Politica / Sardegna

Doddore Meloni, ecco tutti gli appelli inascoltati dalla magistratura. E ora il caso è veramente politico (e l’indipendentismo non c’entra nulla)

Uno dei tanti appelli inascoltati

Oggi i giornali ci raccontano che, come il conte di La Palice, anche Doddore Meloni se non fosse morto sarebbe ancora in vita. “Valori clinici normali”, “non c’è traccia di un documento in cui le sue condizioni vengano valutate come incompatibili con la detenzione”, “nulla poteva lasciar presagire un peggioramento delle condizioni, fino alla morte”. Tutto vero: però poi Doddore Meloni è deceduto. Perché?

L’autopsia non ci dirà nulla che non sappiamo già.

Ad esempio, che lo scorso 16 giugno il deputato Mauro Pili aveva presentato una interrogazione ai ministri della Giustizia e della Salute, nella quale denunciava le “gravissime condizioni di salute” del detenuto e nella quale affermava:

“è fin troppo evidente che tale situazione deve essere immediatamente e urgentemente affrontata al fine di scongiurare ogni pericolo di vita del paziente”.

Nella sua interrogazione Pili chiedeva inoltre al Ministro della Giustizia se

“non intenda valutare se sussistano i presupposti per inviare ispettori ministeriali presso il carcere di Uta e per assumere ogni altra iniziativa di propria competenza utile a salvaguardare la vita del Meloni”.

Qualche giorno dopo, il 19 giugno, era l’associazione Socialismo Diritti e Riforme, da sempre sensibile ai temi riguardanti la condizione dei detenuti, a chiedere con una nota il ricovero ospedaliero per Doddore Meloni:

“Ci sono situazioni che possono essere risolte solo con la mediazione (…) Occorre far prevalere il buon senso e ristabilire un equilibrio che attualmente appare compromesso (…) Non ci sono vincitori o vinti davanti a una situazione inattesa e pericolosa. Meloni potrà scontare la pena in carcere, secondo quanto stabilito dal Tribunale, solo se sarà in condizioni di poterlo fare, altrimenti si rischia di travalicare le norme dell’ordinamento penitenziario e superare il senso d’umanità dovuto in ogni caso. Anche quello più difficile”.

L’autopsia non ci dirà neanche che il 28 giugno scorso il deputato di Art. 1 Mdp Michele Piras aveva addirittura scritto un appello al presidente della Repubblica Matterella, nel quale si leggeva:

“Negare gli arresti domiciliari significa negare nei fatti la possibilità di cure adeguate, per un caso che – con ogni evidenza – non presenta elementi di pericolosità sociale, rischi di fuga né di reiterazione del reato. Credo che le Istituzioni democratiche possano e debbano essere umane, per questo mi sono rivolto alla più alta Istituzione del Paese, perché consideri la posizione di un militante politico, di un testardo ribelle, ma soprattutto di un uomo”.

Il 28 giugno era invece il capogruppo in consiglio regionale di Forza Italia Pietro Pittalis a richiamare l’attenzione sul caso di Doddore Meloni, con una dichiarazione che così si concludeva:

“Auspichiamo che si intervenga immediatamente per salvare la sua vita e la salute del detenuto”.

Ma soprattutto dubito che nelle carni di Doddore l’anatomopatologo troverà qualcosa in grado di rimandare alla mozione che il Consiglio regionale ha votato lo scorso 28 giugno e con la quale l’assemblea dei sardi chiedeva che a Meloni venissero concessi gli arresti domiciliari:

“La politica regionale non può restare silenziosa davanti a una forma di protesta pacifica la cui posta in gioco è la vita di un uomo; si rimarca il pieno rispetto della Magistratura e delle sue decisioni; – il Consiglio regionale ritiene di intervenire sulla vicenda chiedendo che a Doddore Meloni vengano concessi gli arresti domiciliari”.

La mozione trovate alla fine di questo post, leggetela: perché nessun giornale sardo oggi l’ha richiamata. E a dire la verità, neanche i politici che l’hanno sottoscritta. Perché?

Certo, i giornali di oggi ci spiegano invece molto correttamente perché Meloni non poteva finire ai domiciliari (un beneficio che scatta se si devono scontare pene entro i quattro anni, e Doddore era stato condannato a quattro anni e mezzo) e perché non poteva neanche vedersi riconosciuto il beneficio della detenzione casalinga (era recidivo).

Tutto vero: ma non tutto giusto. Perché Doddore Meloni è morto.

Ora, perché la magistratura ha volutamente ignorato tutti questi appelli, giunti non da gruppi clandestini o extraparlamentari, ma da rappresentanti delle nostre istituzioni?

Perché?

Perché la magistratura sarda è rimasta sorda alle sollecitazioni che arrivavano dalla società e dalla politica ed è andata avanti per la sua strada senza ascoltare nessuno, senza rendere conto delle sue decisioni a nessuno, neanche ai rappresentanti delle massime assemblee italiane e sarde?

Perché? Non c’è bisogno dell’autopsia per rispondere a questa domanda.

La morte di Doddore Meloni ora è veramente un caso politico (in una nuova interrogazione, Mauro Pili afferma che “ci sono state delle gravi negligenze di Stato”), e l’indipendentismo non c’entra nulla. C’entriamo invece tutti noi, noi cittadini: con i nostri diritti che devono essere tutelati dall’abuso di ogni potere, di qualunque natura e di qualunque colore esso sia.

Affrontare con coraggio il dibattito su un punto così dirimente per i nostri diritti non restituirà Doddore Meloni ai suoi cari ma forse aiuterà a rendere la sua scomparsa meno assurda di quanto non appaia ora.

***

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA – XV LEGISLATURA

 MOZIONE N. 328

MOZIONE CARTA – PITTALIS – BUSIA – COCCO Daniele Secondo – COCCO Pietro – CONGIU – DEDONI – RUBIU – ZANCHETTA – SATTA – LEDDA – GALLUS – LAI – PIZZUTO – LOTTO – OPPI – SABATINI – ZEDDA Paolo Flavio – USULA – COSSA – CRISPONI – MARRAS – DERIU – FORMA – AGUS – MORICONI sulle iniziative da assumere per alleviare le condizioni di salute di Doddore Meloni.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

– il 28 aprile 2017, Doddore Meloni è stato condotto in carcere per scontare una pena inferiore ai cinque anni, e ha iniziato lo sciopero della fame;

– le sue condizioni sono ora al limite e l’indipendentista, nell’indifferenza generale, rischia seriamente di morire di inedia: infatti, poiché da oltre 56 giorni non mangia e non beve, non appena si porta un po’ d’acqua alle labbra, il suo corpo la rifiuta provocandogli conati di vomito;

– Doddore non ha fatto cose sempre condivisibili né, a onor del vero, ha cercato scorciatoie per affermare le proprie idee, giuste o sbagliate, condivisibili o no;

– ciò accade in uno Stato in cui l’evasione fiscale è un sistema dal quale pare impossibile uscire, dove i grandi evasori vivono beati fuori dei confini italiani, oppure hanno quanto basta e avanza per vivere, disponendo di milioni di euro per trattare accordi bonari;

– la popolazione carceraria italiana è stimata in 54.252 detenuti, di cui solo 228 sono in carcere a seguito di sentenze definitive per riciclaggio, insider trading, falso in bilancio, aggiotaggio, fondi neri e corruzione;

– Doddore non ha milioni di euro per gli accordi bonari e, probabilmente, non ha nessuna voglia di fare accordi di alcun genere con lo Stato italiano;

– la richiesta di concedergli gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute è stata respinta dal magistrato di sorveglianza del Tribunale di Cagliari e ora egli è detenuto nell’ospedale del carcere di Uta, dove sta scontando due condanne per evasione fiscale e false attestazioni;

CONSIDERATO che:

– la forma di protesta adottata da Doddore Meloni prefigura il rischio serio di morte;

– gli arresti domiciliari possono far interrompere a Doddore Meloni questa estrema protesta;

EVIDENZIATO che:

– la politica regionale non può restare silenziosa davanti a una forma di protesta pacifica la cui posta in gioco è la vita di un uomo;

– si rimarca il pieno rispetto della Magistratura e delle sue decisioni;

– il Consiglio regionale ritiene di intervenire sulla vicenda chiedendo che a Doddore Meloni vengano concessi gli arresti domiciliari,

impegna il Presidente del Consiglio regionale

a farsi interprete della volontà del Consiglio regionale della Sardegna e ad intraprendere ogni utile iniziativa per far sì che possano essere alleviate le condizioni psico-fisiche a tutela del diritto fondamentale alla salute di Doddore Meloni.

 

Cagliari, 28 giugno 2017

 

8 Commenti

  1. Grazia Pintore says:

    Complimenti a lei signor Vitobiolchini per interessarsi di questo caso umano e le consiglio di andar oltre la critica dell'”indignato”

  2. Qursto è uno stato, dove la realtà processuale è totalmente discordante da cio che uno ha realmente commesso, siamo nelle mani di tutori dell’ordine che il loro obbiettivo è quello di mettere in galera e rovinare la gente, questo non ha niente a che fare con ciò che uno ha commesso o no. Sappiamo perfettamente che se un finanziere testimonia ad un processo esesperando i fatti viene creduto al dilà che vo siano prove o no, la parola della legge e sempre la più forte. Questa è l’italia di chi ha le conoscenze giuste, di chi ha appoggi e di chi ha una maschera migliore. Abbiamo avuto personaggi molto importanti della politica, dello spettacolo, dello sport che hanno fatto miliardi di volte più porcate di Doddore Meloni e tanti altri come lui. Non hanno mai fatto 1 giorno di carcere è quando un magistrato o un tutore nell’ordine si fa i selfi e chiede autografi, forse quelli non sono criminali. Questa è l’italia. Adesso prendo un malox. Andate a cagare. Questo è un consiglio.

  3. Vittorio says:

    Solidarietà al povero Meloni, tuttavia si sta montando un caso dove non c’è. Quindi secondo lei per uscire da un carcere è sufficiente fare lo sciopero della fame e della sete? O questa teoria vale solo per Meloni?

    • Indignato says:

      Si parla della morte di un uomo in galera e lei blatera riguardo al “montare un caso”? MA SI VERGOGNI!

      • Vittorio says:

        Il suo nick spiega tutto. Sempre ad indignarsi contro lo stato barbaro e assassino. Non mi sembra che a Meloni siano state negate le cure necessarie Semplicemente ha scelto una forma di protesta rischiosa che sfortunatamente ha portato all’epilogo peggiore. Ripeto cosa vogliamo fare ? scarcerare tutti quelli che fanno lo sciopero della fame e della sete indipendentemente da quello che prevede la legge? Oppure vale solo per questo caso particolare.? Meloni è finito in quella situazione per una sua scelta sarebbe bastato interrompere lo sciopero per riprendersi. Oppure nel momento in cui la situazione si fosse aggravata la soluzione era l:ospedale non certo i domiciliari. Poi certo se l’obiettivo della discussione è bearsi di quanto sia cattiva la magistratura, lo stato e via discorrendo allora chiudiamo la qui

    • Antonio Lever says:

      Era scomodo apri gli occhi indipendenza fa paura al italia……..as….

  4. Grazie Vito, è venuto a mancare un uomo COERENTE e spero che la verità – tutta – venga fuori.

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