Politica / Sardegna

“Caro Pigliaru, e se le coste sarde fossero state a rischio?”: lettera aperta di Gianni Loy

Trivelle

Ricevevo e volentieri pubblico.
(Ps: ma il sindaco di Cagliari Massimo Zedda sul referendum del 17 aprile ancora non si esprime?)

***

Caro Francesco,

immagino che avrai letto la dichiarazione rilasciata dal presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, in merito all’imminente referendum sulle trivellazioni. Il presidente, nel riconoscere che ogni cittadino è libero di votare nel modo che ritiene più giusto, ha però affermato che “Si deve votare”. Partecipare al voto, ha spiegato, “fa parte della carta d’identità del buon cittadino”.

Il tuo messaggio su Facebook, quello che ha scatenato un piccolo putiferio, lascia intendere il tuo auspicio per una sconfitta del si e quindi, implicitamente la tua adesione al fronte del no. Diversamene da tanti che hanno immediatamente criticato la tua scelta, vorrei dirti, prima di ogni cosa, che la rispetto. Non la condivido, assieme a tanti altri, come ovviamente tu, altrettanto legittimamente, non condividi la decisone dei promotori, ti sembra una cosa “infinitamente più piccola” rispetto al problema della utilizzazione dei combustibili fossili rispetto ai quali, del resto, anche tu auspichi una transizione energetica rapida.

Si potrebbe concludere, secondo le regole dell’antica cavalleria, diamoci la mano e che vinca il migliore.

Ciò non sarà possibile, né che vinca il migliore, né che vinca la democrazia, perché la scelta delle armi non è corretta, dico eticamente, e non formalmente, anche se, come ricordava Stefano Rodotà proprio qualche giorno fa, dell’etica, anche di quella incisa nella Costituzione italiana, e che quindi costituisce una espressa norma di comportamento, sembra non interessare più.

Per i fautori del no, infatti, l’asticella è stata fissata ad un’altezza quasi irrisoria, è sufficiente una percentuale di astenuti pari alla differenza tra quanti normalmente esercitano il proprio diritto di voto ed il 50% degli aventi diritto. Un’inezia.

Certo, il presidente della Corte Costituzionale ricorda che partecipare al voto fa parte della carta d’identità del buon cittadino, ma il pragmatismo ha per lo più buon gioco sulla morale.

Non so se abbia ragione Vito Biolchini (“Trivelle e non solo: perché Pigliaru è il rappresentante dell’Italia in Sardegna e non della Sardegna in Italia”), che vedrebbe, anche in questa tua scelta, un tuo atteggiarti a rappresentante degli interessi del Governo italiano piuttosto che, come piacerebbe a molti, a leader dell’autonomismo istituzionale dell’isola.

Certo è che la distanza tra la scelta delle istituzioni democratiche della Sardegna di promuovere e di sostenere il referendum “antitrivelle”, e la tua opposta scelta di campo, che non affronta l’aspetto del confronto istituzionale, come se la cosa neppure ti interessasse, lascia perplessi. Non credo possa essere giustificata dalla evoluzione delle maggioranze democratiche in Sardegna, visto che, tradizionalmente, nelle scelte aventi implicazioni ambientali (ricordiamo la questione del nucleare) si fa riferimento ad un interesse generale dell’isola e non delle singole opzioni politiche.

L’impressione è che tu abbia espresso una legittima scelta personale piuttosto che una istanza democratica istituzionale, o la rappresentazione di una coalizione di partiti, o un diffuso sentimento popolare, come siamo portati a pensare che avvenga per il massimo rappresentante dell’esecutivo democratico di una regione/nazione. Sarà un segno dei tempi!

Per quanto riguarda la correttezza, non ho dubbi. Sono certo che rinuncerai senza tentennamenti alla scorciatoia dell’astensionismo e ti recherai a votare, perché è evidente che alla tua carta d’identità di buon cittadino ci tieni. Non comprendo le illazioni di certa stampa circa il tuo dubbio tra l’astensione ed il no. La dichiarazione su Facebook, del resto, non le giustifica.

In conclusione, tuttavia, mi resta una piccola curiosità. Tra le considerazioni che sembrano aver orientato la tua decisione osservi che “comunque la Sardegna non è mai stata a rischio”. Colgo l’idea, ma mi domando, e se invece anche le coste sarde fossero state a rischio, saresti andato comunque a votare per il no?

Gianni Loy

 

7 Commenti

  1. casumarzu says:

    questa è la storiaaa
    di una regione
    sub-governata da un professore
    una regione incasinara
    piena di gente malipigara
    là dove c’erano i nuragici ora c’èè…
    ??boh! che cosa c’è? eeee eee

    Sono veramente tempi bui…la società civile estromessa dalle decisioni, le sedi istituzionali in mano a cialtroni, malavitosi e lacchè imbelli.. governatori che attaccano l’asino dove gli dicono di attaccarlo (tipico detto sassarese, non so se mi spiego).

  2. Sono stata allieva di tuo padre quando insegnava al corso di Dottrine Politiche presso la facoltà di Giurisprudenza di Cagliari. LUI si che era una persona con la P maiuscola. La tua posizione sarà anche legittima caro Francesco ma oltre a non condividerla io penso che tutti coloro che si astengono o sono dalla parte dei petrolieri dovrebero legittimamente vergognarsi.

  3. Ghostwriter says:

    Pigliaru obbedisce direttamente a Renzi e Zedda obbedisce a Soru che a sua volta è succube di Renzi. Sappiamo tutti che è così e ancora cerchiamo di stimolare qualcosa che questi non hanno: una coscienza.

  4. Angelo says:

    Vorrei far notare che l’affermazione del presidente della Corte Costituzionale presta il fianco a critiche in quanto il diritto/dovere al voto ha senso, nel modo descritto da Grossi, solo per le votazioni politiche e amministrative.
    Nei referendum l’astenzione è una delle modalità di espressione della volontà del cittadino oltre a tutte le altre immaginabili nel segreto della cabina elettorale.
    Che la si condivida o meno astenersi è una scelta precisa, che va in una precisa direzione, non un sottrarsi al confronto.
    Taccio intenzionalmente sugli astensionisti antipolitici di professione, non li prendo nemmeno in considerazione.

    • Ghostwriter says:

      Scusi se intervengo, ma dice che “l’astensione è una delle modalità di espressione della volontà del cittadino” ma non spiega esattamente quale sarebbe questa volontà. Che si esprimano gli altri in sua vece? In questo caso allora si dovrebbe abolire il quorum o lo strumento stesso del referendum. Oppure cosa? Che il voto non ha più alcun senso, dato che come nel caso dell’acqua pubblica i vari governi succedutisi (tutti non eletti, da cui forse l’allergia alle elezioni) se ne sono sbattuti il cosiddetto?

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