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Caro Maninchedda, dimissioni subito! Prima però…

Maninchedda

 L’assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda: per lui ore contate?

Da mesi ritengo che la giunta Pigliaru avrebbe bisogno di un sano rimpasto. Mai avrei immaginato però che il primo assessore a saltare sarebbe potuto essere Paolo Maninchedda, espressione del Partito dei Sardi e responsabile dei Lavori Pubblici, a mio avviso uno dei pochi ad avere finora interpretato in maniera innovativa il mandato ricevuto dal presidente della Regione e dagli elettori.

Io posso pensarla come credo, Maninchedda sarà pure un politico con il quale trattengo da tempo un dialogo sulle cose della vita e del mondo, rapporto facilitato dal fatto che non ho mai lavorato per lui, né per i partiti per i quali ha militato (che peraltro non ho neanche mai votato), né la mia carriera gli deve assolutamente nulla (devo molto invece a Renato Soru, ad esempio, avendo lavorato per la sua azienda e per lui personalmente), né tantomeno ho comprato casa da lui: siamo però entrambi due cattolici inquieti che amano i libri e la Sardegna e questo basta ad alimentare una reciproca stima; però le inchieste portate avanti sul suo conto dall’Unione Sarda mi sembra che non gli lascino scampo e che la sua sorte politica sia segnata.

Infatti in poche settimane il quotidiano ha improvvisamente messo in fila una serie incontestabile di fatti, accompagnati da severissime prese di posizione, che pongono Maninchedda in un angolo, senza lasciargli molti margini di manovra. Le dimissioni sono effettivamente dietro l’angolo, e mi stupisco di come l’assessore ancora resista a tanta pressione mediatica senza fare il fatidico “passo indietro”.

Cito così a memoria (e mi scuso se sto dimenticando qualcosa) la vicenda dell’inutile inceneritore di Macomer (sostenuto dall’assessorato all’Ambiente e promosso dal Savi, ma che servirebbe secondo il giornale solo ad alimentare le clientele politiche del nostro), lo scandalo dei finanziamenti per la realizzazione di opere pubbliche erogati a sportello (una procedura concertata con l’assessore al Bilancio ma di cui secondo il giornale hanno beneficiato maggiormente alcuni comuni, indovinate quali), e la nuova vicenda legata allo scandalo dai fondi ai gruppi, vicenda dalla quale Maninchedda (insieme solo a Pietro Pittalis) era uscito finora indenne ad anni di controlli ed intercettazioni, ma che ora lo potrebbe vedere clamoroso protagonista.

Perché adesso ci sono questi 7200 euro da giustificare, spesi nel 2007 per un sondaggio elettorale sulle intenzioni di voto nel Marghine dal gruppo consiliare di Maninchedda (uno dei tanti, giacché il nostro, come ha fatto giustamente notare l’Unione Sarda, è uno che ama cambiare partito e schieramento), sondaggio che sarà pure (come dice la Nuova Sardegna di oggi) “una delle attività indicate come compatibili con l’uso dei fondi destinati all’attività dei gruppi”, ma sul quale è opportuno vederci chiaro.

In queste settimane Maninchedda sul suo blog ha pure a provato a difendersi da questi furiosi attacchi (che un po’ si è anche tirato dietro, accusando in maniera un po’ scomposta l’Unione Sarda di omettere il ruolo della Regione nello sblocco di alcuni cantieri dell’Anas sulla 131), ma sinceramente fare l’esegeta delle sue posizioni non mi appassiona. Ho rispetto dell’opinione pubblica e della stampa indipendente e quindi se emergeranno fatti così gravi da costringere l’assessore regionale ai Lavori Pubblici alle dimissioni, che ben vengano.

Peraltro, per quanto possa stimare l’azione di Maninchedda, come ho scritto più volte continuo a ritenere l’azione di questa giunta molto deludente e ancor più deludente l’azione dei partiti sovranisti. Quindi se anche il politico di Macomer dovesse tornare al suo lavoro, paradossalmente la Sardegna potrebbe anche beneficiarne, visto che l’Università si vedrebbe restituito a tempo pieno un ottimo professore di filologia romanza, la giunta resterebbe essenzialmente quello che è, e Pigliaru non avrebbe nessun problema a trovare un politico di comprovata e specchiata onestà a cui affidare un assessorato delicato come quello dei Lavori pubblici, soggetto a pressioni non sempre trasparenti (come gli scandali nazionali ogni giorno ci dimostrano).

Quindi se anche Maninchedda dovesse abbandonare la poltrona da assessore per via delle dure accuse del primo quotidiano sardo, in quel caso dovremmo solo festeggiare una vittoria dell’opinione pubblica libera ed indipendente contro la certificata protervia della politica.

Tuttavia io mi auguro che Maninchedda resista ancora poche settimane e che il suo eventuale passo indietro arrivi solo dopo il varo da parte della Regione della cosiddetta operazione “Affitti zero” (come l’ha chiamata Sardinia Post) che lo stesso Maninchedda ha promosso.

Non so se l’assessore abbia iniziato la sua crociata contro le famiglie cagliaritane e gli imprenditori che danno in affitto alla Regione locali di cui l’amministrazione probabilmente non ha alcun bisogno prima o dopo la guerra che l’Unione Sarda gli ha dichiarato (il fatto è irrilevante). Sta di fatto però che Maninchedda si è messo in testa una cosa incredibile, che non era riuscita neanche alla giunta Soru, riuscendo a portarsi dietro il presidente Pigliaru e tutta la giunta.

Come prima cosa ha deciso che Abbanoa non deve più affittare la sua sede centrale cagliaritana, di proprietà del notaio Alberto Floris (fratello dell’ex sindaco ed attuale senatore di Forza Italia, Emilio) facendo risparmiare così alla Regione la bellezza di 676 mila euro netti all’anno (dal 2005 al 2012 la sede di viale Diaz in realtà è costata solo 500 mila euro all’anno). Ho letto la notizia su Sardinia Post, ma forse voi l’avete trovata anche su altri giornali. “La Regione ha tanti locali vuoti”, dice il nostro, “ma se anche non li avesse a quelle cifre una sede Abbanoa se la costruisce e se la ripaga in pochi anni”. Il ragionamento sembra filare.

Poi Maninchedda si è messo in testa di verificare se i locali presi in affitto dalla Regione all’Immobiliare Europea di Sergio Zuncheddu (editore del gruppo Unione Sarda, ma le due attività sono ben distinte e non interferiscono l’una con l’altra, come sappiamo bene tutti) servano alla Regione oppure no, posto che, come ha scritto recentemente la Nuova Sardegna, l’imprenditore “incassa 768 mila euro più iva all’anno per via San Simone, come dire oltre 63 mila euro al mese stabiliti in contratto ancora per i prossimi cinque anni”, locali che da due anni in parte sono vuoti.

Avete capito bene: come ha spiegato sempre la Nuova Sardegna, la Regione paga all’Immobiliare Europea di Zuncheddu 768 mila euro netti l’anno di affitto per l’uso di due piani su cinque di una palazzina di via San Simone: perché tre piani li pagherebbe “vuoto per pieno”. Incredibile, vero? Cosa aspetta Pigliaru a rescindere il contratto? Di cosa ha paura?

Di questi tempi 768 mila euro non sono uno scherzo: l’editore di quotidiano li guadagnerebbe vendendo 640 mila copie del suo giornale, in pratica 53 mila 333 copie al mese. E quanto vendono i quotidiani italiani oggi? Ecco la tabella relativa allo scorso mese di gennaio.

Fondi erogati in maniera clientelare, inceneritori sospetti, sondaggi pagati non si sa bene come e da chi: in queste settimane, tutti i santi giorni, Maninchedda ha molte gatte da pelare e l’Unione Sarda giustamente non fa sconti a nessuno. Ma la battaglia dell’assessore contro gli affitti inutili, almeno questa, mi sembra degna di lode. Speriamo che riesca a vincerla prima di essere giustamente costretto alle dimissioni per effetto della pressione dell’opinione pubblica libera e indipendente (a cui io personalmente sono sempre molto grato e devoto).

La Regione può certamente fare a meno di Paolo Maninchedda. Ma anche dei locali dell’Immobiliare Europea.

 

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