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Perché la legge Zuncheddu non basta: finalmente alla Regione si discute di informazione ed editoria

editoria Regione

Alla Regione di parla di informazione e di editoria: un momento dell’incontro di ieri

Alla Regione si riprende a ragionare di editoria e di informazione: finalmente, perché la crisi richiede azioni immediate per scongiurare il disastro ormai dietro l’angolo e vanamente prefigurato nel corso degli ultimi mesi (cfr “Non solo Sardegna Uno: il sistema dell’informazione nell’isola è al collasso. Serve una nuova politica per il settore e più coraggio contro gli editori incapaci” del 30 novembre 2013, e “Chi ha paura di Giorgio Mazzella? La crisi di Sardegna Uno simbolo dell’informazione isolana in caduta libera” dell’11 marzo 2014).

Ieri mattina a Cagliari l’assessore regionale alla Cultura Claudia Firino ha voluto incontrare un gruppo di operatori delle testate on line e dell’editoria libraria per fare il punto della situazione. Alla fine la discussione è stata aggiornata a due tavoli tecnici dedicati agli editori (appuntamento venerdì 27 alle ore 16.30 nei locali della biblioteca della Regione in viale Trieste) e agli operatori dell’informazione (stesso luogo, lunedì 2 marzo alle ore 10.30).

Dopo l’approvazione della “legge Zuncheddu”, che qualche settimana fa ha visto tutto il consiglio regionale (maggioranza e opposizione) intervenire per salvare due o tre editori di tv private sarde in grave crisi e abbandonare al proprio destino tutte le altre imprese editoriali, testate on line e radio su tutte, l’assessore Firino aveva pubblicamente (e coraggiosamente) ammesso che bisognava fare qualcosa per dare risposte a chi era rimasto fuori da quel provvedimento che a mio avviso (e non solo mio) è abbastanza scandaloso, approvato peraltro senza neanche avere la decenza di consultare per un parere il sindacato e l’Ordine dei Giornalisti.

Scandaloso e inutile, perché la legge Zuncheddu non servirà a nulla e fra qualche anno le nostre tv locali (senza idee e con un management che non ha mai dato prova né di coraggio né di capacità di innovazione) saranno più in crisi di adesso.

Questo l’ho detto chiaramente all’assessore nel corso del mio intervento, nel quale però ho voluto anche indicare tre obiettivi di lungo, medio e breve periodo.

Nel lungo periodo bisogna arrivare ad aggiornare la legge 22 sull’editoria, che può vantare un buon impianto e che non è mai stata applicata in alcune sua parti molto innovative. Di una buona legge non si può prescindere e l’assessore Firino si è detta pronta a lavorare con tutti per arrivare a questo risultato.

La Regione però è anche editore. Quand’era presidente, Soru aveva messo su una miriade di siti tematici che ora secondo me avrebbero bisogno di essere gestiti in maniera professionale. Nel medio periodo l’amministrazione potrebbe dunque decidere di affidare a privati la manutenzione tecnica e la gestione dei contenuti di alcuni di questi siti. Questo garantirebbe un miglior servizio e favorirebbe la nascita di nuovi posti di lavoro in un settore dove in Sardegna le professionalità non mancano.

Nel breve periodo però la Regione può fare sicuramente una cosa: stanziare nella prossima finanziaria una cifra decente con la quale sostenere da subito (per stare al tema dell’informazione) l’editoria radiofonica e on line. L’assessore Firino, in sede di replica, ha fatto intendere che già sta lavorando a questa ipotesi, anche se chiaramente ha detto di non poter garantire sul risultato.

Aprendo il dibattito, il presidente dell’Associazione della Stampa Sarda Celestino Tabasso ha ricordato come il sindacato ritenga che un elemento di discrimine per il sostegno agli editori debba essere l’adozione di contratti regolari, anche se ha ammesso (giustamente) che per le piccole realtà come quelle dell’on line i criteri possono essere anche diversi (e io sono d’accordo con lui). Questo non significa tollerare il lavoro nero, ma adeguare le forme contrattuali alla capacità economica dell’impresa editoriale.

Altri intervenuti hanno messo in evidenza come l’informazione on line non possa certamente essere ritenuta la parente povera di quella dei giornali e delle tv, né che si possano definire “nuove” tecnologie che fanno parte della nostra quotidianità da quasi vent’anni.

Di sicuro il panorama è un mutamento e secondo me ci sarebbe bisogno di una nuova analisi del settore. Nel 2008 la Regione aveva pubblicato lo studio “Il sistema dei media locali nella Regione Sardegna”, condotto dalla Fondazione Rosselli, i cui risultati erano abbastanza chiari riguardo alla concentrazione delle risorse nelle mani di pochissime testate (degli 86 milioni di euro complessivi fatturati dal settore nel 2006, ben 64 erano finivano all’Unione Sarda e alla Nuova Sardegna).

Ora quei tempi sono passati, i due grandi gruppi editoriali sono in forte crisi (emorragia inarrestabile di copie, chiusura di redazioni, prepensionamenti all’Unione Sarda, cassa integrazione a Videolina) e le nuove realtà sono ancora troppo fragili e rischiano di morire nella culla. Serve dunque la politica.

Seppur con enorme ritardo, il confronto finalmente è iniziato ma è necessario che si arrivi in tempi rapidi a delle decisioni in grado di impedire la scomparsa di molte realtà editoriali e di far regredire di trent’anni il panorama dell’informazione isolana. Per fortuna in questi anni sono state condotte diverse esperienze interessanti, anche con il sostegno dell’amministrazione regionale. C’è molto da fare, ma non si parte da zero.

 

5 Commenti

  1. Buongiorno Biolchini,
    ho letto su castedduonline pochi minuti fa che le edicole sono in crisi. Crollo delle vendite di quotidiani, tasse troppo alte etc portano alla chiusura dell’edicola, ultima quella della stazione a Cagliari, ma basta vedere la seconda edicola storica di piazza Garibaldi chiusa da mesi per capirlo.
    Allora se guardiamo sul sito di primaonline.it i dati sulle vendite di giornali si quantifica anche il crollo:
    dal 2010 maggio al 2015 maggio l’Unione Sarda -20mila copie vendute (65mila vs 46mila) -30% e gli è andata pure bene a quel giornale !

    La Stampa -100mila copie (290mila vs 190mila!) -35%
    Repubblica -157mila copie (465mila vs 308mila) -34%
    Pure Il Fatto Quotidiano dal maggio 2011 ha perso il 40%

    E così via.

    Insomma, credo un modello di business nuovo sia necessario e magari anche le edicole si trasformeranno in qualcosa di diverso, non so cosa ma tutto va in quella direzione.

  2. Editoria tradizionale, analogica, cartacea alla canna del gas. Perchè devo pagare le tasse per mantenere un settore industriale fallimentare o in via di fallimento anzichè incentivare nuovi modelli di impresa nell’informazione?
    Informazione settore industriale: imprenditori che incassano profitti e lavoratori che incassano uno stipendio. Chiacchiere da incassare nessuna, al limite queste vanno bene per intortare (o bidonare) il contribuente che vede le proprie tasse usate per foraggiare questi imprenditori.
    Le “nuove” tecnologie fanno parte della nostra quotidianità da quasi vent’anni, traetene le conseguenze: la ristrutturazione del settore dell’informazione e dell’editoria.
    Giustamente la politica intende sovvenzionare testate giornalistiche cartacee e televisive tradizionali, per trenta anni hanno fatto “marchette giornalistiche” a loro vantaggio, se adesso chiudono chi va a fare da lacchè alla politica? Forse l’informazione non sovvenzionata della rete?
    Come disse un comico da un palco: è finita.
    Se Biolchini piange la fine di questo tipo di informazione dimostra che non ha alcuna idea di informazione diversa da questa, anche se la presenza del blog mi dava un’impressione diversa.

    • Io non piango niente che merita di sparire, ma chiedo che venga aiutato chi merita, in un momento di transizione epocale che ha rari precedenti nella storia quale quello che stiamo passando. L’informazione non sovvenzionata dalla rete non si regge in piedi economicamente (a meno che i lettori di questo post non siano pronti a versarmi 10 euro a testa sul mio conto).

      • Molto semplicistico affermare che senza sovvenzione l’informazione su internet non si regge in piedi. Il modello economico di riferimento è quello statunitense che invece va proprio in questa direzione.
        Una cosa grossa che cambia è la forma delle redazioni, te le scordi piazze d’armi delle nostre testate locali, ed è qui che un giornalista trema.
        Insomma, un modello diverso di editoria è necessario per restare in questo mercato che c’è, non sparisce quando un giornale locale chiude, ma la selezione naturale del mercato porta a un’evoluzione degli operatori ovvero degli editori.
        Chiaro che http://www.vitobiolchini.it non fornisce uno stipendio al suo titolare, ma l’informazione sempre più libera, digitale e integrata non è manco più il futuro bensì il presente che sta crollando addosso e travolgendo chi non lo vuole capire e pretende i sussidi.
        PS: l’informazione ha conseguenze vitali su tutti noi ma questo post ha avuto solo 2 commentatori, il carnevale di Cagliari che ha conseguenze pari a zero oltre a Cagliari nei giorni del carnevale ha decine di commenti!

  3. Mario Salis says:

    “Finalmente” è la parola giusta mentre sconcertante resta finora il silenzio che ha pervaso la crisi di un settore, che della sua capacita di fare informazione e socializzare la notizia dovrebbe costituire il suo vero punto di forza. Anche la recente campagna a livello nazionale Meno Giornali=Meno Liberi è parsa abbastanza timida. Siti on line blasonati impallati per giorni privi di notizie, non fanno più velo di una crisi generalizzata, fino all’altro giorno impensabile per alcuni. Una sorta di comprensibile pudore od un silenzio prudente per non compromettersi strategiche vie d’uscita? Una condotta forse che potrebbe tutelare gli editori tradizionali e più consolidati, non certo i più piccoli e quelli in rete. Occorre prendere atto che le grandi dimensioni di una testata non costituiscono più un vantaggio, tutt’altro; e che l’editoria e l’informazione on line non può essere più considerata una forma di giornalismo amatoriale. Proprio da quest’ultimo versante, pur a fronte di innegabili difficoltà, provengono segnali di coraggio professionale ed imprenditoriale che vanno sostenuti con proposte legislative serie e trasparenti, affrontando anche le implicazioni sui regimi di lavoro. L’iniziativa dell’Assessore Regionale, insieme alle proposte emerse nel dibattito, finalmente sono una buona notizia, sperando che on line o su carta stampata a fine pagina compaia il rimando CONTINUA. Buon lavoro! Più che un augurio. (Mario Salis)

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