Politica

Mattarella sana il vulnus Napolitano ma ora per non stravolgere la Costituzione bisogna evitare l’elezione di Draghi

31 dicembre 2021

Se il presidente della Repubblica è soprattutto il garante della Costituzione, ieri Sergio Mattarella, dopo un settennato interpretato con grande prudenza, ha lasciato un segno indelebile, interpretando nel migliore dei modi la massima prerogativa connessa al suo ufficio.

Il rifiuto ad un eventuale bis, richiamato in apertura del suo discorso e visivamente esemplificato dallo stare in piedi e non nella tradizionale poltrona o al tavolo da lavoro, ha infatti sanato il vulnus provocato dal presidente Napolitano, che nel 2013 inopinatamente si fece rieleggere al Quirinale.

Vero è che la Costituzione non prevede il divieto di doppio mandato, ma se Mattarella avesse seguito le orme del suo predecessore si sarebbe arrivati ad un cambiamento sostanziale della Carta. In un momento di grande incertezza, il presidente della Repubblica ha invece ricordato a tutti come le regole non possono essere cambiate in corsa e di essersi infatti “adoperato, in ogni circostanza, per svolgere il mio compito nel rispetto rigoroso del dettato costituzionale”.

Allo stesso modo, l’altro messaggio neanche tanto criptato Mattarella lo ha mandato al corpo elettorale che dovrà eleggere il prossimo capo dello Stato. Tracciando l’identikit ideale di “ciascun Presidente della Repubblica”, Mattarella ha affermato che ogni neo eletto deve 

spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e che – esercitandoli pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato – deve trasmettere integri al suo successore. 

Silvio Berlusconi risponde a questo profilo? Seguendo la prima parte del ragionamento di Mattarella, chiaramente no. E Draghi? A lui a mio avviso si attaglia la seconda parte. Perché il suo passaggio da Palazzo Chigi al Quirinale creerebbe un nuovo pericoloso vulnus, istituendo di fatto una sotta di Repubblica semipresidenziale in cui il capo dello Stato di fatto eserciterebbe funzioni proprie del presidente del Consiglio, in una pericolosissima commistione di ruoli e funzioni.

Quella di Mattarella di non ricandidarsi è dunque una scelta assennata, che va nel rispetto rigoroso dello spirito del dettato costituzionale. Ma ora c’è un altro grande pericolo da scongiurare, ed è l’elezione di Draghi. Non necessariamente per quello che rappresenta, ma per le modalità attraverso le quali si arriverebbe alla sua ascesa al Quirinale.

Non mancano in Italia personalità in grado di ricoprire il ruolo di presidente della Repubblica. Draghi concluda la legislatura e poi, se vorrà, si candidi, così come prevedono le regole della nostra democrazia.

Perché di tutto ha bisogno l’Italia tranne che di una interpretazione spregiudicata della carta costituzionale. E grazie a Mattarella per avercelo ricordato.

Buon anno a tutti.

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3 Comments

  1. Sta praticamente dicendo che Draghi non separerebbe i ruoli e che, anzi, soppianterebbe il PdC che, nel caso, andrebbe a sostituirlo, non solo, ma che una volta di PdR alla fine del proprio mandato non lascerebbe lo spazio al proprio successore come PdR.
    aj aj, quanta onniscenza.

  2. Il Medievista says:

    Tranquillo, a fermare Draghi ci pensa Berlusconi.. M

  3. Angelo says:

    Un articolo che non condivido, l’elezione di Draghi sarà una garanzia per un rilancio dell’economia

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