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“A Cagliari il cambiamento non si vede: e se tornassimo al Piano strategico e all’idea di Città Impresa?”, di Antonello Gregorini

L’articolo di Franco Meloni (pubblicato nei giorni scorsi su questo ed altri blog e siti) ha riportato l’attenzione su Cagliari e sul suo futuro. Ad alimentare il dibattito è oggi Antonello Gregorini che riporta l’attenzione sul Piano strategico comunale. Ulteriori interventi sono ovviamente graditissimi.

***

Caro Vito,

ho letto con interesse sul tuo sito l’articolo firmato da Franco Meloni (“A Cagliari il mare come strategia di sviluppo per sbloccare e liberare la città: ma occorre una diversa classe dirigente”) e, pur non avendo più un diretto ruolo politico, interno ad associazioni o partiti, non riesco a sottrarmi dal dire la mia, così come ho sempre fatto negli ultimi dieci anni, anche da postazioni con visuali differenti.

Anch’io penso che il miglior documento programmatico prodotto dalla città negli ultimi anni debba individuarsi nel Piano strategico. Al suo interno vi si trova praticamente tutto ciò che tutti vorremmo, in forma organica e ben articolata. È quello quindi che bisogna fare!

Il problema, purtroppo, a questo punto, non sarebbe il cosa, ma il come e soprattutto chi.

Possiamo analizzare la città nei sui singoli sistemi urbani, materiali e immateriali, per concludere decisamente che le cose non sono migliorate e, anzi, forse, a me pare, sono peggiorate.

C’è qualcuno che può affermare che il water front sia migliorato nel paesaggio e funzionalità?

Qualcuno che possa dire funzionante l’asse del verde culturale archeologico da via Roma a Tuvixeddu (agitoriu), attraverso Tigellio, Orto Botanico e Cappuccini?

Son migliorate le periferie, l’integrazione e la sicurezza nei quartieri?

E’ risolto il problema della vitalità diurna e del ruolo di Castello, nonostante le tante discussioni?

Si può dire risolto il problema Molentargius e quello della sua integrazione con le aree urbane circostanti. Il parco, a sua volta, ha disegnato e approvato il proprio piano. Assolutamente no!

Son migliorate le reti fisiche dei sottoservizi tecnologici classici o quelli innovativi quali fibre ottiche o connessione totale?

Possiamo dire positivamente delle reti sociali, dell’assistenza, della cultura, e della capacità di far emergere proprietà dall’insieme sistemico?

L’apparato amministrativo ha migliorato il proprio rendimento?

E la città turistica offre davvero quei servizi che tutti conosciamo e di cui facciamo esperienze nelle altre capitali europee e italiane?

A me, onestamente e per quanto mi sforzi di essere terzo e distaccato, non sembra proprio.

E non mi pare, insisto, che esista in itinere una programmazione da approvare. Intendo dire che l’attuale amministrazione non dimostra di avere idee nuove, se non quella di realizzare alcune, e parte, delle opere progettate dalla precedente. A meno che non si voglia dire che quelle quattro ciclabili e tre rotatorie costituiscano interventi di grande portata nell’assetto e nell’economia urbana. Minutaglie di basso cabotaggio.

Diverso invece è il profilo, e a favore della attuale Giunta, come già da altri rilevato, dell’ampliamento della rete tranviaria.

Possiamo trascurare il discorso dell’emergenza abitativa in quanto non si comprende perché, e per quale ragione, si debba depauperare suolo intonso (Su Stangioni), per creare nuovi valori immobiliari, se non si riesce a tener vivo il valore degli immobili esistenti. Nessun buon padre di famiglia costruirebbe sull’orto se ha un’abitazione che cade a pezzi e si dequalifica svalutandosi. L’invenduto è tanto; il vecchio pure; il dismesso e abbandonato ancora di più; perché mai dobbiamo far realizzare ancora dei volumi?

Bene fa quindi l’amministrazione a bloccare l’edificazione del nuovo, fuori porta, tuttavia non dimostra di avere un piano alternativo.

Quando non manca il progetto, quindi, e se il progetto da perseguire è il Piano strategico, ciò che si ricerca è il management capace di realizzarlo e di coinvolgere nell’impresa, con pubblico beneficio, tutti gli organismi anche periferici che potrebbero contribuire alla sua realizzazione.

Il concetto di “Città Impresa”, che personalmente rivendico, elaborato per il candidato sindaco Massimo Fantola, mutuato dagli scritti dell’accademico dei Lincei Amendola, è ancora e totalmente attuale e necessario.

Cagliari è sempre più in competizione con le altre capitali del Mediterraneo e se non individueremo una classe dirigente capace di trasformare in impresa il progetto di Cagliari innovativa, studiosa, bella, pulita, accogliente, sicura e ordinata, quindi turistica, perlomeno in progress, vedremo inesorabilmente andar giù i nostri parametrici economici come adesso già avviene.

Antonello Gregorini

 

 

9 Commenti

  1. Francesco Sechi, le sue osservazioni rispetto al problema specifico mi sembrano pertinenti e si inseriscono bene nel quadro che tratteggiava efficacemente Gregorini a livello generale.
    Sul tram in via Roma occorrerà fare delle scelte. Stabilire se privilegiare la velocità del servizio e allora sarà necessario, per ragioni di sicurezza, prevedere una adeguata demarcazione tra spazio pedonale e spazio riservato ai tram. Un certo effetto cesura sarà allora inevitabile. Se, al contrario, si vorrà privilegiare la “pedonalità” a discapito delle velocità, ci si potrà ispirare a città europee dove, in alcune zone del centro, è il pedone a farla da padrone e gli effetti dalla presenza delle rotaie notevolmente mitigati:
    http://www.skyscrapercity.com/showpost.php?p=105884320&postcount=12
    La predilezione del Comune per l’ipotesi di un tracciato in area portuale, lascia presagire la volontà di realizzare un servizio veloce. L’alternativa del far passare il tram nell’attuale corsia riservata ai bus comporterebbe infatti, per la promiscuità con gli stessi, un rallentamento del servizio. Altra alternativa in ballo è la ormai ex passaggiata centrale.
    Temo anch’io che un’infrastruttura di questo tipo, ubicata tra il porto e la via Roma, possa in qualche misura vanificare gli sforzi compiuti in questi anni per “accorciare” la distanza tra la città e il suo mare. Problemi che andranno valutati.
    Peraltro l’impressione è che l’attuale amministrazione non sia altrettanto sensibile al tema della rivitalizzazione del porto, anche come effetto di una migliore dotazione di servizi. Il sindaco in persona, ai tempi della campagna elettorale, ebbe a dire di non credere all’idea di una “piazza sul mare” come era stata ipotizzata da chi l’ha preceduto e di non auspicare che il porto diventi un luogo di attrattive che possano entrare in competizione col centro.. Siamo pur sempre una città di 150mila abitanti, disse più o meno…. Se ci spostiamo lì, si impoverisce il centro..
    Timori che sembra condividere con parte dei commerciati dei rioni storici. Ricorderemo le polemiche sollevate dalla Camera di Commercio per il bando di concessione del terminal sul Molo Ichnusa (mi pare fossimo nel 2010), che prefigurava pizzerie, ristoranti e qualche attività commerciale nella struttura polifunzionale ancora incredibilmente inutilizzata.. Scordiamoci quindi l’idea, se qualcuno avesse mai avuto l’ardire di accarezzarla, di un porto sul modello Barcellona o Genova.. Ma anche molto meno…
    Sul futuro della via Roma insomma, le visioni delle due amministrazioni comunali divergono. Zedda pensa a una pedonalizzazione della via Roma lato portici, in stretta relazione col quartiere, a costo di sacrificare il rapporto col mare. E l’intenzione di far passare le rotaie in area portuale sembra coerente con questi propositi. La giunta Floris pensava invece a una piazza che si estendesse dalla ormai ex passeggiata centrale sino al mare..
    L’idea di Gregorini e altri di interrare la viabilità, che si sarebbe potuta sviluppare accogliendo il suggerimento di modificare con opportuna variante il progetto del parcheggio già appaltato e senza sostanziale incremento dei costi, avrebbe potuto rappresentare una efficace sintesi delle due visioni e ottenere risultati nel complesso migliori..

    Ps
    “Piazza Sardegna” o anche “Piazza dei Sardi” che si potrebbe immaginare con installazioni permanenti di scultori sardi, accanto a mostre temporanee. Si, quella piazza che è sempre mancata a Cagliari. Centro dell’area metropolitana e luogo di accoglienza dei visitatori arrivati in Sardegna, ma anche dei tanti sardi che si recano a Cagliari, purtroppo sempre più spesso per manifestare il proprio malessere davanti ai palazzi del potere. Un luogo di incontro e relazioni che avrebbe potuto acquisire tanti significati simbolici.

    • Antonello Gregorini says:

      Il commento di Marco mi ha colpito laddove ha rammentato le affermazioni di Zedda in campagna elettorale riguardo la Piazza dei Sardi (molto bello; da brivido, al posto di Roma).
      Il realtà non deve sorprendere. Tutto l’agire di questa giunta ha un deciso carattere di basso profilo. Altro che città Impresa. Altro che capacità di evolvere e competere su criteri di sostenibilità.
      Cagliari potrebbe essere il luogo del benessere e dell’intrattenimento. Questo ad aver occhi, è già nel suo progetto naturale ma è presente,anche, in diversi indicazioni del Piano Strategico.
      Tutto ciò, la rinuncia, l’ignavia e la mancanza evidente di coraggio, mettono tristezza

  2. Francesco Sechi says:

    Caro Antonello, ricordo bene il progetto. Quello che voglio sottolineare è che sul progetto della tranvia occorre fare molta attenzione e che il traguardo è tutt’altro che a portata di mano. Stiamo parlando di un’opera che ci trascineremo per generazioni e che inciderà in maniera significativa sia sul trasporto pubblico (ci attendiamo tutti dei miglioramenti) che sulla via Roma (e qui possiamo avere effetti positivi o negativi). A mio avviso la tranvia in via Roma deve essere “lenta”, molto lenta. In tal modo potranno coesistere i tram con gli attraversamenti pedonali diffusi, come avviene in molte città nei quartieri centrali e storici. Se invece si preferirà la velocità dei mezzi allora si dovranno realizzare necessariamente delle opere di “segregazione” per la separazione delle correnti veicolari e pedonali e addio Piazza Sardegna, al massimo potremmo mangiare una pizza in via Sardegna. Visto che hai citato Urban Center, credo che i ragazzi che ci operano abbiano le competenze e l’entusiasmo per giocare un ruolo di primo piano nel dibattito che presto, immagino, si attiverà.

  3. Francesco Sechi says:

    Ma per quale motivo si continua a valutare positivamente una tranvia che non c’e’? Che progetto state valutando? Quale inserimento urbanistico? Quale soluzione che garantisca la permeabilita’ tra la via Roma e il fronte mare. Quale convenienza finanziaria rispetto alla soluzione attuale bus? Lo dico non per smontare un progetto sul quale anch’io credo ma perche’ c’e’ tanto ancora da definire e da fare e a seconda delle soluzioni che verranno adottate gli effetti potranno essere molto differenti. Il sistema dei trasporti incide tanto sull’economia di una citta’, sull’accessibilita’ e sulle fratture del territorio, sul bilancio delle amministrazioni pubbliche che coprono le perdite delle aziende (la vendita dei biglietti copre al massimo un terzo dei costi di esercizio). In sintesi, ad oggi non ci sono elementi per dare alcun giudizio sull’intervento se non giudizi precostituiti che non hanno alcuna utilita’.

    • Antonello Gregorini says:

      All’epoca in cui animavo l’Urban Center ci facemmo promotori di una variante al progetto del parcheggio di via Roma tutta orientata a garantire la permeabilità tra Centro Storico e via Roma. A creare le condizioni perché la Piazza sul Mare (Piazza Sardegna, non Roma) trovasse i propri spazi. La tranvia, analoga a quella attualmente in corso di progettazione correva in superficie e le macchine, tutte, ribadisco tutte, finivano sotto terra su un primo livello viaria e un sottolivello di parcheggi. Le corsie in tutto erano sei. Più che sufficienti in una città dove il traffico veicolare viene disincentivato.
      Quindi, Francesco, sono d’accordo con te. La mia nota non mirava a scendere nei dettagli delle singole realtà. Mira a trasferire una vaga idea, un’ideogramma in cui inserire il resto.

      • Robespierre says:

        Ottima analisi quella di Antonello Gregorini, abbandonato giustamente lo slogan “Cagliari capitale del Mediterraneo”, sarebbe auspicabile lanciarne uno nuovo: “Cagliari capitale della Sardegna”. Sarebbe già tanto! La nostra è una città ferma, o forse ancora peggio, una città che regredisce, una città senza progetti, o meglio una città con tanti progetti, solo progetti. Ricordo un amico che giocava la schedina del totocalcio per finta, la domenica segnava i punti e spesso con aria soddisfatta diceva: ” oggi avrei fatto 13″. Ecco Cagliari mi ricorda quell’amico, tanti progetti nel cassetto, anni, lustri, decenni che trascorrono e generazioni che cambiano, nel frattempo tutto rimane immutato. Penso a zone della città, neanche periferiche, che sono quelle del dopoguerra, viale Colombo per esempio, possiamo ammirare una lunga serie di baracche e edifici fatiscenti, con tanto di muri con in cima i “cocci aguzzi di bottiglia” di montaliana memoria, viale Trieste, quasi tutti gli ingressi in città sono in condizioni peggiori di città del terzo mondo. Una nota sulla tranvia, in risposta a Francesco Sechi, è necessario far arrivare la linea in piazza Matteotti perchè così com’è è palesemente monca, non può essere “lenta, molto lenta” come auspicato poichè equivarrebbe a uccidere il bimbo nella culla, se alternativa dev’essere all’auto non può che essere “abbastanza veloce”. Scartata la soluzione della metro sotterranea, si è optato di sfruttare la vecchia linea delle ex complementari, ottima idea senza dubbio, ma i limiti della linea sono evidenti, specie negli attraversamenti semaforici di importanti arterie e del centro di Monserrato.Questi problemi si ripresenteranno, forse anche ampliati nella tratta Rwepubblica-Matteotti, ma tranquilli, non c’è fretta, per questi 2,5 Km ci vorranno se tutto va bene oltre quattro anni. I nostri antenati nell’800, in un tempo simile costruivano un centinaio di Km di ferrovia.

        • Francesco Sechi says:

          Si fidi, si puo’ fare senza ammazzare il bimbo nella culla e salvandone altri. La ricerca della velocita’ per ridurre i tempi di percorrenza tra una origine e una destinazione, sia che si tratti di una strada che di una ferrovia, ha come risultato il degrado dei territori attraversati.

          • Robespierre says:

            Allora lasciamo le cose come stanno, si risparmiano un bel po’ di soldini, continueremo a usare l’auto o l’autobus CTM. Nessuno vuole creare TAV, ma l’alternativa non può più essere il tram che circolava a Cagliari sino agli anni 70.

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