Giornalismo

Il blog compie dieci anni! Grazie a tutti voi (ma anche a Internet). E l’avventura continua

Il blog

28 settembre 2010-28 settembre 2020: compie dieci anni il blog www.vitobiolchini.it. Ovvero, 1830 post pubblicati (compreso questo), 50.967 commenti (di cui poco più di duemila miei), otto milioni 761 mila pagine visualizzate.

Al di la dei numeri, sentivo che la data andava celebrata, soprattutto per ringraziare chi in questi anni mi ha seguito con costanza e chi mi ha regalato i suoi articoli, che insieme ai miei oggi costituiscono un corpus di cui vado molto fiero.

Milioni di parole scritte: chissà se sono servite a qualcosa. A volte penso di sì, poi cambio idea, poi incontro qualcuno che mi dice “Ti leggo” e quasi ci rimango male. In ogni caso, grazie a tutti voi.

In dieci anni sono rimasto fedele alle regole che mi ero dato all’inizio di questa avventura: scrivere soltanto quando avevo qualcosa da dire, scrivere soltanto quando ne avevo voglia, fidarmi del mio istinto di giornalista in caso di dubbi o difficoltà. 

Se dovessi definire questi dieci anni di blog, direi che sono stati anni di resistenza giornalistica. Tra le poche certezze che ho, vi è infatti quella che quasi tutti gli articoli che ho scritto non sarebbero mai stati pubblicati dai quotidiani sardi o da altri giornali on line.

So bene di usare un linguaggio diretto che mal si addice al racconto della realtà che dalle nostre parti deve essere sempre attento a non turbare gli equilibri, a non disturbare, perché non deve mutare i rapporti di forza o, peggio, spingere al cambiamento.

Non è il mio modo di vivere la professione giornalistica. Avevo aperto il blog (su sollecitazioni di una persona che per questo non smetterò mai di ringraziare) per riconciliarmi con la scrittura, perché mi ero quasi bloccato. E invece ho trovato il mio linguaggio, la mia autentica voce.

Non potendo ringraziare gli editori sardi, ringrazio quindi internet che ha consentito a me di scrivere e a voi di leggere, commentare, condividere. La rete mi ha dato la libertà e io ho provato a prendermela tutta.

Perché come dice il mio motto (che però non è proprio mio, l’avevo letto su un manuale di giornalismo e poi non l’ho più ritrovato) “la libertà di stampa è di chi possiede un organo di stampa”. E così questo blog è stato il nostro piccolo giornale. Mio e vostro.

Sono contento di non avere seguito la regola giornalistica imperante secondo cui bisogna essere “forte coi deboli e debole con i forti”. Mi sarò fatto pure qualche nemico nel mondo politico (curiosamente, più a sinistra che a destra) ma, a differenza di molti miei colleghi, io non scrivo per compiacere sindaci, consiglieri regionali, onorevoli vari, sindacalisti e rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura, ma scrivo innanzitutto per me, per la mia sete di verità, e per chi mi vuole leggere.

Forse perché il blog non è il mio lavoro, anche se mi accorgo che questo particolare non trascurabile sfugge a tanti. Che poi magari mi scrivono chiedendomi di trattare temi e argomenti per i quali servirebbe un impegno serio, soprattutto in termini di tempo. Purtroppo non posso accontentarli. Per questo, lo dico con ironia, ci sono i giornalisti pagati regolarmente, con tredicesima, quattordicesima e integrativo, mica le partite Iva come me.

Ho fatto anche molti errori. Chiedo scusa se involontariamente ho offeso qualcuno, non certo però se qualcuno si è sentito offeso. Perché l’errore più grande è stato talvolta quello di non avere avuto ancora più coraggio nel denunciare certe situazioni. Spero che col tempo il mio coraggio cresca. È un obiettivo su cui sto lavorando.

Ringrazio infine il blog perché ha definito la mia professionalità in maniera più precisa. Ho cambiato vita almeno tre volte da quando l’ho aperto, ma per me è sempre stato un punto di riferimento. Ma solo perché c’eravate voi, a leggere e commentare e a condividere con me questa bellissima avventura intellettuale e giornalistica.

Per cui, grazie ancora.

Tempo fa mi chiedevo se non fosse il caso di raccogliere in un volume i cento post maggiormente riusciti. Non so: da una parte mi sembra un esercizio di vanità, dall’altra mi accorgo che molti articoli sganciati dal contesto in cui sono stati scritti, perdono molto della loro forza.

Però forse qualche traccia bisognerebbe lasciarla, chi lo sa.

Ditemelo voi e magari segnalatemi i post che vi ricordate e che vi sono piaciuti di più. Poi magari il libro lo faccio davvero.

Ad maiora.

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30 Comments

  1. Su kasteddaiu says:

    Auguri Vito e… continua così.
    Grazie
    ExAM (Ex Ascoltatore Muto)

  2. Alessandro says:

    Le voci libere sono poche. Poi se alla voce aggiungi anche intelligenza e caparbietà dai la possibilità agli altri di conoscere e guardare il mondo da prospettive nuove.
    Nella cosiddetta sinistra da decenni ci si confronta solo con chi ci dà ragione. Così non si cresce e non si cambia, si diventa reazionari.
    Tu hai dato sempre chiavi di lettura coraggiosamente scevre da interessi.
    Continueremo a provare a non farti sentire solo.
    Grazie

  3. Il Medievista says:

    E ORA RIVOGLIAMO “BUONGIORNO CAGLIARI”!!!

  4. Grande Vito, sei potente come una gaulouses senza “filtro”!

  5. Alberto says:

    Grazie Vito. Dieci anni di ottime letture.

  6. Massimo says:

    Vito, 10 anni di passione e condivisione senza guinzagli. Grazie

  7. Giuseppe says:

    Auguri per una voce fuori dal coro. Grazie

  8. Caro Vito,
    per festeggiare con te il decennio del Blog, ti invio (una parte di) un articolo/saggio che risale a un po’ di tempo fa. Riguarda notizie, giornali, libertà di stampa e lotte di potere. Indovina l’anno in cui è stato scritto.
    Gino Melchiorre

    Giornali, notizie e lotte di potere

    (…) Si annuncia l’assalto al Messaggero, ma di fatto il primo a cadere sarà la Gazzetta del Popolo o la Palazzi. Così quando arriva il turno del Messaggero la reazione sarà minore. Non parliamo poi del Corriere: si era preparato così a lungo all’ultima resistenza che sembrava il Generale Custer a Little Big Horn. Ma il gioco stava nel non uccidere il Corriere quando tutti se lo aspettavano: è bastato scegliere il momento giusto e quasi nessuno se n’è accorto.
    Quelli che se ne sono accorti l’hanno presa come una cosa normale: “se ne parlava già da tempo…”.
    Così quando si scopre, per esempio, che Cefis non solo ha i giornali ma anche un proprio gazzettino fornitogli dal Sid ogni mattina, i grandi organi di stampa non riprendono neppure la notizia. Tanto si sa che il Sid devia, per statuto, dai suoi obblighi istituzionali. Vorremmo mica stupirci se ci dicono che Liggio ne ha ammazzato uno in più? E che deve fare Liggio? Ammazza, è il suo mestiere. Che fa il Sid? Spia.
    E’ indubbio che i giornalisti italiani hanno perso la loro battaglia per la difesa delle loro testate. E con loro l’ha persa quella cultura democratica che insorge a ogni avvisaglia di colpo di stato strisciante. Eppure erano state elaborate forme di lotta e di vigilanza. Per la prima volta pareva che le proprietà non potessero più imporre la loro volontà ai responsabile dell’informazione.
    Ma bisogna distinguere l’informazione come controllo della notizia, dall’informazione come meccanica di diffusione della notizia. In una sorta di spazio impreciso tra queste due facce dell’informazione qualcosa è sfuggito, ai tecnici dell’informazione, che non era invece sfuggito ai padroni dell’informazione.
    E’ storia ormai appurata che oggi si gestisce il potere occupando i centri di informazione; solo nei paesi sottosviluppati si usano ancora i carri armati. Nei paesi ad alto tenore di sviluppo si occupano i giornali e le stazioni radiotelevisive. Ora gestire il potere attraverso il controllo dell’informazione non è la stessa cosa che gestirlo attraverso il controllo delle fonti di produzione, o dei pacchetti azionari. Giocano leggi diverse. Per compiere operazioni finanziarie, acquisto in blocco di azioni, trasferimenti di proprietà, svalutazioni a sorpresa, accordi tra concentrazioni), lo strumento principale è il silenzio. Guai a far circolare la notizia troppo presto; anzi per lanciare un siluro contro chi sta preparando un colpo azionario basterebbe lasciar trapelare in anticipo delle notizie, e il piano andrebbe in fumo. Le uniche notizie che possono essere lasciate circolare sono le notizie false. Infatti la regola è: poche notizie, e possibilmente false.
    Se non che a un certo punto il potere economico ha compiuto un passo avanti. Non più usare le fonti di informazione per celare o falsare le notizie in modo di potersi impadronire di impianti siderurgici, fabbriche di automobili, holding petrolchimiche. Si trattava di impadronirsi direttamente delle fonti di informazione, non più in forma velata e mediata, ma direttamente. E qui comincia il problema, perché sarebbe scattato se non altro il corporativismo dei tecnici dell’informazione, che non avrebbero taciuto. E’ quasi impossibile impadronirsi delle fonti di informazione nel silenzio: il giornalista è l’unico essere che quando grida per chiamare aiuto tutti lo sentono, e da lontano. In quel momento tutti siamo caduti nell’equivoco: bastava parlare subito, mettere tutti al corrente di un piano segreto per impadronirsi dei giornali. E il piano sarebbe andato in fumo.
    Invece è successo qualcosa di straordinario. E non diciamo per calcolo, forse è stata la logica stessa delle comunicazioni di massa che si è autoregolata al di sopra delle volontà individuali e delle parti in gioco.
    Sta di fatto che parlare a lungo, in anticipo e molto dell’attacco alla stampa, ha fatto il gioco dei nuovi conquistatori della carta stampata. I giornalisti sono stati presi nella loro stessa rete. Avrebbero dovuto sapere benissimo che l’universo della notizia è retto da alcune leggi. Le prime sono: la Legge del Lupo e la Legge dell’amica del produttore.
    La Legge del Lupo stabilisce che se uno grida troppe volte “al lupo” alla fine nessuno gli dà più ascolto. Quindi se un lupo vuole rubare le pecore deve apparire molte volte al pastore (ma solo a lui) in modo che lui chiami gli altri: quando gli altri arrivano il lupo si nasconde, così il pastore ci fa la figura del visionario. Basta sapere con esattezza quand’è che gli altri si sono assuefatti all’idea che il pastore sia un visionario. Allora il lupo arriva e si prende le pecore.
    L’assalto ai giornali ha usato la Legge del Lupo: quando il giornale cadeva i giornalisti erano ormai stanchi. Però l’opinione pubblica avrebbe almeno dovuto reagire a posteriori. E invece non lo ha fatto perché qui entra in gioco la Legge dell’Amica del Produttore: il produttore cinematografico ha una amichetta che non ha mai fatto un film; allora fa circolare infinite foto della ragazza e notizie che parlano dei film che farà, dicendo che tutti la cercano e insinuando l’idea che in fondo di film ne abbia già fatti. Qualche scandaletto, un seno nudo a Cannes, una foto su Playboy, e piano piano l’opinione pubblica comincia a pensare che la ragazza sia una delle attrici più attive del momento. Così quando appare il suo primo film, ci si va di corsa perché tutti sono proprio curiosi di vedere questa attrice che mezzo mondo deve aver già visto da qualche parte.
    Con l’attacco ai giornali si è lavorato così: parla parla, annuncia annuncia, l’opinione pubblica si è abituata all’idea che Cefis avesse già in mano da anni persino l’Unità e Lotta Continua. (…)
    E’ cuioso che i giornalisti siano stati battuti dalle loro stesse armi. Ma qui entra in gioco la terza legge, e cioè l’Emendamento numero 1 al Principio della Notizia.
    Il Principio della Notizia dice che fa notizia solo l’uomo che morde il cane e non viceversa. Ma se gli uomini cominciano a mordere i cane con troppa frequenza, la cosa cambia. Al decimo uomo che morde un cocker, il direttore di giornale caccia il cronista o gli chiede qualcosa di meglio: almeno un lupo che morde il suo padrone cieco. Per cui, se si vuole essere accettati come morsicatori (di giornali) bisogna mordere molto, in continuazione, senza deflettere. Alla fine nessuno ci fa più caso.
    L’ultima trappola in cui è caduta la stampa dipende dalla Legge dell’Attendibilità: il pubblico deve credere (ma anche il giornalista finisce per crederci) che tutto quello che i giornali dicono è attendibile. Ora i giornali hanno detto per tanto tempo che qualcuno stava per impadronirsi dei giornali, che alla fine tutti ci hanno creduto e ci si sono rassegnati.
    Quindi, a un certo livello di lotta economica, quella che concerne il possesso dei mezzi di informazione fortifica l’avversario. E’ un paradosso, ma è drammaticamente rivelativo di una tipica situazione schizogena: se non protesto mi mangiano subito, ma se protesto troppo facilito le cose a chi vuole mangiarmi. E certo non posso rifiutarmi di protestare, perché sarebbe peggio. Solo che anche il contrario è peggio. (…)
    A questo punto dobbiamo persino chiederci se rivelare che Cefis riceveva rapporti segreti dal Sid metta realmente Cefis in crisi. Ricevere rapporti segreti su tutti e su tutto significa avere un potere. Ma questo potere è tanto più effettivo quanto più tutti sanno che io so tutto su tutti. Al limite potrei non sapere niente, ma se gli altri credono che io sappia, il mio potere di pressione, di ricatto e di intimidazione, è enorme. (…)
    Il potere delle eminenze grigie consiste certo nel fatto che siano grigie, e cioè che non vestano di rosso. Ma consiste anche nel fatto che tutti sappiano che quella tale persona è una eminenza grigia: sarà un po’ meno grigia, ma molto più eminenza. In altri termini l’eminenza grigia deve essere percepita come tale. Ancora una volta dunque una intera strategia dell’informazione come arma di lotta politica deve essere ristudiata da cima a fondo. (…)
    In Italia oggi nessuno si scandalizza più se i ministri mentono, ricevono denaro di dubbia origine, usano servizi deviati. L’abbondanza e la regolarità della deviazione ha reso la deviazione naturale. E la stampa deve oggi difendersi dalla sindrome di assuefazione creata dalla sua stessa attività di denuncia. (…) Ecco perché i giornalisti hanno perduto. Se un fucile rincula e uccide il fuciliere, o il fuciliere fa un corso di aggiornamento, o si cambia fucile. Bisognerà dunque riformulare una buona parte delle teorie sulla comunicazione di massa.

  9. Sergio Masala says:

    Auguri Vito, grazie per la tua voce NON FILTRATA.
    Cento di questi giorni

  10. Rosalba Piras says:

    Grazie Vito per la tua voce libera. Auguri a te e al tuo Blog

  11. Simone says:

    Grazie a te Vito, e complimenti.

  12. Alberto Soi says:

    Ciao Vito, bravo e auguri! E, soprattutto, grazie; l’informazione libera è sempre più rara. Rispetto alla tua idea di una raccolta: a me piacerebbe una tua autobiografia politica, di cultura e di esistenza. Un abbraccio e come si dice: a menzus cosas!

  13. Mario Pudhu says:

    Vito, gràtzias!!! Mi ndi allirgu! Tui no ses unu giornalista a decímetrus cuadrus. Ad maiora!!!

  14. Ilaria Mura says:

    Grazie Vito, da una lettrice che ti segue fin dall’inizio

  15. Susanna says:

    Complimenti e grazie, Vito, per darci una prospettiva delle cose, ricordandoci anche fatti del passato che ci aiutano ad inquadrarle meglio. Buona continuazione!

  16. Ospitone says:

    Auguri Vito…..non ti sei mai tradito.(Perdona la rima).

  17. Di cuore: GRAZIE. Anche se intervengo poco, leggo con interesse ciò che scrive e, con grande attenzione, i commenti dei lettori. Molto ho imparato e imparo.
    Peccato che lei abbia “perso ritmo”, mi sembra che questo abbia sfilacciato una bella schiera di commentatori puntuali…
    Ma poco è meglio di niente. GRAZIE PER L’ONESTÀ che marca il suo essere giornalista

  18. Maria Ignazia Massa says:

    Grazie per tanto lavoro, sicuramente utile per farci acquistare conoscenza delle situazioni che viviamo. Più di una volta pare che l’informazione sia sottoposta a censura, e più di una volta i tuoi articoli sollevano il velo su qualche mistero, suscitano interessi e sollecitano osservazioni critiche. Grazie e buon proseguimento.

  19. Auguri Vito e continua a scrivere che noi ti leggiamo.
    Per il libro ti dico di avere coraggio e osare:
    vale sempre la pena.

  20. Marcella says:

    Tanti auguri e complimenti!

  21. Gianni Campus says:

    Auguri Vito, grazie per lo spazio
    Gianni Campus

  22. luisa sassu says:

    Lunga vita al blog di Vito Biolchini

  23. Supresidenti says:

    Auguri Vito e gratzias a tui po sa gana 🙂

    Per il libro invece, lassa perdi.
    E’ già troppo affollato il panorama dei publlicatori, ca po medas scrittori no di dexit, in questa nostra isola.

    Hai voglia di fare? rimetti in piedi una radio libera come quella che dirigevi 🙂

    Un imprassu

  24. MammaTigre says:

    Dieci anni… Caspita!
    Rubo le parole ad una amica “Fa più opposizione lui dell’opposizione”.
    Congratulazioni, Vito. Sei stato coraggioso e lungimirante. Nella tua professione sei un drago. Scomodo. Ma tu rimani così!
    Non posso che ringraziarti per lo spazio che hai dedicato ad argomenti che mi stavano a cuore, e in particolare al tuo aiuto per ritrovare Vesna, la donna Rom conosciuta molti anni prima.
    Ad maiora, sempre!

  25. Alessandro Mereu says:

    Grazie Vito, grazie per la tua costanza, per la tua pazienza e per la tua voglia di approfondire e di verificare ogni notizia senza lasciarti condizionare e in totale indipendenza…grazie a Vito siamo tutti un po’ più liberi…

  26. Grazia Pintore says:

    Complimenti a lei,bravo davvero!

  27. Auguri Vito, buon compleanno al tuo blog e complimenti a te. Sei una delle rare voci affidabili del giornalismo sardo, uno dei pochi punti di riferimento per chi prova a capire qualcosa di questa realtà isolana al di là delle interpretazioni precotte. Alla base c’è un solo ingrediente: l’onestà intellettuale. E no est pagu. Quindi grazie a te. A chent’annos, sempre meglio.

  28. Gianfranco says:

    Fatto bene. Bravo con semplicità.

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