Politica / Sardegna / Servitù militari

Sabato tutti a Capo Frasca! I cinque fattori che hanno convinto anche i non indipendentisti a manifestare

manif capo frasca

Avrebbero mai immaginato gli organizzatori della manifestazione di sabato prossimo 13 settembre davanti alla base di Capo Frasca che la loro iniziativa avrebbe suscitato un interesse così generalizzato (se non trasversale) nell’opinione pubblica sarda fino ad assumere i connotati di un appuntamento popolare e per certi versi storico? Io penso di no.

Quando l’iniziativa è stata comunicata (era lo scorso 2 agosto) ebbe dai giornali un trattamento a dir poco tiepido. Cos’è successo allora? Com’è stato possibile che una manifestazione organizzata da sigle minoritarie del panorama politico sardo (e minoritarie non suoni certo un’offesa perché è solo riferito solo alla loro capacità di attrarre consenso elettorale) abbia adesso l’adesione di partiti e soggetti con un grande peso politico e che sono lontani anni luce dall’approccio ideologico degli organizzatori?

Com’è possibile che anche il Pd ora guardi con interesse ad una iniziativa che non vuole chiedere la semplice mitigazione del danno provocato dai poligoni in Sardegna ma “il blocco immediato di tutte le esercitazioni militari, la chiusura di tutte le servitù, basi e poligoni militari con la bonifica e la riconversione delle aree interessate”, e questo partendo da una base politica precisa (“L’occupazione militare rappresenta la negazione più evidente della nostra sovranità nazionale e impedisce uno sviluppo socio-economico indipendente del nostro popolo, condannando la Sardigna all’infamante ruolo di area di servizio della guerra”)?

Cosa sta succedendo dunque? Tutta la Sardegna sta salendo sul carro del vincitore mediatico? Anche in questo caso, io penso di no.

La riflessione sulla metamorfosi del senso della manifestazione di sabato si impone alla luce della preoccupazione degli stessi organizzatori (A Manca pro s’Indipendentzia, Sardigna Natzione Indipendentzia, Comitato Sardo Gettiamo le Basi, Comitato Su Giassu, Comitato Civico Su Sentidu) che da qualche giorno manifestano una evidente insofferenza davanti al crescente consenso generalizzato che la loro iniziativa sta suscitando soprattutto in ambienti lontani anni luce dal loro.

Ieri, in un comunicato stampa dal titolo “facciamo chiarezza sugli obiettivi della Manifestada Natzionale Contra a s’Ocupatzione Militare”, ricordando gli obiettivi originari dell’iniziativa, A Manca pro s’Indipendenzia ha commentato:

Sarebbe un fatto singolare, se dovessero partecipare quegli stessi partiti italiani che da sempre ritengono irrinunciabile e non negoziabile l’occupazione militare della Sardegna. In quel caso spetterebbe ad essi giustificare questa contraddizione davanti ai sardi, perché le istanze della manifestazione sono chiare e inequivocabili.

Allo stesso modo Mariella Cao del Comitato Gettiamo le Basi ha sentito la necessità di affermare:

La risonanza anche internazionale della manifestazione del 13 settembre (…) è giunta persino al sempre dormiente ceto politico e alla classe dirigente sarda. Autorità varie, esponenti della casta, militaristi e filopoligoni annunciano la loro partecipazione. Hanno ripudiato, finalmente, l’ignavia e le incancrenite convinzioni di sempre e fatto propria la lotta per gettare le basi militari fuori dalla Sardegna e dalla storia? Oppure è uno dei tanti fuochi paglia, o peggio, il solito tentativo di cavalcare la lotta di popolo per portare acqua ciascuno al proprio mulino?

L’irritazione è evidente e anche comprensibile. Però ormai bisogna prendere atto che sabato davanti al poligono saranno presenti moltissime persone che non condividono per niente l’approccio politico degli organizzatori e nonostante questo manifesteranno in piena buona fede la loro contrarietà alle servitù militari nell’isola, così come saranno legittimamente presenti i rappresentanti di tanti partiti che oggi chiedono una politica nuova riguardo la presenza militare. Cos’è successo allora?

Cinque fattori hanno trasformato la manifestazione di sabato da iniziativa che avrebbe avuto una partecipazione limitata e una copertura mediatica vicina allo zero, ad un evento che finirà probabilmente nei tg nazionali. Cinque elementi che hanno consentito all’iniziativa di imporsi all’attenzione di tutti i sardi. Cinque fattori non prevedibili e che hanno modificato la percezione dell’iniziativa.

Il primo è legato alla maggiore risonanza che la manifestazione ha avuto da quando si è saputo che a settembre a Capo Frasca avrebbero partecipato alle esercitazioni anche le forze armate israeliane. Gli organizzatori avevano da subito messo in evidenza questo aspetto, che però ha rischiato immediatamente anche di connotare diversamente l’iniziativa, generando infatti non poche preoccupazioni tra chi voleva concentrare l’attenzione unicamente sul tema della liberazione della Sardegna dalle servitù. La presenza israeliana ha comunque mobilitato settori della sinistra radicale e costretto i mezzi di comunicazione a parlare dell’iniziativa che altrimenti nelle redazioni sarebbe stata trattata come “uno dei tanti sit in degli indipendentisti”.

Il secondo fattore (un gigantesco colpo di fortuna, ammettiamolo) è rappresentato dall’incidente di Capo Frasca: uno spot clamoroso senza il quale la notizia della manifestazione non sarebbe decollata, rimanendo ristretta a pochi ambiti.

La notizia dell’incendio però sarebbe rimasta segreta, o avrebbe avuto scarsa risonanza nei media, se ad intervenire non ci fosse stato il terzo fattore: Mauro Pili. È stato infatti il deputato ex Pdl a scoprire il fatto e a trasformarlo in notizia e in questione politica: se anche le sigle organizzatrici avessero saputo dell’incidente non avrebbero avuto la stessa forza del parlamentare, capace di imporlo all’attenzione di tutta la stampa e dell’opinione pubblica con il peso del suo ruolo e della sua notorietà.

Il quarto fattore si chiama Francesco Pigliaru: era scontato che il presidente della Regione chiedesse la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio regionale per parlare dei fatti di Capo Frasca? Ed era scontato che in quell’occasione (primo fra tutti i presidenti della Regione) si ponesse come obiettivo politico la chiusura di due poligoni su tre? Anche stavolta, io penso di no. Con le sue dichiarazioni Pigliaru ha sdoganato la manifestazione presso l’opinione pubblica di centrosinistra.

Infine c’è il quinto fattore, il fattore Unione Sarda. Il primo quotidiano della Sardegna ha fatto propria la battaglia contro le servitù militari. L’ha fatta propria chiaramente in modo proprio, e sarebbe sciocco pretendere che collimasse con quello degli organizzatori della manifestazione o delle forze politiche in campo. Perché l’Unione abbia assunto questa linea non è un argomento che in questo momento mi interessa: ciò che è importante è che lo ha fatto, portando il tema delle servitù militari in prima pagina e in maniera dichiaratamente critica e quindi dando un formidabile aiuto agli organizzatori della manifestazione di sabato.

Morale della favola: gli eventi accaduti nelle ultime settimane e il modo in cui i media li hanno trattati hanno irreversibilmente trasformato il senso percepito dall’opinione pubblica della manifestazione del 13 settembre: e non poteva essere diversamente. Ecco perché anche tanti non indipendentisti saranno presenti a Capo Frasca. Non ci fossero stati questi cinque fattori la manifestazione avrebbe mantenuto la sua “purezza ideologica”: ma non avrebbe avuto l’impatto che sta avendo ora.

Il fatto che le persone attese siano ora nell’ordine delle migliaia e non più delle centinaia è un successo di cui gli organizzatori devono andare fieri, senza pretendere però a questo punto di fare l’esame del sangue a chi sabato sarà davanti al poligono, né cedendo alla tentazione di sconfessare presenze sgradite.

La manifestazione di sabato è ormai una manifestazione di tutti perché (contrariamente a chi afferma che la battaglia contro le servitù non è né di destra, di centro o di sinistra), il lavoro portato avanti soprattutto dagli indipendentisti in questi ultimi dieci anni fa sì che oggi sia possibile un approccio critico al tema dei poligoni sia da destra che da sinistra che da posizioni di centro.

Va dunque dato atto agli organizzatori di avere dimostrato una grande lungimiranza politica. Ma così come la stragrande maggioranza dei sardi che votò no al nucleare non era indipendentista (benché la consultazione fosse stata ideata e promossa propria dagli indipendentisti) è possibile che sabato la maggioranza dei presenti non si riconoscerà nella piattaforma ideologica alla base dell’iniziativa. È questa la sfida politica vera che l’indipendentismo ha davanti: l’essere inclusivo e non settario. Perché la battaglia contro le servitù è solo all’inizio e ha bisogno di una massa critica maggiore di quella che oggi le forze indipendentiste possono mettere in campo.

Sabato a Capo Frasca ci sarà anche il Pd? Meglio così: starà agli organizzatori poi sfruttare a proprio vantaggio questa presenza.

Questa mia posizione viene scambiata dall’amico Adriano Bomboi come moderatismo. Ma a lui faccio la stessa domanda che ho rivolto al presidente Pigliaru: con quali armi pensa di liberare la Sardegna dalle servitù? Con quali strumenti, posto che è lo stesso Bomboi ad affermare (nel post “Servitù e libertas: perché sui poligoni bisogna smettarla di fare i moderati”) che non sta “invitando a trasformare i cancelli di Capo Frasca nel bersaglio di una nuova guerriglia No TAV, sono contro la violenza e per la democrazia”? Cosa significa affermare che “bisogna capire che a Roma occorre parlare chiaro”? Secondo me  poco o nulla. Quella contro le servitù è una partita a scacchi, non a zacch’e poni.

Pigliaru ha bisogno di un movimento popolare che sostenga la sua battaglia, gli indipendentisti di una sponda politica che al momento non hanno e che possono però condizionare con la forza delle loro argomentazioni e della capacità di mobilitazione. Sì, interpreta bene il mio pensiero Bomboi, io penso realmente che “le servitù militari si allontanano unendo le nuove istanze del presidente Pigliaru a quelle del variegato movimento anti-basi”. In questa fase, una mano può lavare l’altra e tutt’e due lavarsi il viso.

È il gioco della politica, fatto di condizionamenti reciproci, di situazioni inaspettate da cogliere al volo, di posizionamenti tattici e strategici avendo ben presente sia l’obiettivo finale che i rapporti di forza. Per cui cari amici organizzatori, accettate di vedere trasformata la manifestazione di sabato in una festa di tutti, in un punto di partenza e non certo di arrivo di un movimento che ha già alle spalle tanti anni di dure battaglie, quasi sempre solitarie. Godetevi questa vittoria e guardate avanti: il lievito di questa stagione storica siete voi.

Poi sono d’accordo con Mariella Cao quando afferma che alla politica va concessa una chance e “di dimostrare con i fatti di essere dalla parte della Sardegna. Il primo test sarà la costituzione della Regione come parte civile nel processo Quirra il 23 settembre”. Dopo le dichiarazioni rese in Consiglio, il presidente Pigliaru non può tirarsi indietro.

 

14 Commenti

    • Giorgio Asuni says:

      Oggi è un grande giorno…ha ragione Vito…non è la giornata per fare le analisi del sangue a chi manifesterà, nè di avere il collo rivolto all’indietro per guardare cchi ha indossato tute mimetiche o stava su schieramenti nazionali…ora uniamo i Sardi nel cammino che ci deve portare a liberarli dalle servitu’..
      Io ci sarò per questa ragione

  1. Efis Pilleri says:

    medas kistionis
    un’arrespusta sceti
    INDIPENDENTZIA

  2. Vi è anche un altro fattore che ha fatto in modo che tale manifestazione assumesse risvolti così ampi, va riconosciuto il lavoro dei tanti comitati eco-terriotriali ormai presenti sul territorio sardo che collaborano in rete tra di loro e uniscono le forze nelle diverse emergenze ambientali e sanitarie, nelle quali vi entrano in pieno le basi militari. In realtà va riconosciuto il merito agli organizzatori e ai comitati che da anni si battono per questa causa. Sabato saranno in tanti sotto forme diverse ad esprimere la volontà di voltare pagina, ma ovviamente non basterà, ai vari politici trascorrere un paio d’ore sotto il sole, al poligono per essere più credibili nella loro azione se poi non seguiranno i fatti.

  3. gaetano murru says:

    Benvenuti/Bentornati in Sardegna!

  4. Condivido pienamente questo post. Perdonatemi se, da orgolese, ricordo Pratobello come momento storico-spartiacque a diversi livelli: la lotta fu promossa, organizzata e animata dal Circolo Giovanile con “spirito comunista” ma la partecipazione fu davvero coralee vide protagonisti anche coloro che non condividevano l’ideologia del Circolo. Rimasero, dopo, le differenze e la dialettica anche accesa ma, sicuramente, quell’esperienza unitaria, pacifica, l’esserci stati, è stato un grande balzo in avanti nella crescita civile della comunità orgolese
    Esperienza che ha lasciato un segno forte nell’animo e nella mia esistenza/vita sociale; all’epoca avevo 12 anni.
    Un mese fa desideravo andare a Capo Frasca, oggi ritengo mio DOVERE esserci. E che sia, davvero, un alzare la testa insieme alla speranza

  5. gianfranco bitti says:

    Hai centrato il tema : in politica i tempi e la fortuna contano. Anch’io spero che i politici sappiani cogliere l’occasione per rilanciare il dibattito sull’autonomia della Sardegna, negli ultimi anni fortemente indenbolita, anche come strumento per aggredire la crisi. Ci saro e invitero’ piu gente possibile

  6. Le basi sono un problema di tutti i sardi e una manifestazione “natzionale” è di tutti i sardi… è chiaro. Ma penso anche io che appartenere a un partito che ritiene i poligoni in Sardegna “strategici per lo stato” e “irrinunciabili” è oggettivamente una grave contraddizione. Tutte le segreterie romane hanno questa posizione e i dirigenti sardi di quei partiti non possono fare finta di niente.

  7. Angelo says:

    Detta senza polemica ma come sincero augurio: sarebbe davvero un evento memorabile se diventasse chiaro una volta per tutti che le “battaglie degli indipendentisti” sono sempre state e sempre saranno battaglie per la Sardegna e per tutti i sardi.

  8. “Più Ombrelloni e meno Cannoni!”
    Portatevi l’ombrellone da spiaggia sabato e apritelo davanti ai cancelli di capo Frasca,
    Sarebbe bello vedere una distesa di ombrelloni colorati davanti alle recinzioni della zona militare.
    La mattina l’ombrellone lo potete aprire a Pistis che è a pochi km dalla base e merita!
    M.

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