Elezioni regionali 2024 / Politica / Sardegna

Centrosinistra, senza le primarie la sconfitta è dietro l’angolo. Ma la Todde ancora non lo ha capito

Alessandra Todde (foto Repubblica)

Al pari delle grandi vittorie, anche le grandi sconfitte vanno costruite con metodo e tenacia. Ed è quello che sta facendo il centrosinistra sardo, strenuamente impegnato nell’incredibile tentativo di perdere le prossime elezioni regionali contro un centrodestra che, da parte sua, sta portando l’isola alla deriva.

Tutto è nato lo scorso 7 luglio, con la convocazione senza capo né coda di un tavolo-ammucchiata, con una ventina di sigle, alcune delle quali assolutamente immaginarie, che da subito hanno: o partecipato a giochi sotterranei, oppure atteso l’esito degli stessi. Questo è stato il peccato originale: l’assenza di trasparenza da parte di tutte le sigle.

La prima verità indicibile è che c’era (e c’è ancora) un accordo romano per dare ai Cinquestelle la candidatura alla presidenza della Regione. Sulla base di quale ragionamento ben non si comprende, visto che i grillini alle amministrative hanno sempre subito tracolli mostruosi.

Ma a Roma Conte e Schlein avevano chiuso su Alessandra Todde: profilo credibile ma non sufficientemente sostenuto dal Movimento in Sardegna, al punto tale che lo stesso Conte ha dovuto convocare i consiglieri regionali per dare la linea (e la rassicurazione a tutti gli uscenti della ricandidatura).

Nel frattempo il tavolo si trascinava stancamente, fra rinvii e patetici appelli (“Prima il programma!”) nel tentativo del segretario del Pd Piero Comandini di fare in modo che le cose si risolvessero magicamente da sole.

Tutto sembrava funzionare finché non è sceso in campo Renato Soru. Sia chiaro: non riconosco all’ex presidente della Regione nessuna sincerità. La sua è una mossa assolutamente irresponsabile. Non si entra e si esce dalla politica come se niente fosse, senza rendere conto di ciò che si è fatto (e non si è fatto) quando si è stati investiti di grandi responsabilità.

Soru chiede le primarie e in questo ha ragione: ma se il suo partito (il Pd) insieme agli alleati decide di non farle, continuare a pretenderle vuol dire spaccare tutto. Ed è esattamente quello che Soru vuole.

Ora, non ci vuole certo un genio della politica (leggi Antonello Cabras sull’Unione di oggi) per capire che se Soru va avanti (e andrà avanti, come chi minimamente lo conosce sa da tempo) il centrosinistra è destinato a perdere le elezioni regionali. E sorprende che a non capire questa semplice verità siano i Cinquestelle e la candidata in pectore Alessandra Todde che dovrebbe invece alzare la voce con il Pd e soprattutto Piero Comandini (che da Soru ha avuto un aperto sostegno per diventare segretario regionale) per non essere riuscito a evitare questo pasticcio.

Il quadro dunque è cambiato, la situazione non è più quella che Schelin e Conte, Comandini e Todde si immaginavano. Allora che si fa? Si va come se nulla fosse verso il baratro?

La strada è una sola: convocare le primarie. Sfidare Soru e batterlo. Farlo non dovrebbe essere più difficile che sconfiggere la destra, posto che l’ex presidente ha perso tanta credibilità, mentre la Todde ha dalla sua un’immagine ancora intonsa.

E serve anche coraggio, certo: perché Alessandra Todde non può pensare che basti l’investitura di Roma o la benedizione a Nuoro di Tore Cherchi e a Cagliari venerdì prossimo delle nomenclature romane e isolane del Pd per convincere gli elettori a votarla. Se ha paura di sfidare Soru, come può pensare di guidare una coalizione contro la destra? Con le manovre di palazzo non si va molto lontano.

Conclusione: nella sua irresponsabilità, Soru sta dando una grande mano al centrosinistra, perché sta indicando anche una via d’uscita alla sua crisi. Poteva semplicemente contrapporsi al candidato del centrosinistra, invece tiene miracolosamente aperta una strada. 

L’opportunità è dunque irripetibile. Se il segretario del Pd Comandini non riesce a fargli cambiare idea (e a questo punto, non capisco come), Soru va avanti e, come Mauro Pili che nel 2014 fece perdere Cappellacci, condannerà alla sconfitta la Todde. Ma quest’ultima, per la sua assenza di coraggio e di visione, non sarà meno responsabile di questo disastro che ormai si profila chiaramente. 

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8 Comments

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  2. Der Kommissar says:

    Costruire una grande sconfitta con merito e tenacia significa insistere su questa Todde, che ha dato prove assolutamente mediocri come sottosegretaria e il cui radicamento effettivo nella base 5 stelle è pressoché nullo.
    Il problema è questo sistema elettorale ultrapresidenzialista, i cui limiti, uniti a un sistema di soglie di sbarramento antidemocratico, dovrebbero ammonirci sui rischi del “premierato” voluto dalla Meloni a livello nazionale.
    Dare a Soru dell'”irresponsabile” mi sembra un po’ uno schematismo da sinistra frontista, ma, purtroppo, rispecchia la realtà: con questo sistema infame, togliere anche solo un 3-4 per cento a uno degli schieramenti principali significa far vincere l’altro, per quanto, come il sergente Garcia, ne abbia combinate una più di Bertoldo. Lo sai bene tu, Vito, che ti trovasti ad appoggiare Pigliaru, uno dei prodotti politici più sciapi che la storia dell’autonomia sarda ricordi, al cui confronto i vecchi Nino Giagu De Martini erano autentici giganti.
    Diciamo che fu preveggente, e purtroppo inascoltato, il consigliere Daniele Cocco di Liberi e Uguali, che a suo tempo propose il superamento di questo sistema iper-presidenzialista.
    Se si facessero primarie aperte, è evidente chi vincerebbe: Graziano Milia. Ha i suoi noti difetti caratteriali, ma è uno che sa governare, e gli elettori lo sanno, non solo quelli di Quartu. Ma non so se sia un esito così desiderabile per il centrosinistra sardo, visto che quello che vuole rappresentarlo come un cacicco di Cabras è un facile schematismo. Milia in realtà è il meno controllabile per personalità e capacità politiche, forse anche meno di Soru.
    Se non altro, potremo divertirci con la candidatura a sindaco di Cagliari, nel campo avverso, di tale Giuseppe Farris, del quale, a parte l’inconsistenza politica ben esemplificata dalle ripetute sconfitte elettorali e dall’inesistente opposizione fatta a Zedda da capogruppo di Forza Italia nella consiliatura 2011-2016, in tanti in città sghignazzano a mezza voce, per motivi che tu, Vito, da buon giornalista sicuramente conosci.

  3. tra l’altro, con le primarie si avrebbe la possibilità di valutare anche candidature alternative, tipo graziano milia o massimo zedda o qualche personalità del mondo indipendentista che, piaccia o no e per quanto frantumato sia, ha un suo peso

  4. La cosa più surreale è che prima trovano la candidata, poi, in seguito, hanno trovato il metodo per selezionarla.
    A scommessa, dopo aver condiviso il metodo, scaturirà fuori … et voilà … la Todde

  5. Antonio Gregorini says:

    Caro Vito, la richiesta e l’accettazione di primarie, al partito che pose questa procedura come fondamento di democrazia e al movimento della “democrazia diretta” (virgolette), sono doverosi. Al di là degli aspetti ideali e di legittimazione, il processo delle primarie rafforza i partiti che lo implementano.

  6. Fabio Curreli says:

    Caro Vito,

    dovresti peró fare un articolo parallelo per la situazione a destra…dai per scontato che la destra si possa presentare unita e compatta, ma al momento non ne vedo piu le premesse, e questo potrebbe riaprire i giochi.

    Comunque, il punto di Soru é piú che lecito.

    Impartire dictat da Roma é sempre il vizio dei partiti Nazionali. E questo anziché attirare i partiti indipendentisti/sovranisti/autonomisti ad unirsi tra loro, porta l‘esatto contrario.Questi ultimi partiti si frammentano seguendo l‘onda della vittoria per assicurarsi un posto in Regione…qui sta il nocciolo della questione secondo me.
    Se non risolviamo questo, saremmo sempre in balia di Roma.

    Salutos,
    Fabio Curreli

    • il vizio dei partiti “statali”… nazionali dovrebbero essere quelli che scrivi dopo, dovrebbero

  7. Fabiola says:

    Todde, l’invenzione dei cinque stelle, uscita da un capello( si sa ma non five) con neanche un cognome intorno. Se sconfitta sarà, e me lo auguro, i responsabili sardi sopratutto del Movimento, hanno nomi e cognomi. Torneremo in mano alla destra? Ce lo meritiamo TUTTI!

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