Ambiente / Politica / Sardegna

In Sardegna il futuro non arriva mai

Io sono stanco di dover dare sempre le stesse notizie. A distanza di anni, di mesi, di settimane: sempre uguali. Sono stanco di dover usare sempre lo stesso linguaggio, fatto di formule rituali, quasi magiche, che esorcizzano ogni problema e anestetizzano il dolore senza farlo passare mai. Perché raccontare questa realtà fa male. E io non ho voglia di raccontare questi 16 morti, domani mattina vorrei starmene a casa anziché andare in diretta per due ore ed elaborare il lutto con gli ascoltatori di Buongiorno Cagliari. Eppure lo devo fare perché è il mio lavoro.

Sono stanco. Sono stanco di questo giornalismo (che è anche il mio, per carità) fatto di articoli che sono prevedibili come moduli da compilare: il pezzo sull’alluvione in Sardegna è pronto da anni, basta cambiare numero di morti e il nome dei comuni interessati che va sempre bene; anche il pezzo sul politico indagato è sempre uguale a se stesso. Non cambia niente in Sardegna, nulla: che senso ha dunque fare i giornalisti, sforzarsi di raccontare la realtà in maniera originale? Tanto in Sardegna il futuro non arriva mai.

Se io fossi il direttore di un giornale domani farei così: un breve pezzo di cronaca (molto breve) riassuntivo degli eventi (nomi delle vittime e comune di appartenenza) e poi un pezzo ripetuto ossessivamente, in tutte le pagine, con titoli sempre diversi. Praticamente un unico articolo per tutte le sessanta pagine dell’edizione. Mi giocherei la carriera è vero. Ma forse questo articolo scritto dal presidente della Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Sardegna i sardi lo leggerebbero veramente (le sottolineature in neretto sono mie).

Basta con l’incompetenza, basta.

***

 SARDEGNA EVENTO ALLUVIONALE DEL 18 NOVEMBRE 2013

A proposito degli avvenimenti recenti possiamo dimostrare che non si tratta di eventi eccezionali, si tratta di piogge convettive che si verificano in particolare nelle aree orientali e meridionali dell’isola e non sono prevedibili. Qualsiasi studio dell’uso del suolo dovrebbe prendere in considerazione questo dato pluviometrico che può raggiungere anche punte di 600 mm/giorno e 200-300 mm in un’ora.

Se si osservano i dati delle stazioni metereologiche dell’area si nota che le precipitazioni ogni anno si discostano dalla media nella misura del 100% o più.

Questi fenomeni pur essendo conosciuti non sono mai stati presi in considerazione nella pianificazione territoriale. Tutti gli interventi nel territorio vengono eseguiti tenendo in considerazione la media della serie storica delle precipitazioni e non la precipitazione massima rilevata nel tempo.

Le conseguenze sono visibili da tutti: fenomeni erosivi molto intensi nelle aree a forte pendenza senza alcuna sistemazione idraulica per la difesa del suolo.

Le direttive regionali non prevedono l’obbligatorietà delle sistemazioni idrauliche per garantire la stabilità dei versanti. In Italia esistono importanti tradizioni sulle coltivazioni in collina (terrazzamenti, lunettamenti) e pianura, con sistemazioni idrauliche che durano per secoli, come avviene in Toscana e in Liguria; l’efficacia degli interventi è legata alla presenza dell’uomo nelle campagne e conseguentemente al governo del territorio.

Il suolo è un bene comune e come tale va difeso e garantita la conservazione per le generazioni future. La Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali ha manifestato questi problemi e preoccupazioni sin dal 1961; come ha riferito dal Prof. Angelo Aru, in occasione di un evento che colpì la Sardegna meridionale, a Uta furono misurati oltre 900 mm in una giornata.

Il suolo va difeso e tutelato in quanto è il mezzo più importante per la regimazione dei deflussi, più è evoluto, maggiore è la quantità di acqua che può trattenere pere cederla ai fiumi e alle falde.

L’interazione suolo pianta rappresenta l’elemento principale per la stabilità dei terreni e per la regolarità del deflusso idrico; Il miglioramento della permeabilità delle superfici favorisce la penetrazione delle acque negli strati inferiori e limita lo scorrimento.

In Sardegna sono numerosi gli studi e le ricerche fatte in questo campo, Progetti CNR, Progetto Medalus dell’UE cui hanno partecipato università e istituti di tutta la comunità europea, organizzazione di numerosi convegni, trasmissioni televisive, pubblicazioni senza però aver avuto riscontro sull’applicazione dei risultati ottenuti.

Il problema del degrado e degli eventi alluvionali che spesso comportano perdita di vite umane, come è avvenuto in questi ultimi anni e giorni, è sostanzialmente dovuto all’uso irrazionale del suolo e all’inadeguato governo del territorio. Le recenti politiche comunitarie adottate nel campo agricolo stanno portando ad un impoverimento delle aziende agricole ed un progressivo abbandono delle campagne.

Molti progetti vengono realizzati senza un supporto tecnico scientifico reale. Vedasi a tal proposito il miglioramento dei pascoli, la forestazione produttiva, la rete viaria di terzo livello ecc. Oltre al danno c’è lo spreco delle risorse naturali che abbiamo l’obbligo di conservare per le future generazioni. È strano che mentre le popolazioni del mondo aumentano, contemporaneamente diminuisca una risorsa come il suolo che deve produrre beni di prima necessità per l’umanità. In quest’ottica il suolo deve essere considerato un bene comune.

Per quanto attiene il limite di edificabilità di 150 metri dalle fasce pluviali, bisogna considerare che le aree che insistono sulle alluvioni recenti devono essere tutelate integralmente senza limiti, le alluvioni recenti sono le normali casse di espansione di fiumi e torrenti per cui non sono edificabili per l’alto riconosciuto rischio di inondazione; sono le aree con i suoli più fertili adatti alla coltivazione della gran parte di colture erbacee ed arboree.

I suoli più importanti per l’agricoltura devono essere tutelati ed utilizzati per fini agricoli, si tratta di una risorsa limitata, irriproducibile per cui hanno una funzione paesaggistica ed economica importante e strategica.

Ettore Crobu
Presidente della Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Sardegna 

34 Commenti

  1. Non c’è dubbio che il futuro non arriverà mai. Infatti in troppi parlano di onestà e correttezza ma pochi sono coerenti con questi valori. Voi compresi. Che sapete, ad esempio, che il comune di cagliari ha bandito un concorso per due psicologi con gravi irregolarità contenute nel bando. Eppure non fate niente. Neussuno fa niente. Ne il comune, ne l’ordine degli psicologi informato da un giurista, e neppure voi di questo sito, che sapete tutto. Come gli altri. E non avete neppure dato la notizia. Non vi resta che censurare anche questo post.
    Vito

    • Nessuno ha censurato un bel niente, caro omonimo. Sai quante segnalazioni di irregolarità mi arrivano, perfino anonimamente? E se permetti, poi decido io di cosa parlare nel mio blog, tenuto conto dei miei impegni e del tempo che ho di approfondire una notizia (che ovviamente va approfondita e verificata, non basta una mail, anche firmata per far scoppiare uno scandalo). Se ritieni che in un concorso per due psicologi ci siano state gravi irregolarità, vai ala procura della Repubblica. Oppure ci saranno giornalisti con più tempo di quello di cui dispongo io in questo periodo pronti ad occuparsene.

  2. Benedetto says:

    Dopo la tragedia provocata dal Ciclone Cleopatra, che si è abbattuto sulla Sardegna il 18 Novembre 2013, quando si potranno esaminare le cose con più razionalità, magari si incomincerà col dire che, in alcune zone, si è costruito a ridosso di alvei fluviali senza tenere in considerazione che erano zone alluvionali naturali, che non ci sono soldi per fare manutenzioni agli alvei fluviali, che si sono deviati corsi di fiumi, che i ponti realizzati non hanno previsto o tenuto conto delle portate massime storiche degli stessi.
    Sicuramente va detto che questi eventi meteorologici sono sempre più frequenti (fortissime precipitazioni concentrate in poche ore) e quindi non è possibile essere immuni da questo tipo di calamità.!!
    Però è sicuramente possibile, con una oculata programmazione urbanistica, adottare alcuni accorgimenti che possono limitare i danni.
    Chi ha potuto girare in Sardegna, nel resto D’Italia o all’estero, soprattutto in Europa, osservando attentamente il paesaggio, le infrastrutture, avrà osservato che esistono ancora ponti di epoca Romana e Medievale, perfettamente funzionanti.
    Al contrario i nuovi sistemi di costruzione sono per lo più di forma rettangolare o quadrata e raramente vengono usati sistemi ad arco che scaricano la loro spinta sul terreno. Osservate le foto disponibili e ne troverete esempi in quantità.
    Le dimensioni dei ponti non tengono conto delle “portate massime storiche” dei fiumi, dei torrenti o ruscelli.
    (I dati delle precipitazioni massime storiche sono rilevabili dalle stazioni meteorologiche sparse in tutta la Sardegna).
    Sono quasi inesistenti gli argini di protezione. Sono quasi sempre inesistenti le casse di espansione in zone non abitate.
    Mancano le opere di manutenzione, anche per la mancanza di risorse economiche.
    Si è costruito a ridosso di fiumi e torrenti, autorizzando scantinati che diventano ambienti abitabili, ma anche vere e proprie trappole.
    Si danno incarichi per progettazioni, che richiedono competenze in materia idraulica, a tecnici che non le hanno.
    Ci sono relazioni, anche Geologiche, che risultano inaffidabili e non veritiere, che dovrebbero supportare progettazioni a regola d’arte e che così non saranno.
    Per non parlare dei lavori eseguiti male, dei lavori mai completati, delle opere abbandonate all’incuria dopo il loro completamento.
    Ci sarà bisogno di un’attenta analisi e di riprogrammare il nostro sviluppo.
    Chi ha da intendere intenda.!!!

  3. Oliver says:

    ….. e c’è in Sardegna un consistente numero di ingegneri ambientali ad indirizzo difesa del suolo, con le giuste competenze nel campo delle valutazioni dei rischi idrogeologici e della progettazione delle opere di sistemazione, nonché di importanti conoscenze nell’ambito della pianificazione territoriale completamente ignorati dalle istituzioni e che non hanno mai avuto la possibilità di lavorare in questo settore perché scalzati da geometri (sic!), ingegneri edili, architetti etc.
    Addirittura tempo fa dovetti segnalare al consiglio nazionale degli ingegneri perché emanasse una diffida un concorso di un Ente regionale per esperti in pianificazione territoriale e ambientale, compresi i temi di cui sopra, che ammetteva gli architetti ma escludeva gli ingegneri ambientali. Le istituzioni per prime ignorano le competenze specifiche dei professionisti formati dall’università.

    • ma come mai Settimo Nizzi non si fa vedere in giro o in tv. a difendere la sua citta’ spagheggio o coscienza sporca ! ?

  4. io allora mi permetto di condividere la mia analisi, fatta tempo dopo il tragico 22 ottobre 2008. La condivido facendo un po’ di “shameless self promotion” perché di questo giornalismo paralizzato (anche sotto il profilo della carriera, specie per noi sfigati collaboratori new generation) sono stanco anche io.

    E’ un report fatto unicamente con le mie forze, su un tema per cui Unione e Sardegna Quotidiano (entrambi quotidiani con cui collaboravo tra il 2011 e il 2012) mi hanno murato, temendo che “cagassi fuori dal vaso” per così dire.

    Enjoy.
    http://subarralliccu.wordpress.com/2012/08/29/lalluvione-siamo-noi-appunti-per-una-storia-che-si-ripetera-1/

  5. Ho condiviso la sua analisi e voglio alcune mie considerazioni.

    Dopo la tragedia provocata dal Ciclone Cleopatra, che si è abbattuto sulla Sardegna il 18 Novembre 2013, quando si potranno esaminare le cose con più razionalità, magari si incomincerà col dire che, in alcune zone, si è costruito a ridosso di alvei fluviali senza tenere in considerazione che erano zone alluvionali naturali, che non ci sono soldi per fare manutenzioni agli alvei fluviali, che si sono deviati corsi di fiumi, che i ponti realizzati non hanno previsto o tenuto conto delle portate massime storiche degli stessi.
    Sicuramente va detto che questi eventi meteorologici sono sempre più frequenti (fortissime precipitazioni concentrate in poche ore) e quindi non è possibile essere immuni da questo tipo di calamità.!!

    Però è sicuramente possibile, con una oculata programmazione urbanistica, adottare alcuni accorgimenti che possono limitare i danni.

    Chi ha potuto girare in Sardegna, nel resto D’Italia o all’estero, soprattutto in Europa, osservando attentamente il paesaggio, le infrastrutture, avrà osservato che esistono ancora ponti di epoca Romana e Medievale, perfettamente funzionanti.

    Al contrario i nuovi sistemi di costruzione sono per lo più di forma rettangolare o quadrata e raramente vengono usati sistemi ad arco che scaricano la loro spinta sul terreno. Osservate le foto disponibili e ne troverete esempi in quantità.

    Le dimensioni dei ponti non tengono conto delle “portate massime storiche” dei fiumi, dei torrenti o ruscelli.
    (I dati delle precipitazioni massime storiche sono rilevabili dalle stazioni meteorologiche sparse in tutta la Sardegna).
    Sono quasi inesistenti gli argini di protezione. Sono quasi sempre inesistenti le casse di espansione in zone non abitate.
    Mancano le opere di manutenzione, anche per la mancanza di risorse economiche.
    Si è costruito a ridosso di fiumi e torrenti, autorizzando scantinati che diventano ambienti abitabili, ma anche vere e proprie trappole.
    Si danno incarichi per progettazioni, che richiedono competenze in materia idraulica, a tecnici che non le hanno.

    Ci sono relazioni, anche Geologiche, che risultano inaffidabili e non veritiere, che dovrebbero supportare progettazioni a regola d’arte e che così non saranno.

    Per non parlare dei lavori eseguiti male, dei lavori mai completati, delle opere abbandonate all’incuria dopo il loro completamento.

    Ci sarà bisogno di un’attenta analisi e di riprogrammare il nostro sviluppo.

    Chi ha da intendere intenda.!!!

  6. fabrizio leoni says:

    …dalla mattinata di domani, lunedì 18.11.2013 , e per le successive 24 – 30 ore si prevede il livello di ELEVATA CRITICITA’ PER
    RISCHIO IDROGEOLOGICO LOCALIZZATO sulle seguenti zone di allerta:
    CAMPIDANO – FLUMENDOSA FLUMINEDDU – MONTEVECCHIO PISCHILAPPIU – GALLURA
    – TIRSO – IGLESIENTE

    Questo è l’AVVISO DI ALLERTA PER RISCHIO IDROGEOLOGICO diramato dalla Protezione civile PRIMA del disastro. I sindaci, quando ricevono tali avvisi, hanno l’OBBLIGO di sensibilizzare le popolazioni, giungendo alla possibilità di intimare i cittadini di restare a casa (magari non in cantina), chiudere le scuole, restringere la circolazione ed altre misure RADICALI volte a minimizzare il rischio.

    ELEVATA CRITICITA’ PER RISCHIO IDROGEOLOGICO…
    _non sono parole sufficientemente chiare per una persona di media cultura che si ritiene all’altezza di guidare una comunità?
    _c’è qualcuno che possa sostenere che la “colpa” è dello stato, del clima, dell’europa…?

  7. Grazia Pintore says:

    Signor Antonio,mi sembrava di averle detto che io andrò a votare e annullerò il voto.Al governo non posso accettare politici disonesti né di sinistra né di destra.

  8. sardoadottato says:

    il futuro non deve arrivare, va conquistato.

  9. Giuliana Adamo says:

    Se avessimo più Viti nella stampa e in politica, regionale e nazionale, tutto andrebbe sicuramente meno peggio… Bravo Biochini, per la tua onestà intellettuale e il tuo coraggio

  10. Andrea says:

    Da notare la capziosità del ragionamento di Muroni sull’Unione di oggi: “si è capito
    o no che l’abusivismo e il mancato governo del territorio generano tragedie? Abbiamo la missione di ficcarlo nella zucca di chi non vuole arrendersi all’evidenza dei fatti”.
    Come se il problema fosse solo l’abusivismo e non invece la regolarizzazione di ciò che non dovrebbe mai essere regolarizzato. Come se il problema non fossero i piani di risanamento, le lottizzazioni o i Piani regolatori formalmente legittimi e grazie ai quali si è costruito in maniera formalmente non abusiva. Quanto c’era di abusivo a San Gerolamo? Quanto c’era di abusivo a Olbia? Probabilmente, dal punto di vista formale, poco. Forse l’informazione deve ficcare nella zucca di certi sindaci e costruttori più di quanto debba farlo con la gente normale.

  11. fantastico pezzo di maninchedda sui comunicati della protezione civile . Lo stato c’e’ ….letta sembrava il tonto che commenta le gare del moto mondiale rossi c’eeeeee’ . deo no cumprendu pro ite tenemus ispantu de criticare e si ndi chesciare de cussu stadu de m…a .
    Unu saludu de unu disterrau amargadu

  12. Radio Londra says:

    Altre volte in questo blog sono intervenuto per sfatare il mito dei “sindaci illuminati” che, con tanto di fascia tricolore, sono stati in prima linea nell’andare contro i presunti “vincoli che impediscono la crescita del territorio” avendo in testa solo ed esclusivamente la fissa dell’edificazione e facendosi portatori delle altrettanto presunte istanze locali.
    Sempre detto che talvolta sono stati proprio loro, considerati da sempre i paladini dei loro territori, ad opporsi a qualsiasi disposizione tesa alla salvaguardia dei territori più esposti.
    Rivedere, ad esempio, la fascia tricolore del Sindaco di Uta o di quello di Terralba e di tanti altri che gridavano come ossessi affermando che, col piano PAI e con quello di difesa delle fasce fluviali, sarebbe stata decretata la morte dei loro territori, fa veramente senso e viene voglia di gridare forte e chiaro: BEN VENGANO I DIVIETI E LE REGOLE DALL’ALTO.
    Lo dice uno che ha sempre creduto nella pianificazione dal basso ma, siccome spesso e volentieri quelle “lotte autonomistiche” altro non sono che difesa di interessi particolari e ricerca del consenso, forse è arrivato il momento di dire che la presunta creazione dei posti di lavoro non è lecita sempre, comunque e a qualsiasi costo.
    E così pure la voglia di edificazione e il nuovo mito del turismo da realizzare sempre, comunque e dovunque perché “crea ricchezza e occupazione”.
    E questo discorso spesso e volentieri vale anche in occasione dei caschi che battono forte sull’asfalto e creano tanto Sindacato illuminato giusto per non dire altro.
    E GIA’.
    Quanta ipocrisia.
    Perché in quel periodo non era stato avversato solo il PPR ma anche il PAI e il Piano delle fasce fluviali perché con le p..ugnette ambientali di certi sindaci illuminati, tutto faceva brodo purché si ululasse alla luna, si facesse populismo, si violentasse l’agro e si difendesse il territorio solo a parole, affermando che chi lo preserva e e lo difende sono quelli che lo conoscono.
    Peccato però che questo assunto valesse per i nostri nonni che le campagne le vivevano davvero e le amavano perché rappresentavano il sostentamento della famiglia e non certo la necessità del “deposito attrezzi” da trasformare in casa vacanza.
    PS
    Con queste premesse non ci stancheremo mai, a costo di andare contro i presunti, improbabili e assai sospetti rigurgiti autonomistici di Cappellacci e del suo PPS(Piano Particolare SoloPerCertiSardi) di gridare ancora più alto e forte e anche contro la sua tanto sbandierata condivisione di certi sindaci,
    ___FORZA MINISTERO____
    (Sei tutti noi).

  13. “L’interazione suolo pianta rappresenta l’elemento principale per la stabilità dei terreni e per la regolarità del deflusso idrico”
    Sono piuttosto sicuro che questo passaggio vada in grassetto.
    Buon pezzo, complimenti.

  14. Ferrandi says:

    Corragio sulidarita

  15. fabrizio leoni says:

    Al secondo 00:29 del video sulla manifestazione CONTRO i vincoli idrogeologici dello scorso Giugno, trasmesso da Videolina,

    http://www.videolina.it/video/servizi/46687/a-cagliari-la-rivolta-dei-comuni-contro-i-limiti-delle-fasce-fluviali.html

    si legge uno striscione che dice:

    “Terralba condannata a morte dai vincoli idrogeologici”
    Per un’amarissima ironia del destino, proprio Terralba è oggi sott’acqua, evacuata; una ghost town.

    Il sindaco che appare nel video, primo cittadino di Uta, sostiene, avvolto nella fascia tricolore, la necessità di non apporre troppi vincoli sulle fasce fluviali, in quanto potrebbero bloccare lo sviluppo (sviluppo edilizio, ovviamente: l’unica forma di sviluppo che la micro-mente di questo genere di protosardi è capace di contemplare).
    Certo, senza dubbio, è bene che mentre la Protezione Civile constata la morte e la devastazione, le persone con una sufficiente conoscenza della parola “Territorio” ri-incomincino a porsi il problema della sua fragilità.
    Tra l’ambientalismo ideologico e/ o da bar di una certa sinistra, assai diffuso, e il non meno comune, come vediamo, morbo dello “sviluppismo” edilizio di una certa destra, c’è una vasta area concettuale da occupare con il ragionamento.
    Da notare, per chi ha visto le immagini della casa crollata a Terralba….i muri di ladiri…simbolo di ogni vuoto discorso su identità, autenticità e sardità.

  16. grazia pintore says:

    Mandiamo a casa tutti i politici che,attraverso questa sciagura continuano,come Cappellacci,a fare campagna elettorale.Non vivo in Sardegna ma se fossi lì il voto a Cappellacci non lo ridarei.Vediamo cosa faranno i sardi e vediamo anche come saranno distribuiti i soldi:Bravo VITO.

    • antonio says:

      grazia sei convinta che se il tuo voto lo dai agli altri risolvi il problema??? penso proprio di no .

  17. Cristian Caddeo says:

    No, caro Vito, non sono d’accordo. Giocarmi la carriera per giocarmi la carriera farei molto di più. Un giornale controtendenza farebbe una cosa che non si è mai fatta, pubblicare nome, cognome e foto di tutti i responsabili (amministratori, tecnici, controllori ect) di lottizzazioni, disboscamenti, condoni edilizi e autorizzazioni scellerate avvenute negli ultimi cinquant’anni nei territori in cui si sono poi verificate alluvioni che hanno causato tragiche conseguenze. Probabilmente sessanta pagine non basterebbero. Sono loro i veri responsabili e, se penso ai due bambini che ieri hanno perso la vita, mi viene in mente un solo titolo a quattro colonne da sbattere in prima pagina di questo impossibile giornale:”ASSASSINI”.

  18. deuseudeu says:

    Sono d accordo con vito troppe volte ormai ascoltiamo e diciamo sempre le solite frasi di circostanza e diventato ormai come avere un timbro e tutte le volte che serve stamparne il contenuto..
    La natura ..penso che abbia ormai perso la pazienza e ha deciso di ribellarsi a tutte le cose che l uomo le ha fatto subire…. Qui i abbiamo assistito ad una cementificazione selvaggia delle coste….abbiamo assistito alla costruzione di manufatti di cemento dove prima c erano fiumi …. Qui esistono posti dove prima c era un fiume ed ora un asilo….abbiamo fatto costruire delle mega strutture di raffinazione del petrolio ..facendo in modo che il microclima cambiasse su quelle zone ….se tutto questo poi lo si moltiplica per mille e lo si proietta su scala mondiale…capiamo il perche si creano ormai anche sul mediterraneo dei veri e propri uragani….. … Siamo ancora in tempo per sistemare le cose… ??? Penso di no…. al dio denaro qualcuno a fatto troppi favori…….. Dobbiamo convivere con delle situazioni… Che non erano nostre .

  19. Una tristezza, che da qui lontano è difficile condividere con i miei conterranei se non tramite internet. Abbraccio te Vito, pensando di abbracciare tutti i sardi. Ma la rabbia e lo scoramento debbono trasformarsi in forza propulsiva per i nuovi amministratori.

  20. Intanto a Cagliari si pensa di costruire a “Su stangioni” (trad. Lo stagno grande)…. continuiamo cosi

  21. Pingback: Tragedia Immane | Tanielli

  22. Simone Licis says:

    Caro Vito sei così attento e spigoloso, usi la penna in maniera avvelenata, cercando di raccontare i fatti in maniera “originale”, mentre dovresti limitarti a riportare i fatti……inizia col prendere spunto da questo pezzo http://www.sardiniapost.it/cronaca/grig/ e delucidaci, oppure non puoi scrivere contro i TUOI AMICI!

  23. laura meloni says:

    Interessante articolo. La natura ci ha dato tanto e noi l’abbiamo “violentata”, “stuprata” e Lei si sta ribellando. Noi abbiamo pensato di essere i padroni del mondo, per i soldi si fa questo e tanto altro; quando ogni singolo cittadino si ribellerà vuole dire che ne ha finalmente consapevolezza. ATTENZIONE: dobbiamo contrastare la Giunta Cappellacci perchè leggendo attentamente il nuovo PPR vi sono elementi che porteranno ulteriori danni al territorio

  24. Monica says:

    Hai ragione Vito, come quasi sempre, purtroppo

  25. Claudia says:

    Invece Ugo Cappellacci sta facendo il tour dei tg nazionali a spiegare che la colpa di questo disastro è tutta dell’eccezionalità del fenomeno metereologico! I rappresentanti delle istituzioni troppo spesso, per fini elettorali o per difendere interessi economici più o meno leciti, trattano i geologi e gli altri esperti come fastidiosi profeti di sventura , nemici dello sviluppo, ed eccoci qui, una volta di più, a contare i morti… giusto per capirci, leggete questo articolo pubblicato oggi da Sardinia post : http://www.sardiniapost.it/cronaca/il-geologo-sindaci-dei-paesi-colpiti-si-battevano-contro-il-piano-fasce-fluviali-per-loro-il-cemento-e-lunico-sviluppo/ Grazie Vito per insistere a spiegare la realtà ai lettori e agli ascoltatori radiofonici, nonostante il comprensibile scoramento, grazie davvero!

  26. aladywriting says:

    Prezioso questo suo articolo. Se poi sostituisco Italia a Sardegna, il sapore amaro che provo nel leggerlo non solo non si attenua, ma diventa marcatamente logico. In effetti una delle cose che mi irritano di più, quando si ripetono queste tragedie umane ed ambientali, è l’entusiasmo con cui si allestiscono gli approfondimenti in tv. Tutto un universo si muove attorno a questa realtà affrontata mediaticamente come fiction e per questo trovo davvero consolatorio che un giornalista si dichiari stanco. È una stanchezza sana. Fa rima con coscienza, consapevolezza, intelligenza. Grazie.

  27. Caro amico, che dirti se non che il tuo pessimismo di oggi fa il paio con il mio? a parte il bel titolo che hai scelto e che riassume una sensazione che cerco nel mio piccolo di descrivere da tempo, le spiegazioni della lettera andrebbero certamente diffuse il più possibile. Però io credo che anche ripetendolo per 60 volte e 60 giorni il concetto dell’importanza vitale (oggi più che mai in senso letterale) del suolo non entrerebbe nella testa della maggior parte dei sardi. sono pessimista, lo so. vorrei essere smentita sempre.

  28. ninosardonico says:

    FANGO

    Tutte le parole sono inutili

    dinnanzi alla stupidità

    fattasi onda di fango

    che travolge i deboli argini

    delle nostre coscienze

    ormai alberi senza radici.

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