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Omaggio a Mario Medas, un teatrante che non aveva paura di sfidare il futuro

Ancora una settimana e Mario Medas avrebbe preso tra le mani il suo libro di memorie. Se n’è andato invece ieri, a 81 anni, la stragrande maggioranza dei quali consacrata al teatro. Giustamente l’Unione Sarda lo definisce un “pioniere”. Perché se oggi tanti ragazzi in Sardegna possono fare della scena la loro professione lo devono anche agli sforzi di artisti come Mario Medas, che in anni lontani affrontò sfide improbe per fare in modo che attori e compagnie avessero un ruolo e un riconoscimento.

Oggi i giornali raccontano soprattutto la carriera di Mario Medas dal 1990 in poi, ma io ritengo che sia fondamentale anche capire cosa è successo prima. Perché la vicenda artistica di Mario Medas si intreccia ovviamente con quella della sua straordinaria famiglia.

La madre di Mario, Rachele Piras, era in scena nel maggio del 1920 quando al Politeama Regina Margherita di Cagliari debuttò “Su bandidori” di Vincenzo Efisio Melis, testo fondamentale della nostra drammaturgia. Era lei Pillima, la protagonista principale. E siccome aveva appena avuto Ninetta (la quarta della famiglia, dopo Redento, Camillo e Antonino), portò in scena anche la bambina. Questi sono i Medas.

Come Rachele, anche Anacleto Medas è di Guasila. Di lavoro trasporta il grano della Trexenta su due carretti fino alla stazione di Senorbì, e anche lui come la moglie ama l’arte e la musica: è primo clarino della banda del paese e mandolinista provetto.

Negli anni arrivano gli altri figli della coppia: Francesco nel ’21, Plinio nel ’23, Totoi nel ’25, Emma nel ’27, Mario nel ’31 e Maria Rosaria nel ’32. Tutti cresceranno con la passione della musica e del teatro.

Nel dopoguerra i fratelli e le sorelle Medas si costituiscono in compagnia e presentano i loro spettacoli nel teatro della chiesa di San Mauro, nel quartiere di Villanova, a Cagliari. Sono attori, ma anche musicisti e cantanti. Partecipano alla famosissima trasmissione “Il campanile d’oro”, una specie di X Factor dell’epoca, con un seguito di pubblico mostruoso. Siamo nel 1955 e i Medas spopolano: insieme a Mario, si esibiscono Francesco, Antonino e Totoi. Poi per la finale di fronte alle telecamere ci saranno anche Plinio, Mario e Maria Rosaria.

La Sardegna perde in finale contro la Sicilia ma le polemiche sono furiosissime, perché volano le accuse di aver truccato il voto (le preferenze si esprimevano con l’invio di cartoline). I Medas masticano amaro ma ormai sono conosciutissimi in tutta l’isola, sono anche le star di Radio Sardegna che ogni settimana propone agli ascoltatori le commedie in sardo.

Negli anni Sessanta i Medas si dedicano soprattutto al teatro, portando in scena (sempre a San Mauro) i testi classici della drammaturgia isolana (primo fra tutti “Ziu Paddori”) e altri invece costruiti su gag. Nel 1962 nasce la “Compagnia del Teatro Sardo Fratelli Medas”, che continuerà la sua azione fino agli anni ’80, anni in cui avviene la svolta.

Al Teatro Massimo di Cagliari nel 1981 portano in scena cinque spettacoli diversi. Il successo di pubblico è clamoroso, la critica esalta i Medas (“Sono veramente una famiglia di attori, e sono bravi”, scrive su Spettacolo Enrico Pau), ma le strade dei figli di Rachele e Anacleto si dividono. Mario (insieme ad Antonino ed Emma) fonda “I Medas” e cerca di percorrere in maniera più professionale la strada del teatro.

Nel 1984, con la regia di Enzo Parodo, Antonino Medas porta in scena prima “Su mundu ‘e ziu Bachis”, poi “Cinixiu” e per lui sarà una consacrazione. Ma anche Mario (che sostituisce il fratello nella seconda parte della tournée nazionale) si copre di gloria. “Splendido Mario Medas”, scrive “Il Mattino di Napoli”. Questo era Mario Medas.

Perché Mario Medas aveva una passione genuina per l’arte, il teatro e per la lingua sarda. Io lo ricordo benissimo in tv, in una trasmissione a Sardegna Uno, in cui (erano gli anni ’90) condivideva con gli ascoltatori le sue riflessioni sui temi del momento. Parlava un bellissimo campidanese, e in anni in cui la lingua sarda era confinata in un ghetto il suo impegno pubblico era di straordinaria importanza.

Mario Medas è stato dunque tante cose: un cantante, un attore, un teatrante, un militante della lingua sarda. Ha consentito che la tradizione dei Medas proseguisse: il notissimo Gianluca Medas, infatti, è suo figlio.

Ho avuto l’onore di conoscere i Medas nel 1996, quando mi chiesero di scrivere una breve storia della loro vicenda artistica (“I Medas, storia di una famiglia d’arte”). Sono ancora molto grato a tutti loro per questa opportunità. Antonino già non c’era più, ma gli altri li conobbi tutti. Mario aveva l’inquietudine e i dubbi dell’artista vero, nonostante l’età non più verde pensava al suo futuro di attore con l’entusiasmo di un esordiente, e questo mi colpì moltissimo e mi resta come insegnamento per il futuro.

Uno dei grandi meriti di Mario Medas è stato quello di avere avuto il coraggio di uscire dalla rassicurante condizione di attore dilettante e di confrontarsi con la sfida della scena come professione. E’ stato uno dei primi a farlo, uno dei pochi provenienti dal mondo del teatro dialettale, e in questo modo ha indubbiamente tracciato una strada. Perché fino all’ultimo ha avuto il gusto della ricerca, della sperimentazione. Mario Medas ha avuto il coraggio degli artisti veri.

Perché gli artisti guardano sempre avanti, gli artisti non muoiono, gli artisti producono senso anche quando non ci sono più. Mario Medas ci ha lasciato ma la sua carriera prosegue nelle azioni di tutti coloro che vorranno continuarla. E, conoscendo i Medas, non mancheranno.

Un abbraccio forte a Gianluca e a tutti i Medas. I funerali di Mario si celebreranno domani domenica 27, alla chiesa della Vergine della Salute, al Poetto.

2 Commenti

  1. Il Medievista says:

    Anche i nipoti hanno proseguito sulla strada dei padri e dei nonni. Ho avuto l’occasione di suonare per qualche tempo in una band post punk con Simone Medas e ricordo anche in lui la scintilla del talento. Ho conosciuto così, di striscio, anche Mario Medas e ricordo una grande famiglia molto affiatata e calorosa col pater familias al centro della scena. Una sensazione bella e malinconica.

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