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“Biolchini assunto dall’Unione Sarda!”, il più grande scherzo radiofonico dai tempi di Orson Welles! Però, a pensarci bene…

 

“Ma perché non dici che ti assume l’Unione Sarda? Dai, facciamoli uscire di testa!”. Non sono neanche le sette, fuori è ancora buio ma io sono già andato in edicola. Siamo in cucina io e Adorella, abbiamo tra le mani la copia del quotidiano che a pagina due pubblica un mio articolo (me lo ha chiesto ieri il direttore Muroni, in realtà è una parte di un post già pubblicato sul blog e che parla della legge elettorale). Sul giornale c’è pure la mia foto (io ne avrei mandata un’altra, ma certe femmine non bisogna contraddirle su cose così, e Adorella ricade in quella categoria).

Che effetto fa? Boh. Faccio il giornalista da quasi 25 anni e mai il giornale della mia città aveva pubblicato prima di oggi un pezzo a mia firma: io non ho mai scritto per l’Unione Sarda, la mia carriera ha preso strade diverse. Ci penso un po’ e dico: “Hai ragione, bisogna festeggiare!”.

Esco di casa, arrivo in radio, la solita routine giornaliera (sono un abitudinario), guardo il giornale e mi ricordo di quando per un giornale scrivevo davvero, e mi ricordo con quanta emozione attendevo il momento di andare in edicola, aprire le pagine, vedere il titolo e la firma. “Tanti anni fa”, penso. “E comunque stasera questo pezzo non interesserà più nessuno”. Si chiama “giornalismo”, funziona così.

Per chi non lo sapesse da otto anni conduco una trasmissione che si chiama “Buongiorno Cagliari”. Va in onda su Radio X dalle 8 alle 10 (in replica dalle 15) e ha una struttura molto semplice. È una rassegna stampa dei giornali locali commentati dal sottoscritto e dall’attore Elio Turno Arthemalle, che interpreta una miriade di personaggi caratteristici che interagiscono con me e con gli ascoltatori, invitati ad intervenire via sms. Sì, la gente ci ascolta. E si diverte.

“Oggi facciamo una puntata memorabile: guarda qua!”. Gli allungo l’Unione, Elio strabuzza gli occhi (“Ma sei tu??”), gli spiego il piano, iniziamo a ridere da soli, non ci prepariamo nulla (come sempre, d’altronde), due minuti e siamo in diretta, un minuto, trenta secondi, parte la trasmissione: “Buongiorno Cagliariiiiii!”.

“Oggi è una puntata speciale… Ma forse è bene che la notizia la dai tu, Elio”. “Sì, perché questa è l’ultima puntata del nostro amico, da domani inizia a lavorare per l’Unione Sarda!”.

Gli ascoltatori ci cascano subito. Incredibile, nessuno che si fa venire un dubbio: sono talmente sconcertati dal vedere la mia firma sull’Unione a pagina due (l’Unione Sarda, lo stesso giornale che fino a non molti anni fa ometteva il mio nome quando annunciava in tre righe la messa in scena di un mio spettacolo…). che ritengono verosimile l’annuncio.

Anche alcuni cari amici mi scrivono subito al mio cellulare, e iniziano a fioccare i complimenti. Gli ascoltatori esprimono però la loro preoccupazione per le sorti delle trasmissione. Ma Arthemalle è un attore incredibile, figuratevi se fa fatica a reggere una situazione del genere.

In due ore non so quanti sms arrivano: di affetto soprattutto, ma anche di preoccupazione, di sconcerto. “Non ci posso credere che vai all’Unione Sarda, incredibile…”.

Qualche ascoltatore viene anche in studio per festeggiare, ma a lui sveliamo subito il gioco. Dopo due ore e dopo aver letto in diretta qualche centinaio di sms, sono stravolto. Ma il meglio deve ancora arrivare.

Da subito una pioggia di telefonate, messaggi, mail. Un diluvio. Complimenti, auguri, congratulazioni. Soprattutto di colleghi precari, che quando svelo loro la verità ci rimangono male: “Peccato, speravo che fosse vero”.

Intorno a mezzogiorno squilla il cellulare, vedo uno 06, rispondo, è la segretaria di un ministero (non sto scherzando) che mi passa un interno: “Ma è vero che vai all’Unione Sarda?”.

La situazione peggiora sensibilmente nel pomeriggio. Casteddu on Line rilancia la “notizia” (che in realtà notizia non è) a caratteri cubitali e si scatena l’inferno. Lascio il cellulare ad Adorella e scappo di casa per qualche ora. Su Facebook succede di tutto: c’è chi mi accusa di essere un venduto, chi si complimenta, chi mi critica ferocemente per avere ceduto alle lusinghe dell’Ugnone, chi non si capacita, chi è sicuro che all’Unione continuerò ad essere il giornalista coraggioso che loro apprezzano. Ce n’è per tutti i gusti.

Ragionamento a parte per i fauni e le ninfe della trasmissione (sono in crisi), per non dire i fagiani (se non capite, qualcuno vi spiegherà chi sono): un delirio. Banana infierisce e annuncia di essere stato assunto anche lui dell’ex grande formato, e ci zacca una prima pagina celebrativa (la trovate in fondo al post), mentre anche Chiasteddu on Lai si scatena (“SCLUSIVVO: Vittobiolchini e Banana all’Ugnone: tutta la verità”).

Agli amici che mi chiamano, dico la verità: “Era uno scherzo: ma secondo voi veramente l’Unione Sarda assume uno come me?”. Alle 20.45 finalmente mi chiamano anche da Casteddu On Line (alla fine qualche dubbio sulla veridicità della notizia è venuto anche a loro).

Ho passato la sera a parlare con politici, giornalisti, amici: tutti contenti del mio passaggio all’Unione Sarda. “In bocca al lupo, in gamba come sempre!”, Ti auguro buon lavoro, spero che tu possa la qualità del tuo nuovo gruppo editoriale”, “Congratulazioni vivissime”. Poi le mie risposte, e le loro reazioni: “Ah, non è vero? Peccato”, “Peccato, mi ero illusa che si stessero rimodernando!”, “Peccato…”.

Mettiamola così: quello di oggi è stato uno straordinario esperimento sociologico. Dal mio punto di vista, registro che chi mi ha sempre voluto bene ha avuto una nuova occasione per manifestarmi il suo affetto, e chi mi ha sempre detestato ha creduto di trovare una ragione in più per farlo. Sappiate che le belle parole mi hanno colpito più degli insulti (sono abbastanza corazzato, questo blog ne è la prova).

È stata una bella giornata, intensa, piena di emozioni e di riconoscimenti. Grazie per la stima che mi avete manifestato, ancora una volta. Forse solo oggi ho capito quanto Buongiorno Cagliari sia seguita e quanto sia ritenuta un’irrinunciabile spazio di libertà.

Come vi dicevo, in quasi 25 anni di professione non avevo mai scritto per l’Unione Sarda, e sono abbastanza fiero di essere diventato uno dei giornalisti più conosciuti di Cagliari senza aver mai potuto lavorare (soprattutto nei miei primi anni di carriera) per le testate cittadine più note. Lo scherzo di oggi passa alla storia della radiofonia cagliaritana: Orson Welles scatenò il panico annunciando lo sbarco dei marziani, io mi sono limitato a dire che l’Unione Sarda mi aveva assunto. La storia dei marziani in effetti era più credibile (e infatti Welles è passato alla storia cun igudda callonara!).

Ma la giornata non può finire così, quello che è successo oggi ha anche dello straordinario e merita una riflessione sul tema della libertà del giornalismo e dei giornalisti. Secondo alcuni commenti letti oggi, andando all’Unione non avrei perso la mia dignità professionale e la mia capacità di affrontare le notizie in maniera diretta e non convenzionale, mentre secondo altri invece l’Unione mi avrebbe inevitabilmente corrotto. Secondo altri ancora, il mio passaggio all’Unione avrebbe comportato sì un buon stipendio ma in cambio avrei dovuto smettere di dire la verità. Insomma, il classico “venduto”, quello che fa la morale a tutti poi alla prima occasione si sistema e giustifica l’ingiustificabile.

Quali sono le condizioni migliori nelle quali un giornalista si deve trovare oggi in Sardegna per esercitare al meglio e con il massimo di libertà possibile la sua professione? Deve essere un cane sciolto, un giornalista free lance (modo elegante per dire “semidisoccupato”), scrivere senza problemi su un blog, senza coperture legali in caso di querele puramente intimidatorie, senza il conforto di una redazione, oppure per lavorare bene deve avere anzitutto uno stipendio decoroso, tutele sindacali, orari di lavoro umani, la possibilità di lavorare con altri colleghi (perché il giornalismo è un lavoro collettivo), una copertura legale?

Stare in un giornale limita la libertà di un professionista dell’informazione oppure la esalta? Tutti i giornalisti sono tenuti al rispetto della verità (intesa come verità sostanziale dei fatti) ma in che misura le condizioni materiali condizionano il loro lavoro?

A questo ho pensato oggi, tra una telefonata e l’altra di amici sinceri che si congratulavano. Grazie amici per il vostro affetto. Lo voglio girare ai colleghi di Sardegna Uno (doppi colleghi, perché io in quella redazione ci ho lavorato e conosco il valore umano e professionale di tuti loro) e alla notizia terribile dei licenziamenti (ben 13) disposti dall’azienda. Tenete duro.

Io sono uno di voi.

 

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