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Ma voi credete ancora all’acabadora? Veramente? Ecco come un libro di Toni Soggiu smonta la più grande stupidaggine della storia sarda

Ieri i quotidiani sardi ci hanno avvisato con dovizia di particolari che presto inizieranno nell’isola le riprese del film “L’ultima madre”, tratto dal romanzo di Michela Murgia “Accabadora”. Non oso immaginare cosa succederà quando le riprese inizieranno veramente! (È bene avvertire per tempo tutti i nostri gli operatori culturali perché spostino gli spettacoli e gli eventi eventualmente già programmati perché spazio per dare altre notizie non ce ne sarà; poi non dite che non vi ho avvertito).

Di sicuro il tema acabadorico (se così si può dire) verrà trattato in tutte le sue mille sfaccettature. E sarà un tripudio di donne feroci (ma anche pietose), di silenzi notturni (anziché no), di tradizioni millenarie (come minimo), di sconvolgimenti e di rivelazioni. E soprattutto, di martelletti.

(Devo dire che prima dell’acabadora, l’unico martelletto da me conosciuto era quello che ragazzini più svegli di me rubavano sui pullman dell’allora Act. Effettivamente “la martellina” aveva un che di magico, forse anche di mistico. E anche la martellina, come il martelletto acabadorico, in effetti l’hanno vista in pochissimi, perché veniva sgobbata subito: ci sarà una relazione fra le due cose? Io non lo escluderei. Appunto da cronista: intervistare ex controllori sul mistero delle martelline scomparse. Non si sa mai).

Ai colleghi delle pagine culturali gli spunti per parlare del film non mancheranno. Certo, dovranno riempire pagine e pagine di “cosa acabadorica”, e non sarà facile. Per cui, se dovessero avanzare anche solo trenta righe, se anche mai si dovessero trovare con un buco in pagina, ecco io mi permetto di suggerire uno spunto. Per carità, non voglio con questo dire che… però mi permetto di segnalare loro un libiricino picccino piccò, 105 pagine tottu succiu. Titolo: “S’Acabadora”. Sottotitolo: “E’ ora di finirla? Libro bianco sull’acabadorume”. Autore: Toni Soggiu. Editore: Condaghes. Anno di pubblicazione: 2010. Prezzo di copertina: 10 euro. Bonus track: postfazione di Antoni Arca.

Il libro smonta in maniera impietosa il mito dell’acabadora, di questa triste e nobile signora che vagava di casa in casa col compito di finire i moribondi, e questo (ovviamente) dall’epoca nuragica fino praticamente ai giorni nostri. Una patetica stupidaggine che ormai ha dignità di verità storica, quando trattatasi semplicemente di invenzione letteraria ottocentesca di infimo ordine, ora purtroppo assurta a dogma di sardità. 

Le argomentazioni che Toni Soggiu utilizza per smontare la credibilità dell’acabadora sono stringenti e spaziano dalla filologia alla storia, dalla letteratura al (incredibile a dirsi) al buonsenso.

Se le pratiche dell’acabadora erano così diffuse, perché in Sardegna ci sono più martelline sui pullman che martelletti letali conservati nelle nostre case? Ne dovremmo avere uno a famiglia, praticamente. Invece lo hanno conservato solo a Luras, incredibile!

E se la pratica era così diffusa, perché non esistono documenti storici che ne attestano l’esistenza? Possibile che in secoli e secoli di storia, non sia sopravvissuto un pezzo di carta in cui si parla di una acabadora, di una qualsiasi? Niente.

E secondo voi la chiesa cattolica avrebbe permesso l’esistenza di siffatte figure?

Toni Soggiu è uno studioso molto riservato e non ha mai presentato il suo libro. Io ho avuto l’onore di farlo, chiamato dalla casa editrice. L’anno scorso ne ho parlato a Bonarcado. Sia chiaro: nei paesi non sono mica come qui da noi in città, dove ti puoi permettere di dire qualunque cosa e la gente per educazione ti lascia parlare. Nelle bidde per fortuna non è così. Per cui a Bonarcado interviene il parroco, che dice: “Studio da anni i registri parrocchiali del nostro paese e le carte del nostro archivio. Dell’acabadora nemmeno l’ombra. La chiesa ha sempre condannato il suicidio, figuratevi l’acabadorume! Se anche solo per sbaglio avesse sentito di una pratica del genere, si sarebbe opposta con tutte le sue forze!”.

Soggiu ripercorre allora la nascita letteraria dell’acabadora, e lo straordinario successo che ebbe in alcuni romanzi ottocenteschi (il primo fu “Il Proscritto” di Carlo Varese), nei quali la Sardegna era un altrove esotico e sanguinario. Ai continentali è sempre piaciuto immaginarci come dei selvaggi.

Insomma, non voglio dirvi tutto io. Compratevi il libro, leggetelo e capirete come sia nata questa leggenda. Perché l’acabadora (nella forma a cui noi sardi oggi piace credere, mischini di noi) evidentemente non è mai esistita.

L’acabadora era (ed è) invece la Madonna. “Adesso e nell’ora della nostra morte”, ovvero quando acabat s’ora. Tutto qui. Niente di più, niente di meno. La Madonna (l’Addolorata), invocata nel momento del trapasso. E Soggiu questo lo spiega bene e con chiarezza. E la femina acabadora non sarebbe altro che “una pia donna chiamata nella casa del morto per organizzare la fase preparatoria alla sepoltura”.

Certo, lo studioso non esclude che in periodi storici precisi e in territori dell’isola molto definiti, possano aver agito donne che hanno effettivamente agitato il martelletto contro il moribondo di turno. Ma non ci sono prove. Niente di niente.

Domandona finale: perché ai sardi piace credere alle bugie? Vi ricordate il periodo in cui noi sardi eravamo “i danzatori delle stelle”? Cess! E adesso perché ci piace credere che l’acabadora sia esistita realmente? Non potere immaginare la delusione di molti quando, alla fine delle presentazioni, capiscono di essere caduti in una terribile trappola. Ammettono di esserci rimasti male, ma affermano che in fondo a loro l’idea che l’acabadora esistesse veramente, piaceva assai. Un po’ come Babbo Natale. Ecco, ci sono dei sardi adulti, che godono di diritti elettorali attivi e passivi, che credono all’acabadora come mia figlia di quattro anni crede a Babbo Natale. Già la vinciamo domani la guerra…

“S’acabadora”, di Toni Soggiu. Con dieci euro ve lo portate a casa, imparate un sacco di cose e ci cravate un figurone alla prossima pizzata con gli ex compagni delle superiori. Piuttosto, i quotidiani sardi questo libro lo hanno mai recensito? Mi sembra di no. Chissà perché.

77 Commenti

  1. e come la mettiamo con Maria puntaoru? come minimo anche lei non è mai esistita!….ma mi faccia il piacere!!

  2. Leggo solo ora questo post…. comunque se qualcuno cerca questi famosi “martelletti” io ne posseggo uno a casa di mia nonna e per conoscenza so che in paese ne esistono altri.
    Anche se, cosi pare, non ci siano documenti scritti non vuol dire che certe cose non siano esistete soprattutto in una terra, come la Sardegna, dove vive la tradizione orale.
    I documenti scritti poi non sono garanzia di veridicità, avete documenti storici sull’esistenza di un uomo chiamato Gesù? No, solo i vangeli ne parlano è non sono documenti storici…

  3. Anonimo says:

    NEO ANDERTHAL TI SEI ACCERTATO!!!!

  4. Anonimo says:

    perdonami caro vito,ma non basta un libro per cancellare la cronostoria di accabadora, ci vuole molto ma molto di piu’ e tutto troppo semplice,che il libro del signor tony soggiu,dica che e’ tutta una grande invenzione

  5. nicola says:

    Caro Vito, non è che ai Sardi piace credere alle bugie, tutta la storia si basa su bugie che i governanti e la classe dirigente del momento riesce a far bere al popolo attraverso scuola, giornali, tv e libri. Ad esempio la storia d’Italia si basa su Garibaldi buono che libera il Mezzogiorno quando invece si è trattato di un saccheggio bello e buono, con tanto di fucilazione di contadini che chiedevano la terra, stupri e sterminio di massa di interi paesi. Quindi chi se ne frega di dove sta la verità, la verità è un feticcio e oltretutto non la conosceremo mai. Meglio una bugia ma che sia bella e romantica, proprio come s’accabadora.

    • Neo Anderthal says:

      Che l’Accabadora sia una invenzione pare accertato, che possa poi essere “una bugia bella” non saprei, ma romantica proprio non sembra.
      “Signor becchino mi ascolti un poco il suo lavoro a tutti non piace” -con quel che segue-

      In ogni caso: de gustibus. Io però dovendola incontrare farei qualche scongiuro, sai, non si sa mai, mito per mito…

  6. di questo passo crollerà anche il mito dei pastori che si accoppiavano con le pecore

  7. Caro Biolchini, porgo una domanda a te che sei intellettualmente onesto e sembri capace ancora di indignazione, oltre a non avere peli sulla lingua per esprimerla. Allora ti chiedo, senza retorica: perché non viene sollevato mai il dubbio del conflitto d’interesse quando uno scrittore promuove pubblicamente un altro scrittore, magari della stessa casa editrice? O quando, e sta accadendo sempre più spesso, i giornalisti diventano autori di libri e si fanno intervistare o recensire il proprio prodotto da quelli che, sino ad un attimo prima, sono i rispettivi compagni di scrivania? Michela Murgia (autrice de Il mondo deve sapere, ISBN edizioni, 2006; Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008; Accabadora, Einaudi, 2009; Ave Mary. E la chiesa inventò la donna, Einaudi, 2011) è oggi il nostro alfiere nel mondo, tradotto in ogni lingua e chiamato ovunque a fare opinione: persino sul vino. Osannata un po’ come il Salvatore Niffoi di qualche tempo fa. Ma mi chiedo perché nessuno abbia detto nulla quando, fresca di Campiello (vinto il 4 settembre 2010) col suo “Accabadora” (pubblicato come già detto da Einaudi) ha recensito due giorni dopo (il 6 settembre), spellandosi le mani su “La Repubblica”, il libro di Francesco Abate “Chiedo scusa” (sempre Einaudi)? A proposito, ma qui il discorso si allargherebbe troppo, perché nei giornali non si leggono più stroncature, ma solo recensioni positive? I fogli dei giornali sono bianchi. Quelli dei libri sono bianchi. Se poi anche le parole diventano bianche, come faremo a leggerle?

  8. Anonimo says:

    ma state skerzando i nuraghi esitono veramente!!!! i mo’ arribara un’altro libro di TONY SOGGIU,

  9. Io conosco gente che ci crede anche se il romanzo non lo ha neanche letto e non ne aveva mai sentito parlare prima. Semplicemente “l’ha detto la televisione”.

    Addirittura c’è gente che crede che le acabbadore siano ancora in azione a tutt’oggi in qualche paesino sperduto (sempre sperduti questi paesini, annò!) della Sardegna. E si, ci sono anche dei Sardi che lo pensano.

    Ha ragione Vito a stigmatizzare il fiorire di una cultura dell’acabbadorume che ha pretesa storica, perché è di questo si parla. E della fondata preconizzazione di uno tsunami acabbadorico sulla Sardegna.

    Ad esempio, il “Codice da Vinci” è un romanzo (peraltro brutto). I film sono ancora peggiori del romanzo. Ma pensate che non ci sia gente che crede che gli Illuminati non esistano? Indipendemente dal fatto sia realmente esistita qualcosa con quel nome in Baviera nel XVIII secolo, la gente non ha in mente quello, ma il mito. E basta guardare quanti libri sulla “Vera storia degli Illuminati” ci sono in edicola.

    I media di comunicazione hanno un enorme potere sull’immaginario, e dunque sul reale. L’immagine cinematografica di un’acabbadora in azione diventerà ancora di più verità storica, se non debitamete disinnescata.

    Basti pensare alla riduzione cinematografica del romanzo di Ledda.

    Capisco che il salto da una terra di “sheep fuckers” (comune insulto internazionale tra popoli), a una sorta di Svizzera ante-litteram che praticava l’eutanasia quando ancora gli altri non avevano una minima cognizione di scienza medica (e in questo mi ricorda molto il mito dei costruttori di nuraghi), possa èssere auspicabile per qualcuno, nell’eterna ricerca di riscatto dal nostro peccato originale (?). Ma attenzione all’evocazione degli archetipi, perché hanno la brutta abitudine di prendere strade tutte loro e difficilmente prevedibili.

  10. Arrennegadedda says:
  11. Anonimo says:

    a me il libro di atzeni e’ servito per andarmi a leggere la storia della casata di arborea e i disastri dell’occupazione prima piemontese,poi italiana.sono meglio forse le fiabe raccontate dall’archeologa che smonta muri nuragici come lego,ricopre di colate di cemento domus de janas(vedi articolo su la nuova sardegna)e che,trovando 4cocci romani annuncia che la barbagia era tutta sotto il controllo romano?o la fiaba che andando a chiedere l’elemosina a roma gli operai alcoa otterranno piu’ dei soliti calci in c..o che i cari tagliani ci danno da 150 e passa?atzeni scrivendo fole ti invita a ragionare e a studiare la nostra storia,gli altri spacciano per verita’ cio’ che serve a tenerci come brebeis sottomesse.

  12. Sondaggio probabilità.

    A Vito Biolchini da più fastidio che:

    1) non esista l’accabadora.
    2) esista michela murgia
    3) esistano giornali che parlano molto dell’accabadora
    4) esistano giornali che parlano molto di michela murgia

    si accettano scommesse.

    • Acab(adora) says:

      Voto per la 4

    • docpretta says:

      voto per tutte e 4..

    • Liberi di crearvi i miti che volete! Non funzionava più Amphasagora (Amphisicora), poichè nel mondo della globalizzazione è sempre più difficile parlare di Indipendenza. Al massimo di Internazionalizzazione della Autonomia! Ora trovo giusto, visto le condizioni in cui versa l’Isola, che sia tutta la politica sarda a vestire i panni de S’Accabadora. Una indecenza! Daltronde ognuno, in politica, ha la sua Accabadora che si merita. L’ha avuta persino Renato Soru!!!
      Trovo altresì ridicolo che qualcuno si offenda se viene demolito questo falso mito. Indipendentemente da chi ha scritto il romanzo, che onestamente ultimamente è come il prezzemolino e si esprime su tutto e su tutti. Si vorrà mica candidare alle prossime Regionali? Bene hai fatto Vito a trattare questo argomento, in piena libertà ed in piena autonomia di giudizio. Come sempre!
      Hasta la vista a su mazzolu!

  13. zyborf says:

    Mia nonna se la ricordava l’accabbadora.

    • LUCIDA says:

      @Gigi@Acab(adora)@zyborf :

      Come ho già detto su facebook, Vito è un minchione!
      Gli piace pibincare su tutto…
      Per quanto riguarda il sondaggio, assicuro che la Murgia e il suo romanzo, che tra l’altro gli piace tanto da curarne una presentazione all’ersu anni fa e di cui io conservo gelosa copia con dedica, sono forse i penultimi dei suoi pensieri, considerate le conversazioni con studiosi e storici pallosissimi che frequenta abitualmente… pibincosi più di lui.
      Anche basta acabadora!
      Ora è il momento de: “LA MAMMA DEL SOLE!”, altra leggenda storica della civiltà nuragica sarda! Prossimamente nei vostri schermi e nei più grandi teatri!
      Parola di LucidoSottile.

      • muttly says:

        La leggenda dice che la prima volta che qualcuno dei costruttori prese un nuraghe con il mignolo del piede esclamò “Mamma Rua” (trad: La madre che ti ha creato) con sguardo verso l’alto, qualcuno da lontano non capì completamente e tramandò le parole “La mamma del sole” collegando lo sguardo verso l’alto e l’ inconfondibile “mamma”.

        • Stefano reloaded says:

          Non è andata precisamente così.
          A colui che vide la scena da lontano parve di udire “Mamma Ra” e, ingannato dallo sguardo rivolto al cielo e dal fatto che il nuragico traumatizzato fosse uno shardana appena tornato dall’Egitto dove aveva combattuto contro il Faraone, si formò l’idea che il malcapitato se la stesse prendendo con la mamma del dio Sole.
          E prova a mi nai ca no!

      • @LUCIDA

        Eh no, balla! Deo sa Mama ‘e su Sole l’apo bida cando fia creadura 😀

      • La mamma del sole è una delle mie preferite: “Figlio mio non uscire alle 14,30 del 6 agosto perchè c’è la mamma del sole”.

        • Neo Anderthal says:

          La Mamma del Sole non so se esista o sia esistita, ma la Mamma delle Sòle (intese alla romana) è prolifica quanto mai.

          Shine on, Thin Ladies!

  14. Un piccolo suggerimento utile a tutti noi per capirne di più:
    oltre a leggere il libro del Soggiu teniamo presente anche l’autorevolezza degli autori. Nel senso che contro il mito c’è il signor Soggiu, che secondo l’Opac Sardegna (http://opac.regione.sardegna.it/SebinaOpac/Opac) ha scritto solo quello, a favore del mito ci sono gli studi di Dolores Turchi, che ha al suo attivo qualche decina di pubblicazioni nel campo delle discipline demo etno antropologiche.
    Morale: valutare non solo cosa si dice ma anche chi lo dice perchè nell’era dell’accesso globale alla conoscenza non abbiamo tempo per seguire tutto ciò che dice il primo passante per strada su ogni aspetto dello scibile umano.

    E per finire:
    buon colpo di martelletto a tutti….

    • Arrennegadedda says:

      Quindi più uno scrive più è credibile…. Semmai son da valutare le argomentazioni che si adducono a sostegno delle proprie tesi, e il metodo seguito per convalidarle. Altrimenti chi ha la possibilità (anche economica) di pubblicare le fesserie più grosse sarebbe più credibile del ricercatore o dello studioso che per pubblicare un lavoro serio dave faticare sette camicie!

    • Toni Soggiu è uno pseudonimo e questo è il motivo per cui ha scritto solo un libro.
      Non esiste sulla faccia della Terra nessun demo-etno-antropologo serio e degno di questo titolo, disposto a sostenere che la figura dell’accabadora sia realmente esistita.
      Sostenere che la figura dell’accabadora sia realmente esistita equivale a sostenere l’esitenza passata di Dracula, dello Yeti e di atre figure mitologiche legate alla cultura delle società tradizionali.

      Il romanzo della Murgia è un romanzo. Esattamente come la saga di Twilight che parla di vampiri. E il romanzo è per definizione una storia di fantasia.
      Altra cosa è invece spacciare per vere cose che vere non sono, soltanto perché ciò ha un mercato. Questo è Il vero tema su cui gli intellettuali sardi dovrebbero interrogarsi e cioè sul perdurare in alcune fasce della società sarda, talvolta non prive di un elevato livello di istruzione, di un forte legame ad alcune forme di superstizione.

      • Neo Anderthal says:

        Ricordate un fantarcheologo che si chiama(va) Peter Kolosimo?
        I suoi libri illustrati -usciti per la SugarCo, mi pare- Terra senza tempo, Non è terrestre, Astronavi sulla preistoria, Odissea stellare, Fratelli dell’infinito e altri, erano diventati nella prima metà degli anni ’70 un cult di “controstoria” presi sul serio da centinaia di migliaia di persone, in gran parte giovani.
        Leggendoli, prestati dall’amico P., mi sono fatto una cultura si Nazca, sull’astronauta Maya, e su altre inspiegabili coincidenze poi riprese in grande stile da Voyager e consimili programmi di cazzeggio sui “misteri”.
        I libri di Kolosimo sono poco meno di venti, hanno venduto complessivamente diversi milioni di copie -e non solo in Italia- e quindi?
        Fonte attendibile? Come no!

        -P.S. a me il romanzo della Murgia è piaciuto assai, e Vito dedica, credo inevitabilmente, le righe d’inizio del post, che poi parla del tema accabbadorico nella sua essenza di Mito. Perché a qualche collega del Vito piace cogliere solo le prime righe, per poi scrivere che tutto il post è scritto in funzione di un attacco alla Murgia? Sinceramente a me non pare.

        • Gianni says:

          Neo Anderthal, certo che magari a te non ti pare, ma il fatto è che Vito dice sempre che da grande vuole fare il giornalista, quindi se un collega legge un suo articolo lo sa senza neanche chiedere conferma che, come in ogni giornalismo che si rispetti, il succo del discorso è tutto già nella prima frase!! Perciò è solo seguendo le normali leggi dell’informazione che si capisce che la notizia di questo pezzo è che per Vito Biolchini i giornali parlano di Michela Murgia più di quanto dovrebbero. Vito ha già mostrato di pensarlo con o senza accabadore, infatti l’ultima volta che si era lamentato si parlava di vino, che almeno quello esiste e quindi veniva male fare nebbia con la critica alla mitomania dei sardi. Diciamo che una versione dello stesso articolo scritta da mio cugino scemo sarebbe venuta all’incirca come “che palle, colleghi e amici dei giornali, sempre a parlare di michela murgia, adesso che le fanno pure il film dall’accabadora non ce ne sarà più per nessuno. Che poi tra l’altro l’accabadora neanche esiste”. Segue a pagina 3, ma quello è già l’approfondimento.

          • Caro Gianni, non posso continuare a cercare di spiegarti cose che ti ostini a non voler capire. Detto questo, sei libero di farlo e di scrivere quello che vuoi.

            • Daniele P. says:

              Ho seguito questo simpatico scambio e mi resta da dire a Biolchini una cosa. Temo che sia lei a non sapersi spiegare, non gli altri a non capire. Questo ovviamente a volerle concedere la buona fede.

            • Neo Anderthal says:

              Amico Gianni, in attesa di tuoi ulteriori chiarimenti e di un positivo confronto con la prosa giornalistica dei tuoi cugini scemi -ho un cugino giornalista anche io, ma è decisamente intelligente- io mi atterrei, se non fosse contrario alla logica giornalistica da te illustrata, a quanto scritto da Vito, che è certamente un giornalista grande, sicuramente per l’anagrafe, e potrà quindi scrivere qualcosa che pensa senza “lanciare il sasso e nascondere la mano” come ho letto nei commenti.
              Penso poi che ci sia qualche differenza tra quanto -e intendo con questo anche il totale e le proporzioni tra gli argomenti- si scrive su un blog e quanto si scrive su un giornale.
              Sbaglierò ancora ma mi sembrava di ricordare che il succo del discorso in un giornale sia indicato da titolo, sottotitolo e occhiello. Il titolo di questo post parla d’altro, differente dalla tua interpretazione.
              Mi sembrava poi di avere notato che spesso le prime righe, specie in articoli di commento e non di cronaca, esprimono tesi poi discusse nel seguito o sono comunque non sempre decisive per la comprensione del senso generale anche sui giornali.
              Ma probabilmente sbaglio, e tu sarai così cortese da farmelo notare, nel caso.

              P.S. trovo anche io abbastanza normale che uno scrittore parli bene di un collega, se vuole farlo o se chiedono una sua opinione. Aggiungo che scandalizzarsi mi sembra assurdo o ipocrita, semplicemente la critica dovrebbe essere materia dei critici, e se la critica culturale o artistica in genere è ostaggio degli uffici stampa e dei “poteri editoriali”, la responsabilità di introdurre le visioni o le analisi più eterodosse spetta ai giornalisti, non agli scrittori, che dicono quello che gli pare e piace, giustamente.

    • Emanuele Melis says:

      Dolores Turchi? Ma stiamo scherzando, vero? E’ ancora legata a schemi già vecchi nella seconda metà dell’Ottocento…

    • apritegliocchi says:

      La Turchi è scientificamente azzerata da qualsiasi antropologo che studia in maniera scientifica, quindi non fa testo più di tanto. Idem la Murgia che scrive romanzi.

  15. Caro Vito, con simpatia da collega che ti legge spesso ti confesso che l’unica cosa che si capisce da questo articolo non è che ti dà fastidio se nei giornali parliamo dell’acabadora, ma che parliamo di Michela Murgia. Tu sei molto bravo a lanciare il sasso e poi nascondere la mano, ma se uno si legge bene la tua bloggata non sarà difficile vedere che dietro al (falso) attacco al (vero) mito dell’acabadora c’è il solito tentativo di lamentarti dell’eccesso di visibilità di quella ragazza. Ieri era per il reading sul vino a Nuoro, oggi è per la scoperta dell’acqua calda sull’acabadora che non esiste, domani…chissà! Nonostante tu sia un giornalista abbastanza esperto da capire che quello che riguarda il lavoro di Michela Murgia è una notizia fuori e dentro la Sardegna, in questo tuo pezzo si vede bene che questa cosa ti dà fastidio.
    Altro che l’acabadora!

  16. Pier Giorgio Cadeddu says:

    Caro Vito,
    devo dire che mi hai proprio instillato la curiosità di andare a leggere il libro di Tony Soggiu. E’ vero, tradurre una piccola furbata letteraria in verità storica è un’operazione di manipolazione che ben si incanala in antichi vizi ” continentali ” e sardo-genuflessi. Non mi entusiasma neanche il dibattito su Atlantide o sui misteri misteriosi della Sardegna fatta di navigatori, giganti, e quant’altro ci serve per ricostruirci nell’autostima.
    Tutto questo senza togliere niente alla penna di Michela Murgia, che è solo una brava scrittrice , con ultimamente velleità da commentatore politico e culturale ( con risultati alterni direi). Resta irrisolto ( o forse no) il perchè ci piaccia vivere nel mondo delle fiabe e delle leggende ma assai meno il presente.

  17. Gianfranco Carboni says:

    Ahhhhhh Mr. Biolchini, you are the accabadori. Good morning. Gf

  18. ah ah ah!!Non dico niente!!

  19. graziano milia says:

    era ora…basta con i miti distruggono la Sardegna!

  20. Al-Ice says:

    Bugie, trappole… che articolo esagerato. Anche se si trattasse solo di invenzione letteraria non vedo perchè dovrebbe essere di infimo ordine. Ad ogni modo se le motivazioni che discreditano l’esistenza dell’accabbadora sono quelle descritte sopra mi paiono troppo deboli per distruggere un mito, non ci sono prove quindi è una prova. Ma se così è dove nasce il mito? E perchè volerlo distruggere a tutti i costi?

    • Etnostudy says:

      Sono di infimo ordine perchè c’è gente che si fa il mazzo sul campo ogni giorno, etnologi seri che studiano le tradizioni magiche della Sardegna da anni. Sono di infimo ordine perchè persone come la Turchi prendono bei quattrini (tanti quattrini) per “ricostruire” maschere “tradizionali” che poi inflazionano il mercato, rendendo impossibile a un non addetto ai lavori, al turista, distinguere il vero dal falso. Sono di infimo ordine perchè i soldi che vengono dati a lei potrebbero essere utilizzati per fare ricerche degne di questo nome, e valorizzare veramente le specificità locali, anzichè uniformare tutto e creare un cultural-kitsch da vendere al turista. Ecco perchè sono di infimo ordine

  21. Io amo leggere e tu? says:

    ancora devo legge il libro della Murgia e mi fa piacere avere questa anticipazione finirò per leggerli tutti e due ma questa spiegazione è perfetta e merita divulgazione….si sa che gli italiani amano bersi quasiasi cosa…

    • Arrennegadedda says:

      La Murgia ha scritto un bellissimo romanzo, cioè una favola. Non ha mai detto che esiste l’Acabadora. Bisogna diffidare della veridicità dei saggi. I romanzi raccontano bugie proprio perché son romanzi!

  22. Anonimo says:

    siamo alle solite basta un libro che dica o scriva il contrario della nostra storia,per dargli ragione , fra un po’ si dira’ che i nuraghi non erano dei villaggi ma solo dei semplici granai o degli ovili, o delle stalle , si continua ha descriminare la nostra storia,complimenti.

  23. accabbadora, Shardana che dominavano il Mediterraneo, s’unda manna che “faceva fuori” tutto il Campidano, Nur – at, i barbaricini eternamente resistenti ai romani invasori, Atlantide…purtroppo ‘sti romeni ci hanno fregato Dracula, altrimenti….
    Bravissimo Vito, cercherò libro di Toni Soggiu.
    Ricordo una chiacchierata con mia nonna di parecchi anni fa. Era molto anziana, d’origine ogliastrina e non aveva mai sentito parlare di nessuna “accabadora”.
    Stefano Deliperi

  24. Alessandro Mongili says:

    Mi permetto di indicare un libro: Edward Said, “Orientalismo”, edito in economica anche da Feltrinelli. Può essere utile po ddi nd’acabai con questo gioco di rispecchiamenti nell’esotismo degli altri e per smetterla con questa menata della “identità”. Almeno, per me lo è stato.

  25. Emanuele Melis says:

    Pienamente d’accordo con quanto scritto da Biolchini e con il libro di Soggiu che non vedo l’ora di leggere. Domandina: ma l’inquisizione che aveva tante spie in tutti i paesi… possibile che non abbia notato nulla…?

    p.s. demitizzazione, storicizzazione e un po’ di razionalismo illuministico…

    Sulla costruzione dei miti, mi permetto di suggerire la seguente lettura:
    http://emanuelemelis.files.wordpress.com/2010/03/emanuele-melis-ampsicora-hostus-e-la-gens-manlia-thh-xviii-20091.pdf

  26. Soviet says:

    Vista la situazione in cui ci troviamo, se l’acabadora non è esistita forse bisognerebbe crearla adesso. Ci sono molte situazioni intollerabili che meriterebbero una mano pietosa ma decisa che ponesse loro fine.
    Per il resto, dal momento che il pubblico, televisivo ma anche cinematografico, spesso non va molto per il sottile, l’acabadora – con buona pace di Soggiu e anche tua Vito – rischia di diventare più vera del vero. E finalmente avremo la parità di genere nella sardità fantasiosa ad uso e consumo dei foresti: uomini zoofili e donne boia!

  27. Vincenzo Palla says:

    vito…tu non crederai all’accabadora, e va bene. ma credere a un prete…da te questa proprio non me la aspettavo.

    • Gianni says:

      Cavoli, il prof Bolognesi che approfitta della polemichina per fare autopromozione me lo ero perso!! E che le sue cose non siano “mali meda” se lo dice da sè! Magic moments.

  28. Gabriele Ainis… Bè, credo abbia fatto centro col suo commento. Non capitano spesso osservazioni così oneste e prive di appartenenza.

  29. Gianni says:

    Vito, è vero che hai presentato Soggiu a Bonarcado, perché c’ero anche io e posso testimoniare. Ma ricordo che hai presentato anche Michela Murgia a Cagliari nel 2009, adesso non mi ricordo dove di preciso.
    Hai cambiato idea nel frattempo o anche tu sei un uomo per tutte le stagioni?

    • Ma… Gianni! Un conto è un romanzo, un conto è l’infinità di studi pseudo e parascientifici sull’acabadora che stanno spuntando in Sardegna in questi anni! Infatti Soggiu di quelli parla, mica del romanzo. E io pure. Michela Murgia racconta una storia inventata, e non ha l’obbligo di rispettare alcuna verità storica, può fare quello che le pare. Il punto è un altro (e lo abbiamo visto con un altro romanzo, “Passavamo sulla terra leggeri, il peggiore di Atzeni): che i sardi amano trasformare la finzione in realtà: In questo modo, la letteratura diventa storia, il mito diventa storia, ogni baggianata diventa storia. E noi ci beviamo tutto, vittime di noi stessi e della nostra ridicola retorica.
      In tutto questo, è evidente che il romanzo della Murgia è solo in pretesto per dire che anche ai giornalisti piace stare nello mainstream.
      Comunque il romanzo lo avevamo presentato all’Ersu, e a me è anche piaciuto. E con ciò?

      • Gianni says:

        E’ che mi sembra che il tuo ragionamento parta da una cosa che è un pretesto. La notizia che fanno un film da un romanzo di Michela Murgia è una notizia per tutta Italia, infatti il lancio l’ha fatto l’Ansa, mica “i quotidiani sardi”. In Sardegna trova più spazio perché è una notizia due volte, dato che il romanzo è di una sarda e pare che lo girino qui. Secondo te allora, mentre tutta Italia dava la notizia, qui in Sardegna bisognava invece non darla per non alimentare mitologie farlocche?! O Vito, allora non bisogna neanche presentare i libri che ci si basano, che siano saggi o romanzi! Anzi se sono romanzi mi pare pure peggio, che lo sappiamo che i miti nascono più lì che nelle cose confutabili a carte in mano! La gente crede all’accabadora, ok. Dov’è il problema? Abbiamo creduto alla rinascita industriale e poi alla chimica verde, alla costante resistenziale e alla costa smeralda, all’orgoglio barbaricino e alla limba sarda comuna. Abbiamo creduto a tutto, persino a Berlusconi! Invece sul tuo blog scrivi che la più grande stupidaggine della storia sarda è l’accabadora!!! A me mi sembra che chi da spazio a cazzate non sono i giornali sardi nelle pagine di cultura, dove giustamente si danno le notizie di rilevanza culturale, ma tu, che vuoi fare dell’annuncio di un ciak un’occasione di processo alla credulità regionale!

      • Emanuele Melis says:

        Pienamente d’accordo
        Emanuele Melis

  30. Luca B. says:

    Conosco un’altra favola di successo, di cui non esistono tracce storiche. Per ragioni di privacy cito solo le iniziali G.C.

  31. riccardo says:

    complimenti, finalmente un giornalista che non casca nella mitologia folk dei nostri tempi…..

  32. Caro Biolchini,
    Lei mi stupisce per due volte nel giro di una breve settimana. Dapprima con l’articolo sull’ALSAR/ALCOA ed ora con questo: possibile che davvero il precedente non fosse una coincidenza e finalmente qualcuno capace di “fare opinione” si rende conto dello stato miserando del nostro piccolo mondo culturale e politico?
    Non so, però non lascio correre l’occasione per lasciarle un commento (di cui lei, ovviamente, non poteva fare a meno, quindi mi aspetto infinita riconoscenza da parte sua).
    S’acabadora è una fesseria, certo, ma fa parte del mito del ‘Buon Selvaggio’, quello inventato a fine ottocento dai colonialisti per affibbiare una patente di ‘ingenuità’ alle popolazioni conquistate e giustificare il loro tutoraggio. Con una differenza enorme, però: che durante l’era coloniale i ‘selvaggi’ erano oggetto di attenzione e gli cucivano addosso i miti, mentre adesso pensiamo a tutto noi (Lampu! Mica ci fregano così, a noi!).
    Per cui non stupiamoci se ci sono partitucoli che usano la statuaria di Monti Prama o il mito di Atlantide per le proprie rivendicazioni indipendentiste, né che il comune di Olbia e la provincia di OT abbiano dato il patrocinio ad una manifestazione sulla “Scrittura nuragica” che non esiste ed è l’invenzione maldestra di un bizzarro pensionato le cui pseudoteorie non stonerebbero a Colorado Cafe (a Zelig no perché è trasmissione troppo seria, per non parlare di Kazzenger, che in confronto a queste robe è come il comitato per il Nobel).
    Da cui la sua domanda: “E adesso perché ci piace credere che l’acabadora sia esistita realmente?”
    Lei, ovviamente, non risponde, la butta in ironia (e fa bene) e ci passa sopra, però ha provato a cercare una risposta? Magari la dottoressa Oppo potrebbe adattare la sua pregiata ricerca sui giovani senza figli concludendone che i sardi sono tutti un po’ bambini (per l’appunto ‘buoni selvaggi’) quindi bisognosi di essere presi per mano finché non smetteranno di credere alla Befana (ecco perché il lavoro di Oppo è mediocre, per non dir di peggio).
    Sa come stanno le cose? Che non abbiamo più intellettuali (ma lo sa che Gramsci era sardo? Se l’immagina?) gente in grado di leggere dignitosamente la realtà. Siamo ridotti a intellettuali e politici da operetta tutti occupati a mungere la tetta RAS per i soldini del convegnino, per il contributino alla pubblicazione del libretto, per il posticino di sottovicegoverno, per il piattino di lenticchiette. C’è da stupirsi se invece di parlare di cose serie finiamo nel vicolo cieco dell’acabadora e di Atlantide?
    Glielo dico diversamente: per un intellettuale mediocre, è più faticoso cercare di lavorare seriamente su problemi tosti posto che ne sia capace) oppure dedicarsi alla polemica sugli archeologi che nascondono le prove che la Sardegna fosse Atlantide?
    Oppure: crede che sia più facile imbastire un raccontino sull’acabadora oppure cercare di interpretare l’enorme complessità della situazione sociale sarda e del futuro che ci aspetta, ricavandone un romanzo decente?
    Tanto per fugare i dubbi e precedere le critiche: considero Michela Murgia un’intellettuale di levatura inferiore a Liala (e decisamente meno utile).
    Cordialmente,

  33. muttly says:

    C’è da chiedersi seriamente come mai viene fatto di tutto per cancellare la vera storia sarda fatta di Giganti di Monte Prama e di altri ritrovamenti archeologici (vedi necropoli puniche e nuraghe) e si inventano delle storie fantasiose da vendere a turisti boccaloni e agli stessi sardi. Potrebbe essere stato nel passato un conformismo culturale dovuto al regno d’ Italia ?

  34. Anonimo says:

    hai ragione,ai sardi piace credere alle bugie.addirittura credono di essere italiani!

  35. Simone says:

    “(Devo dire che prima dell’acabadora, l’unico martelletto da me conosciuto era quello che ragazzini più svegli di me rubavano sui pullman dell’allora Act. Effettivamente “la martellina” aveva un che di magico, forse anche di mistico. E anche la martellina, come il martelletto acabadorico, in effetti l’hanno vista in pochissimi, perché veniva sgobbata subito: ci sarà una relazione fra le due cose? Io non lo escluderei. Appunto da cronista: intervistare ex controllori sul mistero delle martelline scomparse. Non si sa mai).”

    Cess, i martelletti erano merce rara assai, tanto sui purman dell’Actm quanto in quelli dell’Arst. Quando capitava si trattava di purman nuovi, e sparivano nel giro di pochi giorni. Vito, hai tra le mani uno scoop incredibile, non buttarlo via e vendilo a Giacobbo, piccolini i soldi che ci cravi!

    P.S.: seriamente, chapeau!

  36. Anonimo says:

    Sicuramente mi sono perso qualcosa, un post del genere ha senso solo come attacco personale alla Murgia. La polemica sulla veridicità di figure romanzate non sta in piedi, perchè allora dovrei anche credere alle fandonie stile “Codice Da Vinci”.

    • muttly says:

      Classico schema mentale sardo, se qualcuno si prende la briga di capire la nascità delle cose e delle storie lo fa perchè è invidioso di qualcun altro, in questo caso di chi ha scritto un romanzo (romanzo != testo storico). Mi ricorda i riformatori e la storiella falsa di Atlantide da spacciare ai turisti…

      • Anonimo says:

        Sarà come sostieni tu uno “schema mentale”, ma l’eccesso di sarcasmo del post mi ha fatto semplicemente pensare che la questione sulla esistenza storica dell’accabadora fosse un pretesto per attaccare l’autrice.
        Poi chiaramente si può discutere su tutto, ci mancherebbe, e gli spunti che possono nascere sono interessanti, per esempio perchè considerare un romanzo alla stessa stregua di un saggio storico?

        • muttly says:

          Ho capito cosa intendevi.
          Sul considerare un romanzo come saggio storico credo che dipenda dalla voglia di riempire spazi “vuoti” nella nostra storia unita all’indole mitologica dei sardi.
          Una normale storia di antiche guerre interne non avrebbe lo stesso effetto, sarebbe considerata banale

          • Arrennegadedda says:

            Il romanzo di MIchela Murgia c’entra ben poco con l’articolo (Vito, correggimi) perché: A) non è un saggio sull’acabadorumini; B): Acabadora non è il titolo originale pensato dall’autrice (lo ha detto spesso nelle presentazioni); C) la figura, e l’istituzione, messa in risalto nella storia è quella dei “fillus de anima” (che invece esistono). I libri “scientifici” che trattano l’argomento sono ben altri e di altri autori: mi viene in mente la Turchi: “Ho visto agire s’Acabadora”. Lei sostiene addirittura di aver filmato l’ultima Acabadora attiva (ma non in azione!) e ne ha parlato in una trasmissione televisiva (il cui conduttore non voglio ricordarmi, come direbbe Cervantes). Se Vito attaccasse la Murgia per la figura (mitologica?) dell’Acabadora potrebbe dare il via a una serie di saggi critici che smentiscono l’esistenza dell’anello del Signore degli Anelli (nonché di hobbit & c.) per poi passare a demolire tutti i personaggi dei fantasy… ;-). I romanzi vengono classificati “fiction”, e non a caso. Di solito i giornalisti seri (e io considero Vito tale) non perdono tempo a smentirli, né attaccano gli autori sul piano della veridicità dei contenuti (che per loro natura son finti). Basireddus

  37. stato@libero.it says:

    Ma allora dillo che te le cerchi! 🙂 Posso immaginare le reazioni. Anzi no, questa volta non ti fila per niente. 🙂 Comunque, gran bel pezzo.

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