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Con la scusa della crisi e con la retorica della casta, l’Italia rischia l’involuzione democratica. E nascerà una nuova supercasta di politici…

Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Ma tagliando tagliando può nascere la supercasta”.

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Sardegna, 2014: si torna alle urne per eleggere il nuovo Consiglio regionale. Così come previsto dai tagli anticrisi varati nel 2011, in via Roma siedono appena trenta consiglieri, cinquanta in meno rispetto alla scorsa legislatura. Il presidente guida invece una giunta composta da sei assessori (prima erano il doppio). I sardi non hanno votato per le otto province: sono state tutte abolite nel 2011. Lo scorso anno, nel 2013, erano invece tornati alle urne per le elezioni politiche. Per effetto del dimezzamento dei parlamentari, i deputati sardi a Roma ora sono nove, i senatori cinque.

Questa è l’Italia che molti sognano. Un paese in cui una Regione come la Sardegna è governata da cinquanta persone in tutto (proprio così), tra consiglieri regionali, assessori e parlamentari. È evidente che la retorica contro la casta rischia di consegnare il paese nelle mani di una nuova super casta di politici. Chi lo ha detto infatti che questi cinquanta superstiti sarebbero in grado di governare meglio degli attuali 383 (tanti sono infatti i presidenti, assessori e consiglieri della Regione e delle otto province)? Avremmo la certezza della loro maggiore preparazione? Evidentemente no. L’equivoco sta tutto nella convinzione, errata, che basti tagliare i costi della politica per selezionare una classe dirigente migliore e liberare risorse per lo sviluppo: non è così, anzi.

In Sardegna, l’abolizione di tutte le province (come vorrebbe il presidente Cappellacci) e la drastica riduzione dei consiglieri regionali nonché dei nostri parlamentari consegnerebbe i sardi ad una classe politica simile al notabilato di fine ottocento, e nel migliore dei casi ancora più dipendente dai poteri romani. I nostri politici sarebbero inoltre più ricattabili dai poteri economici, gli unici in grado di sostenere campagne elettorali sempre più costose. Da anni diciamo che le ragioni della politica non devono appiattirsi su quelle dell’economia: in questo modo la politica sparirebbe del tutto.

La Regione, inoltre, ridotta ad un manipolo rappresentanti, privata di risorse e senza l’ausilio delle province, dovrebbe restituire deleghe allo Stato: sarebbe la morte definitiva dell’autonomismo.

Ma i partiti e i sindacati cosa pensano a riguardo? Quanti consiglieri regionali, quante province e quanti parlamentari dovrebbe ragionevolmente avere la nostra isola per affrontare i suoi problemi e rappresentare tutti i sardi ? A questa domanda occorre una risposta immediata. Perché senza una nuova architettura istituzionale e la capacità di selezionare una classe dirigente migliore e più responsabile i tagli alla politica rischiano di essere dannosi. E la crisi solo il pretesto per restringere pericolosamente gli spazi di rappresentanza e di democrazia.

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17 Commenti

  1. fabio argiolas says:

    Reblogged this on Su Seddoresu.

  2. Pingback: Fra tre mesi i sardi alle urne per i dieci referendum che rischiano di cambiare la politica isolana! Ecco chi li teme e perché, di Vito Biolchini | Fondazione Sardinia

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  4. Luigi Pilloni says:

    “Chi lo ha detto infatti che questi cinquanta superstiti sarebbero in grado di governare (peggio)meglio degli attuali 383 (tanti sono infatti i presidenti, assessori e consiglieri della Regione e delle otto province)? Avremmo la certezza della loro maggiore preparazione? Evidentemente (sì)no… ” non ti pare troppo tendenziosa questa frase? prova a sostiuire quanto hai scritto con le parole tra parentesi il significato è totalmente diverso ed altrettanto valido… ergo tagliamo con coraggio perchè tagliare non è sinonimo di peggiore!!

  5. Piccolo esempio pratico: con la soppressione dei Comitati di Gestione delle UU.SS.LL. e l’avvento dei direttori generali dei direttori amministrativi e sanitari nella gestione della sanità, sono finiti gli sprechi? Eppure anche questa riforma era stata adottata all’insegna della moralizzazione, tra l’altro sotto la spinta di quell’onest’uomo di Delorenzo, del contenimento delle spese ecc. (una sola triade – Dir. Gen. Ammin. e Sanit. -di una ASL percepisce più di quanto percepissero tutti i membri dei Comitati di Gestione di tutta l’isola). Alla luce di questa esperienza, che peraltro non è l’unica, Non sarebbe più semplice adottare norme che impediscano ai nostri rappresentanti di rubare o compiere malversazioni, anzichè sopprimere gli organismi di rappresentanza? O più semplicemente costringere i partiti a candidare e far eleggere gente seria? Meditate gente, meditate.

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  7. Massimo says:

    Si, è la stessa riflessione che Osvaldo Napoli, presidente ANCI, ha svolto la settimana scorsa in tv.

  8. Graziano Milia says:

    Quanta confusione! Quanto ha ragione Biolchini nel suo editoriale di oggi su Sardegna Quotidiano quando scrive che la lotta alla casta con linguaggi e proposte sbagliati, corre il rischio di favorire il sorgere di una casta ancora più elitaria. Quanto ha ragione Zagrebelsky quando dice “noi non solo pensiamo in una lingua, ma la lingua pensa con noi o, per essere più espliciti, per noi”.
    Capita che il mondo stia andando a rotoli, che la recessione sia alle porte, che la crisi del capitalismo assuma sempre più connotati strutturali e di assenza di prospettiva, che vi sia un terribile bisogno di politica e di grande partecipazione alla vita della società e delle istituzioni…e alcuni di noi spesso anche in buona fede, che fanno? Salgono su una locomotiva che assomiglia a quella di “Cassandra Crossing”.
    Per intenderci, sono convintissimo anch’io ci sia un grave problema relativo agli sperperi propri di chi esercita funzioni di governo o di rappresentanza politica ma sono altrettanto convinto che basti vigilare sulle regole che già ci sono ed introdurne poche altre per risolvere il problema. Faccio un solo esempio: gli assistenti parlamentari. Sono indispensabili ma devono essere assunti dalle istituzioni con regolare contratto e non sottopagati in nero con i titolari della carica che si intascano il resto. Accade già nel Parlamento Europeo, perché non in quello Italiano o nei vari Consigli Regionali? Tutti i rimborsi forfettari, perché non abolirli e sostituirli con rendicontazioni motivate delle spese effettivamente sostenute? Le Province, perché non ridurle sul serio ed in base a ragionamenti di natura territoriale e non semplicemente aritmetici? Le incompatibilità, perché non eliminarle quando non siano generate da “conflitto di interessi”, ottenendo così un notevole risparmio perché già oggi per legge l’incompatibile può percepire una sola indennità? Potrei continuare ma mi fermo, aggiungo solo che basterebbe su tutto applicare le norme europee a partire dalla riduzione delle indennità, per arrivare alla totale libertà di partecipazione nei concorsi per i ruoli dirigenziali, senza vincoli di alcuna natura (oggi solo chi è già nella Pubblica Amministrazione può partecipare, creando una casta assai più potente e chiusa anche se meno visibile).
    Ma torno a Biolchini. Sottoscrivo tutto il suo articolo. Aggiungo che l’antipolica ha sempre favorito pochi e poche oligarchie e anche oggi è così. Non solo per quello che dice Biolchini ma perché quando vedo i grandi gruppi imprenditoriali-editoriali di destra, di sinistra e di centro muoversi all’unisono e con lo stesso linguaggio, diffido. Sole 24, Giornale, Stampa, Corriere della Sera, Repubblica e tutti i loro derivati locali. Quando a questi si aggiunge Confindustria, luogo di ritrovo degli imprenditori più straccioni del Mondo Occidentale, che tutto sanno fare fuorché competere con i mercati globali. Quando si aggiunge, ancora, la Conferenza Episcopale Italiana. Beh! allora inizia ad essere tutto chiaro: i poteri forti (così si diceva un tempo), minacciati si stanno rimettendo insieme. Forse è l’unica dinamica che abbiamo ereditato dal secolo scorso insieme all’autolesionismo ed alla coglioneria (detto alla toscana e quindi non in termini offensivi…Freud più elegantemente parlerebbe di ansia di autodistruzione) della Sinistra.
    Tutto sono disposto ad accettare da tutti, anche di sedermi intorno ad un tavolo e parlare di riforme vere da fare insieme ma non di essere preso per il sedere. Sarò noioso e vecchio ma non intendo prendere lezioni da chi pontifica con scarpe rosse fatte su misura da Prada o da chi, appartenendo ala famiglia imprenditoriale che ha inventato l’esportazione dei capitali all’estero, oggi mi dice “sono più ricco è giusto che paghi più tasse di altri” (bella scoperta, quasi fosse un atto di generosità).
    A molti di noi infine dico: alla locomotiva di “Cassandra Crossing”, preferisco ancora il cuore e la passione di quella di Guccini.

    • Franco says:

      Ma il graziano milia che si riempie la bocca di buoni propositi e’ forse il presidente della provincia? No, perché se così dovesse essere c’e proprio da ridere. Cominci a guardare prima in casa propria, assicurando la dovuta trasparenza degli atti e poi ne riparliamo. Se le determinazioni del suo ente non venissero nascoste, se venissero pubblicate come legge prevede molto probabilmente il presidente dovrebbe nascondersi. Perché gli sprechi della casta verrebbero tutti fuori. Vogliamo parlare degli oltre 20 convenzionati per la casta politica della provincia? E del ricorso sistematico agli interinali, che si volevano anche stabilizzare? E delle spese pazze di rappresentanza, quelle per le missioni, viaggi, soggiorni, alberghi, cene e pranzi, telefonini, iPad, etc etc etc… E per l’acquisto di centinaia di copie di inutili libri, buttati negli armadi, ne vogliamo parlare, presidente? Che poi basterebbe fare una piccola ricerca per scoprire quali case editrici sono state beneficiate. Ci dica ora, caro presidente, i suoi libri con quale casa editrice sono stati pubblicati? Ohi ohi ohi!

      • Franco says:

        Dimenticavo una cosa, sig graziano milia: la vogliamo rendere pubblica la lista di tutti i contributi concessi dalla provincia negli ultimi 5 anni? Magari con quella di tutti i convenzionati e interinali, così capiamo come ha fatto la lotta alla precarizzazione del lavoro, tema che dovrebbe essere caro alla sua parte politica. O sbaglio?

  9. La modifica dell’architettura istituzionale non può essere figlia del qualunquismo anti casta.
    La razionalizzazione delle funzioni e delle rappresentanze è necessaria, ma all’interno di una riforma più complessiva del sistema elettorale e della selezione delle candidature. Più si riduce il numero dei rappresentanti più deve essere garantita la democraticità della loro elezione. Attenzione poi al deficit di democrazia che si creerebbe con l’accorpamento dei piccoli comuni che manterrebbero una figura del tutto impropria e simile al vecchio Podestà.

  10. Stavolta Vito sei fuori fuoco secondo me. Non si può mischiare il problema della selezione della classe dirigente con quello del numero dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. Sono due cose completamente slegate fra loro. Si può promuovere un sistema di selezione della classe dirigente insieme ad una riduzione del numero degli eletti, che riporterebbe la sardegna, tra l’altro, nella normalità occidentale: ad esempio in Germania, nei land, c’è un rappresentante ogni 100mila abitanti, in Lombardia uno ogni 125mila. Altri esempi in questo video http://bit.ly/qcsE1Q tratto da Prossima Fermata Sardegna che affronta proprio questo tema.

    • Mi sono spiegato male: anche secondo me non si possono mischiare la questione della selezione della classe dirigente con il numero dei nostri rappresentanti nelle istituzioni. Ma in questo equivoco c’è chi ci sguazza, facendoci credere che un taglio ai posti della casta produrrà automaticamente una classe dirigente migliore. Ma sono, come dici tu, due cose completamente slegate tra loro.

  11. Enrico says:

    condivido il tuo intervento, che solo un nonpolitico poteva permettersi di fare senza correre il rischio di essere linciato da un pericoloso connubio di falsi moralisti e antidemocratici convinti…
    Riduciamo le indennità, non più di due mandati e primarie per legge con albo degli elettori.

  12. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Senza contare poi che, quando c’era una partita con la bidda vicina, finiva regolarmente a croppusu e a pedra in conca.
    Se uno vinceva fuori casa doveva scappare comenti de unu leppuri cuttu de su cassadori.
    Cosa eleggono un Sindaco neutro magari nato da un matrimonio misto fra un autoctono e una disgraziada “strangia” della bidda vicina?
    Se poi l’accorpamento dovesse essere a tre è ancora peggio perché bisognerebbe eleggere un Sindaco baricentrico.
    Unu casinu!!!!
    L’altra cosa da fare potrebbe essere giusto quella di vietare tassativamente i derby per non costringere il Sindaco e la “giunta eletta” a si ponni in mesu e a non tifai po su Casteddu.

  13. condivido in pieno, peraltro non è stato citato l’accorpamento dei consigli comunali, l’eliminazone delle circoscrizioni e la mancanza di un contrappeso fondamentale che è il parlamento formato attualmente da componenti che non sono espressione dei territori ma di un listino bloccato dalle segreterie dei partiti.
    insomma dal 2013 in poi potrebbe essere luca barbareschi o vittorio sgarbi il primo referente dei cittadini di goni, pompu, armungia, lei e così via a meno che non si preveda di re-istituire la figura del podestà…

  14. Ho appena trerminato di leggere l’editoriale di oggi su il Sardegna. Ottimo pezzo. Vorrei esporre due mie considerazioni . 1- è vero che il numero dei rappresentanti non significherebbe maggiori risposte alle esigenze dei cittadini. 2- non serve modificare l’architettura istituzionale per rendere meno dannosa la politica. Propongo due soluzioni : rendere obbligatorie le primarie ( vere) per tutti i livelli di rappresentanza ( si eviterebbe il condizionamento ” esterno” ed una maggior vicinanza al territorio. secondo applicare quanto votato nei vari referendum no ai contributi ai partiti ( comunque mascherati) e una retribuzione di massimo 5.00,00 € agli eletti, con divieto di cumulo con le altre retribuzioni. E non mi si venga a dire che poi sarebbero solo i più benestanti a svolgere ruoli politici. Nonostante la mia età ( 63 anni) confido ancora nella forza degli INDIGNATI. Grazie

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