Politica / Sardegna

Il Pd apre il dibattito sul Mezzogiorno ma Pigliaru si rifiuta di parlare della Sardegna (ascoltare per credere)

Pigliaru_Pd

Il presidente Pigliaru nel corso della direzione del Pd convocata per parlare dei problemi del Mezzogiorno

Poteva parlare dell’emergenza trasporti.

Poteva parlare del costo dell’energia.

Poteva parlare di servitù militari.

Poteva parlare delle immense aree che attendono di essere bonificate.

Poteva parlare dei soldi che lo Stato ancora ci deve.

Poteva parlare di scorie nucleari.

Poteva parlare dei problemi specifici dell’istruzione.

Poteva parlare dell’emergenza demografica.

Poteva parlare dell’enorme divario infrastrutturale che esiste fra l’isola e il resto del paese.

Poteva parlare di lingua sarda nel servizio pubblico radiotelevisivo.

Poteva parlare dell’assalto ai terreni agricoli da parte degli speculatori dell’energia.

Poteva parlare dello spopolamento dei nostri paesi.

Poteva parlare di tante cose.

Poteva parlare, in sintesi, della Sardegna.

Poteva farlo. Ma non lo ha fatto.

Intervenendo in qualità di presidente della Regione alla direzione del Pd tenutasi due giorni fa per trattare il tema del Mezzogiorno (questo è il suo intervento), Francesco Pigliaru ha detto:

“La Sardegna ha dei problemi specifici dei quali stiamo parlando col governo e di cui non voglio parlare adesso”.

Quindi Pigliaru ha preferito parlare d’altro. Perché? Eppure quella era la sede giusta, il luogo ideale.

Pigliaru si è tirato indietro. Perché?

Ha evitato di parlare dei problemi della Sardegna per non far fare una figuraccia al Pd e a Renzi? O perché teme di non reggere lo scontro?

Perché Pigliaru ha volutamente evitato di parlare della Sardegna?

Perché temeva di non ottenere quelle risposte che tutti ci aspettiamo? O perché sa in cuor suo che Renzi sta bluffando, che il dossier su infrastrutture, trasporti ed energia presentato al presidente del Consiglio nei mesi scorsi e che verrà trattato da settembre, di fatto verrà insabbiato? Oppure perché teme un’accusa di inefficienza alla sua giunta da parte del presidente del Consiglio (che generalmente reagisce così quando viene attaccato da qualche rappresentante delle autonomie locali)?

In una riunione così importante, Pigliaru doveva portare all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica italiana i problemi della Sardegna. Non lo ha fatto. Ha detto però che il governo Renzi ha “lavorato tanto e spesso bene per la Sardegna”.

In realtà doveva dire il contrario: “La Sardegna, da me guidata, ha lavorato tanto e spesso bene per l’Italia, evitando di aprire un duro conflitto politico e istituzionale con lo stato centrale, conflitto senza il quale la nostra isola non può uscire dal vicolo cieco in cui è finita”.

Pigliaru può voltare la testa finché vuole, ma se vorrà veramente affrontare i problemi dell’isola non potrà fare a meno di entrare in rotta di collisione con le politiche statali e con quelle del governo Renzi. Quella di venerdì era una buona occasione per iniziare a mettere i puntini sulle i, l’esito invece è stato sconcertante.

Quanto al resto c’è poco da dire. Certo, accusare il sud di assistenzialismo senza evidenziare nemmeno una delle cause che lo hanno provocato significa abbracciare tesi inconsciamente antimeridionaliste, ma non mi sembra che il Pd di oggi tenga in grande conto le analisi di intellettuali del calibro di Villari, Gramsci, Fortunato, Salvemini, Nitti, Sturzo, Dorso, Rossi-Doria e Saraceno.

E nell’azione di questa giunta non vedo certo riflettersi il pensiero di Umberto Cardia.

E come si può parlare di Mezzogiorno senza pronunciare neanche una volta, e neanche per sbaglio, le parole “lotta alla criminalità organizzata”, “lotta alla mafia”, “lotta alla camorra”, “lotta all’ndrangheta”, “lotta alla corruzione”?

Per il resto, come non essere d’accordo con Pigliaru? “Il Mezzogiorno ha un problema di produttività”, “Basta assistenzialismo, servono idee e istruzione”: giusto. Tanta genericità non poteva che piacere a Renzi, che in sede di replica ha infatti apertamente lodato l’intervento del nostro presidente della Regione.

Che ha aggiunto:

“Il Mezzogiorno ha bisogno di fiducia. E la fiducia non c’è perché nel sud le istituzioni funzionano meno bene che altrove (…) questo è il grande problema, finché i cittadini vedranno che le istituzioni funzionano male non potrà partire alcun nuovo circolo virtuoso”.

Appunto: la Regione Sardegna, governata da Pigliaru e dalla sua giunta, funziona bene o male?

Poi sarebbe stato bello che Pigliaru avesse almeno detto “No all’assalto delle multinazionali” come oggi titola a pagina due la Nuova Sardegna. Ma una affermazione del genere il presidente nel corso del suo intervento non l’ha proprio fatta. Peccato.

 

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