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Ramadan alla Fiera e non in una stanzetta della Marina: buona festa ai musulmani dalla Cagliari che è cambiata

Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Buona festa ai musulmani dalla Cagliari che è cambiata”.

***

Stamattina i musulmani che vivono nell’area cagliaritana festeggeranno la fine del Ramadan non più in una angusta stanzetta nel quartiere dalla Marina, ma in un padiglione della Fiera di viale Diaz. Per anni il Comune di Cagliari, succube di un approccio ideologico nefasto, ha negato a qualche centinaio di persone la possibilità di esercitare uno dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: la libertà di culto. La nuova amministrazione guidata dal sindaco Zedda ha voluto immediatamente invertire la rotta.

Certo, ci sarà chi fomenterà ad arte le polemiche, ma non servirà: perché la città è cambiata. O meglio, non è mai stata intollerante: nel 2009 una ricerca del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha assegnato alla Provincia di Cagliari il primo posto assoluto in Italia nella graduatoria dei territori che meglio hanno saputo integrare i migranti. E la presenza nei mesi scorsi di 700 tunisini in arrivo da Lampedusa, ha mostrato un volto tollerante e solidale della città, a dispetto di chi invece profetizzava scenari da incubo.

La concessione della Fiera non è però soltanto un atto dovuto di civiltà ma anche un gesto politico di grande importanza. La sfida che attende i paesi europei è infatti quella dell’integrazione. La Sardegna non può più ignorarla, e deve riuscire a sfruttare al meglio due condizioni ideali: il primo è la sua posizione geografica (Cagliari è più vicina a Tunisi che a Roma); il secondo è, paradossalmente, la crisi economica. Da noi ci sono ancora pochi migranti perché c’è poco lavoro. Esistono dunque le condizioni perché la nostra città si trasformi in un laboratorio culturale e di integrazione capace di sviluppare soluzioni coraggiose e innovative.

E’ il momento di guardare avanti e di immaginare la Cagliari che verrà. Fra vent’anni (e come passano in fretta vent’anni!) la presenza straniera in città, ora limitata a poche migliaia di persone, sarà una realtà ben più consistente, e saranno tantissimi i figli di migranti diventati cagliaritani. A loro la nuova amministrazione deve pensare, creando le condizioni perché non siano più stranieri ma cittadini in grado di far crescere anche economicamente il nostro territorio. Perché i migranti portano soprattutto ricchezza, non delinquenza.

Con la festa del Ramadan alla Fiera, l’amministrazione comunale si è aperta finalmente ad una politica di integrazione propria di tutte le maggiori città europee e ha assecondato la sua vocazione mediterranea. Da questo punto di partenza si può arrivare molto lontano. Auguri a tutti i musulmani cagliaritani, buona festa. Anzi, ‘id mabruk.

40 Commenti

  1. Stefano reloaded says:

    Il titolo dell’articolo è sbagliato: si scrive Ramadam.
    Me lo hanno detto Emilio Floris, Giuseppe Farris, Maurizio Porcelli, Stefano Schirru, Edoardo Tocco e Anselmo Piras in una lettera inviata al Sindaco, nella quale lo ringraziano perchè, con la sua partecipazione al rito religioso (??? manco i fatti riportano in maniera veritiera), ha manifestato “la tolleranza verso ALTRE religioni”.

  2. Io proprio non capisco. Leggo l’articolo e i commenti sull’argomento sul sito internet dell’Unione Sarda e resto basito. Andate a vederveli.

    Punto 1: il sindaco di Cagliari NON può pretendere il pagamento dell’affitto di un padiglione della Fiera, e non potrebbe farlo neppure se arrivasse a Cagliari un miliardario che avesse intenzione di parcheggiare lì dentro cento ferrari. Quegli spazi sono pertinenza della Camera di Commercio, che con una delibera di giunta ha deciso di concederlo in via gratuita. Il Comune ha solo fatto da intermediario.

    Punto 2: a questo punto mi chiedo dove si siano persi soldi pubblici. Perché in ogni caso l’affitto sarebbe andato alla Camera di Commercio e NON al Comune.

    Chiarito questo mi chiedo in che città viviamo. In mezzo a quei tanti tristi commenti ce n’è uno che è spaventoso per l’idiozia. Dice così: “Il sindaco ha dato il locale delle fieere ai mulsumani vedrete che ci sara da spendere dei soldi perche lasceranno del sudicio e altro genere”.

    Io non lo so dove vive questa gente. Prima della fine della mattinata quel padiglione era già tutto bello che ripulito: il “caro” autore del commento, invece, vorrei capire dove butta le sue sigarette, se fuma, o dove la carta del suo gelato.

    Basterebbe così poco per ragionare. E però niente, ogni occasione è buona per dare contro a qualcosa o qualcuno. Boh, vabbè.

    Un saluto

    (scusa Vito se ho scritto qui, ma io sul sito dell’Unione Sarda proprio non mi registro neppure!)

  3. valentina says:

    Che bella notizia! Peccato non averlo saputo per tempo, mi sarebbe piaciuto moltissimo partecipare per conoscere qualcosa della cultura musulmana. Spero che Cagliari abbia presto una Moschea. Sarebbe un grandissimo arricchimento per la nostra città.

  4. Luca B. says:

    La figata del ramadam è che non si può mangiare durante il giorno, ma sparare sì.
    Comunque se possono fare le loro buffe feste i cattolici, i fan di guerre stellari, dei puffi o di barbie, non vedo perchè si debba ghettizzare chi ha un’altra e altrettanto buffa credenza.

    P.S. per quell’altro che non si capisce se ci è o ci fa… ma ancora cò ste radici cristiane? L’Europa è figlia della cultura greca e romana, non per niente si chiama Europa e non Cristiania.

    • Neo Anderthal says:

      È vero! Noi Puffi siam così!
      A tipo Pericle!
      -Luca, la cosa triste è che ci è, e con lui una passata di scemoparanoici che purtroppo, pur essendo autentici scemi, non sono inoffensivi, da Borghezio fino al cretiassassino norvegese-

      • Luca B. says:

        Eh, c’hai raggione come cristo in croce, come disse il fù Pacciani.
        Sarà mica per quello che si scrive “messaggio promozionale” nelle televendite?
        Magari uno potrebbe confondersi con Ballarò…

  5. Francesco Sechi says:

    Quali che saranno le decisioni che verranno prese dalla nuova amministrazione, su questo e su altri temi, il vero cambiamento si avrà quando queste decisioni scaturiranno da un processo di partecipazione della cittadinanza. I cittadini non possono continuare a subire, senza poter esprimere il proprio parere, le decisioni fondamentali per lo sviluppo futuro della città prese da parte del politico di turno.

    • Neo Anderthal says:

      Su questo e altri temi si sono VINTE le elezioni comunali, e si sono quindi consultati gli elettori.
      Cosa poi avrebbero “subito” i cittadini non è chiaro:
      il diritto all’esercizio del culto è poi garantito costituzionalmente, nulla di anomalo se l’assessorato ai servizi sociali provvede in qualche modo.

      • Francesco Sechi says:

        Nel mio intervento mi riferivo alla partecipazione nella scelta di interventi futuri fondamentali per lo sviluppo della città sia che si tratti di religione che di altro. Questa sarebbe la vera novità. Non basta vincere le elezioni altrimenti non si sarebbe dovuto svolgere neanche il referendum sul nucleare visto che il centro destra ha vinto dichiarando che lo avrebbe sviluppato. Ovviamente non occorre coinvolgere la cittadinanza per destinare uno spazio fieristico alla chiusura del ramadan ma occorrerà farlo per l’individuazione della localizzazione dei luoghi in cui realizzare le moschee e delle modalità con cui tali realizzazioni dovranno essere finanziate. Il tutto nella massima trasparenza, civiltà, rispetto delle opinioni, e della carta costituzionale.

        • valentina says:

          Nessuno ha chiesto il mio parere prima di elargire soldi pubblici (quindi provenienti anche dal mio lavoro, eppure io non sono credente, o comunque non cristiana) a fondo perduto per la costruzione di chiese cristiane, tanto meno per individuarne la localizzazione; disapprovo totalmente il fatto che la Chiesa S.p.A. non paghi l’ICI e che usufruisca dei vari 5×1000 e 8×1000. Come la mettiamo?

        • Francesco Sechi says:

          Sono d’accordo con lei ed è per questo che auspico un nuovo modo di governare attraverso la scelta più partecipata da parte della cittadinanza. Ovviamente alla fine la politica dovrà fare la sintesi e formulare delle scelte. Non capisco perché si continui ad avere paura della partecipazione e del parere della cittadinanza. Sinceramente è questa la vera svolta che mi aspetto dalla nuova amministrazione cagliaritana.

        • valentina says:

          Anche io auspico che i cittadini s’interessino di più a quello che accade nella propria Città e nel proprio Paese, e che esprimano un voto consapevole. La partecipazione attiva ha però dei limiti, perchè come ci ricordava Soviet la nostra non è una democrazia diretta.
          Il dato che il suo intervento fosse scaturito proprio in occasione di un’apertura al tanto temuto mondo anti-cristiano, mi ha fatto fraintendere il senso più ampio che lei voleva dare allo stesso.
          Allora ben venga la svolta Cagliaritana

    • Soviet says:

      Credo che in questo commento manchi un passaggio, posto che sono un fermo sostenitore dei processi partecipati. Noi siamo in una repubblica parlamentare e non in una democrazia diretta – che per ovvi motivi è inattuabile e non credo ci sia bisogno di spiegare perché. Questo significa che eleggiamo rappresentanti che hanno il dovere di governare tenendo presente gli interessi collettivi. Dal momento che i componenti della società ha interessi che possono essere anche in conflitto (esempio semplice, gli abitanti del Quartiere della Marina che giustamente rivendicano il diritto al sonno, gli esercenti del Quartiere della Marina che giustamente rivendicano il diritto al lavoro), è necessario che vi sia una camera di compensazione e queste sono le assemblee elettive. Per altro, non bisogna fare della partecipazione un totem, è uno strumento che serve per meglio gestire la cosa pubblica, in alcuni casi in cui gli interessi sono molteplici e diversificati, anche per prendere decisioni con maggior possibilità di successo, ma non in tutti i casi attivare processi partecipati è utile. Almeno così dice chi li studia, come si può leggere nel volume “A più voci”, sui processi di progettazione partecipata, rintracciabile gratuitamente sul web nel sito del dipartimento della funzione pubblica. Ma mi sento di escludere l’attivazione di processi partecipati per decidere su diritti concessi dalla nostra Carta Costituzionale, come quelli di culto. E se ai cittadini non piace che ciascuno possa liberamente professare la propria religione, nel rispetto delle leggi, se ne farà una ragione.

  6. Gianfranco Carboni says:

    COME SEMPRE LEI E’ TOCCATO DI PENNA. COMPLIMENTI E GRAZIE PER GLI AUGURI DI COMPLEANNO IN DIRETTA.

  7. muttly says:

    E ti dirò di più c’era anche un sacerdote e dei cristiani a fare gli auguri !
    E se non si mettono problemi loro vuol dire che problemi non ce ne sono, sono solo nella mente dei politici !

  8. ok, ci mancava il giornalista-simbolista-investigatore svizzero.

    però pure i commenti sul sito della nostrana US, che dovrebbero riguardare il parcheggio sotto via roma e virano verso “con questa amministrazione più moschee e zingari in città e niente servizi”, danno da pensare.

    invece oggi è stata una bella giornata.

    un saluto

  9. michel upmann says:

    Concedere alla comunità musulmana questi spazi è cosa riprovevole siete solo degli smidollati e non pensate al futuro che è qui presente? e loro colonizzano l’europa? quando delle nazioni sono governati da scellerati che si vergognano della loro radice Cristiano-Giudaica ormai è tardi ed i musulmani come recitano loro ” colonizzeremo senza guerra ma con il ventre delle vostre donne”. Vergogna. Siete solo espressione Satanico-Massonica.
    Michel Upmann
    giornalista svizzero
    invstigatore e simbolista

    • evidentemente ti senti inferiore e hai paura di non reggere il confronto. Smidollato sarai tu e il tuo paese che dà rifugio ai capitali che i delinquenti rubano alla povera gente.

    • Daniele Addis says:

      Che vuol dire “simbolista”? Comunque già il fatto che vogliano colonizzare senza guerra non è male. 😉

    • commento says:

      lasciate perdere i troll…

        • Soviet says:

          Troll forse no, ma scemo di sicuro! Colonizzati col ventre delle nostre donne? O scemo, le nostre donne da chi farsi colonizzare il ventre lo sanno decidere da sole. Forse avresti fatto meglio a dedicarti a questo tipo di “colonialismo” invece di scrivere cazzate!

        • Soviet says:

          In effetti il commento non è molto moderato… 🙂 ma sono un debosciato di sinistra!

        • supresidenti says:

          o vito, si du naras tui ca unu de is quattru esti dr drer?

      • Banana says:

        Giornalista simbolista? dev’essere della redazione di Mistero!

        • Neo Anderthal says:

          Santo Giacobbo, aiutaci! Il Mistero è tra noi Giudaico-Cristiani, avvelenati dai Satanico-Massoni.
          Meno male che c’è chi propaganda i veri valori sardi nei più alti consessi -volevo dire senza sessi, no anzi, insomma, mi avete capito- come nel Meeting Riminese della castità rivendicata.

        • Stefano reloaded says:

          Simbolista svizzero? Io avevo pensato a un poeta che andava in giro tutto ricoperto di emmental e cioccolata.

        • Neo Anderthal says:

          FORMICHE! All’attacco, in nome di (segue il Dio delle Formiche, il cui nome mi è ignoto ma è certo conosciuto e aborrito dagli Investigatori Simbolisti)
          Lupmann ululì… Casteddu Uululaaà…

    • valentina says:

      …risponderti è come sparare sulla croce rossa.

      • valentina says:

        Ovviamente mi riferivo ad “Allupman”…. che avrebbe bisogno della cura suggerita da Soviet….. così si rilassa un pò 🙂 e magari vede il mondo con positività

    • Antonello Vinci says:

      Ma poba in Svizzera si capisce?

  10. supresidenti says:

    una bella giornata..

  11. Raimondo Garau says:

    Caro Biolchini quindi ci vuoi dire che la giunta di Emilio Floris è stata una giunta intollerante nei confronti delle altre comunità religiose presenti nella nostra città? Personalmente penso che articoli come quello di cui si parla siano fortemente populistici e servano solamente ad alimentare quelle gratuite polemiche di cui Lei accusa altri di voler fomentare. Cortesemente Le chiedo di farmi conoscere le prove in suo posssesso per cui si possa affermare che la giunta di Emilio Floris è stata una giunta intollerante nei confronti delle comunità religiose non cattoliche presenti nella nostra città. La ringrazio antecipatamente.

    • Non concedere per anni alla comunità musulmana uno spazio adeguato dove festeggiare il Ramadan è stato un gesto poco tollerante, così come chiudere gli occhi davanti alla evidente inadeguatezza della saletta di vico del Collegio per la preghiera del venerdì.
      Cordialità.

      • Francamente, pur avendo fatto parte per quasi sette anni della giunta Floris, non ricordo affatto che tale giunta abbia rifiutato che si celebrasse il Ramadan in modo adeguato.
        Peraltro, non sono sicuro che qualcosa in tal senso sia stato richiesto, nè so cosa sia stato chiesto, esattamente, alla giunta Zedda, se ciò è avvenuto: ovviamente, non conosco tale “pratica”.
        Il pensare poi che la giunta Floris si sarebbe dovuta fare carico “motu proprio” del problema, può essere anche sostenuto e condivisibile; in realtà, mi sembra più ragionevole pensare che la classica istanza al Sindaco rappresenti la via più normale e – forse – corretta, sia per eventi di altra natura, che religiosi.
        Personalmente, sono ben contento che ciascuno possa celebrare in modo adeguato le proprie iniziative, compatibilmente con le esigenze e le norme generali. In merito ai luoghi di culto, ritengo che sia necessaria una valutazione dell’ambito ai quali si riferiscono: in taluni casi sono un presidio di vicinato, in altri di quartiere, in altri perfino d’area vasta, come per altri tipi di servizio. Credo che il nuovo PUC potrebbe approfondire la questione, ovviamente tenendo conto della diffusione delle diverse confessioni, con la possibilità di studiare soluzioni interconfessionali, come ho visto a Friburgo. Per quanto concerne la proprietà dei suoli, e le risorse per gli interventi, la cosa mi sembra molto delicata: chi governa, se ne farà carico, amministrativamente e politicamente: sono – come si suol dire – scelte…
        Ai fratelli musulmani, i miei auguri.

        • Neo Anderthal says:

          Al Fratello Gianni Campus, sempre giustamente attento alla forma, in attesa di quanto potrebbe emergere da una commissione che studi il precedente friburghese, vorrei ricordare le posizioni cariche di simpatia e umana solidarietà espresse dall’ex Sindaco Floris e da esponenti della giunta come il Prode Anselmo Piras: “Siamo contrari ad una moschea a Cagliari”. Oppure le parole tolleranti del Presidente (ex) della commissione Cultura, Porcelli: “Moschea? Forse a Macchiareddu” o quelle dell’altro esponente di maggioranza, Edoardo Tocco che parlava in merito ai diritti dei musulmani: “la religione opposta alla mia…”

        • Vorrei distinguere fra una mia posizione “cristiana”, e un mio (ex) ruolo “laico”.
          Dal primo punto di vista non ho alcun dubbio, grazie a Dio; proprio “grazie a Dio”, dato che Gesù Cristo ha dato abbondanti e chiari segnali in materia di adesione alla Nuova ed Eterna Alleanza: non sta certo a me definirne i limiti, ma mi sembra che il termine “fratello” sia sufficientemente indicativo, coniugandosi con quello di “figlio” della stessa “Entità”, comunque chiamata. C’è poi chi si chiama dentro, e chi si chiama fuori: è un’altra delle libertà che ci sono state concesse, forse la maggiore. Il rischio vero, probabilmente il più satanico, e per questo prego continuamente di non esserne indotto in tentazione, è quello del fariseismo. Non so altro.
          Dal secondo angolo di visuale, continuo a pensare che nessuno possa impedire la realizzazione di una chiesa, di qualunque confessione, laddove questa – come caratteristiche fisiche e come destinazione – non avesse a contrastare con i vigenti regolamenti. Se uno vuol fare un bingo, che se lo faccia, se può; altrettanto vale per un luogo funzionale al culto.
          Ho usato i due estremi deliberatamente: infatti, fra le due funzioni, ne esistono molte – per così dire – “intermedie”, come quelle sportive, ricettive etc, la cui realizzazione – in quanto considerata “utile” – anche se di iniziativa privata, viene non di rado agevolata con procedimenti speciali e appositi finanziamenti pubblici. In realtà, a seconda di scelte politiche, il regime delle facilitazioni può oscillare proprio dal bingo alla chiesa.
          Questa è “politica”, ma è anche “cultura” e, non di rado “etica”. Quando quest’etica, hegelianamente, diventa etica dello Stato, e quest’ultimo Stato Etico, sono cavoli amari.
          Visitando Cracovia, mi sono chiesto come potesse pensare, il Comunismo, di spegnere lo spirito religioso di cui parlano anche i sassi di quella città, ma che, certamente, non si sarebbe spento neppure demolendo – come non di rado si è fatto – i luoghi e i simboli della religione. Se qualcuno pensa di far vincere il proprio credo attaccando quello degli altri attraverso divieti e impedimenti, si sbaglia di grosso.
          Grazie della pazienza.

  12. Realista says:

    Grazie, Caro Vito, per le parole di tolleranza e di apertura, a nome di chi auspica un futuro pieno di civiltà e di solidarietà. E di capacità di leggere il futuro in maniera intelligente, oltre che civile.
    Dall’iniziativa del nostro Sindaco, e da commenti come il Tuo, una lezione per tutti.
    ‘id mabruk

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