Politica / Sardegna

Lo scandalo dei fondi ai gruppi consiliari in Sardegna: perché la Magistratura cagliaritana ha indagato solo sul gruppo misto?

C’è chi parte prima degli altri ma arriva ultimo lo stesso.

Ora tutta l’Italia si scandalizza per la vergogna dei fondi ai gruppi consiliari delle regioni. Soldi che dovrebbero servire a finanziare l’attività politica, con i quali invece gli onorevoli spesso fanno beatamente i fatti loro. Nel Lazio rischia di franare quel poco di Pdl che è rimasto, mentre l’inchiesta adesso si sposta in Campania, e c’è da credere che anche in altre regioni qualcuno vorrà capire cos’è successo.

E in Sardegna? Da noi questo scandalo è già scoppiato addirittura tre anni fa e potrebbe portare al rinvio a giudizio per peculato di ben diciannove consiglieri appartenenti allora (tra il 2004 e il 2008, gli anni di Soru presidente) al gruppo misto. Per uno invece è stata già fissata la data del processo.

Dire “allora” è importante perché come spesso capita, qualcuno di questi onorevoli proveniva da gruppi molto importanti: tipo Pd e Pdl. Dove forse l’andazzo era lo stesso.

L’inchiesta della magistratura cagliaritana però è rimasta confinata al solo gruppo misto. Nonostante qualche onorevole abbia per esempio ammesso che quando faceva parte del Pdl, i soldi del gruppo li riceveva addirittura in contanti…

Per carità, parliamo di cifre effettivamente diverse da quelle erogate dalla Regione Lazio: centomila euro all’anno da loro, trentamila da noi. E certamente i nostri onorevoli non hanno usato questo consistente extra per organizzare feste pacchiane, come i miserabili consiglieri del Pdl laziale.

Ma che qualcuno in Sardegna si sia comprato la macchina nuova o si sia fatto le vacanze, questo è agli atti. L’attuale senatore del Pdl Silvestro Ladu (allora consigliere di Forza Paris) è accusato di avere usato impropriamente la bellezza di 250 mila euro. Il suo processo inizierà il prossimo 5 novembre. Per gli altri 19 sarà invece il Gup a decidere sull’eventuale rinvio a giudizio mercoledì prossimo, 26 settembre.

E allora? Nessuna curiosità per capire se il sistema utilizzato nel gruppo misto del Consiglio regionale sardo era un unicum? Evidentemente no.

Da qui l’assunto iniziale: c’è chi parte prima degli altri ma arriva ultimo lo stesso. La Magistratura cagliaritana per prima ha messo le mani su questo scandalo di dimensioni nazionali ma ha incredibilmente indagato solo sul gruppo misto. E il risultato di questo scandalo è che se altrove la classe politica coinvolta nello scandalo traballa, in Sardegna invece non è successo niente. Ma proprio niente.

Perché in tutt’Italia il pesce puzza dalla testa, da noi dalla coda.

29 Commenti

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  4. Lascio un commento da una città piemontese: congratulazioni alla Magistratura cagliaritana, che ha anticipato tutte le altre Procure affrontando uno dei malcostumi più vergognosi dei poco “onorevoli”regionali: la distrazione di fondi pubblici per scopi personali, il peculato. Leggo con sconcerto la tesi dei legali di questi politicanti rubagalline, secondo cui la Magistratura non potrebbe occuparsi di come i Gruppi spendono quei soldi, dimenticando che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, che non vi sono in Italia esclusioni delle responsabilità penali PER NESSUNO e soprattutto che quei soldi non sono dei Gruppi, MA DEI CITTADINI!!!!!!!!!! VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!!!!!!!!!!!

  5. ornella piredda says:

    mi riferivo a ciò che riportano i giornali, ho letto di tutto. Difficile sintetizzare in questo spazio. Sono l’autrice degli esposti nonchè la testimone principale e la verità spesso assente in certi articoli verrà invece fuori al processo.

  6. ornella piredda says:

    Il secondo Gruppo si chiamava “Insieme per la Sardegna” e non “Sardegna Insieme” e l’importo mensile per ogni Consigliere è di circa 2.700 euro. Le informazioni precise le ha sempre date La Nuova Sardegna che, come dice giustamente Mauro Lissia aveva gli esposti ancor prima che la Procura indagasse e che per prima ha pubblicato il tutto. Per il resto leggo tante inesattezze e sciocchezze.

  7. petrus says:

    segnalo una nuova perla dell’unione.
    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/288825
    “Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Economia, la Regione Sardegna nel 2011 ha speso 73.748.750 euro all’anno per sostenere Giunta e Consiglio Regionale. Un investimento che equivale a una spesa di 4.401,8 per ciascun abitante.”

    peccato che 73.748.750 diviso 1.675.411, faccia 44,018, non quattromila

    perchè non rifare le elementari per benino? e poi possibile che non ci si renda conto dell’assurdità della cifra? quando mai paghiamo 4000 euro di tasse per il consiglio?.

    ps. troppi anche 44 euro.

  8. Anonimo says:

    Be’, questa è una vera notizia a scoppio ritardato. A quando notizie sui bombardamenti del 43? Oppure sulla fillossera.?

  9. su bixinu says:

    Oh Vito, devi essere bruscio! Ma lo sai che mi è venuto in mente lo stesso pensiero?

  10. Le inchieste della magistratura porteranno certamente a scoprire che fondi destinati all’attività politica sono stati distratti per altre cose, ma non serviranno di certo ad eliminare il problema di fondo, che è la trasparenza. Un consigliere regionale, anche in Sardegna, spende centinaia di migliaia di euro per la campagna elettorale. I soldi e i rimborsi che prende dopo gli sono sufficienti per rifarsi delle spese, oltre che per mandare avanti la sua attività politica. Naturalmente parlo degli onesti.
    Io penso che per tagliare le unghie ai disonesti possano servire:
    1. il limite al numero di legislature (come avviene già negli enti locali). Più aumentano gli anni di permanenza nelle istituzioni e più aumentano le “occasioni”, e si sa: l’occasione fa l’uomo ladro….
    2. la pubblicazione on-line dei bilanci dei gruppi, con giustificazione delle spese sostenute.

    Penso che soluzioni di questo tipo siano più efficaci della riduzione drastica di stipendi e rimborsi. A me interessa che un politico non rubi per principio. Non fa differenza tra 10 euro o 1 milione….

  11. Anonimo says:

    c’è poco da fare, esimio vito: ogni volta che ti allarghi a temi giudiziari finisci in cunetta. i gruppi sui quali si è indagato sono due e non uno: il gruppo misto e il gruppo sardegna insieme. sono due e non tutti per una ragione semplice: gli esposti presentati da ornella piredda e gli atti dai quali è partita l’indagine riguardavano questi due gruppi, dove lei aveva lavorato. la procura si muove su notizie di reato, le inchieste a strascico sono nella fantasia di chi non conosce le norme penali. in quanto alle solite fesserie – scritte da altri – sui quotidiani sardi bisognerebbe informarsi meglio, basterebbe fare una banale ricerca d’archivio: il contenuto degli esposti firmati dalla piredda sono stati pubblicati dalla nuova sardegna prima ancora che la procura aprisse l’inchiesta giudiziaria. a quelli sono seguiti i verbali degli interrogatori e i vari passaggi del procedimento. in diversi servizi è stato scritto che l’inchiesta potrebbe essere estesa – se al dibattimento emergessero elementi sufficienti – agli altri gruppi. ma non escluderei che alcuni elementi siano già emersi negli atti del procedimento chiuso e che esista un’inchiesta-bis. solo che la Procura non ha una bacheca dove annunciare le proprie attività. quindi il problema, se di problema si tratta, non è stato sollevato qui ed è all’attenzione della procura di cagliari, che ce la fa anche senza i suggerimenti di biolchini tant’è che è stata la prima in italia a indagare i consiglieri regionali (20 consglieri regionali) per peculato sui fondi dei gruppi politici e negli ultimi anni non ha guardato in faccia nessuno, presidenti della regione compresi. continuo a non capire perché si scrivano sciocchezze così, a salve, diffamando magistrati, giornalisti, senza sapere neppure di che cosa si sta parlando. poi da quale pulpito e naturalmente sotto la copertura dell’anonimato. una copertura davvero penosa per un avvocato. pazienza.

    • Vito Biolchini says:

      Ha parlato anonimo. Ma tanto lo so chi sei.

      • mauro lissia says:

        chiedo scusa, sono mauro lissia. pensavo che il nome uscisse in automatico.

        • Vito Biolchini says:

          Ma secondo te, se un consigliere afferma che quando stava nel gruppo del Pdl i fondi dei gruppi gli venivano dati in contanti, secondo te c’era il tanto per aprire un’indagine sul gruppo del Pdl?

          • mauro lissia says:

            forse no, perché il reato non sta nell’accesso al denaro ma all’uso che se ne fa. il peculato si integra quando denaro pubblico viene usato per scopi diversi da quelli previsti dalla legge. è reato anche quando non viene intascato, ma semplicemente distratto. se chi ha preso denaro contante ha pagato con quello spese reali e documentate non c’è reato.

            • Vito Biolchini says:

              Forse no, mi dici. E quindi possiamo azzardare anche un “forse sì”. E’ sul “forse” che ci viene la curiosità.
              Perché un elemento che ha complicato la vita ai 20 è quello di aver fatto transitare i soldi sui loro conti personali, o no? A maggior ragione bisognerebbe indagare sui gruppi (come quello Pdl) che davano i soldi in contanti ai consiglieri. In contanti.
              Un altro esempio: se un consigliere afferma “Anche quando ero nel gruppo xy la prassi era questa” (e la prassi è quella che lo ha portato alle soglie dei rinvio a giudizio), perché non estendere l’indagine anche al gruppo xy?
              Il dato politico è chiaro: sappiamo tutto sul gruppo misto, ma per gli altri gruppi (i più grandi) a nessuno è venuta (al momento e per quello che ci è dato sapere) nessuna curiosità.

      • Sentinel says:

        Per chi conosce le cose e la loro origine….. Con transazioni a 60.000 euro
        Articolo dell’epoca….E su giornale di Sardegna scrissero anche quasi tutto cioè assai piu’ chiaro!
        Hanno lavorato in silenzio, per mesi. Interrogatori, pochi ma di peso, e soprattutto carte, tantissime carte, una montagna di documenti passati al setaccio prima di modificare l’imputazione e riempire il registro degli indagati con i nomi di 23 consiglieri regionali della passata legislatura. Sono tutti, o quasi, i componenti dei gruppi Sardegna insieme (4 consiglieri) e Misto (in cinque anni ne sono transitati 21). Tutti, tranne due. Il fittissimo segreto istruttorio sull’inchiesta del sostituto di Cagliari Marco Cocco impedisce di conoscere i due nomi che svelerebbero con assoluta certezza l’identità degli altri 23, nessuno dei quali ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Gli accertamenti si stanno concentrando sui conti correnti dei due gruppi, non dei singoli consiglieri, non ancora: attraverso la lettura dei documenti bancari il pm Cocco cercherà di scoprire chi ha usato e per che cosa i soldi messi a disposizione dei gruppi per l’attività politico-istituzionale dei singoli consiglieri. Il sospetto della Procura è che il presidente o l’amministratore del gruppo abbia staccato ogni mese un assegno di 2.500 euro a favore di ogni consigliere, a prescindere dall’attività. I fondi vengono stanziati ogni anno dal Presidente del Consiglio regionale in forza di una legge regionale del 1990 e rappresentano un contributo per l’attività politico-istituzionale dei singoli gruppi: 2.500 euro al mese per ogni consigliere. Quei soldi non sono destinati però al singolo consigliere regionale bensì al gruppo al quale appartiene. Oltre le quote per l’organizzazione dell’ufficio e per i dipendenti in cinque anni di legislatura i gruppi ricevono complessivamente per l’attività politicoistituzionale oltre 16 milioni di euro. Di questi soldi i gruppi devono render conto alla fine dell’anno secondo uno schema preciso che prevede diverse voci e un generico “altre spese”, non è invece richiesta la documentazione della spesa. L’inchiesta deve dunque accertare non se i singoli consiglieri aderenti ai gruppi Misto e Sardegna Insieme abbiano incassato quei soldi ma se li abbiano effettivamente spesi per la loro attività politico-istituzionale. Soltanto per due consiglieri c’è questa certezza: dai documenti fin qui controllati dal magistrato risulta che hanno mandato il rendiconto delle loro spese al presidente del gruppo il quale ha poi provveduto a pagare i fornitori. Quindi, nelle mani di quei due consiglieri non sono neanche mai transitati i fondi. L’inchiesta è partita dopo l’esposto della funzionaria Ornella Piredda per mobbing: per dieci anni, fino al 2005, aveva lavorato per diversi gruppi consiliari. Quando era alle dipendenze di Rifondazione comunista si era rivolta alla Commissione provinciale del lavoro e il procedimento si era chiuso con una transazione: 60.000 euro e uno scatto in busta-paga legato all’attribuzione di una qualifica superiore. Con quei soldi Ornella Piredda aveva comprato un appartamento. Poi però era stata trasferita al Gruppo Misto e le era stato negato il precedente trattamento retributivo: non potendo più pagare il mutuo aveva dovuto vendere la casa. A quel punto aveva posto al presidente del Gruppo Misto il problema della rendicontazione dei fondi. Il mobbing sarebbe cominciato proprio allora. La funzionaria ha fatto ricorso al giudice del lavoro e poi ha presentato un esposto in Procura. Sentita dal pm Marco Cocco ha parlato della ripartizione dei soldi ai gruppi. Nelle settimane successive l’ex Presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu aveva chiesto e ottenuto un colloquio col Procuratore Mauro Mura e il pm Cocco per spiegare che, in realtà, era tutto in regola. Ma l’inchiesta è andata avanti fino all’iscrizione nel registro degli indagati di ventitré consiglieri regionali della passata legislatura per peculato. M. F. C ottobre 2009 signori miei

    • Anonimo says:

      Chi è l’avvocato? Punkbuster?

  12. Sovjet says:

    Non ne condivido in alcun modo le idee politiche, ma se tutti fossero della tempra del mio ex professore in materia di trasparenza, dormiremmo sonni tranquilli anche sui fondi dei gruppi consiliari… http://www.pietroichino.it/?page_id=88

  13. Anonimo says:

    È stato pubblicato a più riprese dalla Nuova e più tiepidamente dall’Unione. Basta una scorsa perfino su internet.

  14. stefano pusceddu says:

    Soldi pubblici a piacimento?

    Ancora una volta il Consiglio regionale della Sardegna fa notizia per qualcosa che non fa proprio piacere sentire. Dopo i pazzeschi costi senza alcun controllo dell’Istituzione (elevati rispetto ai cugini di altre Regioni), le liquidazioni d’oro e gli stipendi per i giornalisti, qualche mistero nel reclutamento del personale, le assunzioni a tempo indeterminato dei collaboratori dei gruppi consiliari senza alcun concorso, ora è la volta della gestione poco chiara dei fondi assegnati ai gruppi consiliari per l’attività politica. Più di 16 milioni di euro nella passata legislatura. Secondo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, vi sono stati numerosi casi di assegnazione diretta al singolo consigliere regionale, senza rendicontazione né dimostrazione della liceità delle spese. Si attende l’esito delle indagini ed il vaglio giurisdizionale.

    Vien da sé che in queste occasioni la fiducia nelle Istituzioni cresca a dismisura. O no?

    Stefano Deliperi

    da La Nuova Sardegna, 29 ottobre 2009

    Fondi dei gruppi: quattro indagati. Ipotesi di peculato per Salis (Idv), Atzeri (Psd’az) e Cachia (Udeur). Mauro Lissia

    CAGLIARI. Quattro persone sono indagate dalla Procura nell’inchiesta sull’uso dei fondi pubblici destinati all’attività dei gruppi politici in consiglio regionale: sono Adriano Salis, attuale capogruppo dell’Italia dei Valori, gli ex consiglieri Giuseppe Atzeri (Psd’az) e Carmelo Cachia (Udeur) e l’ex segretario del misto Angelo Sanna. Per tutti l’ipotesi d’accusa – ancora da verificare – è di peculato, un reato che si realizza quando denaro pubblico destinato ad essere speso per uno scopo preciso viene dirottato su strade diverse da un pubblico ufficiale. Al registro ‘modello 21′ potrebbero esserci fin da settembre altri nomi della Regione coinvolti nell’inchiesta, su altri ancora sono in corso approfondimenti. Ma dalla Procura della Repubblica non è arrivata alcuna conferma neppure sui primi quattro: il silenzio su questo procedimento è assoluto. Secondo altre fonti l’indagine sarebbe vicina alle battute conclusive e l’iscrizione al registro degli indagati sarebbe legata alla necessità di svolgere gli ultimi riscontri. Finora il pubblico ministero Marco Cocco ha circoscritto gli accertamenti al gruppo ‘Insieme per la Sardegna’ e al gruppo misto, capeggiati nella legislatura conclusa a febbraio scorso da Atzeri e da Cachia, dove prestava servizio la funzionaria Ornella Piredda, firmataria dei tre esposti che hanno dato origine all’inchiesta giudiziaria nei primi mesi dell’anno. Ed è negli uffici dei due gruppi che i carabinieri hanno sequestrato materiale e carte. La Procura però sarebbe impegnata a verificare anche un’ipotesi di abuso d’ufficio contro ignoti, legata alla decisione assunta il 15 settembre 2008, quando la Piredda viene sfrattata dall’ufficio in cui lavorava da cinque anni senza alcuna comunicazione formale e per ragioni che nessuno le ha mai spiegato. Quel provvedimento – sfociato poi in una causa di lavoro, la funzionaria è difesa dall’avvocato Daniela Muntoni – rappresenta l’episodio cruciale di una fase piuttosto critica dei rapporti fra Ornella Piredda e il presidente del gruppo misto Giuseppe Atzeri che negli esposti la dipendente mette in relazione con un episodio avvenuto qualche tempo prima: quando la funzionaria consegna al segretario del gruppo Angelo Sanna le ricevute di alcune spese sostenute dal consigliere Sergio Marracini si sente rispondere che la prassi del gruppo misto è di non chiedere ai consiglieri alcun riscontro delle spese sostenute per la loro attività. Lei però insiste ed è in quel momento, a leggere gli esposti, che i rapporti con Atzeri si rompono e la funzionaria viene accantonata. Ma anzichè accettare quello che nel ricorso al giudice del lavoro verrà qualificato come un demansionamento, Ornella Piredda si rivolge alla Procura della Repubblica e l’inchiesta parte. Sentita più volte dal pm Cocco la funzionaria ha riferito particolari appresi nel corso degli anni di servizio prestati in gran parte dei gruppi consiliari e consegnato documenti, mentre altri atti, tabulati, ricevute di assegni e registri sono stati acquisiti dai carabinieri negli uffici regionali. Finchè il quadro documentale è diventato sufficiente a verificare una situazione che sembrerebbe non riguardare solo i due raggruppamenti politici oggi sotto inchiesta. A febbraio dell’anno scorso l’allora presidente dell’assemblea regionale Giacomo Spissu ha consegnato al procuratore capo Mauro Mura un parere dell’ufficio legale della Regione in cui l’avvocato Giampaolo Falchi rivendica la piena autonomia finanziaria del Consiglio regionale, i cui gruppi sarebbero liberi di spendere a piacimento i cinque milioni e 700 mila euro che il bilancio (quello del 2007) destina per le loro attività. Un parere opposto a quello fornito nel 2004 dal costituzionalista Giammario Demuro su richiesta del gruppo di Progetto Sardegna e soprattutto in pieno contrasto con una sentenza della Corte di Cassazione, agli atti del procedimento, in base alla quale persino le strutture dei servizi segreti nazionali sono obbligate a rendicontare puntualmente ogni spesa. Non solo: il fatto stesso di poter disporre di denaro pubblico destinato ad altri scopi configura il peculato, accusa che a giudizio della Cassazione resta in piedi anche se nulla dimostra l’uso personale dei soldi. Nei documenti acquisiti alle sedi dei due gruppi sotto inchiesta mancherebbe qualsiasi riscontro delle uscite – circa 2500 euro al mese per ciascun consigliere – mentre risultano riferimenti a numerosi assegni intestati a consiglieri. In un caso, quello di Adriano Salis, c’è la traccia di un ‘rimborso’ di 28 mila euro ricevuto dopo le dimissioni dalla presidenza di Renato Soru, quindi con l’attività politica ormai azzerata. Su questo episodio così su come su tutti gli altri aspetti della vicenda la Procura sta ancora lavorando. Nessuno fra i consiglieri indagati è stato sentito dal pubblico ministero.

    SMS INVIATO DA ADRIANO SALIS A: ANTONIO DI PIETRO

    GIOVEDI’ 29 OTTOBRE ORE 10,30 FEDERICO PALOMBA

    IVAN ROTA

    IGNAZIO MESSINA

    In relazione all’articolo pubblicato da La Nuova Sardegna di oggi e che mi tira in ballo sull’uso distorto dei fondi dei gruppi consiliari, ti comunico che le notizie che mi riguardano sono false, che ho già inoltrato alle agenzie un comunicato di smentita e che ho incaricato un legale per querelare il giornale per diffamazione.

    Mi spiace molto per l’operazione sporca ma ne usciremo puliti, io e il partito. Vi terrò informati sugli sviluppi. Ciao Adriano Salis

    DI PIETRO E PALOMBA: SEGUIREMO CON RISPETTO INDAGINI MAGISTRATURA.

    “Prendiamo atto della notizia dell’inchiesta avviata dalla magistratura di Cagliari volta a verificare la correttezza della gestione dei fondi destinati ai gruppi dell’Assemblea sarda. Seguiremo l’evoluzione con rispetto e attenzione. Se l’ipotesi di coinvolgimento riguarda politici appartenenti al nostro partito o ad altri, la posizione dell’Italia dei Valori è una ed una sola: quando un giudice chiama per chiedere delucidazioni sui comportamenti adottati, bisogna recarsi immediatamente da questo a dare spiegazioni. E questa disponibilità è già stata opportunamente dichiarata dal nostro consigliere Adriano Salis, il quale ha già precisato con una nota di voler chiarire la propria vicenda per evitare strumentalizzazioni. Seguiremo con attenzione l’evolversi dell’inchiesta e agiremo conseguentemente nel rispetto delle norme stabilite nel nostro statuto. Lo affermano gli onorevoli Antonio Di Pietro, Presidente dell’Italia dei Valori, e Federico Palomba, coordinatore IdV della regione Sardegna.”

    da L’Unione Sarda, 30 ottobre 2009

    Regione. Inchiesta del pm Marco Cocco su esponenti di Sardegna insieme e gruppo misto. Nel mirino l’utilizzo di 16 milioni di euro. Fondi ai gruppi, 23 consiglieri indagati. Maria Francesca Chiappe

    H anno lavorato in silenzio, per mesi. Interrogatori, pochi ma di peso, e soprattutto carte, tantissime carte, una montagna di documenti passati al setaccio prima di modificare l’imputazione e riempire il registro degli indagati con i nomi di 23 consiglieri regionali della passata legislatura. Sono tutti, o quasi, i componenti dei gruppi Sardegna insieme (4 consiglieri) e Misto (in cinque anni ne sono transitati 21). Tutti, tranne due. Il fittissimo segreto istruttorio sull’inchiesta del sostituto di Cagliari Marco Cocco impedisce di conoscere i due nomi che svelerebbero con assoluta certezza l’identità degli altri 23, nessuno dei quali ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Gli accertamenti si stanno concentrando sui conti correnti dei due gruppi, non dei singoli consiglieri, non ancora: attraverso la lettura dei documenti bancari il pm Cocco cercherà di scoprire chi ha usato e per che cosa i soldi messi a disposizione dei gruppi per l’attività politico-istituzionale dei singoli consiglieri. Il sospetto della Procura è che il presidente o l’amministratore del gruppo abbia staccato ogni mese un assegno di 2.500 euro a favore di ogni consigliere, a prescindere dall’attività. I fondi vengono stanziati ogni anno dal Presidente del Consiglio regionale in forza di una legge regionale del 1990 e rappresentano un contributo per l’attività politico-istituzionale dei singoli gruppi: 2.500 euro al mese per ogni consigliere. Quei soldi non sono destinati però al singolo consigliere regionale bensì al gruppo al quale appartiene. Oltre le quote per l’organizzazione dell’ufficio e per i dipendenti in cinque anni di legislatura i gruppi ricevono complessivamente per l’attività politico-istituzionale oltre 16 milioni di euro. Di questi soldi i gruppi devono render conto alla fine dell’anno secondo uno schema preciso che prevede diverse voci e un generico “altre spese”, non è invece richiesta la documentazione della spesa. L’inchiesta deve dunque accertare non se i singoli consiglieri aderenti ai gruppi Misto e Sardegna Insieme abbiano incassato quei soldi ma se li abbiano effettivamente spesi per la loro attività politico-istituzionale. Soltanto per due consiglieri c’è questa certezza: dai documenti fin qui controllati dal magistrato risulta che hanno mandato il rendiconto delle loro spese al presidente del gruppo il quale ha poi provveduto a pagare i fornitori. Quindi, nelle mani di quei due consiglieri non sono neanche mai transitati i fondi. L’inchiesta è partita dopo l’esposto della funzionaria Ornella Piredda per mobbing: per dieci anni, fino al 2005, aveva lavorato per diversi gruppi consiliari. Quando era alle dipendenze di Rifondazione comunista si era rivolta alla Commissione provinciale del lavoro e il procedimento si era chiuso con una transazione: 60.000 euro e uno scatto in busta-paga legato all’attribuzione di una qualifica superiore. Con quei soldi Ornella Piredda aveva comprato un appartamento. Poi però era stata trasferita al Gruppo Misto e le era stato negato il precedente trattamento retributivo: non potendo più pagare il mutuo aveva dovuto vendere la casa. A quel punto aveva posto al presidente del Gruppo Misto il problema della rendicontazione dei fondi. Il mobbing sarebbe cominciato proprio allora. La funzionaria ha fatto ricorso al giudice del lavoro e poi ha presentato un esposto in Procura. Sentita dal pm Marco Cocco ha parlato della ripartizione dei soldi ai gruppi. Nelle settimane successive l’ex Presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu aveva chiesto e ottenuto un colloquio col Procuratore Mauro Mura e il pm Cocco per spiegare che, in realtà, era tutto in regola. Ma l’inchiesta è andata avanti fino all’iscrizione nel registro degli indagati di ventitré consiglieri regionali della passata legislatura per peculato.

    da L’Unione Sarda, 31 ottobre 2009

    Fondi ai gruppi, ecco i nomi. Indagati per peculato 18 consiglieri regionali. Solo Peppino Balia (Ps) e Paolo Maninchedda (Psdaz) sono esclusi dall’indagine: c’è la prova che i soldi, destinati alla loro attività politico-istituzionale, non sono mai transitati sui loro conti. Maria Francesca Chiappe

    C ‘è l’unico europarlamentare sardo, Giommaria Uggias, Italia dei valori. Ci sono i consiglieri regionali Tore Amadu, Oscar Cherchi, Renato Lai e Pietro Pittalis del Pdl, Mario Floris dell’Uds, Alberto Randazzo dell’Udc, Adriano Salis dell’Idv. Ci sono gli ex consiglieri regionali Giuseppe Atzeri del Psd’Az, Carmelo Cachia e Beniamino Scarpa del Pd, i socialisti Maria Grazia Caligaris, Raimondo Ibba e Pierangelo Masia, Raffaele Farigu del Nuovo Psi, Giuseppe Giorico ex Udeur, Sergio Marracini dell’Udc, Salvatore Serra della Sinistra autonomista. Pesca da destra a sinistra passando per il centro l’inchiesta della Procura cagliaritana sui fondi destinati ai gruppi consiliari. Nel registro degli indagati ci sono tutti i consiglieri regionali transitati nei gruppi Misto e Sardegna Insieme nel corso della passata legislatura. Tutti tranne Peppino Balia del Ps e Paolo Maninchedda del Psd’Az, i soli a non aver fatto transitare sul conto corrente personale i soldi del gruppo pur destinati alla loro attività politico-istituzionale. Si sapeva che sono due e soltanto due i consiglieri per i quali c’è già negli atti la prova che hanno agito nel rispetto della legge e ieri mattina, quando è diventata di dominio pubblico la notizia che il sostituto Marco Cocco stava indagando su tutti i consiglieri dei due gruppi nel mirino, i nomi sono circolati insistentemente nei palazzi della politica. Solo Balia e Maninchedda non hanno neanche mai visto un centesimo, hanno sì speso i fondi ma sempre e soltanto nel rispetto della legge, e quando si è trattato di ottenere il rimborso hanno consegnato la nota spese al presidente del gruppo che ha provveduto al pagamento dei fornitori. Tutti gli altri restano sulla graticola giudiziaria in attesa di scrollarsi di dosso un’accusa gravissima: peculato. Il sospetto è che abbiano utilizzato i fondi stanziati dalla presidenza del Consiglio regionale per fini diversi da quelli previsti dalla legge. Non sono piccole cifre: 2.500 euro per ogni consigliere, tutti i mesi, per l’intera legislatura. L’inchiesta è a una svolta ma è tutt’altro che conclusa: il sostituto Marco Cocco deve ancora controllare i conti correnti dei due gruppi. Attraverso quei resoconti potrà verificare se i fondi siano transitati sui conti personali per poi andare a verificare i movimenti bancari dei singoli consiglieri regionali e accertare se i soldi ottenuti attraverso il fondo siano stati effettivamente spesi per le attività indicate esplicitamente dalla legge. È ovvio che gli inquirenti qualche carta in mano devono averla già da tempo altrimenti non avrebbero potuto escludere Balia e Maninchedda e indagare su tutti gli altri. I fondi vengono stanziati ogni anno dal Presidente del Consiglio in forza di una legge regionale del 1990 e rappresentano un contributo per l’attività politico-istituzionale dei singoli gruppi: 2.500 euro al mese per ogni consigliere. Quei soldi non sono destinati però al singolo consigliere regionale bensì al gruppo al quale appartiene. Oltre le quote per l’organizzazione dell’ufficio e per i dipendenti in cinque anni di legislatura i gruppi ricevono complessivamente per l’attività politico-istituzionale oltre 16 milioni di euro. Di questi soldi i gruppi devono render conto alla fine dell’anno secondo uno schema preciso che prevede diverse voci e un generico “altre spese”, non è invece richiesta la documentazione della spesa. L’inchiesta deve dunque accertare non se i singoli consiglieri aderenti ai gruppi Misto e Sardegna Insieme abbiano incassato quei soldi ma se li abbiano effettivamente spesi per la loro attività politico-istituzionale. Soltanto per due consiglieri, Manichedda e Balia, c’è già questa certezza: dai documenti fin qui controllati dal magistrato risulta che hanno mandato il rendiconto delle loro spese al presidente del gruppo il quale ha poi provveduto a pagare i fornitori. Quindi, nelle mani di quei due consiglieri non sono neanche mai transitati i fondi. L’inchiesta è partita dopo l’esposto della funzionaria Ornella Piredda per mobbing: per dieci anni, fino al 2005, aveva lavorato per diversi gruppi consiliari. Quando era alle dipendenze di Rifondazione comunista si era rivolta alla Commissione provinciale del lavoro e il procedimento si era chiuso con una transazione: 60.000 euro e uno scatto in busta-paga legato all’attribuzione di una qualifica superiore. Con quei soldi Ornella Piredda aveva comprato un appartamento. Poi però era stata trasferita al gruppo Misto e le era stato negato il precedente trattamento retributivo: non potendo più pagare il mutuo aveva dovuto vendere la casa. A quel punto aveva posto al presidente del Gruppo Misto il problema della rendicontazione dei fondi. Il mobbing sarebbe cominciato proprio allora. La funzionaria ha fatto ricorso al giudice del lavoro e poi ha presentato un esposto in Procura. Sentita dal pm Marco Cocco ha parlato della ripartizione dei soldi ai gruppi. Nelle settimane successive l’ex Presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu ha chiesto e ottenuto un colloquio col Procuratore Mauro Mura e il pm Cocco per spiegare che, in realtà, era tutto in regola. In quell’occasione Spissu ha consegnato le carte sull’attività dei gruppi con specifico riferimento ai fondi stanziati per i singoli componenti. C’è stato pure un momento in cui si è rischiato il conflitto istituzionale tra Consiglio regionale e Procura della Repubblica. Voci insistenti che non hanno, però, mai trovato conferma negli atti ufficiali e tutti i documenti chiesti dalla magistratura per far luce sulla vicenda sono stati puntualmente consegnati dall’Assemblea di via Roma. Così l’inchiesta è andata avanti, in gran segreto: al Palazzo di giustizia di Cagliari sono stati sentiti diversi testimoni, sono passate al setaccio le carte del voluminoso fascicolo e di recente si è arrivati all’iscrizione nel registro degli indagati di 18 consiglieri consiglieri regionali per peculato.

    Fonte:

  15. iskidu says:

    Basta andare su questo link:
    http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/articoli.asp?IDMagazine=2011121800
    e poi digitare sull’articolo intitolato: “Consiglio. Spese e fondi ai gruppi «Stesse regole per tutti»”.

  16. iskidu says:

    Come Zunck, non ricordi Chicco Porcu dichiarare a SQ che il suo gruppo aveva la carta di credito, come Silvestro Ladu, “ma non l’aveva usata”?

  17. Anonimo says:

    Biolchini, sei un giornalaio imbattibile! E non vendi neanche giornali. Solo fumo!

    • Neo Anderthal says:

      Amico anonimo, vendere fumo è un’arte sopraffina; quanto a vendere giornali quello è invece un mestiere tra i più antichi del mondo, e so che sai che in Sardegna i giornali si vendono molto. Comunque sia il fumo è più consistente dei peti, che neanche troveranno mai un compratore, anche se c’è chi li apprezza.

      • Neo Anderthal says:

        P.S. San Vito ospita spesso interventi apertamente ostili, anche di pura contumelia.
        Io non lo farei ma chiedo ai simpatici amici che intervengono per questo: perché approfittare della pazienza del gestore del blog solo per fare una puzzetta, neppure spiritosa?
        Nel senso: se Vito scrive una cosa da contestare contestala, esprimiti, scrivi pure cosa non ti ha convito o cosa reputi una cazzata colossale, e allora insinua e accusa pure, se proprio vedi il marcio, ma cosa vuol dire un intervento del genere? Forse che nelle redazioni dei Giornali Venduti Bene sono tutti dei grandissimi giornalisti -e pure ce ne sono, e mica pochi- che loro invece “fumo mai e poi mai”?

  18. Proprio stamattina ragionavo sulla ritenuta di circa 40 euro mensili sul mio stipendio per l’addizionale regionale Irpef. La vivo come un furto.

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