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“Rileggere le lotte sociali degli anni ’70: le esperienze cagliaritane di Sant’Elia e Is Mirrionis”, di Franco Meloni

Gulp

Foto tratta dalla prima pagina di “Gulp – Controinformazione di politica e cultura”, novembre-dicembre 1971

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Come prolungamento positivo del ’68 studentesco e del ’69 operaio, negli anni Settanta si svilupparono in Italia grandi e diffuse lotte popolari per rivendicare migliori condizioni di vita ed estendere a tutti i cittadini i diritti previsti dalla Costituzione repubblicana, troppo spesso fino allora rimasti lettera morta. Così rammentiamo le lotte per il diritto al lavoro, per il diritto allo studio, per i diritti civili che produssero importanti risultati (lo statuto dei lavoratori, le 150 ore, la legge sul divorzio, tanto per citarne qualcuno).

Nel medesimo scenario un ruolo di rilievo hanno avuto anche le lotte per il diritto alla casa e per la qualità della vita nelle città, particolarmente legate alla salvaguardia dell’ambiente e connotate dalla partecipazione popolare che rivendicava riforme legislative e la disponibilità di adeguati spazi di democrazia.

A Cagliari queste lotte sociali si sono espresse in misura rilevante sia nella quantità sia nella qualità. Sarebbe importante farne la storia, in aggiunta e approfondimento di quanto già si è fatto (1). E che non basta. C’è da scrivere la storia dei Comitati di quartiere, in larga parte protagonisti di quelle lotte: di Is Mirrionis (a partire dal 1971), di Stampace alto (dal 1972), di Marina (dal 1975), di Fonsarda (dal 1974), nonché del “Coordinamento dei Comitati e Circoli di Quartiere”, così come di altri organismi di base.

Per contribuire a svolgere questo compito si è recentemente candidato il circolo culturale Antonio Gramsci, che ha cominciato a raccogliere documentazione sui movimenti, partendo dalla ricostruzione dell’esperienza della Scuola Popolare dei Lavoratori, promotrice del Comitato del quartiere di Is Mirrionis.
Si vuole indagare sulle vicende di quei movimenti non solo per legittima curiosità o suggestivi amarcord per coloro che le hanno vissute direttamente, ma, soprattutto, al fine di coglierne aspetti positivi e anche limiti per quanto possono insegnarci oggi nei percorsi di democrazia partecipativa.

Nel presente intervento ci riferiamo, a mo’ di esempio, solo a due movimenti, dei quartieri di Sant’Elia e di Is Mirrionis.

Il Comitato di quartiere di Sant’Elia
Riferendoci alla vicenda di Sant’Elia, si cercherà di capire non solo quanto si è ottenuto rispetto agli obiettivi di quella vertenza, ma quanto e in quale misura si è sbagliato, perché qualsiasi intervento che oggi si voglia fare nel quartiere sarà produttivo solo se terrà conto della sua storia e particolarmente della storia delle lotte popolari degli anni Settanta. Si agirà dunque con spirito di verità. Volete un’anticipazione di questa impostazione “non celebrativa”? Eccola.

È stata recuperata una pubblicazione del 1977 in cui Umberto Allegretti, che di quel movimento fu un protagonista, scrive: “Verso la fine del 1973 il Comitato di quartiere fu rovesciato e sciolto, attraverso un’assemblea fortemente manipolata, per un atto di forza concordato tra partiti di maggioranza e di opposizione rappresentati al Comune e con l’azione disgregatrice di forze religiose e parapolitiche del quartiere (…) Il Comitato di quartiere fu sciolto nel momento in cui la sua azione era riuscita ad imporre al Comune il piano della legge 167 per buona parte della zona, e proprio perché i partiti dovevano impadronirsi dei risultati (oltreché per preoccupazioni di strategia generale). La sua fine… comportò un regresso ancora oggi non superato della organizzazione e della stessa coscienza politica del quartiere…” (2).

Si tratta di un punto di vista opposto a quello più conosciuto della “lotta vittoriosa del popolo di Sant’Elia”, decisamente autorevole considerato chi lo ha espresso, ma ovviamente da confrontarsi con gli altri contributi, sempre nella ricerca di capire.

La Scuola popolare dei lavoratori di Is Mirrionis
Tra le diverse esperienze del periodo su cui è utile soffermarsi è da segnalare quella della Scuola popolare di Is Mirrionis. Si trattò di un’attività sociale (nata nel ‘71 e protrattasi fino al ‘76 con l’istituzionalizzazione delle 150 ore) che consentì a centinaia di lavoratori del quartiere e del resto della città di acquisire una seria preparazione culturale, conseguendo la licenza media, che permise a molti di loro migliori prospettive di lavoro e, spesso, il proseguimento di ulteriori percorsi formativi.

La Scuola, organizzata da un gruppo di studenti universitari e laureati, ispirati agli insegnamenti di don Lorenzo Milani e alla sua Scuola popolare di Barbiana, ha costituito un grande esempio di solidarietà sociale e di pratica di riscatto culturale dei ceti popolari, che oggi sembra importante ricordare, valorizzare, riproporre nei suoi elementi fondanti.

Con queste premesse un gruppo di consiglieri comunali di Cagliari ha presentato una mozione (prima firmataria Francesca Ghirra) per il ricupero dello stabile che ospitava la scuola popolare e il comitato di quartiere di Is Mirrionis, che attualmente versa in stato di totale degrado, da superare per restituirlo al suo utilizzo più congeniale, al servizio del quartiere e della città.

La mozione mette in risalto che il quartiere di Is Mirrionis (il più popoloso della città, con 13 mila residenti, di cui per oltre il 25 per cento persone anziane, e duemila mila fuori sede) ha gravissimi problemi di disagio sociale, di disoccupazione e di bassi livelli di istruzione con un alto tasso di abbandono scolastico. Lo spazio di aggregazione sociale che si propone con la rinascita del Centro Sociale costituisce una risposta ai problemi del quartiere e stante la presenza di numerosi studenti soprattutto universitari e di persone anziane un’occasione di socializzazione e confronto tra generazioni.

Ancora la mozione richiede di intitolare la piazza su cui prospetta l’edificio alla “Scuola popolare dei lavoratori” in memoria dell’attività meritoria svolta in quei luoghi e del fermento culturale che li ha caratterizzati. La mozione dei consiglieri comunali è sostenuta da una raccolta di firme su una petizione che ne ricalca i contenuti.
Gli organizzatori rimarcano che si è solo all’inizio di un ottimo progetto di studio e lavoro che vuole coinvolgere quante più persone e organizzazioni che lo condividano. E noi lo condividiamo.

Franco Meloni

 

(1) Al riguardo, a titolo di esempio, segnaliamo le produzioni cinematografiche su alcune vicende del quartiere di Sant’Elia, su cui si è soffermato Gianni Olla in un recente articolo sulla rivista on line Cinemecum

(2) Umberto Allegretti “I quartieri tra decentramento comunale autonomia di base” in Rivista trimestrale di diritto pubblico, n. 1/1977.

La pagina fb del Comitato per il ricupero dell’ex Centro sociale sede della Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis: https://www.facebook.com/pages/ScuolaPopolareIsMirrionis/784419271620896

 

8 Commenti

  1. Sperimentare il “civic crowdfunding” per ricuperare lo stabile già sede della Scuola Popolare di Is Mirrrionis: http://www.aladinpensiero.it/?p=34843

  2. Bellissimo articolo di Marcello Zasso sull’esperienza della Scuola Popolare di Is Mirrionis, su L’Unione Sarda di venerdì 5, ripreso da Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?p=34690

  3. Riprendiamoci la scuola popolare di Is Mirrionis. 40 anni dopo tra storia e futuro

    Aladinews e il Circolo culturale Antonio Gramsci comunicano che per ragioni logistiche l’Assemblea “Riprendiamoci la scuola popolare di Is Mirrionis. 40 anni dopo tra storia e futuro” è stata anticipata a mercoledì 3 dicembre, sempre con inizio alle 17,30 in via Doberdò 101, Cagliari.
    – Vai alla pagina fb dell’evento: https://www.facebook.com/events/363085967184965/?fref=ts

  4. Riprendiamoci la scuola popolare di Is Mirrionis
    40 anni dopo tra storia e futuro
    Giovedì 4 Dicembre 2014 ore 17:30 in via Doberdò 101 Cagliari

    Negli anni Settanta, nel quartiere di Is Mirrionis, ha svolto la sua attività la Scuola popolare dei Lavoratori. Prima dell’istituzionalizzazione delle 150 ore per il diritto allo studio, la scuola ha consentito a centinaia di lavoratori del quartiere e del resto della città di acquisire una seria preparazione culturale, e anche di conseguire il titolo di licenza elementare e media. Questa esperienza, condotta da un gruppo di universitari e di laureati, che si poneva nella scia degli insegnamenti di don Lorenzo Milani, ha costituito un grande esempio di solidarietà sociale e di pratica di riscatto culturale dei ceti popolari, che oggi sembra importante ricordare, valorizzare, riproporre nei suoi elementi fondanti di solidarietà e impegno sociale e culturale.
    La scuola popolare negli anni si è trasformata in Comitato di quartiere e successivamente in Centro culturale Is Mirrionis, fino alla fine degli anni ’90 quando l’edificio è stato murato e di fatto sottratto ai cittadini.
    Oggi lo stabile versa in uno stato di degrado e di abbandono mentre sarebbe importante restituirlo alla sua funzione originaria cioè di spazio di partecipazione, incontro e scambio. In un momento di profonda crisi non solo economica, ma anche culturale, soprattutto nei quartieri popolari dove con maggiore forza si diffonde il fenomeno dell’abbandono scolastico e della devianza sociale, è necessario da un lato recuperare la memoria di una esperienza di democrazia e partecipazione e dall’altro pensare alla restituzione dell’edificio come centro a carattere socio-culturale.
    Per questi motivi l’Associazione Gramsci Cagliari e la Biblioteca popolare L’Albero del Riccio vi invitano a partecipare all’assemblea pubblica: Riprendiamoci la scuola popolare di Is Mirrionis: 40 anni dopo tra storia e futuro, che si terrà Giovedì 4 Dicembre alle 17.30 in via Doberdò 101 a Cagliari.
    In quella sede sarà possibile raccogliere le firme a sostegno della Petizione popolare che chiede il recupero del Centro sociale e l’intitolazione alla Scuola popolare dei lavoratori della piazza sita nel tratto di via Is Mirrionis parallelo alle vie Cadello, Baronia, Cornalias, Seminario.

  5. Avevo 17 anni, quando andai a fare volontariato con la parrocchia e il Circolo Culturale di S.Elia, organizzato da Franco O. Umberto A. Lulli e Mariano, e Franco M, insieme a noi Ninni e Betty S. dei ragazzi eccezionali del quartiere, Sembra strano ma la parrocchia gestita dall’ anziano parroco don A. e dal suo vice don Armando tutti seguivamo gli scritti e le opere di Don Milani, Primo Mazzolari e di altri fautori del rinnovamento nella chiesa, A Cagliari quando in Consiglio Comunale s’incominciò a pensare al rinnovamento del quartiere, venne la bella pensata si era nel 1968, a radere al suolo le case popolari e costruire al loro posto un quartiere residenziale per le classi ( allora esistenti sociali medio alte. Vi fu una sollevazione culturale che portò tanti giovanissimi come me all’impegno sociale e ad organizzare una vita culturale fino allora sconosciuta ai ceti popolari e al proletariato ( come si diceva allora). Alla fine del 1969, in piena aria di contestazione ormai resa violenta negli scontri tra operai e studenti e forze di sicurezza dello Stato, venne inviato un carmelitano don Vasco P. Si formò la comunità con un’importante spinta verso il rinnovamento, venne papa Montini e accaddero gli scontri tra alcune decine di anarchici, neo contestatori, alcuni maoisti con centinaia di poliziotti e carabinieri, il lavoro sociale con il Circolo Culturale divenne sempre più intenso fino a studiare i teologi delle Teorie della Liberazione e pedagogisti rivoluzionari da Boff a Paulo Freire, Personalmente avevo già studiato gli scritti di don Camilo Torres un prete dirigente dell’ELN colombiano morto in battaglia, Pur non avendo abbandonato del tutto il lavoro in quartiere, vivevo con le comunità di base ad Alghero e Portotorres, al fine di trasmettere l’organizzazione della scuola popolare appena nata a S.Elia, Il punto di svolta per me fu l’assemblea indetta al Lazzaretto allora struttura fatiscente per discutere assieme alla comunità ecclesiastica, i partiti di sinistra i sindacati e il Circolo Culturale, il popolo di S.Elia accettò il parziale rinnovamento e sopratutto l’edificazione della nuova S.Elia, quell’orribile mostro urbanistico e sociale tuttora esistente. Rinnegarono anni di collaborazione con il Circolo praticamente accusato di essere un gruppo di annoiati borghesi, Ma non fu tempo sprecato perchè comunque quella esperienza fu riversata in altri quartieri da Is Mirrionis, a Pirri, Castello, Villanova e Stampace, E’ stato il mio migliore periodo formativo ed avevo solo 17 anni, ed i vecchi per me erano i trentenni, Sarebbe interessante ripensare prima che sia troppo tardi in modo organico a quelle teorie da tanti di noi messe in pratica, o almeno ci abbiamo tentato.

    • ciao sono ninni santus ho ben presente quel periodo. le mie idee negli anni non sono cambiate si sono solamente rafforzate faccio l’artigiano e lavoro ancora a cagliari .

  6. Aldo Cappai says:

    Fintze in Sinnia eu fattu po ddus istaris una scola po preparai is picioccheddus rimandaus cun prus de binti “docentis” e cun assembleas de programmatzioni e verifica de is traballus anca partecipant is picioccheddus, is mammas e is babbus e is “docentis” volontarius.

  7. casumarzu says:

    anche al civico 15 della via San Mauro nel quartiere Villanova, nella sede della comunità di San Rocco, si maturò un esperienza di scuola popolare, vi frequentò una sorella di mia moglie e credo siano ancora in vita alcuni docenti che animarono quell’esperienza. Gli ultimi contatti che ho avuto con queste persone risalgono a circa 8 anni fa e frequentavano la comunità di San Rocco almeno finchè, che io sappia, è rimasto in vita Efisio Spettu.

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