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Sardegna Uno, l’ordine è stato eseguito: dodici licenziamenti. E la politica è rimasta a guardare

5 febbraio 2014: i lavoratori di Sardegna Uno espongono i motivi della loro protesta al pubblico del Teatro Massimo di Cagliari  

 

“Tutti questi mesi non sono serviti a istituzioni e politica per provare ad affrontare la questione”.

È vero, non ci hanno neanche provato. Ma c’è da capirli. A differenza di come vengono spesso dipinti, i giornalisti non sono, rispetto alle altre categorie di lavoratori, quelli maggiormente propensi a fare favori ai politici. Perché dunque i politici avrebbero dovuto impegnarsi per loro? E poi per che cosa? Per salvare una manciata di posti di lavoro e magari mettersi contro uno degli uomini più potenti dell’isola?

A fare male non sono solo i dodici licenziamenti ma l’assoluta indifferenza da parte della politica e delle istituzioni, l’evidente volontà di non intervenire per evitare il drastico ridimensionamento di una emittente importante come Sardegna Uno.

A parte le solite dichiarazioni improntate alla più ributtante ipocrisia, la giunta Pigliaru e il centrosinistra non hanno mosso un dito. L’assessore Firino starà ancora “studiando il problema”? Oppure basterà a questa giunta dare la colpa a Cappellacci per lavarsi la coscienza?

Dodici licenziamenti: una catastrofe. Perché un giornalista e un operatore televisivo per lavorare hanno bisogno di altri giornalisti e di altri operatori, il giornalismo è un prodotto collettivo, non è un’avventura solitaria. Chi viene espulso da una redazione non può ricominciare da solo, sarebbe come chiedere ad un operaio licenziato dalla Fiat perché non si fa una sua casa automobilistica…

Ma tutto questo la nostra classe politica non lo sa. Sa invece come si possono lottizzare i posti da addetto stampa negli enti pubblici, sa come sia meglio continuare a far lavorare i pensionati o come sia utile moltiplicare fittiziamente li incarichi di comunicazione solo per dare risposte a personaggi imposti dai partiti e, ovviamente, dalle dubbie professionalità.

Queste cose i partiti e i politici sardi (di destra, di centro e di sinistra) le sanno fare bene. Dopo la nomina vergognosa avvenuta alla fine di una finta selezione che ha premiato un finto giornalista, un collega mi ha scritto: “Secondo te come devo sentirmi? Sono 15 anni che scrivo. Senza santi. Come reagiresti? Anzi, come stai reagendo?”. “Rassegnazione” gli ho risposto io.

I politici non sanno fare nulla per l’informazione né vogliono farlo. Sanno però lamentarsi se qualcuno si azzarda ogni tanto a scrivere qualcosa di non scontato o di sgradito. Aspetto con trepidazione la prossima telefonata, perché non sarò educato come sempre.

Di come creare le condizioni perché anche in Sardegna l’informazione (la materia prima dell’economia del terzo millennio) possa creare lavoro e ricchezza no, quello non lo sanno fare, e meno di loro lo sanno fare i nostri imprenditori. I grandi nomi, le superstar dell’impresa, personaggi dei quali troppo poco si parla perché nulla si deve sapere dei loro insuccessi e delle loro miserie.

Un abbraccio ai dodici colleghi di Sardegna Uno, tutti carissimi amici che non meritavano un trattamento del genere, tantomeno da parte delle istituzioni. La vostra lotta resterà un grandissimo esempio di dignità e di coraggio.

***

Si conclude la vertenza di Sardegna 1. L’azienda completa la procedura
di riduzione di personale annunciata il 1° febbraio scorso

Sono dodici i licenziamenti effettuati, le ultime sei lettere sono state recapitate oggi a tecnici e giornalisti e si aggiungono alle altre sei arrivate tra il 31 maggio e lunedì 9 giugno.
Il dimezzamento di organico arriva dopo due anni di contratto di solidarietà (riduzione dello stipendio del 33 per cento), mensilità arretrate e anni di contributi non versati al fondo pensionistico di alcuni giornalisti e tecnici.

Lo scorso 5 agosto, il passaggio di proprietà: l’editore-banchiere, Giorgio Mazzella, presidente di Banca di Credito Sardo (Gruppo Intesa) cede per 4 mila euro le quote della società che controlla Sardegna 1 Tv a Sandro Crisponi.

A sua volta, Crisponi cede il 19 per cento delle quote a Luigi Ferretti e il 10 per cento a Mario Tasca. Il primo è il patron del circuito nazionale 7 Gold, il secondo un giornalista pubblicista che, assieme alle quote, acquisisce il ruolo di direttore responsabile della testata giornalistica.

La nuova proprietà dichiara subito di non avere soldi per pagare gli stipendi.

Il 1° febbraio, con la scadenza del contratto di solidarietà, i nuovi proprietari annunciano la riduzione di personale per crisi strutturale.

Dal 4 ottobre del 2013 i lavoratori hanno dichiarato lo stato di agitazione e messo assieme oltre 150 giorni di sciopero. L’obiettivo era quello di richiamare l’attenzione sulla vertenza.

Tutti questi mesi non sono serviti a istituzioni e politica per provare ad affrontare la questione.

Quello dell’informazione nell’isola sembra essere un mondo felice e poco importa se una voce storica dell’emittenza televisiva isolana subisce un drastico ridimensionamento.

Mercoledì 11 giugno i lavoratori saranno davanti alla sede di Sardegna 1 dalle 19.30, per un sit-in.
Nei prossimi giorni, Assostampa e Cgil organizzeranno un’assemblea con i lavoratori per decidere nuove iniziative.

Cagliari, 10 giugno 2014

ASSOSTAMPA SLC-CGIL

 

 

9 Commenti

  1. Buonasera,
    ho appena finito di leggere un articolo di castedduonline sulla crisi a videolina, di male in peggio.
    Quando ci scriverai un articolo sulla situazione dell’editoria radiotelevisiva in Sardegna ?
    Anzi, visto che ormai il confine radio-tv-web-carta stampata è sempre più labile ti chiederei la situazione anche di web e carta stampata.

  2. fanny pitzolu says:

    Penso che Mazzella dovrebbe pagare per quello che hafatto.Sono d’accordo sull’ idea che si potrebbe provare a mandare sul web un bel tg firmato Sardegna1 e spero che un bravo imprenditore possa rilanciare una nuova emittente con l’ eccellente capitale umano e professionale che avrebbe a disposizione. AUGURI !

  3. Massimiliano Messina says:

    Vito scrive: “Un abbraccio ai dodici colleghi di Sardegna Uno, tutti carissimi amici che non meritavano un trattamento del genere, tantomeno da parte delle istituzioni. La vostra lotta resterà un grandissimo esempio di dignità e di coraggio”.
    Sottoscrivo pienamente e aggiungo: sono sempre stato legato da un rapporto di stima e affetto verso i colleghi amici di Sardegna 1, con cui ho condiviso quasi due anni della mia esperienza professionale. Ho imparato ad apprezzarne serietà, professionalità e, elemento non scontato nel nostro lavoro, valori umani.
    La mia solidarietà arrivi, piena, indistinta, a giornalisti e tecnici, a tutti coloro che in questo momento stanno perdendo non solo l’occupazione ma un pezzo importante di storia personale. Chi scrive può ben comprenderne lo stato d’animo (qualcuno ricorda dieci anni fa l’azzeramento della redazione e dell’innovativo tg di Tcs? O la più recente chiusura di Sardegna Quotidiano, passata – a parte qualche rara eccezione, l’amico Vito è una di queste – quasi sotto silenzio?).
    La battaglia dei colleghi di Sardegna 1 dovrebbe essere la battaglia di tutti, precari e non, contrattualizzati e non, perché la conclusione della vertenza con i dodici licenziamenti mette in gioco tutto il “sistema informazione” dell’Isola, segnandone un grave punto di impoverimento.
    Ma, per riprendere le parole della Yourcenar citate dall’amico Massimiliano Rais, “è nel buio che devi guardare…”, è lì che bisogna cercare una traccia di luce. Perché, sono sicuro, in fondo c’è. Basta raggiungerla e catturarla.

  4. Massimiliano Rais says:

    Un lavoratore (ormai ex) di Sardegna uno.
    Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto la lotta durissima dei dipendenti di Sardegna Uno. Un grazie di cuore. In tanti con parole giuste e atti concreti ci hanno offerto un prezioso sostegno. E forse alla fine non abbiamo perso solo noi…
    Mi vengono in mente le parole di Marguerite Yourcenar: “è nel buio che devi guardare, con disobbedienza, ottimismo e avventatezza”.

  5. luca urgu says:

    Poiché i padroni di Sardegna Uno sono assai sensibili ai movimenti della rete, vi garantisco che sono stato bannato dalla pag FB per commenti non consoni alla linea, non sarebbe male inondare la rete con post e stati FB. Colpiamo nel segno.

  6. Supresidenti says:

    Impari a su callenti
    esti arribada s’istadi
    impari a su callenti

    Impari a su callenti
    sa chi bincit è s’onestadi
    ari sconfittu su prepotenti

    Sa chi bincit è s’onestadi
    ari sconfittu su prepotenti
    esti arribada s’istadi

  7. si potrebbe fare anche una tv a livello provinciale,dopo di che strada facendo…

  8. Il primo passaggio possibile per tutti i Cittadini che desiderino esprimere Solidarietà agli amici di Sardegna1 è quello di agire con una protesta pratica nei confronti del signor Mazzella: CHIUDETE I CONTI ALLA BANCA DI CREDITO SARDO.

  9. Mi unisco a te nello sdegno per come sono stati trattati i colleghi di Sardegna Uno e anche nella solidarietà mista ad un incoraggiamento. Perchè non provate,alcuni di voi giornalisti a mettervi in proprio, mantendo il nome Sardegna 1 e provate a fare un tg informativo sul web ?

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