Politica / Sardegna

Pd, il disastro romano travolgerà anche l’isola. Ecco perché bisogna fare subito il “Partito dei Sardi”

Esiste ancora il Pd? Forse no. Bersani paga con il più alto prezzo possibile (le dimissioni e l’esplosione del partito) la folle inversione ad U compiuta pochi giorni fa, quando dopo settimane di chiusura netta a Berlusconi non ha accettato di sostenere la candidatura di Rodotà avanzata dal M5S e ha preferito accordarsi con il centrodestra. Perché lo abbia fatto lo si capisce solo ora, a disastro avvenuto: ad opporsi a Rodotà è stato e continua ad essere Massimo D’Alema.

Bersani paga evidentemente colpe non sue: doveva tenere assieme un partito che invece è solo una sommatoria di leadership, di correnti, di capibastone. E alla fine ci si è messo pure Renzi, con la sua indisponente strategia distruttiva, a dare il colpo di grazia ad un progetto politico a cui hanno creduto di più gli elettori che non i dirigenti.

Cosa succederà adesso è difficile da immaginare. Una cosa è certa: la forza di un partito non sta solo nel numero di voti che riesce a guadagnare ma soprattutto nella sua coesione. Per questo il Pd è un partito inesistente: perché non è riuscito mai a fare sintesi delle sue tante anime.

Nel momento dell’unità il Pd si è mostrato per quello che è: un partito composto da dirigenti egoisti, disposti a battagliare per le proprie carriere e non per una idea comune.

La guerra per bande che ora si scatenerà a Roma presto si sposterà in Sardegna, unica regione dove è ormai imminente l’appuntamento elettorale.

C’è un solo modo per evitare il disastro: abbandonare subito il Pd con le sue ambiguità, dichiarare fallita l’esperienza del centrosinistra e far nascere il Partito dei Sardi. Il processo di dissoluzione dei partiti del centrosinistra sta subendo un’accelerazione improvvisa (l’Idv è sparita, Sel è ai minimi termini, per non dire delle altre formazioni, una più inconsistente dell’altra), perché Grillo ha ragione nel dire che i vecchi partiti stanno scomparendo uno dopo l’altro. Bisogna fare in fretta e con coraggio mettere in campo un’alternativa seria. Perché il Pd sardo (già fragile e frammentato di suo, senza leader riconosciuti ma con troppe ambizioni mal riposte in campo) rischia di essere travolto dal disastro romano.

Il consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda in queste settimane sta scrivendo articoli molto lucidi e interessanti sulla situazione che la nostra isola sta vivendo, e sta teorizzando la nascita di una nuova formazione in grado di sostenere la sfida che abbiamo davanti (vi segnalo solo l’ultimo post, “Cosa impariamo in Sardegna dall’errore madornale su Marini?”).

Cosa dice Maninchedda?

La Sardegna ha bisogno di un Presidente e di una squadra. Piaccia o non piaccia è più importante la squadra: i sistemi complessi come la Sardegna non si cambiano con l’azione dell’eroe a cavallo che attraversa le folle e bonifica la società. (…).
La squadra deve comporsi nella campagna elettorale, sotto gli occhi di tutti, e in un’esperienza nuova. Questa esperienza nuova io la chiamo “Partito della Sardegna” o “Partito dei sardi”. Fare una nuova esperienza vuol dire creare una nuova gara per chi vuol competere, senza assicurazioni, garanzie e ipoteche, derivabili dalle posizioni acquisite nei partiti tradizionali. Bisogna finirla con le categorie del secolo scorso: cattolici, laici, comunisti frizzi e lazzi e americazzi. Bastano i programmi. Alleanze larghe, programmi chiari e fermi. E tra i programmi deve esserci lo sradicamento di un certo sistema di potere ramificato che ha arricchito famiglie e ambienti ai danni della Sardegna.
Bisogna essere educati ma severi: niente accordi con chi presidia occultamente il bilancio regionale. Basta. 
Il Presidente deve venir fuori da primarie aperte e trasparenti. Giovani e vecchi, tutti a correre. Salotti e salottini, accordi e accordini, tutti in soffitta. Chi vuole, si candidi con un’idea in testa che superi la sua ambizione e riguardi la Sardegna, e si cerchi i voti.

Il Partito dei Sardi potrebbe dare quelle risposte che il centrosinistra isolano non sa più dare, potrebbe prendere il meglio dell’elaborazione indipendentista, potrebbe coinvolgere tante formazioni politiche schiacciate dal Pd (e penso ai Rossomori), potrebbe dare una risposta a quegli elettori seri e per bene che oggi non si riconoscono più nei partiti moderati.

Il centrosinistra come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi è destinato a scomparire e del Pd chissà cosa sarà. Se abbiamo a cuore le sorti della Sardegna, evidentemente non c’è più tempo da perdere.

 

51 Commenti

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  3. giorgio says:

    capisco chi è affezionato al PSD’Az: è il simbolo di tante lotte, della costruzione dell’autocoscienza sarda, della rinvendicazione dell’identità culturale e nazionale. Non capisco invece questa lotta per far sopravvivere un simbolo creato da un grafico pubblicitario qualche anno fa, che oggi più che mai rivela di essere una scatola vuota. Molte delle proposte che si fanno è per creare un soggetto nuovo che non ha niente a che fare con il PD.

    • Carlotta says:

      Tanto il Partito Sardo d’azione quanto il Partito democratico recano l’onta della vergogna. Forse sarebbe il caso di rinnovarsi davvero anche con un nuovo nome e un nuovo simbolo, dall’ambito regionale a quello nazionale.

  4. Carlo Murtas says:

    Non c’è dubbio che il PD si sia rivelato un partito senza un’anima e con dirigenti per lo più impegnati a manovrare per la loro carriera politica. Il livello locale del partito forse è messo ancora peggio di quello nazionale, dove forse con Barca e con Renzi si può almeno coltivare qualche possibile labile speranza di miglioramento; del resto anche le altre formazioni della sinistra sono a pezzi, e dunque che ci rimane da fare?
    Quest’ipotesi del Partito dei sardi, nasce indubbiamente sulla base di un’analisi della situazione sarda che può anche essere condivisibile, ma riuscire a plasmare un partito identitario dal nulla, senza un leader di riferimento ( come per es.in qualche modo è stato Progetto Sardegna con Soru) e senza una sua collocazione politica precisa, sembrerebbe un’operazione azzardata ed inutile; se poi degenerasse nella mera fusione a freddo e nel riciclaggio trasversale di tutti gli spezzoni del ceto politico in cerca di una nuova casacca sarebbe un’operazione anche dannosa.
    Io penso che a Sinistra una casa comune ci possa essere, e che proprio la crisi nazionale del partito dovrebbe spingerci a fare di necessità virtù, e ad accelerare la nascita di un PD Sardo imponendolo a Roma; un partito aperto , con il presumibile azzeramento, grazie a forme di Consultazione o Congressi che siano autenticamente democratici,dell’ inamovibile e screditato ceto politico che tiene il partito in ostaggio; forse riusciremo finalmente a dare spazio e possibilità di partecipazione a giovani e meno giovani che ci credano veramente e vogliano impegnarsi, non certo meno competenti del ceto politico di professionisti della politica che attualmente monopolizza tutto, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

    • Carlotta says:

      In buona sostanza sono d’accordo con chi esprime una posizione analoga a quella dell’avvocato Murtas, per quanto il nuovismo di Renzi non mi piaccia affatto. Occorre decidere seriamente che direzione far prendere al Pd nazionale e sardo anche rispetto alle decisioni imposte a livello europeo. Pro o contro un modello economico neoliberista di matrice finanziaria? Pro o contro un’Europa unita in cui il welfare venga riposto al centro dell’agenda politica e in cui si attui una genuina integrazione economico-culturale che sappia guardare a nord e a sud dell’equatore? La sinistra locale deve tirar fuori il proprio carattere, perché, le risorse umane e le competenze non mancano, per poter esercitare una reale pressione a Roma e a Strasburgo. Inoltre la si deve smettere di esistere sempre in contrapposizione a (Berlusconi, Grillo, Soru, Cabras, Barracciu, Lai ecc.): se è vero che in Italia non si brilla per capacità di collaborazione, in Sardegna è ancora peggio.
      Grillo e Casaleggio utilizzano internet come grande risorsa, perché non trarre gli aspetti positivi dalla lezione che volenti o nolenti il M5* sta dando? Piuttosto che denigrare si agisca seriamente. Si crei una piattaforma web che incentivi una reale partecipazione anche a distanza. Sono tante le azioni simboliche che i seri politici di sinistra possono fare in questa fase critica sotto il profilo storico e istituzionale: rinunciare a lauti compensi? promuovere subito delle pratiche volte alla trasparenza mettendoci costantemente la faccia con la base elettorale interagendo con essa? in una parola ristabilire una reale e costante comunicazione con la gente. Si cerchi di pensare veramente in grande, in chiave moderna, con una visione autenticamente internazionale una buona volta e non da vassalli provinciali con esercito al seguito, in guerra per il proprio piccolo feudo e per i privilegi/concessioni promessi. Abbiamo grandi risorse con le quali finalmente potremmo stare TUTTI meglio e non ce ne rendiamo conto, per la miseria!
      Una proposta ingenua di una persona “semplice” come direbbe Machiavelli? Chissà… Il percorso sarà pure lento ma credo nell’evoluzione positiva della società umana.

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  6. carla deidda says:

    io vedo bene maninchedda presidente della Regione. con una maggioranza di larghe intese e soprattutto di gente in gamba e di cultura che dia una svolta alla sardegna. Al di la degli schieramenti e delle bandierine. Iniziamo a leggere le righe, per quello che dicono, senza pregiudizi. I sardisti si sono alleati con il centro destra? E allora? Il mondo non è diviso in bianco e in nero. Soprattutto ora: è diviso in poveri e ricchi, in gente che ha bisogno e gente che ha tuttto… CHi vuole risolvere questa situazione si metta insieme e via.. Il resto sono chiacchere da bar o tifo da stadio. NOn quello che ci serve oggi

  7. Antonello Gregorini says:

    Il PARTITO DEI SARDI è un’idea latente da ormai molti anni.
    Sbaglia chi lo declina come il nuovo partito della sinistra o della destra.
    Quali possono essere le idee di base condivise? Per esempio: il riconoscimento che l’Isola è il Bene Comune di chi la abita e delle future generazioni.
    Provo a dare ulteriori contributi.

    Si può discutere di tutto ma non sulla necessità di tutelare le risorse naturali. Quelle biochimiche, soprattutto, ancor prima di quelle paesaggistiche.
    Si può riconoscere che il consumo maggiore non determina in assoluto maggior benessere.
    Si può condividere un’idea etica dell’impegno per la comunità da non confondere con il mestiere.
    Si può dire che la società e l’economia non possono essere strozzate da un fisco che tende ad auto alimentare una politica e una burocrazia ingolfata, i cui ruoli sono lievitati per tacitare le prevalenti richieste di chi non ha mestiere, ruolo sociale e fantasia.
    Si può dire che siamo la terra delle servitù militari di cui è necessario ridurre significativamente il peso.
    Si può pensare che per favorire un modello che tende a eliminare i combustibili fossili si debba rendere più efficienti i sistemi ma anche eliminare sprechi e, se del caso, ridurre i consumi.
    Si può pensare che l’isolamento delle zone interne non si possa superare con la moltiplicazione delle strade ma si debbano potenziare le reti della comunicazione e smaterializzare e rendere più efficienti i servizi.
    Questo e tanto altro.

    Senza un rinnovamento della classe dirigente però si starà sempre radicati nei vecchi schemi e la nostra autonomia continuerà ad essere limitata, così com’è sempre accaduto.
    Serve un grande atto di generosità da parte di chi sin qui ha ricoperto incarichi politici il più delle volte lautamente, e ingiustificatamente, remunerati.

  8. Bachis Gavinu Efisi says:

    E cosa si aspetta ancora a fondare questo partito dei sardi? Non sarà già troppo tardi per le regionali? Se si vuole la partecipazione e il coinvolgimento dei sardi s’intende. Altrimenti resta la soluzione anche dell’ultimo momento, ma elitaria e di potere, nello stile e nel metodo della partitocrazia vigente, peggio che in italia, appunto: presentare una lista di intellettuali radical chic, amici dell’accademia, funzionari amici con un qualche ruolo nel settore pubblico sardo o nel sindacato italiano di sardegna. Un circolo di amici vip insomma. Qualcuno magari contrario da una vita alla cultura sarda. Non sarebbe un bell’iniziare, neanche per il consenso, tantomeno per quello potenziale in questo momento storico. Preferirei che la buona proposta di maninchedda procedesse secondo la visione di URN Sardegna e di Bolognesi, ad esempio, e vedo con piacere anche secondo la tua Vito.

    • Concordo con la tua analisi. Serve un partito che sappia raccogliere almeno il 20 per cento dei consensi, serve gente pronta alla battaglia, gente che sfanculi Grillo e Berlusconi nelle piazze di tutta l’isola. Altro che radical chic.

      • Bachis Gavinu Efisi says:

        Penso che sarebbe più opportuno non sfanculare la maggioranza degli elettori. Se no avremmo un partito nazionale dei sardi solo del pd, e per giunta di minoranza.

  9. Caro Biolchini, dopo che scrive si rilegga. Lei ha proposto Maninchedda. Padrone di scrivere quello che vuole. Le parole scritte, anche sul web, restano. È un’idea talmente assurda, quella dell’inascoltato e mutevole Maninchedda, che supera, in piccolo, le proposte sentite e subite questi giorni. Stia bene.

    • Come ha scritto Mario Sanna: La qualità di una proposta non è proporzionale al numero di anonimi che scrivono in un blog. Rileggi l’articolo e rifletti. Si sta parlando di far nascere il partito dei sardi non di proporre Maninchedda come risolutore della crisi della politica in Sardegna.

  10. attilio says:

    Invece di scrivere proclami lanciando idee e cercando adesioni PERCHE’ chi vuole fare politica non comincia a girare paese per paese portanto soluzioni per tentare di uscire dalla crisi e proviamo a vedere se dieci di questi “POLITICI” su dieci cose la pensano allo stesso modo. INTANTO un presuposto: le soluzioni che chiede uno che guadagna da 0 a 10mila euro, sono gli stessi di uno che guadagna da 50mila in poi?, può la confindustria avere lo stesso programma di un sindacato dei lavoratori? Io vorrei una destra Sarda contro una SINISTRA SARDA, non un sardismo che bacia berlusconi. Cosa si vuole sperimentare ancora??

  11. gianni says:

    La campagna diffamatoria contro il Psd’az ha avuto i suoi effetti, da quanto leggo su alcuni commenti di questo blog. Ricordo che le idee del partito erano e sono ancora vincenti ed attuali. Forse non ci piacciono alcuni suoi rappresentanti? può essere i gusti sono gusti. ma è alquanto ingeneroso non riconoscere la finezza intellettuale e il lavoro fatto da maninchedda in consiglio regionale. Se non ci abituaiamo a premiare i politici che valgono quando mai riusciremo a uscire dalla crisi? E allora basta con la tiritera di Soru: lo abbiamo provato e non andava bene (o ci siamo già dimenticati tutti i problemi?). Perchè non Maninchedda? Proviamo a dargli fiducia e potere reale: e poi potremo giudicare per quello che fa non per quello che ci raccontano sul sito di sardegna democratica

  12. simbad says:

    Costruire il partito dei sardi ?
    Affrontare una crisi economica che nasce internazionale,e ha soluzioni in Europa, prima che a Roma partendo dalla nostra piccola per quanto meravigliosa isola ?.
    E anche ammesso di ricevere il voto di tutti i sardi e di piazzare tutti i deputati e i senatori ?
    Sono forse le differenze di schieramento politico nazionale dei deputati eletti nell’isola a determinarne i problemi ?
    O si vuole puntare alle elezioni regionali per poter indirizzare in maniera diversa le miserie sempre più ridotte che ci passa lo stato centrale ?
    E a questo punto a chi indirizzare queste risorse ?
    No, io credo che dobbiamo costruire un partito nazionale, con una visione europea e federalista, capace di opporsi a una finanziarizzazione dell’economia che stà spazzando via il mondo del lavoro e della produzione .
    Che questo partito sia inserito nei più ampi movimenti europei e abbia una visione internazionale .
    La globalizzazione ha messo in crisi la vecchia divisione internazionale del lavoro, le imprese del manifatturiero, cuore dell’economia italiana, soprattutto a livello interno sono in caduta libera.
    La pesantezza della fiscalità e la mancanza di liquidità sono solo elementi secondari, è cambiata la classifica internazionale e noi stiamo finendo rapidamente in serie C.
    La risposta delle borghesie dominanti è l’attacco al welfare, alle condizioni di lavoro, alle pensioni, l’esportazione massiccia dei capitali nei paradisi fiscali.
    Questa è la conclusione di un processo iniziato con Regan e la Tatcher più di venti anni fà, e continuato con Blair e Clinton, che ha modificato l’Europa e il suo ruolo geopolitico.
    .Per rimediare questi guasti si vanno ripescando sia in USA che in Giappone le vecchie politiche keynesiane mentre in Europa ,sotto la primazia tedesca si continua a finanziare le banche e a privilegiare la finanza sull’economia reale.
    Se non abbiamo chiaro questo quadro complessivo e non percepiamo le forze che si aggregano per favorire o ostacolare questo progetto saremmo come dei gattini ciechi.
    Il recente risultato elettorale in Italia ha sconvolto i vecchi equilibri politici, le vecchie alleanze,le nomenklature, chi avrebbe immaginato Berlusconi proporre una alleanza al PD, il PD inseguire il movimento di Grillo .
    Ora, con la rielezione di Napolitano,( che ha manifestatamente osteggiato il tentativo di Bersani di sviluppare una alleanza con il M5*), si rilanciano le grandi intese , si rompe l’alleanza con Vendola ,si dà un colpo decisivo alla sinistra piddina.
    E noi dalla nostra isola quali scelte facciamo ?
    O sono politiche indifferenti per i nostri destini ?
    Altro che frizzi, lazzi e americazzi, servono categorie nuove, ma categorie e analisi; senza le quali non ci sono che comitati elettorali di scarso respiro giusti per gestire i fondi in sanità o in agricoltura.
    Senza la visione di un cambiamento strategico, non c’è programma che tenga, e tutto questo è un processo di lungo periodo che non si può concludere certamente nel tempo che rimane da qui alle prossime regionali ,

  13. Caro Vito.
    Ti parlo da “oggi” EX elettore e EX militante del PD che ha vissuto uno psicodramma assurdo!
    Scusate la mia poca lucidità, ma mi sento rintronato come un pugile dopo un KO!
    Conoscendo i personaggi in cerca d’autore, non vorrei affidarmi o essere costretto causa mancanza di alternative a una ricetta del genere, anche se non si scorgono nuove idee vincenti a breve!
    Unica luce fioca e lontana la colgo nella figura di Barca, che spero dia una scossa a tutta la sinistra italiana.
    Condivido le parole del ministro Barca, ci siamo vergognati troppo a sentirci di sinistra e abbiamo stretto un’alleanza mortale con il centro che ci ha spolpati vivi.

    • Supresidenti says:

      scusa danielopoli, capisco la delusione ma sperare in un ministro del peggiore governo degli ultimi tempi mi sembra masochismo puro…

  14. “C’è un solo modo per evitare il disastro: abbandonare subito l’Italia con le sue ambiguità, dichiarare fallita l’esperienza dell’unione statale e far nascere Sa Repùblica de Sardigna. Il processo di dissoluzione italiano sta subendo un’accelerazione improvvisa (occupazione ai minimi storici, credibilità internazionale ai minimi termini, per non dire dell’economia, o del livello di istruzione), perché gli Indipendentisti hanno ragione nel dire che i vecchi stati stanno scomparendo uno dopo l’altro. Bisogna fare in fretta e con coraggio mettere in campo un’alternativa seria…”

    Sicuramente non sarà un partito pseudo Sardo che guarda all’Italia castrando le elaborazioni indipendentiste a risollevare le sorti della nostra nazione… Ci ha già provato Soru quando era presidente della RAS a stuprare le nostre idee tentando di scimmiottare gli indipendentisti e lo stanno facendo da un paio d’anni anche Pili e Capellacci…

    Gli Indies non vogliono il copyright sulle idee, basta che non si facciano passare porcherie colossali come la pseudo flotta sarda di Capellacci, la pseudo battaglia sulla vertenza entrate di Soru e tante altre come idee nostre. Sono la brutta copia di quello che proponiamo, fatte nell’ottica servile di chi governa a Cagliari dovendo sempre e comunque rendere conto alle segreterie Romane: il servilismo della classe dirigente Sarda è bipartisan…

  15. Cristian Caddeo says:

    E’ da mesi che Maninchedda teorizza la nascita di questo partito rivolgendosi a tutti e a nessuno, porgendo disponibilità alla sinistra e rimanendo con posizioni molto critiche all’interno della maggioranza così come fece per un lungo periodo nella passata legislatura a parti inverse.
    L’idea di Maninchedda è potenzialmente buona ma il modo in cui dovrebbe essere attuata è a dir poco nebulosa e mi chiedo a chi si rivolga.
    Si rivolge all’attuale classe politica isolana? Ai semplici cittadini? Alla cosiddetta “società civile”? Non lo capisco.
    Se si rivolge ai nostri attuali politici credo che la partita sarebbe persa in partenza sia perché questi non abbandoneranno mai la nave traballante per la zattera (forse promettente ma pur sempre zattera) sia perché i cittadini vedrebbero l’operazione come una semplice sostituzione del titolo del film che presenta sempre gli stessi attori.
    Se si rivolge ai semplici cittadini non potrebbe competere con il M5S che nonostante le contraddizioni e le evidenti incompetenze è l’unico movimento che riesce a distribuire speranza e illusione di coinvolgimento. Gran parte dei cittadini che si interessano sporadicamente di politica sono tutti con loro e quei voti, per le prossime regionali, sono probabilmente già persi.
    Se si rivolge alla c.d. società civile lasci che sia la società civile a fare da sola altrimenti apparirebbe come un’operazione finta, pilotata dalla politica e inevitabilmente perdente.
    L’impressione è che Maninchedda ritenga che se il partito ha basi nazionali i suoi esponenti sardi anteporrebbero inevitabilmente l’interesse nazionale a quello della Sardegna.
    Ma questo assioma deve per forza essere vero?
    E’ possibile che non si possa creare una classe dirigente competente capace di tutelare gli interessi della nostra regione senza doverli per forza contrapporre a quelli nazionali?
    Onestamente, alla proposta di Maninchedda, preferirei un rinnovamento degli attuali partiti i quali dovrebbero iniziare a cambiare mentalità, dovrebbero imparare a valorizzare i propri esponenti, a partire dai più giovani, ragionando su curricula, capacità e meriti e non su fazioni, apparentamenti e poltrone in modo da creare questa famosa classe dirigente finalmente capace.
    Fare squadra, valorizzare le risorse umane, rinnovare, evitare accordi a favore di singoli interessi e tutto il resto delle cose che propone Maninchedda potrebbero farlo anche i partiti esistenti e il prezzo non deve essere obbligatoriamente la loro distruzione ma semplicemente il loro rinnovamento radicale altrimenti il rischio è quello di rifare la facciata e lasciare la struttura interna decadente.
    Dico questo perché voglio evitare di ragionare come Grillo avvalorando la tesi che tutto è sbagliato, tutti sono corrotti e tutti sono da eliminare. Credo che qualcosa di buono in qualcuno dei partiti esistenti ci sia ancora e quel qualcosa di buono vorrei tenerlo.

  16. Francesco Mascia says:

    Siamo alle solite. Siamo capaci, più degli altri, a gettarci addosso insulti e rimproveri e riusciamo, con tutte le nostre forze, a trovare delle ragioni per cui quello che viene “da fuori” (sia esso italiano o di altro stato) sia sempre meglio e più integerrimo di quello che abbiano in casa. Non sto difendendo il prof. Maninchedda, che si sa difendere benissimo da solo, ma è tra i poche che da anni sta cercando di sensibilizzare la coscienza di noi sardi ad una visione più ampia della situazione politica sarda e italiana (vedi slealtà di stato e di regione). Noi siamo comunque capaci di continuare a dare la nostra preferenza a soggetti politici che hanno cambiato ben più di due partiti!! Ma il bello della democrazia è questo e per fortuna ognuno di noi ha ancora la possibilità di scegliere liberamente. Comunque un nuovo soggetto che provi a riunire le diverse anime autonomiste-indipendetiste o comunque che vogliono provare a essere slegate da dinamiche italiane sarebbe una sfida, un cambiamento. È verosimile che quando si vuole, quando si vuole credere a un progetto, credibile e condivisibile, il cambiamento può avvenire.

  17. E’ ridicolo, gentile Biolchini, proporre come risolutore uno che ha lasciato (non dico tradito) ogni partito al quale si è abbarbicato. Scoop scarsuccio e proposta scandalosa di inciucino locale. Talmente improponibile che nessuno risponde neppure in questo blog. Talmente improponibile che non eisste, nella realtà, neppure la proposta. Saluti cordiali.

    • Mario Sanna says:

      La qualità di una proposta non è proporzionale al numero di anonimi che scrivono in un blog. Rileggi l’articolo e rifletti. Si sta parlando di far nascere il partito dei sardi non di proporre Maninchedda come risolutore della crisi della politica in Sardegna.

  18. Radio Londra says:

    Votare Napolitano è una follia primo perchè è becciu perdali.
    Secondo perchè gran colpa di questa situazione è da addebitare a lui: è lui l’artefice del Governo Monti e del fatto che non si è andati subito ad elezioni.
    Ed è sua la farsa dei “saggi”.
    E ora hanno il coraggio di volerlo rieleggere per sfuggire alla realtà?
    MA PER QUALE MOTIVO non votano Rodotà o Emma Bonino e danno un calcio nelle p.alle ai bacia pile e agli inciucioni come Matteo Renzii e D’Alema?

  19. Radio Londra says:

    PD (Partito DellaVergogna).
    Un partito che ha bisogno di farsi prendere la manina dalla mamma non merita più nulla.
    A questo punto ha ragione da vendere Grillo: o prendono il Partito in mano i giovani (quelli veri però e non i più vecchi di tutti come Matteo Renzi e D’Alema) oppure che ci facciano il piacere di sparire e si torni SUBITO al voto.
    Sono riusciti a farle proprio tutte PERFINO A MANCARE ALLA PAROLA DATA (su questo aspetto ha ragione anche Berlusconi).
    SCIOOOOOOOOOOOOO…. All’asilo please.
    La prossima volta, se non ci saranno novità, conviene votare in massa Grillo se non direttamente Berlusconi.
    Ormai è una guerra di bande.
    E i primi colpevoli sono Bersani e Renzi.

  20. Riccardo76 says:

    Ehm…perchè una classe politica regionale totalmente senza spessore, idee e competenze, col solo fine ultimo di collezionare poltrone e dedita alla autoconservazione, dovrebbe come per magia diventare paladina degli interessi Isolani, una volta slegata dai palazzi romani? Farebbe a Cagliari ciò che per anni ha fatto a Roma. Maninchedda et similia, che si fregiano di non aver legami romani, rappresentano un partito del 2%, quello dei 4mori, che ha smesso di avere senso con l’uscita di scena di E.Lussu, un partito che non è stato capace poi di sfruttare il colpo di coda del 1984, quando il psd’az ottenne un buon consenso elettorale.Gli indipendentisti poi si preoccupano più di moltiplicare le loro sigle che di seminare idee. Quindi è tutto da dimostrare che i partiti in Sardegna,se slegati da Roma, farebbero meglio di quel che fanno ora.

    • giaanni uda says:

      grande colpo di coda quello dell’84: pensare davvero che con un 14 per cento si potessero cambiare le cose è veramente ingeneroso: tra l’altro con il resto del consiglio regionale che votava contro tutte le proposte intelligenti, o peggio ancora che le faceva bocciare a roma (vedi zona franca, vedi lingua sarda, vedi basi militari etc, etc..). Io consiglierei a molti di andare a rileggersi i fatti, piuttosto che ripetere a tiritera quello che raccontano faziosi politici

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  23. angelo says:

    alcuni dei commenti postati in questo blog la dice lunga sul perchè in sardegna non si va avanti. Invece di valutare le cose e le persone in modo scevro da pregiudizi si continua a parlare sulla scia di questo fantomatico salto della quaglia fatto da maninchedda. Si è candidato nella lista opposta a Soru? fatevene una ragiione, anche soru se la ha fatta. Ora chi nega che in questo deserto di idee e in questo mare di mediocrità solo maninchedda ha portato una ventata di cultura e di sostanza non può che essere in mala fede. Poi puo scegliere di non votarlo e sta anche bene, ma riconoscere il valore alle persone è alla base di ogni possibile democrazia. Non stiamo tifando per squadre di calcio

  24. Il partito dei sardi esisteva e se dovesse rinascere farebbe piazza pulita di chiunque intorno. Si tratti di indipendentisti o Sardisti di destra e sinistra, Grillini, ecc. E’ evidente come, da sempre, chiunque dica che sia giunto il momento di fare qualcosa per la Sardegna, si trovi a scimmiottare il suo programma e le sue idee. Questo partito e movimento si chiamava Progetto Sardegna. E se lo ricordano in tanti. Compreso un voltagabbana come Maninchedda che adesso sembra piacere tanto a lei Biolchini. Di questo passo la vedremo marciare fino ad Armungia con lui e Mauro Pili in abito e scarpette da tennis bianche..!

    Mi creda, e’ quasi imbarazzante, da sardo, vedere gente intelligente come lei, gentile Vito, che si ostina ancora, per antipatia personale o per altri banali motivi di parte, a non ammettere che oggi l’unico nome in grado di guidare con serieta’ un partito dei sardi, senza suscitare il ridicolo sarebbe proprio Soru. Con tutti i suoi difetti, che sono tantissimi, e’ dieci volte migliore e piu’ coerente lui, con le idee di bene comune di questa isola che ha sempre portato avanti.
    E lo ha fatto anche quando aveva ben poco da guadagnarci. Lo ha fatto perdendo denaro, prestigio, voti, garanzie e anche quelle tante false lodi di molti cortigiani delusi che lo seguivano forse solo in cerca di quei privilegi a cui erano abituati con altri politici e che da lui non hanno avuto.
    Guardi il programma di Progetto Sardegna e guardi le idee e le cose che Soru ha fatto. Sono entrambi evidentemente migliori per questa Sardegna, di qualunque squallida caricatura di politicante, pensi di porsi in primo piano con intenti simili solo in apparenza. si collochi A destra, centro sinistra o altrove. Apra gli occhi Biolchini!
    L’unico modo con cui, un suo attuale o futuro avversario politico, potrà sperare di batterlo uno come Soru sarebbe quello di iniziare fin d’ora a pregare il proprio dio. Pregarlo affinche’ Renato Soru, per lo schifo che prova nei confronti di alcuni di quelli con cui dovrebbe confrontarsi alle prossime regionali, internamente o esternamente al centrosinistra, decida di NON candidarsi.

    • Le do una notizia: progetto Sardegna l’ha sciolta Soru non io.

      • su scomunigau says:

        La mancanza di memoria storica è il principale problema di molti sardi. Il principale difetto è invece, come è noto, l’individualismo. L’affermazione più importante di Maninchedda e Biolchini non viene neppure commentata. LA POLITICA E’ UN GIOCO DI SQUADRA. La nostra politica si gioca in Sardegna e dobbiamo finirla di venerare certi irriducibili solisti come Soru o Zedda (per citare quelli dell’area politica in cui mi riconosco). E bisogna finirla quando si rimane delusi da quelli in cui abbiamo riposto la nostra fiducia dal cercare altri solisti si chiamino pure Berlusconu o Grillu…

  25. E magari, oltre alle solite denigratorie opinioni, si potrebbe riconoscere a Grillo e al m5s di aver ‘costretto’ la politica ad interrogarsi su se stessa e sulle sue prebende, a eleggere due estranei alla politica alla seconda e terza carica dello Stato e ad impedire che mummie della politica venissero riesumate e poste in esposizione al Qurinale. I vecchi partiti sono morti! Interroghiamoci, ma seriamnete su come scegliere e formare la futura classe dirigente, perchè (e lo dico da simpatizzante del m5s), non può certamente essere la casalinga di terralba, il ministro dell’interno. Ma nemmeno le salme proposte, imposte e tenute per le palle dai partiti

  26. Un “Partito dei Sardi” che poi va a Roma? Brividi lungo la schiena.

  27. Geniale, un ex sardista con due voti, nessuna capacità dimostrata salvo i cambiamenti di bandiera. Caro Biolchini, in sedicesimo la sua idea equivale ai nomi del Pd. Cade da sola.

    • Ma cosa hai capito? Ma non hai capito che serve un partito vero, fatto di persone generose che si mettano a disposizione di un progetto serio per la Sardegna? Qui sta crollando tutto e tu pensi solo a mettere veti su questo e su quest’altro? Se il centrosinistra sardo non cambia radicalmente fra meno di un anno saremo spazzati via da Grillo e Berlusconi che faranno la campagna elettorale per conto dei loro candidati burattini. E tu stai pensando a Maninchedda?

  28. Pingback: E immoe su Partidu Natzionale Sardu | Bolognesu: in sardu

  29. Pistacchio il Bello. says:

    Ho capito bene? Mettere in mano il futuro della sardegna a ex autonomisti con un nome diverso che rubano le elaborazioni indipendentiste per poi ridurle a ridicoli compromessi come solo loro sanno fare? Wow

    • No, hai capito male.

    • Hai capito male 🙂 L’idea è quella di scimmiotare il M5S con una spruzzata di regionalismo dentro e un nome a effetto.

      • No. L’idea è quella di non far discendere la capacità politica dei sardi dalla loro vicinanza ai partiti nazionali e alle loro fortune. Tutto qui. Perché i partiti nazionali non offrono nulla alla Sardegna se non un patto feudale di protezione in cambio di obbedienza cieca. Ma come ci stanno proteggendo Pd e Pdl dalla crisi? Grillo è il partito più centralista che esista, Grillo non fa fare manco la campagna elettorale ai suoi candidati perché la fa lui in prima persona. Esattamente come fece Berlusconi con Cappellacci nel 2004.

  30. robespierre says:

    L’auspicio di Biolchini è condivisibile, ma, c’è un ma, che secondo me frena l’ottimistico progetto: quasi tutti i partiti “sardi”, esclusi i pochi e litigiosi movimenti indipendentisti, hanno un piccolo difetto, appena si staccano dalla tetta romana tendono a morire prematuri. Ci manca il coraggio di camminare da soli, destra e sinistra aspettano gli input da Roma, e con M5S la situazione non migliora, anzi. Dovremmo prendere lezioni dalla Catalogna, dove se pure è vero che anche da quelle parti non mancano i litigi e le divisioni, è innegabile il fatto che Madrid deve scendere a patti con i vari partiti e movimenti locali o federati. Sarò troppo pessimista ma non riesco a vedere un Diana, un Lai o una Barracciu camminare senza il tutor nazionale, per non parlare dell’altra parte, vedreste un Nizzi orfano di Arcore? Perchè prima o poi anche la destra imploderà.

  31. Martine Frey says:

    Come sempre…un pezzo azzeccato!!! Ma a quest ‘ora fa venire Mal di testa…è non favorisce x niente il sonno!!!!

  32. Stravanato says:

    Certu chi Zedda d’ari inzertàra beni s’ora de passai a su PD!!!!

    • Andrea says:

      soprattutto chissà cosa avrà capito Antonello Cabras della chiaccherata con Massimo Zedda….

      • Ilaria says:

        Ha capito quello che sperava di sentire….(gli ha detto pure che era il miglior politico di di sinistra sardo…ma Cabras, a quel punto, si è proprio reso conto che stava chiedendo troppo alla sua immaginazione)

    • robespierre says:

      Bisogna essere lungimiranti e sapere gestire bene le situazioni, in questo Max è un genio!

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