Lavoro / Sardegna

Ci scrivono i lavoratori di Akhela: “Ecco la nostra poesia in sardo per raccontarvi come ci vogliono licenziare!”

akhela

Caro Vito,
vorremmo portare all’attenzione tua e dei tuoi lettori la situazione dell’azienda in cui lavoriamo, Akhela.

Le origini di Akhela risalgono al 1997, quando Saras stipulò un contratto di programma grazie al quale ottenne sostanziosi finanziamenti pubblici da destinare al rinnovamento di alcuni impianti. Poiché questo rinnovamento non comportava ricadute occupazionali tali da giustificare la cifra richiesta, venne combinato un “matrimonio” con un imprenditore toscano che creò Atlantis, la Città dell’Innovazione. Questo matrimonio, che ha garantito il riallineamento dell’indicatore finanziamento pubblico/ricaduta occupazionale, si è trasformato in divorzio alcuni anni dopo: Atlantis ha continuato per un po’ per conto suo, arrivando al fallimento e a un’inchiesta per bancarotta fraudolenta, mentre Saras ha creato Saraslab, incubatore tecnologico affidato ad Angelo Moratti.

Sgonfiata la bolla della new economy, anche Saraslab si è dovuta reinventare: le varie società sono state raggruppate in un’unica nuova azienda, Akhela, sempre con la proprietà di Saras. Questa mossa ha permesso di focalizzare il business, cosa che, nei dieci anni successivi, ha dato i suoi frutti.

Siamo andati sul mercato, abbiamo acquisito nuovi clienti, siamo cresciuti al punto da arrivare a 350 dipendenti su cinque sedi in Italia, con l’intenzione concreta di aprire anche una sede a Monaco. La sede di Macchiareddu è arrivata ad avere circa 200 dipendenti, tutti con un alto livello di scolarizzazione e competenza. I conti non erano mai perfettamente a posto, ma il miglioramento progressivo aveva quasi portato al break even.

Nel 2012 succede una cosa: Saras decide di concentrarsi sul suo core business e cede Akhela: fra i potenziali nuovi “mariti” si fa avanti sempre più insistentemente il nome di Solgenia, azienda umbra le cui gesta, facilmente reperibili sul web, narravano di alcune vicende societarie poco edificanti. Nonostante le perplessità espresse da noi lavoratori, l’acquisizione va avanti. Qualcosa inizia a scricchiolare nell’autunno scorso, quando una società del Gruppo fallisce malamente: le nostre perplessità vengono rispedite più volte al mittente, al punto che ancora il 10 giugno di quest’anno si svolge un’assemblea in cui l’Amministratore Delegato rassicura tutti i dipendenti dicendo che va tutto bene; c’è in corso la cessione di un ramo d’azienda sano a una multinazionale dell’IT, ma ci viene detto che ciò non avrà ricadute su chi resta e si dichiara la tenuta occupazionale fino a dicembre.

Peccato che l’11 luglio sia stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per 49 persone, tutte della sede di Cagliari.

Peccato che le motivazioni addotte nel procedimento parlano di grave situazione economica strutturale dell’azienda, ma che i dirigenti e i responsabili di struttura (che dovrebbero essere i principali responsabili) non vengono toccati.

Peccato che, a fronte di un provvedimento di questo genere dovrebbe esserci un progetto credibile e sostenibile di ristrutturazione, mentre un piano industriale non si è mai visto, né prima né adesso.

Peccato che per cercare di tenere dentro i dipendenti, che sono la risorsa essenziale per il rilancio dell’azienda, abbiamo chiesto il contratto di solidarietà e ci è stato risposto “picche”.

In questa situazione, un nostro collega, Giuseppe Putzolu, nickname S’Aràbu, ha scritto una poesia che è diventato un po’ il nostro inno, visto che rappresenta bene la nostra situazione e il nostro stato d’animo. La condividiamo di seguito, sperando che possa aiutare a smuovere le acque.

I dipendenti Akhela

 

AKHELA CUNCORDIA

In pompa magna dae Macchiareddu
a sa conchista de mercaos et natziones:
mannas suni sas ispecializzatziones,
professionalidade, tenimos et crebeddu.

Tot’andat bene et bellas paraulas,
de fatturau sos numeros sun’ mannos:
su mundu est su nostru in pagos annos.
Comintzau est su tempus de sas faulas.

Triballai et faghiebos su matzu
ca sos costos suni minimande.
“Cumandante, semus affundande!”
“Ischettinu, torra a susu, catzu!”

Iscurta de sa zente tua sas penas
ca de perigulu sonan’ sas sirenas!
Partios po su mundu a s’arrembaggiu,
reduios a pedire salvataggiu.

S’Aràbu

 

3 Commenti

  1. Aggiungo informazioni utili ai lavoratori di Akhela: sono stato tra coloro che non sarebbero stati licenziati.. e tra quelli che avrebbero contribuito alla ripresa dell’azienda per far rientrare i colleghi messi da parte.. mi sono dato tatnto da fare che oggi mi ritrovo ernie non solo psicologiche… ma alla fine mi hanno preso per i fondelli! Fatelo sapere ai vostri colleghi che al momento non sono stati licenziati!

  2. GFI Italia -> Solgenia Italia -> OiS docet: passare immediatamente all’azione.

  3. Stefano Ebau says:

    Grazie Vito! Saluti

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