Elezioni politiche 2018 / Politica / Sardegna

Il problema del Psd’Az? Non è l’alleanza con la Lega ma la sua assoluta subalternità e inconsistenza culturale

Ve lo ricordate? 19 gennaio 2009: il segretario sardista Trincas dona la bandiera con i Quattro Mori a Silvio Berlusconi (foto Unione Sarda)

Se tutte le persone che in queste ore si stanno indignando per l’alleanza tra i sardisti e i leghisti avessero anche solo una volta votato nella loro vita Psd’Az, i quattro mori sarebbero stati in questi anni almeno al 20 per cento e non a quel piccolo 4,67 per cento (31.886 voti) raccolto alle Regionali del 2014.

Perché tutti allora si stracciano le vesti? Perché tutto questo sconcerto soprattutto da parte di chi i Quattro Mori non li ha mai votati, visto che fu il Psd’Az a chiamare Bossi in Sardegna (alla Fiera di Cagliari nel 1993, io c’ero) e sempre nel 2006 a stringere una alleanza (grazie a Dio sfortunata) con il Carroccio? E quando nel 2009 il Psd’Az donò la sua bandiera a Berlusconi, non era forse anche quella un’azione simbolicamente scriteriata?

Di cosa sorprendersi, dunque?

In Sardegna c’è un’idea romantica del partito che Lussu fondò nel 1921 ma che poi lasciò la bellezza di settat’anni anni fa. Questo sentimento popolare di rispetto è il vero valore che il partito ha dissipato soprattutto negli ultimi trent’anni, diciamo dalla fine della presidenza (mitica oltre che mitizzata) di Mario Melis (anni 1984-1989).

Fu al termine di quella esperienza politicamente contraddittoria che (come spiega sempre Salvatore Cubeddu, che alla storia del partito ha dedicato alcuni ponderosi volumi) la galassia sardista esplose in quella miriade di partiti, partitini, gruppi di vario genere e natura che hanno tentato (e stanno tentando in qualche modo ancora oggi, visto che la moltiplicazione delle sigle sembra non arrestarsi) di sostituirsi al Psd’Az, cercando di farsi casa comune, progetto culturale e politico assieme. Ci provano ma non ci riescono.

Psicanaliticamente parlando, i figli (Sardigna Natzione, Irs, Rossomori, Progres, Partito dei Sardi, fino all’ultimo Progetto dell’Autodeterminatzione, e scusate per gli altri che sto dimenticando), cercano di uccidere il padre: ma il padre è ancora lì, più vivo e vegeto che mai. E ora finirà in parlamento.

Se i sardisti possono giovarsi ancora di una straordinaria rendita di posizione è perché chi è nato per essere a loro alternativo di fatto non è mai riuscito ad esserlo fino in fondo.

Forse mettendosi assieme tutte queste sigle potrebbero sì fondare un nuovo soggetto politico in grado di “uccidere il padre” e prenderne il posto. Un nuovo soggetto politico però, non una mera alleanza elettorale. Un nuovo soggetto politico vero, capace di inglobare tutte le sigle citate prima: una vera casa comune.

Ha ragione il mio amico Pierluigi Marotto quando scrive, rivolgendosi con una lettera aperta ai leader delle varie sigle dell’autodeterminazione:

Si costituisca da subito una federazione di secondo livello che comprenda tutti secondo i pesi di rappresentanza determinati dal popolo sovrano, si elegga una direzione collegiale che elabori attraverso un processo aperto, inclusivo e partecipato e che non escluda pregiudizialmente nessuno,  una Carta valoriale, un documento organizzativo e programmatico un codice etico e uno regola statutaria, individui un simbolo e un nome da proporre al congresso costitutivo del nuovo soggetto politico che dovrebbe essere fondato secondo il criterio di adesione soggettiva e il principio di una testa un voto a carta d’identità, entro il prossimo autunno.

 Non c’è più tempo da perdere. Serve un nuovo contenitore per una nuova idea di Sardegna. Altra strada non c’è.

Riuscirete o voi che avete titolo e forma organizzata, a fare un passo indietro per farne fare parecchi avanti agli interessi generali del nostro popolo?

Quanto alla scelta dei sardisti di allearsi con la Lega di Salvini, c’è poco da dire. Da un partito che da tempo ha perso la bussola e che ha deciso scientemente di recidere tutti i rapporti con la propria cultura, azzoppato da una dirigenza che negli ultimi decenni ha volutamente deciso di non farlo crescere per poterlo controllare meglio, non ci si può aspettare altro.

Doveva essere locomotiva del cambiamento e invece ha scelto di essere una vagone vuoto, pronto ad agganciarsi alla motrice di volta in volta ritenuta più potente, a seconda delle convenienze personali. E la sinistra e la destra sono state al gioco (la sinistra caricandosi in maggioranza questi stessi Quattro Mori ora pro Salvini per consentire al sindaco Zedda una miracolosa rielezione al primo turno alle ultime comunali cagliaritane, ed è successo appena un anno e mezzo fa).

Sinistra, destra, Lega: da anni i sardisti stanno sempre con il miglior offerente. Perché scandalizzarsi solo ora che i Quattro Mori hanno scelto Salvini? La loro inconsistenza culturale e l’assoluta subalternità è certificata da tempo, ed è esattamente ciò che porteranno in parlamento.

È questo il vero problema per il sistema politico sardo, non certo (e non solo) questa allucinante alleanza con il Carroccio.

 

8 Commenti

  1. Dobbiamo comunque smetterla di confidare nei partiti e nei movimenti italiani come risolutori dei problemi sardi. Lo scriveva, già 72 anni fa, Luigi Battista Puggioni, in un articolo dal titolo: “ALLE SOGLIE DELLA RIPRESA -Libertà di scambi per la Sardegna”. In questo scritto L.B.Puggioni si preoccupava di garantire libertà di scambio da e per l’isola: “..Noi sosteniamo …che la Sardegna deve esportare i suoi prodotti su tutti i mercati che saranno man mano possibili, e deve poter importare tutto ciò che come contropartita le occorre. Il tutto in piena libertà…” L’articolo, pubblicato ne Il Solco il 21 ottobre 1945, terminava con le parole: “Non chiediamo altro che questo: l’unione di tutti. Dobbiamo dare uno spettacolo di forza e coesione, dobbiamo far cessare le discussioni sterili e di demagogia, dobbiamo stare in guardia contro tutto ciò che ci raccontano dalla penisola, da qualunque parte, dobbiamo smetterla con i “partiti ed i movimenti” a carattere “nazionale”. Dobbiamo ancora e sempre difendere la Sardegna.”. Scrisse queste parole in quanto l’Italia piegava le importazioni di contropartita solo a vantaggio delle industrie del Nord.

  2. Serpentara says:

    Ignoro chi sia adesso il segretario/presidente del Psd’Az.
    Se anche lo sapessi, nulla cambierebbe.
    Il problema è sempre lo stesso: il Potere.
    Fate attenzione: se qualcuno di voi pensasse che i vari Progress, Irs, Partito dei Sardi e burrumballa al seguito siano migliori dei cosiddetti sardisti (m’inciscappa s’arrisu), dovrebbe guardarsi allo specchio e sghignazzare di sè stesso.
    La morale risulta grottesca: non ci accorgiamo che noi sardi siamo un branco di pecore buone solo a direzionarsi verso il cagnolino che ci guida.
    Quando poi sento qualcuno che vede nella popolazione sarda le fondamenta per un risveglio tendente al raggiungimento di una vetta importante, allora percepisco che dovrebbe intervenire uno psicanalista.
    Ed a monte di tutto, quattro esaltati ancora pensano che dovremmo staccarci dall’Italia e diventare indipendenti! Per morire di fame.
    Meglio chiuderla qui. Al peggio non può che seguire la catastrofe.
    E le illusioni, purtroppo.

  3. Gianni says:

    Ma il problema, al di la delle reminescenze lussiane o dell’ambiguità storica, é proprio la Lega. I psdazzisti si alleano sdoganadolo in Sardegna e senza riconoscerlo come il maggiore nemico. 1) per un problema culturale che non riconoscono e per il quale le aspirazioni del Popolo sardo non possono essere confuse con quelle territoriali economiche padaniesi che risultano chiaramente opposte; 2) per il secondo problema culturale per cui dalle nostre parti l’egoismo é e va mantenuto lontano; 3) perché si tratta dell’estrema destra lepenista e questo lo/ci emarginerà dalla collaborazione europea; 4) perché in mancanza di elaborazione politica, vergognosamente si adotterà la peggiore importabile.

  4. Ci sarebbe da aggiungere che Mario melis negli anni settanta veniva ospitato nelle liste del PCI alle politiche…
    Poi quando il psdaz con melis arrivò a guidare la giunta aveva l’appoggio fondamentale del PCI, che dava le carte…
    Poi in finale di legislatura il PCI non mantenne le promesse e bocciò la legge sulla lingua sarda…
    Penso che se il PCI avesse rispettato i patti la storia sarebbe andata diversamente.
    Da allora in poi il psdaz tradito dal PCI, è saltato da una parte all’altra.

  5. Francu says:

    I sardisti fanno politicamente schifo. I figli più o meno legittimi, i nipotini non sono da Meno. Dopo Mario Melis del resto arrivó Efisio Serrenti…

  6. Riccardo Nisson says:

    I sardisti stanno con il migliore offerente dai tempi del sardo-fascismo, ovvero da pochissimi anni dopo la loro fondazione, per cui la subalternità è parte costitutiva del loro DNA politico. Lo stesso Lussu, dopo la Liberazione, rende il Psd’Az subalterno al Partito (italiano) d’Azione. Il Psd’Az è in realtà il più grosso equivoco in cui sono caduti i sardi nel Novecento. Credevano fosse amore e invece era una calesse. Per portare i suoi candidati al parlamento italiano.

  7. Condivisibile al 100%, Il problema è culturale.
    Deve decidere se vuole imitare il modello Corsica e Catalogna (unione con gli indipendentisti per arrivare a compimento dell’art.1 del suo stesso statuto) o perseguire i suoi vecchi modelli.
    Con l’aggiunta di un precedente illustre: la fusione con il partito nazionale fascista.
    La coscienza oggi è cambiata e il Psd’Az non se n’è ancora accorto.

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