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“Cosa serve alla politica sarda? Etica, competenze, responsabilità. E 26 leader” di Mauro Canu

La Giunta Solinas

Probabilmente la pandemia dà l’opportunità di costruire un nuovo percorso per una Sardegna migliore più giusta. Questa occasione deve essere colta soprattutto dall’apparato regionale che nel bene, o spesso nel male, condiziona, purtroppo, il nostro vivere nell’Isola. Non ho la presunzione di illustrare ricette preconfezionate ma sento come cittadino delle necessità. 

Da troppo tempo la parola “etica” è scomparsa dal vocabolario politico. Ritrovare le ragioni serie per cui si fa politica, è la chiave fondamentale. Ritrovare quell’ideale che ci tiene tutti uniti e che ci porta a compiere delle singole azioni a favore della collettività. Qual è questo ideale? Lo sviluppo autoctono della Sardegna, per creare benessere sostenibile e diffuso per le persone che vivono nell’isola.

Basta scalda poltrona inadeguati che interpretano in termini personalistici un ruolo politico.

Chi sarà chiamato a gestire la Res publica dovrà, e ripeto dovrà, avere un metodo. Da moltissimi anni, le proposte “politiche” sono state attuate in maniera disarticolata senza un approccio logico, persino nelle promesse elettorali. Non si può prescindere dall’avere un criterio concretamente sistemico per tutti i temi che si affrontano. Bisogna conoscere le dimensioni dei problemi e le implicazioni delle soluzioni secondo un modello: “cosa succede se”. Non è più tempo di risolvere e pensare a visu meu, per di più, da persone con una mentalità analogica già inadeguata trent’anni fa. 

Imprescindibile acquisire una cultura digitale e una cultura del dato. Riferirsi a metodologie basate su analisi di numeri veri, reali e immediati, al fine di trasformarli in informazione e conoscenza utile per una decisione coerente con il disegno strategico. 

Condividere con l’apparato burocratico il percorso politico che si vuole intraprendere affinché lo si possa realizzare insieme. La struttura organizzativa, così come le Agenzie, sono strumenti funzionali e non apparati lobbistici esclusi da ogni responsabilità di risultato. Bisogna finirla di fare politiche che rispondono solo a logiche quotidiane in capo ai singoli assessori e con i burocrati che pensano e dicono: “Eh, intanto i politici passano, noi rimaniamo”. 

Individuare i temi importanti su cui lavorare, ad esempio Conoscenza, Cultura, Ambiente, Energia, Salute, Coesione sociale. Fissare dei macro obiettivi raggiungibili e misurabili e, su questi, trovare un accordo trasparente con la parte sana e seria della società sarda. Gli stakeholder devono essere vissuti come partner e non come rottura di palle. 

Basta con i falsi tavoli di programmazione negoziata che non portano a niente. Usare le competenze vere della società civile. Queste, principalmente, non si trovano tra quelli che stanno in vetrina, ma tra chi lavora e produce risultati nel proprio campo.

La stampa e l’informazione devono fare da sentinella e criticare seriamente le devianze dal percorso proposto. Per avere una manciata di euro di pubblicità istituzionale non è necessario svilire il proprio ruolo. Basta con articoli melensi che non servono a nessuno se non all’idiota di turno e al suo egocentrismo.

I fondi europei devono essere utilizzati per la loro natura, ovvero come leve per lo sviluppo, e non essere amministrati solo per soddisfare logiche rendicontative e burocratiche. Basta con becere e banali politiche di reddito. 

Certo, per realizzare questo percorso, è necessario il coinvolgimento di persone serie che sappiano lavorare in gruppo; che sappiano affrontare i problemi e risolverli; che sappiano ascoltare e delegare; che sappiano gestire la complessità, che sappiano assumere la responsabilità delle decisioni e con intelligenza si facciano  carico degli eventuali errori. Che capiscano il ruolo importante che ricoprono.

Per il cambiamento in Sardegna occorre cercare e convincere 26 leader. Perché 26? Tredici assessori ed altrettanti direttori di assessorato. Da qui si inizia. 

Chiamala se vuoi “innovazione”.

Mauro Canu 

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7 Comments

  1. Signor Mauro Canu, secondo me nella Sua analisi manca un elemento, o forse è sottinteso, che Nico dei Sardi (A.G.G.) nel suo sardo visionario definirebbe “barràgghiu” oppure “sabballàlla” ed in italiano si chiama “voglia dell’ assessore di attaccarsi il culo alla sedia e studiare, studiare, studiare, per affrontare le problematiche dell’ assessorato che si è voluto prendere in carico ed attuare i relativi progetti, posto che esistano” .
    e mica scherzo

  2. Etica ma non solo. Io propongo 10 parole chiave + 1 per la gestione dell’interesse pubblico sulle quali riflettere (https://urbantransvergence.blogspot.com/2016/08/101-parole-chiave-per-una-buona.html?m=1) In particolare sul fatto che le soluzioni vanno ricercate non solo nel cambio di paradigma interno alle due componenti, quella politica e quella gestionale, ma soprattutto nei rapporti di interdipendenza tra le stesse. Un Capitolo del tutto strategico, inoltre, è quello relativo al reclutamento e alla qualità della Dirigenza. Problema comune alla RAS come in generale a tutta la PA italiana.

  3. Alessandro Mongili says:

    credo che sia il momento di guardare le cose diversamente. Certo, 24 persone competenti andrebbero benissimo. Però credo che sia importante pensare le cose in termini collettivi. Quali sono le pratiche organizzative che vanno male in regione? Com’è organizzato il lavoro? L’apprendimento organizzativo funziona? Perché di meccanismi premio/punizione inutili e di leadership e di eccellenza non se può più. È ora che tutte le retoriche da Public management eccetera passino nel Dimenticatoio

    • mauro canu says:

      I 13 Direttori generali servirebbero, tra le altre cose, anche a governare un cambiamento culturale organizzativo all’interno della struttura. Personalmente sono convinto che attualmente in regione non sappiano neanche cosa si intende per apprendimento organizzativo, figuriamoci se lo sanno misurare. Condivido

      • Roberto Doneddu says:

        Dovreste documentarvi meglio prima di fare certe affermazioni
        Con cordialità
        Roberto Doneddu
        Direttore generale del lavoro

        • mauro canu says:

          Direttore Doneddu, io sono un cittadino povero senza arte e senza parte ma sono curioso. Potrebbe documentarci Lei. Come avete strutturato l’apprendimento organizzativo? qual era la situazione di partenza? che risultati avete acquisito? come avete programmato il mantenimento di tale miglioramento? che benefici hanno avuto vostri interlocutori dalle azioni da voi attivate? So, sono anche esigente. Cordialmente

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