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Sardegna, il tempo è finito: indipendentisti e Movimento Cinquestelle al bivio

Luigi Di Maio a Cagliari (20 febbraio 2018)

Il tempo è finito: questo dicono i dati elettorali, soprattutto quelli riferiti alla Sardegna, regione in cui (caso probabilmente unico nella nostra storia politica) a undici mesi dalle elezioni regionali ben 16 parlamentari su 25 sono espressione di una sola lista, il Movimento Cinquestelle.

Il tempo è finito. Per tutti.

Il tempo è finito per il centrosinistra sardo, che in questi ultimi vent’anni ha avuto tali e tante occasioni per provare a rinnovarsi che ora non vale più la pena perdere neanche un minuto a sentirli parlare di “rimpasto in giunta”, di “rilancio dell’attività di governo”, di “cose buone comunicate male”, e di altre amenità simili. Andate in pace.

Il tempo è finito per il centrodestra sardo, capace solo a tutelare i suoi big di partito e i grandi interessi speculativi. Amen.

Il tempo è finito anche per la sinistra sarda, ormai irrilevante, incapace di qualunque radicamento sociale ma sempre capace a riproporre autisticamente sempre le stesse classi dirigenti. Addio.

È finito (o quanto meno, a mio avviso sta veramente per finire) anche il tempo per gli indipendentisti. Se per gli amici di Progetto Autodeterminatzione il 2.5 per cento è un buon risultato, nulla quaestio: contenti loro, contenti tutti. Ma dopo tanti anni di impegno e di liste, di foto sui giornali e di manifestazioni, con il due e mezzo per cento non si va da nessuna parte. E il ragionamento vale per tutti, per loro e per gli altri (dal Partito dei Sardi a Unidos, da Sardigna Libera a Progres): non si possono far passare gli anni tra litigi e scissioni continue, polemiche e ripicche, proclami e impegni solenni, per poi ottenere risultati ben lontani dalla soglia che garantisce un minimo di credibilità davanti agli elettori. Per cui, o queste sigle, sempre l’un l’altro armate, formano in tempi rapidi un nuovo soggetto politico (e non un semplice raggruppamento elettorale), capace di darsi un obiettivo credibile a medio termine, altrimenti la loro proposta resterà davanti ai sardi sempre frammentata e minoritaria. Cioè fallimentare.

Ma il tempo è finito, paradossalmente, anche per il Movimento Cinquestelle.

In Sardegna una fiducia così straordinaria nei confronti di una forza politica non la si vedeva dai tempi di Renato Soru nel 2004. Dove ha fallito Soru? Nella sua incapacità di creare una classe dirigente in grado di interpretare quello straordinario slancio popolare. Oggi la crisi sarda è matura (ne conosciamo tutti le cause) e  i Cinquestelle sardi, forti di una strabordante rappresentanza parlamentare, sono allo stesso bivio: o creano anche loro in tempi rapidi una classe dirigente in grado di fare propria la “questione sarda”, o falliranno. O si aprono alla società sarda, proponendo un percorso inclusivo che rischia anche di far vacillare le loro certezze ma che è sicuramente fecondo, oppure verranno schiacciati dal peso della responsabilità e dei problemi lasciati irrisolti dalla politica.

Aprirsi o rischiare di fallire: dipende solo da loro.

Perché il tempo è finito e altre strade a mio avviso non ce ne sono. Se non quella, già battuta, che porta dritti all’ennesima debacle. Ma lavorare per dare futuro alle speranze è un obbligo.

 

23 Commenti

  1. “Storicamente poco sensibile ai temi dell’indipendentismo/Spero che questa volta in città si lavori con più convinzione..”

    Forse per Cagliari si potrebbe studiare inizialmente una soluzione come ad Hong Kong… inutile volerli tirare dentro a forza in un progetto in cui attualmente non credono.

    • Che sia il caso di affrontare seriamente il tema dell’urbano in Sardegna? Anche perché mi sembra che neanche a Sassari in questi anni il verbo dell’autodeterminazione abbia attecchito più di tanto.

    • Ospitone says:

      Proprio perchè non ci credono bisogna iniziare da quì!!!!
      Cagliari è in Sardegna, che piaccia o no ,la rappresenta è un simbolo.
      Se vogliamo è il simbolo dei fallimenti di autodeterminazione del nostro popolo. Anche in passato (e con un esercito ) i Sardi ,con gli Arborea in testa, hanno mancato l’indipendenza, proprio perché non riuscivano a conquistare Cagliari e Alghero. Oggi la questione delle città è politicamente fondamentale (direi primaria se consideriamo l’elevato numero di abitanti): La rinuncia al confronto sarebbe segno di inconsistenza e sopratutto di incapacità.
      Ripeto : è il momento di smettere di giocare e fare le cose con convinzione.

  2. MARCO MELONI says:

    I 20’000 voti ad AutodetermiNatzione sono semi piantati in un campo non arato per bene da tempo. Che i chicchi fossero ancora pochi si sapeva, forse ci si augurava che non ci fosse tanto vento e pioggia durante la semina. Ma i tempi non li decidono i contadini ed urgeva la speranza di un raccolto.
    Nonostante tutto, questi semi sono piantati. Ora spetterà ad altrettanti elettori-coltivatori irrigare il campo e prendersene cura. E non basterà, occorrerà accogliere ed includere molte altre menti e braccia, con ancor più chiarezza, progettualità ed apertura.
    In particolare, alle parole chiave occorrerà dare sempre più sostanza e bussola. Sostituire alle domande autonomia sì o no, quelle sull’autonomia perché, per ottenere che cosa, per essere diversi come…
    Io vorrei che da quel seme nascesse una pianta sana e robusta di SARDISMO SOCIALE (o SARDITÀ, se si preferisce), l’acqua che proverò a portare, anche da lontano, avrà queste caratteristiche e mi auguro che sia essa a nutrirla, portata da tante mani, e non altra.
    Percorriamo vie meno battute per raggiungere il pozzo migliore: davanti alla scelta tra accentramento ed isolamento, scegliamo la rete tra popoli solidali; davanti alla scelta tra industria inquinante e disoccupazione, scegliamo l’economia sostenibile basata su rispetto e ricchezza del territorio (a partire dai prodotti della terra e dalla bellezza del nostro delicato paradiso); davanti alla scelta tra decisionismo governativo e caos politico, scegliamo la democrazia partecipativa; davanti alla scelta tra misoginia e misandria, scegliamo il femminismo; davanti alla scelta tra “prima gli italiani” e “prima i sardi”, scegliamo prima gli esseri umani e la terra sulla quale passano leggeri.
    MARCO MELONI

    • pietro porcella says:

      molte cose vere, sopratutto quella che i 20.000 semini piantati sono semini sani, che moltiplicheranno i frutti e i voti.

      • Ospitone says:

        Speriamo bene……ma le basi per un buon raccolto partono da Cagliari e interland (terreno non proprio fertile),un bacino di voti difficile da conquistare,storicamente poco sensibile ai temi dell’indipendentismo ,ma strategico e senza il quale non si è mai governato in Sardegna.
        Spero che questa volta in città si lavori con più convinzione,apertura e presenza capillare rispetto al passato.
        La terra è in basso per lavorarla bisogna chinarsi.

    • Marco Meloni says:

      Preciso, con serenità, di essere l’autore di questo testo, pubblicato come status sulla bacheca del mio profilo Facebook e condiviso con mio piacere da altri, ma di non essere stato io ad inserirlo tra i commenti di questo articolo. Tale precisazione non giunge né come forma di lamentela né per chiederne la rimozione, semplicemente fossi stato io l’autore di questo commento avrei dialogato con la riflessione di Vito Biolchini ed avrei evitato di esprimere un pensiero tematicamente collegato ma stilisticamente poco in sintonia con il ragionamento presentato ed il dibattito aperto. Un caro saluto, Marco

  3. Di una cosa bisogna darti atto: possiedi una testardaggine immensa. Con le tue pseudo-analisi politiche e i tuoi endorsement non ne azzecchi una (vedi Zedda&Maninchedda) ma non demordi. Complimenti!
    L’errore del tuo ragionamento è la pretesa di confrontare il voto politico con quello amministrativo, che – soprattutto in un posto come la Sardegna – hanno motivazioni e impulsi del tutto differenti. Alle prossime regionali i tuoi amati – pro tempore – indipendentisti faranno di certo meglio del 2,5 %. Rimarranno comunque del tutto marginali (come avvenne per Michela Murgia&C, non a caso sparita) perché non hanno una proposta credibile. Al netto di capi e capetti che sono più folklore che politica: manca loro una visione credibile di un eventuale futuro.
    Faranno molto meglio anche PD e destra, perché i voti, alle regionali, si giocano sui centri e centrini di potere locale e il M5S, per ora, non ha una base sufficiente per racimolare questa tipologia di voti. Come del resto dimostrato dalle regionali siciliane: ha vinto la destra, non il M5S, poi a queste politiche c’è stato il cappotto dei secondi. Se si rivotasse domani, rivincerebbe la destra.
    Se dovessi azzardare un pronostico, direi che alle regionali potrebbe succedere come in Sicilia: destra e M5S. Per il CSX c’è da aspettare e non è detto che l’attesa sia breve.
    Zedda? Il ragazzo ha naso e, fino ad ora, ha saputo gestire benissimo il proprio percorso politico. Il suo problema è che non c’è un partito cui possa riferirsi (gli sarebbe andato bene Pisapia, ma questo è un altro che ha naso, infatti ha pensato bene di sparire lasciando una pletora di orfanelli senza riferimenti). Se non si farà tentare dalla sindrome di Alamo, morendo in gloria, Massi potrebbe ricomparire al prossimo giro dopo un periodo sabbatico in qualche posticino in cui ha ancora possibilità di entrare. Bisognerà anche vedere cosa farà la sinistra (in Europa), se sparirà o saprà trovare una soluzione alla propria attuale irrilevanza.
    Infine una cosa che dicono in pochi: dopo queste elezioni, il sud è ancora più distante dal nord e più marginalizzato. La Sardegna in particolare. Se per caso la destra trovasse la sessantina di parlamentari che mancano e facesse un governo, ci aspetterebbero cinque anni durissimi, praticamente senza rappresentanza governativa. E alle prossime regionali non ci sarebbe storia.

  4. Mario Pudhu says:

    Indipendhentemente de dónnia e calesiògiat cunsideru (e aprétziu) po cust’arresurtau mannu de M5S (e podiant èssere fintzes su 100% de is eletos sardos e tènnere sa magioràntzia assoluta in su Parlamentu italianu), e indipendhentemente de calesiògiat programma (e aprétziu), si is Sardos no cumprendheus chi is males prus mannos e graves de sa Sardigna funt iscritos in sa dipendhéntzia de un’Istadu allenu e istràngiu, funt iscritos in sa RESPONSABBILIDADE de chie – calesiògia magioràntzia – guvernat s’Itàlia e dóminat sa Sardigna e si ndhe serbit po su chi bolet, e funt iscritos in sa IRRESPONSABBILIDADE e cumportamentos de cunseguéntzia de is Sardos etotu, si no cumprendheus chi su PROGRAMMA dhu faet sa dipendhéntzia, noso aus a sighire aifatu de totu is bentos, sighendho a pistare abba, sighendho a coltivare sa sfidúcia e incapacidade in noso etotu isperandho in chie no depeus, ibertandho a chie no tenet tempus po noso, sighendho a non bòllere fàere seriamente is contos mancu e innantis cun noso etotu e ne cun s’Itàlia.
    Autodeterminatzione est s’impostatzione giusta po s’unidade natzionale chi serbit a is Sardos? No dh’isco (e a donniunu sa responsabbilidade de su chi e comente dh’at fatu, dhu faet o no dhu faet).
    Geo natzo chi chie est politicamente e seriamente a custa parte de su Tirrenu depet fuliare a su muntonàrgiu dónnia e calesiògiat presuntzione e trebballare cun totu sa disponibbilidade e umilesa po fàere s’unione necessària de is Sardos po fàere cagiare una fortza significativa e credíbbile a is regionales de s’annu chi benit, e apitzu de unu programma chi no depet èssere de chimbanta mila cosas totu necessàrias, ma de unos cantu puntos chi pertochent immediatamente duas o tre cosas de su raportu cun s’Itàlia e unas cantu cosas de fàere chi pertochent su èssere e su fàere de is Sardos etotu (cosas chi dipendhent de noso). E in custu “mettere alla prova qui e adesso” calesiògiat guvernu italianu e is Sardos chi a calesiògiat títulu andhant o narant de andhare a Roma in númene de sa Sardigna.
    Ma si noso no poneus seriamente in crisi su raportu cun s’Itàlia e is partidos italianos (e mescamente de is Sardos de is partidos italianos) noso seus totus aria fritta, seus foedhandho solu ca portaus buca e aus a connòschere innanti sa Sardigna deserta de gente.

  5. oliviero nioi says:

    Oggi e da sempre l’ Indipendentismo Sardo è la storia ed il comportamento dei suoi capi e capetti! Mai che si cerchi di cogliere i bisogni e gli umori dei sardi e di cercare si soddisfare le loro esigenze! Gli indipendentisti in passato le chances le hanno avute e le hanno sciupate! Ora la palla passa al Movimento 5 Stelle e vedremo se loro sapranno interpretare i bisogni e l’umore dei Sardi! Ma ormai anche loro dovrebbero fare presto se non vogliono che il voto che hanno espresso i sardi a loro favore diventi per loro come una meteora!

  6. Grazia Pintore says:

    Condivido,in pieno l’articolo ,dovrebbe arrivare il momento che i politici sardi la smettano di pensare ai loro interessi e si occupino dei problemi dei lavoratori sardi,non mi sembra stiano molto bene.

  7. Bravo Biolchini, analisi lucida e condivisibile.

  8. Alessandro says:

    Il M5S è il partito più centralista che ci sia in Italia, possono essere anche in 100 sardi, se Beppe decide che si fa un nuovo poligono a Nurallao o un impianto di chimica verde a Vignola lo fa, poche storie.

    Capitolo indipendentismo. 2,5% è un fallimento per le attese, ma non capisco questa frase: “n nuovo soggetto politico (e non un semplice raggruppamento elettorale)”. Autodeterminatzione non è un partito propriamente detto, ma è un soggetto politico a tutti gli effetti, non è nè una lista nè una coalizione. Le singole sigle non hanno portato correnti o meccanismi da coalizione, la campagna è stata unitaria, le candidature idem. Tutto il resto son critiche da vedove, rimaste fuori per scelta, perchè magari volevano fare i capi con il loro bacino da riunione di condominio.

    Ah questa cosa del “nuovo soggetto politico” l’ha lanciata già la Zuncheddu ieri, le caratteristiche di tale soggetto prevedono le stesse linee guida di Autodeterminatzione. Perchè non unirsi? Evidentemente è più facile lamentarsi di non essere il capo di qualcosa…

    Autodeterminatzione è il nuovo soggetto politico, che piaccia o no. Agli altri rimane solo la scelta di unirsi oppure di lamentarsi allo specchio e/o di allearsi con i partiti italiani per essere preso in giro ancora una volta.

    Autodeterminatzione dovrà comunque riflettere ovviamente sui risultati, trovare forze nuove e fresche e soprattutto preparare un vero programma per le regionali (il dire “no ai trasseris” e “no ai partiti italiani” non basta, servono proposte concrete), ma indietro non si torna.

    • Ma non è assolutamente vero, mi dia esempi concreti di quando quello che dice lei sarebbe successo. I 5s hanno un programma chiaro e a differenza delle altre forze politiche hanno sempre votato secondo il programma (quando il governo non ha furbescamente inserito emendamenti a cazzo).

  9. pietro porcella says:

    quindi, secondo te, nessuna speranza da nessuna parte ?

    • O Pietro, ma lo hai letto il titolo? :-))

      • Fabio Curreli says:

        Bé Vito, scusa ma onestamente Pietro ha ragione. Secondo la tua lucida analisi, e aggiungendo un pizzico di lungimiranza sia gli indipendentisti che i 5S non hanno alcuna chance.
        O pensi davvero che i primi si siedano ad un tavolo tutti assieme e mettano da parte i propri ego a favore della causa comune sarda? Non lo hanno fatto in 10 anni, perché ora? E vuoi che i secondi, i pentastellati, possano ricoprire a pieno i loro ruoli di amministratori locali? Con quali esperienze e competenze?

        Il bivio a cui ti riferisci, a mio avviso , assume piu le sembianze di un vicolo cieco.

        Isperamus peró chi sos Sardos si’ nche pesene in bon’ora e chi cumprendan chi su caminu de leare est cussu chi ghirata a Sardigna, e non su chi leat a Roma.

        A menzus bider.

  10. Grazia Casu says:

    Analisi lucidissima

  11. 16 su 25 ! è un buon risultato? forse! potrebbe essere un’opportunità ! oppure una grande occasione mancata. Vedremo. In passato la frammentazione e la marginalità parlamentare sarda ha sempre impedito ai problemi storici sardi di emergere e divenire un caso nazionale come avrebbe meritato. Riusciranno i nostri 16 nuovi portatori d’interesse sardo a riuscire dove i loro predecessori hanno platealmente fallito? ovviamente non potranno contare sul supporto dei restanti nove,sia x la loro divisione naturale,sia per l’ovvia,quanto stupida, prassi di non portre legna al focolare avversario! buon lavoro

  12. Grazia Casu says:

    Perfettamente d’accordo.

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