Lavoro / Politica / Sardegna

Rifondazione scrive a Pigliaru: “La Flexicurity è imbarazzante, i tirocini per i 40enni umilianti… Inoltre, chi comanda in assessorato?”

Flexicurity

Dal sito Politiken.dk

Questa lettera aperta è stata inviata nei giorni scorsi dal segretario del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Sarda Giovannino Deriu al presidente della Regione Francesco Pigliaru. Ritengo opportuno rilanciarla perché pone questioni serissime all’attenzione dell’opinione pubblica su un tema importante come quello del lavoro. 

***

Cagliari, 23 aprile 2015

Gentilissimo Presidente,

con grande imbarazzo abbiamo appreso della recente pubblicazione delle lettere inviate dal Direttore Generale dell’Assessorato al Lavoro, Eugenio Annicchiarico, direttamente al senatore Pietro Ichino (ecco il link, ndr), tendenti ad evidenziare e a proclamare quanto approvato con delibere regionali (ultima n. 7/17 del 17 febbraio u.s.) in merito alla sperimentazione dei programmi di Politiche Attive del lavoro, tra cui la Flexicurity in Sardegna con particolare riferimento al contratto di ricollocazione.

L’imbarazzo deriva intanto dalla modalità con cui un Direttore Generale, in prima persona ed in maniera abbastanza goffa e ridicola, si rapporta con un senatore, cercando di accreditarsi quale soggetto competente in materia di politiche del lavoro, attraverso un’interlocuzione politica e non tecnica, “raccontando” di quanto deliberato dalla Giunta e rivendicando un’ispirazione di chiara impostazione ichiniana in merito alle scelte.

Ancor più grave sarebbe apprendere che il Direttore Generale abbia agito con delega e abbia sostituito il politico nelle interlocuzioni con il senatore Ichino (eletto con Scelta Civica) e quindi esprimendo, a nome del Presidente e dell’Assessore, tutta la possibile ammirazione e l’affidamento di un ruolo centrale in una prossima giornata convegnistica.

Se proviamo imbarazzo nella modalità usata dal Direttore Generale ancor più ci si trova indignati rispetto ai contenuti e quindi ai programmi di Politiche Attive del Lavoro approvati dalla Giunta, tra cui la flexicurity con particolare riferimento al contratto di ricollocazione (addirittura mutuato dalla Regione Lazio).

Sinistra Sarda ribadisce quanto già evidenziato nella conferenza stampa del 15 settembre u.s., e pone ancora una volta l’esigenza non più prorogabile di affrontare il tema dei servizi e delle politiche del lavoro in netta rottura con il passato.

Del resto constatarlo è amaro ma le politiche per il lavoro messe in campo finora dall’Amministrazione Regionale si caratterizzano per l’inconsistenza di progettualità, di idee valide per far fronte alla situazione drammatica di giovani e meno giovani, riducendosi a semplici proroghe di provvedimenti attuati dalla precedente amministrazione di centrodestra.

Dopo infatti i 5000 tirocini formativi erogati senza alcun criterio dall’Agenzia Regionale del Lavoro con la Giunta Cappellacci, la Giunta Pigliaru delibera i cosiddetti interventi di flexicurity che prevedono, tra le altre cose, con un evidente uso distorto delle politiche attive per il lavoro, tirocini rivolti a persone tra i 40 e i 59 anni espulse dal mercato del lavoro e in uscita dal sistema degli ammortizzatori sociali, senza alcun vincolo di assunzione da parte delle aziende.

Iniziativa inopportuna e umiliante nei contenuti e nella modalità di attuazione: il tirocinio è infatti uno strumento adatto alle nuove generazioni perché rappresenta un’opportunità di approccio e formazione al lavoro per chi è ancora privo di adeguate esperienze. Inoltre, le misure annunciate non tengono conto dei disoccupati oltre i 59 anni di età, non ancora in età pensionabile.

Ma la novità delle novità, che cerca i riconoscimenti e gli encomi da parte del senatore Ichino, è rappresentata dal voucher/sussidio che entrerebbe in scena per circa 2784 lavoratori, che sostanzialmente si esplica come compenso per l’intermediazione dei privati per la presa in carico della persona da reinserire al lavoro. Di fatto con la delibera n.7/17 del 17.2.2015 l’Assessorato al lavoro anticipa il jobs act di Renzi sperimentando il contratto di ricollocazione quale strumento di politica attiva in Sardegna, attraverso la remunerazione di 4000 euro sotto forma di voucher agli enti privati accreditati. Il 25% erogato agli Enti a prescindere dal risultato e il restante 75% a collocazione avvenuta.

Da notare che neanche il jobs act sollecita la remunerazione all’Ente privato a prescindere dal risultato, ma evidentemente l’Assessorato Regionale al lavoro si fa precursore anche in questo.

È evidente che ciò è in contrasto con la riforma avviata, con grande difficoltà, da oltre 15 anni in cui si è voluto trasformare il collocamento pubblico da mero erogatore di pratiche burocratiche amministrative in erogatore di servizi che si traduce in Sardegna con la gestione ai privati dei servizi e il ritorno al vecchio collocamento per il pubblico.

Ciò che noi vorremmo, gentilissimo Presidente, è che prevalesse quello che a più riprese sollecitano gli orientamenti comunitari quando spingono gli stati membri a rafforzare i Servizi Pubblici “quali strumenti principali per l’attuazione delle politiche per il lavoro”. Di recente, infatti, la Commissione Europea ha definito i Servizi Pubblici per l’impiego quali “agenzie di transizione” con il “ruolo globale di fornitori di servizi permanenti nel campo della valutazione delle competenze, della definizione dei profili professionali, dell’organizzazione della formazione, dell’orientamento professionale individuale e della consulenza ai lavoratori e datori di lavoro”.

E a tal proposito nulla è dato sapere su come la Regione Sardegna si stia organizzando in questo senso, vale a dire su come intenda riorganizzare i Servizi per il Lavoro pubblici con 28 Csl e 55 Cesil in Sardegna per un totale di circa 800 lavoratori (dipendenti di ruolo e precari) che potrebbero offrire servizi e ricollocare i lavoratori gratuitamente.

Infine, il richiamo è d’obbligo, la Regione deve indirizzare le proprie azioni in coerenza con le politiche europee e le cinque aree strategiche dell’Europa 2020: occupazione, innovazione, cambiamento climatico ed energia, istruzione, povertà ed emarginazione, ed in particolare, con quanto deliberato dalla Giunta Regionale, a maggio del 2014, contenente gli indirizzi strategici per la programmazione unitaria 2014/2020. Programmazione di cui si registra un notevole ritardo nella sua attuazione e nell’attribuzione dei centri di costo ai dirigenti per la realizzazione, compito principale dei Direttori Generali che invece occupano il tempo, in maniera impropria, a scrivere lettere “politiche” ai senatori. A tal proposito, evidenziamo la necessità di intervenire sull’accaduto e impedire che l’inclinazione del dott. Annicchiarico ad andare disinvoltamente ben oltre le proprie funzioni, possa produrre danno e pregiudizio all’attività dell’Amministrazione regionale.

Il centrosinistra sardo ha vinto le scorse elezioni regionali con un’alleanza progressista e sovranista che ha compreso al suo interno indipendentisti e comunisti. Una coalizione del tutto originale rispetto a precedenti esperienze e ben diversa dal quadro politico italiano caratterizzato da larghe intese e trasversalismi vari. Il nostro programma elettorale non era e non è un’arida elencazione di buoni propositi. Ogni buon programma si sottopone costantemente ad aggiornamento, a verifica, ad elaborazioni ulteriori. Ma nessun programma può essere oggetto di singolari interpretazioni o di equivoci tanto clamorosi. Alla base di ogni programma c’è sempre una visione del mondo; ogni buon programma è sempre ispirato a grandi idealità.

Ebbene, il sen. Ichino non può certo essere tra gli ispiratori dell’azione di governo per la coalizione progressista che ha vinto le ultime elezioni in Sardegna. Il sen. Pietro Ichino è stato, nell’ultimo decennio, una delle teste d’ariete nel processo di disgregazione dello Stato sociale in Italia, costruito, tra lotte e illuminati orientamenti politici, nel corso della Prima Repubblica. La direttrice dell’azione del professore si è caratterizzata per l’attacco al diritto al lavoro, colpendo in particolare la contrattazione nazionale. Allo stesso modo, le cicliche prese di posizione contro i generici sprechi della pubblica amministrazione sembrano orientati, più che ad una reale e organica riforma della Pubblica Amministrazione, al suo progressivo depotenziamento e smantellamento.

Ora, non possiamo non sottolineare ancora una volta l’esigenza di procedere con scelte concordate e condivise. Non è nostra intenzione inserire nel dibattito politico ulteriori polemiche legate a rimpasti o dualismi vari. Tuttavia, registriamo una totale assenza di raccordo e coralità tra i Partiti politici, i Gruppi di maggioranza e la Giunta regionale; è necessario che tutti insieme si possa recuperare l’originaria traiettoria per lo sviluppo e la rinascita della Sardegna.

Con questa lettera poniamo l’esigenza non rinviabile di un chiarimento profondo sul metodo e sul merito delle scelte politiche della Giunta. In assenza di tale chiarimento ci riterremo liberi da vincoli di alleanza con la maggioranza che finora lealmente ha sostenuto la Giunta da te presieduta.

Cordialmente

Giovannino Deriu
Segretario regionale PRC-SinistraSarda

5 Commenti

  1. Fortinainer says:

    49. anni… miracolosamente lo scorso anno vincendo la lotteria del clickday ho fatto sei mesi di lavoro, 700 euro, 20 ore settimana ( pur non trattandosi di rapporto lavorativo) presso il mio comune nell’ambito della misura Sussidi Straordinari. anch’io ho laurea. diciamo che con i tirocini è più difficile perchè ti devi trovare l’azienda che ti prenda mentre per i Sussidi Straordinari si partiva da una situazione oggettiva di un certo numero di giorni lavorati negli anni precedenti. insomma il 2014 è stato il mio anno fortunato, alla grande!

  2. Giorgio says:

    Salve, io ho 47 anni, sono disoccupato, ex cassintegrato a cui devono ancora pagare il 2014. Ho famiglia e non trovo lavoro. Non posso nemmeno riqualificarmi (ho una laurea), perchè i percorsi, quando ci sono, sono solo un passo indietro, si può solo retrocedere di competenze. Oltreutto, di corsi non se ne vede l’ombra. Quando ci sono incentivi, essi sono solo per i giovani, attuando una forma di discriminazione verso gli ultraquarantenni e violando l’art.3 della Costituzione. Le presunte novità sono solo i soliti voucher e tirocini, forme legali di sfruttamento del lavoro senza contribuzione. Ma anche così è difficile trovare un posto, perchè il problema è la mancanza di lavoro. Questi grandi economisti che non hanno visto che studenti e mai operai, vivono in una realtà separata, fatta di numeri e teoria, non conoscono la fatica quotidiana del lavoro vero, della ricerca di un salario. Per favore, andatevene! fatelo come atto di umiltà, lasciate spazio a chi fa politica.

  3. antonio says:

    Io posso soltanto portare la mia esperienza, per quanto possa interessare ai lettori. Ho 45 anni, sono disoccupato e non rientro mai nelle categorie interessate dagli interventi pubblici per il lavoro. Non sono infatti nè cassintegrato, nè un precario, nè una persona espulsa dal mercato del lavoro, nè in mobilità, nè appartengo a categorie svantaggiate (es. ex detenuti, o altro). E così mi sono rassegnato. Il lavoro nemmeno lo cerco più. Non so dove e come cercarlo. Buona sera

  4. Gianluca petrini says:

    Gianluca P.
    I soliti intrighi di palazzo, spartizione di poteri senza tenere conto delle reali esigenze di chi è in sofferenza e non si vede tutelato, al contrario continua ad affondare perchè vittima di interessi occulti.
    Ringrazio il segretario Deriu che rappresenta quella politica pulita che sempre vorrei vedere.

  5. PieMas says:

    C’è qualcosa di strano oggi nell’aria. Non profuma neanche di antico. Anzi preoccupa. Cosa dobbiamo dire? Se non che siamo sconcertati e che di fronte a certe notizie, sempre più, ci rendiamo conto che l’improvvisazione non paga: ahimè, a tutti i livelli.
    Chi saranno quelli che, grazie al dotto parere del Professor Ichino, ne avranno i benefici o, come più probabile, ne pagheranno le conseguenze? La nausea soppravviene su qualsiasi ulteriore e, ormai, inutile commento nel merito.

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