Politica / Sardegna

Trivelle e non solo: perché Pigliaru è il rappresentante dell’Italia in Sardegna (e non della Sardegna in Italia)

Pigliaru-Renzi1

 

Scrive al blog un lettore che vuole restare anonimo:

Sul referendum del 17 aprile spiazza la posizione del Pd, sia quello nazionale che la sua succursale sarda. La sinistra come la si intendeva una volta, ma anche la sua versione più recente, ammantata di ambientalismo, non avrebbe esitato a promuovere il sì, perché ogni giorno in meno in cui si estrae petrolio dal mare è un giorno guadagnato. È pur vero che essere “di governo” implica un approccio più realistico e pragmatico e, come i 5 Stelle insegnano, spesso le belle parole spese in campagna elettorale si dissolvono quando si deve fare i conti con la dura realtà della stanza dei bottoni.

Ma ora c’è Pigliaru, che sulla vicenda segue l’ordine di scuderia della finta neutralità ma tra le righe auspica la vittoria dell’astensione. In realtà il ragionamento che fa, cioè che si debba spingere per le rinnovabili ma finché queste non saranno sufficienti il petrolio ci serve e quindi è meglio lasciare la legge com’è, ha una sua logica. Più che il merito del ragionamento è poco nobile il modo in cui viene proposto, l’ambiguità di dire e non dire, non volersi esporre per non apparire sconfitto in caso di vittoria del sì ma allo stesso tempo esprimersi quasi controvoglia nella direzione opposta (era più coraggioso Craxi quando invitava ad andare al mare).

Io sarei di sinistra, della quale però non apprezzo né l’inconcludenza degli ultimi decenni né l’attuale svolta “intraprendentista” di Renzi, ovvero dare l’impressione di fare, magari schifezze, ma fare, nemico dei sindacati ma sospeso tra Marchionne e la D’Urso. In questo caso preferisco ragionare in modo semplice e votare per il sì, ma il fatto di non trovare un’identificazione credibile nel panorama politico regionale mi lascia spaesato, ormai sono a un passo dall’antipolitica qualunquista.

***

A me sembra che l’amico anonimo imposti il ragionamento nei termini corretti. E dirò di più: meno male che il presidente Pigliaru ha fatto la dichiarazione che ha fatto (favorevole cioè all’astensione), calpestando platealmente la decisione di tutto il Consiglio regionale della Sardegna che all’unanimità ha promosso il referendum contro le trivelle!

Meno male perché adesso è chiaro come il sole che Pigliaru in qualità di presidente della Regione, si sente più il rappresentante dell’Italia in Sardegna che non quello della Sardegna in Italia.

Si tratta di una novità assoluta, che va oltre anche quella incarnata dal suo predecessore Cappellacci, che con Berlusconi aveva un rapporto di natura politica (nel senso più basso del termine, ovvero di appartenenza clanistica) ma che non intaccava le strutture formali della nostra autonomia speciale, limitandosi ad ignorarle o a strumentalizzarle.

Pigliaru no; per lui in questo caso la sua adesione al renzismo non c’entra perché con la dichiarazione sulle trivelle per il nostro presidente dimostra di ritenere la nostra specialità quasi un impiccio, l’ostacolo principale che impedisce una fusione ancora più perfetta con gli stati di terraferma, a suo avviso la maggiore precondizione allo sviluppo dell’isola.

Oggi il nostro presidente ha difficoltà ad assumere posizioni anche banalmente autonomiste, e lo si vede nel modo in cui sta conducendo le mille vertenze che vedono contrapporsi la Regione Sardegna allo stato italiano.

Cosa si sarebbe dovuto fare all’inizio di questa legislatura era chiaro a tutti: aprire una Vertenza Sardegna con il governo (contenente tutte le questioni capitali per il nostro sviluppo: dai trasporti all’energia, dalle entrate alla sanità, dalla cultura all’istruzione, dai lavori pubblici all’industria, senza dimenticare le servitù militari, i migranti e il G7 mancato a La Maddalena e altri temi che di volta in volta vediamo finire nelle prime pagine dei nostri giornali) e lavorare in Consiglio regionale per un nuovo statuto, non più di autonomia (perché la fase autonomistica è finita, esaurita) ma di sovranità.

Pigliaru invece in questi due anni di governo cosa ha fatto? Messo da parte il nuovo statuto, ha accettato la strategia statale del “divide et impera”, che spezzetta la questione sarda in una miriade di tavoli nei quali il potere di contrattazione della Regione è evidentemente più debole di quello dello Stato.

È un gioco al massacro che il presidente filosoficamente approva, sentendosi appunto il rappresentante dell’Italia in Sardegna e non della Sardegna in Italia: nei secoli fedele, perinde ac cadaver, e Deus cunservet su Re.

L’unico tentativo di sollevare la testa, peraltro finora miseramente fallito, è stato quello di consegnare a Renzi nel maggio dello scorso anno (non in un incontro solenne e istituzionale ma nella pausa pranzo della comparsata gallurese del presidente del Consiglio in occasione della finta inaugurazione del Mater Olbia…) un dossier in cui si trattavano i temi dell’energia e dei trasporti e si contabilizzavano perfino i costi dell’insularità. Renzi promise che in autunno tutto si sarebbe definito (“La chiusura del percorso sarà in autunno ed è stato questo l’impegno preso da Renzi alla fine della sua missione lampo di giovedì a Olbia” scrisse la Nuova Sardegna, leggetevelo l’articolo che vi viene da ridere), invece tutto si è risolto in una scampagnata settembrina in viale Trento del fedelissimo ministro Delrio, e poi solo il silenzio.

La dichiarazione di Pigliaru sul referendum sulle trivelle è dunque quanto di più coerente ci possa essere con il suo modo di governare la Sardegna. Un modo che riporta indietro l’orologio della politica nella nostra isola di sessantotto anni, cioè a prima della istituzione della Regione autonoma.

Francesco Pigliaru: il primo presidente a-autonomista della Regione autonoma della Sardegna.

Sembrerebbe una battuta, ma non lo è.

 

9 Commenti

  1. Pingback: “Caro Pigliaru, e se le coste sarde fossero state a rischio?”: lettera aperta di Gianni Loy - vitobiolchini

  2. Salvatore says:

    Buonasera Sig. Biolchini,
    leggo con curiosità questo articolo e penso a ciò che si intende tra le righe. Magari tra le righe c’è solo dello spazio vuoto, bianco e inutilizzabile perché bloccato da alcune preimpostazioni. Magari invece quello spazio, seppur piccolo e stretto, potrebbe invece essere compilato o addirittura scritto con dell’inchiostro quasi indelebile. Ciò che non riesco a capire è quale sia il colore dell’inchiostro.
    Mi spiego meglio.
    Spesso noi sardi amiamo criticare, o come dicono gli inglesi, fare il punto.
    Quello che faccio io è semplicemente questo, e non mi si voglia per cio.
    La giunta attuale è composta da un gruppo misto, mi si corregga se sbaglio, che non ha mai preso posizioni forti e autoritarie se non tramite la dottoressa Spanu. Queste autoritarie posizioni dono sempre state più consone ad un assessore all’industria, piuttosto che all’ambiente. Pareri personali ma riscontrabili oggettivamente.
    Pigliaru, da rappresentante della Giunta Regionale evidenzia semplicemente queste forti prese di posizione ambientale in linea con il governo nazionale.
    Non sono certo d’accordo con questa linea, ma mi chiedevo cosa ne pensasse lei, visto che a volte si parla di autonomia, a volte di indipendenza, a volte di sovranista, e intanto lo spopolamento dilaga. Ma allora il senso lato dei termini si avvicinerebbe davvero alla oligarchia ed alla monarchia?
    Cosa si intende per sovranista immobilista?
    Sono convinto che chi si schiera con Pilato e si spartisce le vesti non sia il giusto re.
    Preferisco anch’io l’antipolitica qualunquista.
    Cordialmente.

  3. Nel momento in cui – Dicembre 2014 c/o sala Convegni dell’Hotel Margherita a Cagliari – Maninchedda prendeva netta posizione nell’avvicinarsi a Busia, Capelli e Deiana, risultava chiara la sua strategia di avvicinamento ad una ben determinata tipologia di sistema. Purtroppo nel 2015 non riusciva a piazzare pezzi da 90 a Quartu S. Elena, perché gli venivano chiuse le porte in faccia da Delunas (non voleva vedere rientrare dalla finestra ex PD); oggi – nel momento in cui ha imbarcato gente proveniente da qualsiasi contesto (tranne quello indipendentista) ha dimostrando di aver compreso bene quale sia la leva: trovare sempre dei colpevoli e far guardare il dito anziché la luna. Un ex DC, ex PPI, ex PS, ex PSdAz che ha imparato bene la lezione.
    Peccato che sembra che in cuor suo non vi sia amore per Cagliari ed i cagliaritani.
    Spero di sbagliarmi…

  4. Fourthciucciu says:

    Pigliaru è stato troppo timido, avrebbe dovuto dichiararsi a favore anche di nuove trivellazioni, il PD e Renzi non c’entrano nulla, solo degli stolti rinuncerebbero al 12,5% della produzione nazionale di energia in cambio di fuffa veteroambientalista.

    Immagino 7 milioni di italiani e e 180.000 sardi da un giorno all’altro senza luce, benzina, aerei, treni, navi, auto, internet, ascensori (tranne quelli di Castello, tanto non funzionano), riscaldamento, illuminazione pubblica, Tv e radio, cellulari scarichi, niente acqua calda..

    Le rinnovabili? ma quando mai, le pale eoliche deturpano il paesaggio, gli impianti fotovoltaici consumano il territorio, e poi le scie kimike, la Cia, i poteri forti, le multinazionali ecc.ecc.

  5. Francesco Utzeri says:

    Egregio Biolchini,
    Lei si è espresso, più volte, per il “sovranismo”, assimilandosi alle posizioni e argomentazioni dell’assessore Manichedda e del Partito dei Sardi, facendomi sorgere il dubbio ( o forse la convinzione ) che quest’ ultimo sia il “suo” partito di riferimento. Fatta questa premessa, la mia domanda è: come può, un partito che si dichiara apertamente sovranista, governare insieme al “vice re” ?
    Mi smentisca, la prego, per la stima che nutro in lei e in quello che scrive.
    Francesco Utzeri

    • Gentile Utzeri,
      le argomentazioni in alcune occasioni possono anche essere le stesse ma le posizioni sono diverse. Io ritengo che i sovranisti debbano lavorare per unirsi e costituire un terzo polo, distinto dal centro destra e dal centro sinistra (l’operazione di Cagliari Città Capitale per le prossime amministrative va evidentemente in questa direzione), e soprattutto ritengo che debbano prendere le distanze dal Pd di Renzi e dai suoi rappresentanti nella misura in cui non riescono a condizionarli (cosa che non mi sembra stia avvenendo in maniera significativa).

      • Francesco Utzeri says:

        Prendo atto di essere caduto in errore, attribuendole posizioni vicine al Partito dei Sardi.Mi compiaccio del fatto che ritenga opportuno che, il polo “sovranista”, debba prendere le distanze dal Pd di Renzi. Non essendo elettore della Capitale, non ho ritenuto approfondire le mie conoscenze del laboratorio politico “Cagliari Città Capitale”, ritenendolo circoscritto alle sole problematiche della città e mene dolgo poiché sono fortemente interessato a tutti i movimenti che rompono con la vecchia politica dei partiti Italiani. Approfondirò

  6. antonio says:

    Non mi è chiara la frase “come i 5 stelle insegnano c’è una discrepanza fra campagna elettorale e realtà di governo” qualora lo scrivente alludere alle cotta amministrate dai 5 stelle si può aggiungere che a Parma Pizzarotti ha trovato un deficit di ben 600 milioni ereditato dalla giunta di centrodestra e fra tagli agli sprechi e altre iniziative lo ha sensibilmente ridotto.A Livorno il sindaco 5stelle nell’azienda rifiuti ha trovato un deficit di 90 milioni dovuto al fatto che , oltre a una gestione del personale allegra, le precedenti giunte di sinistra non riscuotevano da innumerevoli cittadini e imprese la tassa sui rifiuti per 10 anni.L’opposizione del PD chiedeva di coprire il buco con parte del bilancio comunale.Al rifiuto del sindaco i sindacati han scioperato lasciando per giorni i rifiuti nelle strade e la grancassa dei media han parlato di incapacità dei 5stelle di governare…tutto perché il sindaco ha portato i libri in tribunale per un concordato fallimentare poi ha ristrutturato il servizio..che ora funziona bene e con i soldi risparmiati ha dato a 600 famiglie povere un contributo economico rilevante..ovviamente i media non ne hanno più parlato

  7. GhostWriter says:

    Quando Mussolini nominò Starace segretario del Pnf nel 1931, Leandro Arpinati, sottosegretario agli interni, apostrofò il Duce così: «Ma Starace è un cretino!». E Mussolini: «Lo so, ma è un cretino obbediente».

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