Politica / Sardegna

Pigliaru crede nell’Italia di Renzi, io no. E adesso come dice Vasco Rossi…

“Voglio proprio vedere / come va a finire”

Tra le tante qualità del presidente Pigliaru c’è anche quella di essere permaloso. Il mio post “Il Pd apre il dibattito sul mezzogiorno ma Pigliaru si rifiuta di parlare della Sardegna” non gli è piaciuto e me lo ha detto pubblicamente qualche giorno fa (“Mi hai trattato malissimo…”) nel corso di una iniziativa da me coordinata a Cagliari in cui si parlava dei fondi Por 2014-2020.

Ovviamente non ero nelle condizioni di poter replicare e infatti non l’ho fatto. E devo dire che non ho intenzione di farlo neanche adesso visto che la riposta del presidente non solo non mi ha convinto per niente ma anzi ritengo che abbia (dal mio punto di vista) anche aggravato la sua posizione.

Mettiamola così: Pigliaru crede nell’Italia di Renzi, io no. È una cosa curiosa visto che il suo cognome finisce per u e il mio no, che suo padre è nato ad Orune e il mio a Bressanone: però è così.

Pigliaru crede che la salvezza della Sardegna passi per la salvezza dell’Italia: io credo che la Sardegna debba invece trovare una sua strada (che non significa necessariamente l’indipendenza) che la porti ad avere più poteri da esercitare autonomamente.

Poi Pigliaru ritiene che Renzi sia il primo presidente del Consiglio che si sta occupando di Mezzogiorno: vorrei sapere esattamente con quali provvedimenti.

Pigliaru ritiene inoltre che i mali della Sardegna siano soprattutto l’assenza di meritocrazia e l’assistenzialismo. Io penso che il problema sia invece la qualità della nostra classe dirigente.

Sulla meritocrazia nulla da eccepire, ma non mi sembra che il presidente con le sue scelte la stia mettendo in pratica: alcuni assessori non dovevano neanche essere nominati, altri dopo sei mesi potevano tranquillamente essere rimandati alle loro precedenti occupazioni: ma se dopo un anno e mezzo stanno ancora al loro posto evidentemente io e il presidente abbiamo un metro di valutazione diverso.

Anche sull’assistenzialismo forse parliamo lingue diverse: altrimenti i contratti che consentono all’editore Sergio Zuncheddu di affittare alla Regione locali che poi restano vuoti sarebbero stati prontamente disdetti. Non è andata così.

Pigliaru assume il tono di chi dice “lasciateci lavorare” e io rispondo: e chi ve lo sta impendendo? Piuttosto lavorate!

Dopo un anno e mezzo a che punto è la riforma dello statuto? E la nuova legge elettorale? E la legge urbanistica? E il nuovo corso sulle servitù militari? E la vertenza entrate?

Come andrà a finire la riforma degli enti locali? Temo male.

E quella della sanità? Idem, e mi dispiace. Perché il metodo messo in campo dall’assessore Arru è assolutamente condivisibile ma sconta un peccato mortale: il ritardo.

Un anno fa la riforma sanitaria avrebbe potuto godere di una forza che discendeva direttamente dal consenso elettorale, una forza che avrebbe limitato le agghiaccianti rivendicazioni feudali portate avanti da politici di ogni ordine e grado e di cui i giornali ci danno conto quotidianamente; oggi invece la politica sarda è totalmente per aria e il fallimento clamoroso della festa regionale dell’Unità (penosamente occultato, per un motivo o per un altro, dai maggiori organi di informazione) ne è la rappresentazione più evidente.

Con questo clima, come pensa il presidente di poter portare a casa una riforma di questo genere?

Pigliaru ha perso tempo ma evidentemente solo perché non aveva le idee sufficientemente chiare sulla strada che voleva far prendere alla Sardegna, altrimenti una riforma come quella sanitaria l’avrebbe proposta pochi mesi dopo la sua elezione (per dirla tutta così come Soru fece la Salvacoste, in quattro e quattr’otto).

Fra qualche settimana sapremo che fine faranno le richieste su trasporti energia ed insularità avanzate dal nostro presidente a Renzi lo scorso mese di maggio. Pigliaru si dice ottimista e noi tutti siamo con lui. Staremo a vedere ma l’aria che tira mi sembra che non sia è delle migliori. Saremo costretti a fare buon viso a cattivo gioco? Io certamente no.

In ogni caso, io non escludo che l’amministrazione Pigliaru possa ancora raggiungere significativi traguardi e portare a casa risultati di tappa importanti: sinceramente me lo auguro. Però ritengo anche che abbia già sostanzialmente esaurito la sua spinta e che politicamente non rappresenti più alcuna novità: game over. Con buona pace dei sovranisti, annegati in un bicchier d’acqua.

“E quindi mi stai dicendo che non c’è nessuna specificità, nessuna originalità, che il modello Pigliaru non esiste, che il Pd in Sardegna e a pezzi?” mi ha chiesto qualche giorno fa l’inviato di un noto giornale italiano, anche lui colpito dal post che tanto è piaciuto anche al presidente. Sì, è così: il modello Pigliaru non esiste più, ora c’è solo casino. A tutti i livelli.

Non ho altro da aggiungere. Però adesso, come cantava una volta Vasco Rossi, “Voglio proprio vedere / come va a finire”.

 

12 Commenti

  1. LUCIDA says:

    Oh Pigliaru, bogarì sa divisa!

  2. Ghostwriter says:

    Cavolo! Avessi saputo che anche quest’anno è stata organizzata la festa festa (cit. Is Callonarasa) democratica (dell’unità, renzi summer festival o come diavolo si chiama ora) avrei fatto di tutto per evitarla.

  3. Siamo sicuro che l’assistenzialismo riguardi solo Zuncheddu e non anche sanità, lavori pubblici e compagnia bella? 😉

  4. gaetano says:

    …si, ma perche’ al momento del voto sostieni sempre il pd, centrosinistra?

  5. Pigliaru: sangue dal naso.

  6. Mi piace che a corredo del tuo articolo abbia messo la canzone di Vasco Rossi. In aggiunta te ne propongo un’altra, anch’essa pertinente: “Si può dare di più”, del trio Morandi-Ruggeri-Tozzi. Attenzione anche alle parole, che dedichiamo al presidente Pigliaru e alla sua Giunta fin troppo benevolmente classificabile nell’ambito di “aurea mediocritas”. La Sardegna ha bisogno di molto di più!
    ———————
    Si può dare di più
    Morandi, Ruggeri, Tozzi ( https://www.youtube.com/watch?v=2EJpF0E6xUk )

    G.Bigazzi – U.Tozzi – R. Riefoli
    (1987)

    In questa notte di venerdì
    perché non dormi
    perché sei qui
    perché non parti
    per un week-end
    che ti riporti dentro di te.

    Cosa ti manca cosa non hai
    cos’è che insegui se non lo sai
    se la tua corsa finisse qui
    forse sarebbe meglio così.

    Ma se afferri un’idea
    che ti apre la via
    e la tieni con te
    o ne segui la scia
    risalendo vedrai
    quanti cadono giù
    e per loro tu puoi
    dare di più.

    In questa barca persa nel blu
    noi siamo solo dei marinai
    tutti sommersi non solo tu
    nelle bufere dei nostri guai.

    Perché la guerra, la carestia
    non sono scene viste in TV
    e non puoi dire lascia che sia
    perché ne avresti un po’
    colpa anche tu.

    Si può dare di più
    perché è dentro di noi
    si può osare di più
    senza essere eroi
    come fare non so
    non lo sai neanche tu
    ma di certo si può
    dare di più.

    Perché il tempo
    va sulle nostre vite
    rubando i minuti di un’eternità’.
    E se parlo con te
    e ti chiedo di più
    e’ perché te sono io
    e non solo tu.
    (…)

  7. Mettere sullo stesso piano Sardegna e ex regno delle due Sicilie è come confondere le pere con le zucchine.

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