Politica / Sardegna

Pubusa accusa: “Sovranisti parolai”. Ed io rispondo: “Sinistra isterica quando si parla di Sardegna”

Sovranita

Cagliari, 7 novembre 2012

Andrea Pubusa manda al blog questo intervento, cui segue una mia risposta. Altri contributi sono ovviamente ben graditi.

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Cari sovranisti,

leggendo il i vostri articoli sul  blog di Vito Biolchini mi sono chiesto in quale mondo vivete o, se preferite, se il mondo in cui vivete voi sovranisti è lo stesso in cui vivo io.

“Normalizzare la secessione”, dice Gigi Marotto nel suo lungo articolo sulla autodeterminazione dei sardi (“Il principio di autodeterminazione non è secessione, non è leghista e non è contro la Costituzione”). In senso tecnico-giuridico e politico, a Costituzione vigente, la secessione è un rivoluzione: l’Italia è una Repubblica “una e indivisibile“, articolo 5 Costituzione. Forse si può normalizzare anche la rivoluzione, ma a me sembrano due concetti incompatibili, teoricamente e praticamente. Lo dico non per contrastare la rivoluzione (ben venga!) ma perché i rivoluzionari seri hanno sempre pensato di voler fare la rivoluzione, non altro.

Ma, ammesso sia possibile normalizzare la secessione, bisogna anche non eccedere nella normalizzazione. Il mio amico Paolo Manichedda, ad esempio, non vi sembra che esageri quando pensa all’indipendenza dei sardi stando in una giunta del Pd? E non in quello del buon Bersani, ma nel Pd di Renzi, che ha soppresso le province, si appresta a togliere carattere elettivo al Senato e a ridimensionare drasticamente l’autonomia regionale.

È davvero una strana strategia questa di allearsi e dare man forte a chi va in direzione esattamente opposta a quella della secessione o del sovranismo o dell’indipendentismo che dir si voglia!
Non solo: tutti questi sedicenti sovranisti hanno lucrato su una legge elettorale che ha indotto il 50 per cento dei sardi a disertare le urne e concorrono a formare una giunta che ha meno del 20 per cento del voto popolare. Ho sempre pensato che ogni forma di soggettività popolare o nazionale (o chiamatela come volete) sia frutto di un protagonismo sociale, di un movimento e di una spinta forte dal basso.

Qui in Sardegna solo un gruppetto di volenterosi ha impugnato la legge-truffa regionale nel silenzio assordante dei sovranisti di ogni specie, quasi tutti ciechi, muti e sordi per opportunità.

Parlate di lingua sarda, di ripresa dei paesi e così via. Ma ci andate nei paesi? Io vado nel mio e nei dintorni, e, quando di sera faccio una passeggiata, non incontro nessuno per strada. Le case sono quasi tutte in vendita e iniziano a crollare per gli abbandoni. Fra un po’ verranno abbandonate le scuole e inizieranno a crollare anch’esse. L’ufficio postale e il Banco di Sardegna aprono a ore. Il parroco, dove c’è, fa messa veloce e scappa via. I Carabinieri aprono solo di mattina, esclusi festivi, e per far vedere che fanno qualcosa, mettono qualche contravvenzione, a fini statistici, alle persone per bene, mentre la notte alcuni teppistelli, noti a tutti peraltro, fanno scorribande indisturbati, compiendo furti e devastazioni.

Si dice che, se non si fa qualcosa, fra vent’anni i piccoli paesi moriranno. No, amici miei, sono quasi tutti morti da vent’anni! Ma spesso i cadaveri rimangono in putrefazione alla luce del sole. Non resuscitano, però. questo è certo. I giovani, se li apostrofi in sardo, ti rispondono in italiano per dimostrarti che non sono ignoranti. Non si celebrano più neanche le feste del Santo patrono. In qualche paese l’unico atto comunitario è la sagra della pecora d’estate.

Un pessimismo cosmico e senza uscita? Ma no! Si potrebbe fare qualcosa, anzi molto, se ognuno fosse coerente e facesse sul serio. Se i sovranisti smettessero di fare i baciapantofole del Pd; se smettessero di sostenere la pessima giunta Pigliaru e quindi Renzi-ammazza province, Senato e regioni; se i consiglieri regionali sovranisti battessero un colpo anche tiepidamente autonomista; se i sindaci, anziché chiedere più caserme ad Alfano, chiedessero più scuole e servizi; se, sempre i sindaci, anziché fare i ridicoli aspiranti sceriffi, contestassero la legge elettorale comunale, ridando vita a una vera democrazia locale e comunitaria; se si ridesse vita ad un ente intermedio fra comuni e Regione, per decentrare funzioni regionali e creare una Regione ordinamento….

Se, se, se… se anziché fare i parolai, si diventasse persone serie.

Andrea Pubusa

***

Caro Andrea,

no, non viviamo nello stesso mondo. Il nostro, quello dei sovranisti alla Marotto (presidente di un’associazione di cui mi onoro di essere tra i fondatori) guarda semplicemente al futuro della Sardegna e osservando ciò che succede nel resto d’Europa si sforza di elaborare un nuovo paradigma politico definito “sovranismo”; tu invece sei fermo all’autonomia. Sia detto per inciso: non appartengo alla categoria di coloro che imputano alla stagione autonomistica tutti i mali del presente; per me semplicemente l’autonomia oggi è una moneta fuori corso, senza valore nelle transazioni politiche e sociali, un reperto storico. Che tu però pretendi ancora di usare. Ma come ti guarderebbe un barista se provassi a pagare il caffè con una banconota da mille lire?

Detto questo, mi sorprende che stavolta tu non abbia usato il tuo solito acuto metodo per avanzare le tue dure critiche al sovranismo (con il quale non sei mai stato tenero) ma ti sei lasciato andare, perdonami, ad una tirata isterica.

Perché quello di Marotto è evidentemente un intervento di natura teorica che mira a risolvere (a mio avviso con successo) una grande contraddizione che è sempre stata presente nel campo indipendentista e sovranista, e riassumibile nella domanda “com’è possibile lottare per l’autodeterminazione della Sardegna senza uscire dal solco della Costituzione, e dunque senza essere strumentalmente accusati di secessionismo leghista?”.

Tu contesti l‘assunto di Marotto e io ti rispondo: ma la Scozia non ha forse tentato di staccarsi dalla Gran Bretagna con un democraticissimo referendum? Era rivoluzione quella? Non direi, anzi: era proprio il contrario.

Mischiare poi un intervento “alto” con le vicende della giunta Pigliaru c’entra veramente poco e denota un’isteria ricorrente quando da sinistra si guarda alle posizioni sovraniste o indipendentiste; isteria che andrebbe studiata perché ha dei tratti ricorrenti e non teme di assumere forme di estrema spericolatezza (come quando, ad esempio, tu stesso caro Andrea hai avanzato l’ipotesi che i Giganti di Mont’e Prama, ritenuti ormai i temutissimi testimonial del credo sovranista e indipendentista, fossero addirittura dei falsi… Perché quando si avanza nella società isolana l’idea che la Sardegna possa considerarsi nazione, quindi culturalmente distinta dall’Italia, la sinistra sarda di stampo Pci reagisce sempre in maniera scomposta).

Tu attacchi i sovranisti alla Maninchedda che sostengono Pigliaru (dunque Renzi), e io ti rispondo:

a – Maninchedda è un esponente del sovranismo, di cui però non detiene il copyright né la primogenitura. Il suo è uno dei tanti modi in cui questo paradigma (le cui prime basi sono state gettate nell’autunno del 1998 dal seminario della Fondazione Sardinia, i cui atti sono pubblicati nel volume dal titolo “L’ora dei sardi”) viene interpretato. Insieme al sovranismo di Maninchedda c’è quello dei Rossomori di Gesuino Muledda (anch’egli sostenitore della giunta Pigliaru, anche se la sinistra tanto dura con il sovranismo sembra assicurare all’ex assessore Pci un trattamento benevolo, forse in virtù di una comune passata militanza), c’è quello di Irs, c’è quello di Sardegna Sostenibile e Sovrana, molto critica con l’attuale esecutivo regionale, c’è quello di tanti intellettuali che non militano in alcuna formazione. Sulla coerenza dei sovranisti oggi al governo della Regione giudicheranno gli elettori (io, come sanno bene i miei lettori, sono molto molto molto critico), ma attaccare le posizioni sovraniste prendendo a pretesto l’atteggiamento di Maninchedda (che peraltro è uno dei migliori assessori di questa scalcagnata giunta) può forse alimentare la polemica ma è metodologicamente sbagliato.

b – Tu non sei mai stato sovranista e rivendichi con orgoglio il tuo essere a sinistra. Però quando c’è da attaccare la giunta Pigliaru ti scagli con maggiore virulenza e regolarità contro il Pd (ci mancherebbe altro) ma soprattutto contro la sua componente sovranista, mai contro la sinistra che al pari dei sovranisti di Maninchedda, Muledda e Sale sostiene l’attuale giunta: come mai? Sel e Rifondazione, all’opposizione a Roma e al governo a Cagliari, non sono a Cagliari baciapantofole del Pd? Caro Andrea, ammetti che le contraddizioni della sinistra sarda non sono minori di quelle che riscontriamo nel campo sovranista, per non dire di quello indipendentista alla Michela Murgia (che per un periodo avevi perfino sponsorizzato, per poi accorgerti fuori tempo massimo della sua inconsistenza politica) e dei grillini (altra tua grande passione non corrisposta: dov’è il M5S in Sardegna?). Se i sovranisti sono parolai, gli altri purtroppo non sono da meno.

c – La conclusione del tuo ragionamento è molto simile a quella fatta da un osservatore che non ama fare nomi (e dunque io non farò il suo) per il quale il male della Sardegna è l’incoerenza e il trasformismo del sovranismo governativo (ancora Maninchedda!) e non il blocco di potere che sempre più si coagula intorno al Pd nostrano, che con Renzi non ha nulla a che fare ma che affonda la sua legittimazione il quel sistema di potere targato Pci-Pds e nel Psi. Anch’io critico i sovranisti di governo, ma se domani uscissero dalla maggioranza che sostiene l’attuale giunta, la linea dell’esecutivo Pigliaru non cambierebbe di un centimetro. Quindi il vero problema della Sardegna non sono (solo) i sovranisti, ma soprattutto Pigliaru e il Pd.

È vero Andrea, bisognerebbe essere coerenti, ma anche nelle critiche. Altrimenti si rischia di dimenticare i rapporti di forza presenti nella politica sarda e il risultato sono solo posizioni vagamente isteriche (scusami ma non trovo una parola più adeguata) che alimentano polemiche ma non ragionamenti.

Perché non basta genericamente dire che per migliorare la Sardegna è necessario essere coerenti, perché non ha senso essere coerenti ad un paradigma sbagliato. Hai letto l’ultimo intervento del segretario regionale della Cgil Michele Carrus a favore della chimica verde? E del progetto vetero-industriale di Tore Cherchi nel Sulcis che ne pensi? A loro modo sono coerenti. Ma la loro coerenza serve alla Sardegna?

A mio avviso il sovranismo è l’unico paradigma in grado oggi di dare risposte alla Sardegna. Certo, è ancora da affinare e si scontra con diverse contraddizioni, incoerenze, ipocrisie, velleitarismi e opportunismi. Ma esiste, elabora idee (a differenza della sinistra sarda, che al massimo sa riproporre teorie importate dall’Italia o dal passato), ha una sua coerenza e un suo perché. E soprattutto, a differenza della sinistra, ha un futuro. Prima la sinistra sarda lo capirà, meglio è. Perché non basterà Landini a salvarla, come non l’hanno salvata Bertinotti, Vendola, Ingroia. Loro sì, tutti parolai di prim’ordine.

Vito Biolchini

 

10 Commenti

  1. Pingback: Ci serve un'antitetanica politica ~ SardegnaMondo

  2. “com’è possibile lottare per l’autodeterminazione della Sardegna senza uscire dal solco della Costituzione, e dunque senza essere strumentalmente accusati di secessionismo leghista?”… E’ proprio la domanda a non avere senso secondo me. Le accuse strumentali si sciolgono come neve al sole davanti alla forza reale dei processi politici.

  3. Io mi chiedo come si possa costruire sovranità (cosa giusta e seria) con una massa di elettori che vendono il voto per 5 euro o per una promessa che mai sarà onorata. Ma gli conoscete o no gli elettori sardi? Altro che sovranità……… Lei Prof. Pubusa il Sulcis Iglesiente lo conosce bene, ma si rende conto da che razza di classe dirigente è rappresentato quel territorio? Io sono un estimatore del fu grande Sindaco di New York Fiorello La Guardia e come lui fece a NY comincerei a spaccare videogiochi e macchinette varie, eleverei l’obbligo scolastico fino alla maggiore età e obbligherei le scuole a fare lezioni vere di educazione civica portando le scolaresche a pulire strade e cunette. Ma potrà mai una comunità rispettare se stessa se non rispetta i luoghi in cui vive? Pugno duro caro Vito, quando un popolo si lascia andare a certe nefandezze è meglio riportarlo alla realtà delle cose, anche a costo di leggi speciali. Si, leggi speciali. Dopo di che, se i cittadini sono sovrani di se stessi sovrane sono le leggi che si danno e sovrane sono le loro comunità. Ma come fa Maninchedda a stare in una giunta come quella in essere, non si vergogna?

  4. Caro Andrea, ragioni profonde e da lunga data ormai, mi vedono assente dal polemizzare con persone di spessore e che stimo come Te soprattutto a sinistra.
    Dico solo una cosa, non c’è in tutto il tuo argomentare nessun riferimento al merito della questione posta, quella dell’autodeterminazione quale elemento politico costitutivo di aggregazione di un possibile “blocco sociale” identitario, riformatore e di governo che si proponga di costruire il futuro di questa terra, avendo chiaro che la stagione dell’Autonomia e quel modello di sviluppo sono definitivamente morti e sepolti. Una “rete” che veda la sinistra sarda, scevra dai limiti del ‘900 che abbia forza, capacita e idee per costruire, assieme alle culture identitarie, un percorso originale e nuovo di autogoverno responsabile per questa terra nelle forme, nei tempi e nei modi che il Sovrano determinerà.
    Ad majora

  5. antonio says:

    I sovranisti sono in quattro con cinque opinioni diverse. Ecco perché non si va da nessuna parte

  6. Temo di essere d’accordo con Pubusa, non certo sulla difesa della Costituzione (perché appunto, l’illiberale art. 5 è chiarissimo) ma nella constatazione del fatto che oggi questo modello di “sovranismo”, se così si può chiamare, è divenuto perfettamente antitetico a qualsiasi percorso autonomista o indipendentista.

    Qualche appunto: la simbolica adozione del sovranismo non è un’invenzione della Fondazione Sardinia ma una terminologia usata da decenni in altre realtà indipendentiste internazionali (es. Quebec). Poi è stata ripresa in varie salse fino alla moda degli ultimi anni come ibrido fra autonomismo e indipendentismo. Nella pratica si tratta della solita linea sardista di alleanza con partiti italiani nel difficile tentativo di effettuare delle riforme (che infatti nessuno ha mai visto).
    Bisogna poi ricordare che gli scozzesi hanno fatto un referendum perché, a differenza dell’Italia, il Regno Unito ha un’architettura istituzionale di common law, e non dispone di alcuna Costituzione rigida. Nel nostro caso non faremo comunque una rivoluzione ma, quando e se arriverà il momento, probabilmente ci troveremo nelle stesse grane dei catalani di fronte all’indivisibilità proclamata dalla Costituzione spagnola. Ciò non toglie che un referendum sulla libertà debba essere sostenuto sempre e comunque, anche di fronte al palese divieto di istituzioni che vogliono negare ad un popolo il suo stesso diritto all’esistenza.

    Tornando sul sovranismo made in Sardinia, caro Pubusa, il problema non è solo Renzi con il suo neocentralismo, ma che buoni politici come Maninchedda finiscono per sciupare la propria intelligenza compiendo quelle stesse pratiche amministrative che hanno condotto la Sardegna verso spopolamento e assistenzialismo. Mi riferisco alla pervicace difesa di carrozzoni politici travestiti da servizi essenziali, e da un’altra serie di analoghi atti che, chiunque si trova a gestire assessorati “strategici” come i lavori pubblici, finisce per adottare.
    Paradossalmente questo “sovranismo” crea più danni di quanti ne dovrebbe risolvere. Al contrario, una buona politica indipendentista oggi dovrebbe andare nella direzione opposta, promuovendo decentralizzazione; alimentando maggiore trasparenza; riducendo spesa pubblica, tasse e burocrazia; evitando l’indebitamento pubblico e il ricorso a dei lavori pubblici come politica-tampone per l’occupazione (prassi già squalificata da un secolo di keynesismo). In assenza di ciò non ci saranno veri investimenti privati, la gente continuerà ad emigrare e gli accattoni di denaro pubblico non diminuiranno.
    Che dire poi sul silenzio tombale di fronte all’antidemocraticità di leggi elettorali che solo pochi si sono sentiti in dovere di contestare?

  7. Alberto says:

    per quanto poi riguarda la legge elettorale … rispondesse al telefono e ai messaggi sms. Forse qualcosa si può fare.

  8. Francu says:

    Avete ragione tutti e due

  9. paola enrica says:

    Bravo!!!!

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