sardo non è ancora in grado di eleggere nessuno in Europa, ma quando ci arriverà, tutte le famiglie indipendentiste europee continueranno a puntare al compattamento. Inoltre il federalismo di Tsipras è vago. Il pensiero di Spinelli sarà attuale per molti italiani ma è superato da tempo, proprio perché quel modello di fusione federale non puntava ad assicurare pari dignità alle varie nazionalità ma ad annullarle nell’ottica del super-Stato a cui puntano invece i maggiori Stati-nazione europei (e infatti i risultati si vedono…).
    L’indipendentismo ha già un naturale posizionamento strategico per la politica europea, tutto il resto è moda ideologica del momento, che non mi pare opportuno seguire. Per tante ragioni.

  9. Scrive Adriano Bomboi in un articolato intervento sul sito Sa Natzione, critico sulle posizioni di Sardegna Sostenibile e Sovrana e sulle “conclusioni” del convegno organizzato di recente dalla stessa associazione che hanno visto la possibile convergenza di importanti componenti dell’area indipendentista/sovranista (e di Sel) con la Lista Tsipras (http://www.sanatzione.eu/2014/03/elezioni-europee-la-confusione-di-sardegna-sostenibile-e-sovrana-su-tsipras/)
    “… per le elezioni europee non siamo pronti, non ci sono le condizioni e tutta la galassia politica autonomista e indipendentista rimane frammentata e scoordinata. Men che meno in questo frangente storico bisogna considerare seria la proposta di ideologizzare a sinistra un qualsivoglia progetto politico sovranista unitario, sia in un ottica regionale che europea…” . Non credo che l’inserimento nella Lista Tsipras di uno o più candidati dell’area Indipendentista/sovranista ne determini una “ideologizzazione” del suo (dell’area) progetto, proprio per la caratteristica aperta della Lista. Anzi l’inserimento ben visibile dei candidati sardi dell’area ne proverebbe l’apertura, allargandola. Proprio perchè altre soluzioni non sono pronte, questa della Lista Tsipras va praticata. L’alternativa è una sana e onesta astensione, organizzata come esplicita posizione politica (anche come critica alla quasi impossibile costituzione della circoscrizione elettorale autonoma sarda, per colpa soprattutto di Pd, Pdl-FI). Per quanto mi riguarda all’astensione preferirei un voto alla Lista Tsipras, sperando nell’auspicato accordo.

  10. Mi sembra praticabile la strada della formazione di un’aggregazione indipendentista/sovranista/sardista aperta (Sel sarebbe componente essenziale anche per le scelte fatte da Vendola) che trovi accoglimento e riconoscimento formale nella Lista Tsipras, con candidati sardi (nel caso di conferma della circoscrizione unica con la Sicilia, forse si potrebbe convergere su un solo candidato comune, ma questo è una scelta da fare). La Lista Tsipras è tuttora poco conosciuta, ma promettente. I tempi sono brevi per decidere al riguardo, ma ce la si può fare. Ricordiamo che l’alternativa per molti di noi è l’astensione, che sicuramente sarà comunque molto alta. Segnalo infine una lettera aperta di Beppe Melis Giordano, docente universitario, esperto e convinto militante europeista. Lui fa un appello alla costituzione di una lista nazionalitaria sarda che, a mio parere, si potrebbe ben sposare con la Lista Tsipras. Assumendomene tutta la responsabilità dico che Beppe potrebbe essere un ottimo candidato. Io lo sosterrei e voterei volentieri, ma questo è un altro discorso: https://www.facebook.com/notes/giuseppe-melis-giordano/lettera-aperta/10152019273879331

  11. Pingback: Elezioni Europee: La confusione di ‘Sardegna sostenibile e sovrana’ su Tsipras

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