Elezioni regionali 2024 / Politica / Sardegna

Sondaggi, accordi segreti e candidature inverosimili: ecco come il centrosinistra sardo sta costruendo la sua sconfitta

Ma il tavolo dov’è? (foto Ansa)

Sarò io il solito inguaribile pessimista o anche voi come me pensate che il centrosinistra sardo, giorno dopo giorno, stia costruendo con metodica intelligenza la sua sconfitta alle prossime elezioni regionali?

All’inizio della primavera si disse che il famoso “tavolo” si sarebbe riunito dopo Pasqua, cioè dopo il 9 aprile: si è riunito con calma, il 7 luglio. A quel punto tutti abbiamo iniziato a chiederci: “Chi sarà il candidato alla presidenza, visto che le elezioni saranno a febbraio?”, sentendoci rispondere in maniera stizzita: “Ma parbleu! Prima il programma!”.

Dopodiché, sono seguite delle sortite di qualche candidato in pectore che poco o nulla hanno spostato, se non quello di agitare le acque; e del programma intanto, ancora nessuna notizia. 

Il famoso tavolo, privilegiando il lavorio sotterraneo (o forse alimentando una voluta condizione di stallo), si riunisce due mesi dopo il primo incontro, nell’infausta data dell’8 settembre, e cosa decide? Di condividere “ il metodo per la costruzione del programma, la cornice per immaginare un futuro duraturo per la Sardegna, che non sia solo tagliato per le elezioni”, spiega senza spiegare nulla il segretario regionale del Pd, Piero Comandini.

Intanto però inizia chiaramente il dibattito su come scegliere il candidato alla presidenza. Sotto questo aspetto, la domanda che dobbiamo farci è una sola: esiste un accordo romano tra il Pd e il Movimento Cinque Stelle che assegna a quest’ultimo la candidatura alla presidenza della Regione Sardegna? Tutti negano ma in realtà qualche segnale ci fa dire che sì, questa decisione esiste. Solo che adesso, come farla passare per una decisione autonoma del tavolo romano e soprattutto come convincersi che sia la scelta giusta?

Indipendentemente dal candidato scelto dal Movimento, è notorio che alle amministrative i grillini sprofondano, e nulla ci fa pensare che fra cinque mesi in Sardegna possano superare il dieci per cento, a fronte di un Pd che di voti ne ha almeno il doppio, a parte una rete di amministratori locali ben più radicata sulla quale contare. Quindi, in assenza di uno strumento democratico come le primarie (che i grillini, abituati alle consultazioni on line nella trasparentissima piattaforma che fu di Casaleggio, rifiutano categoricamente) perché puntare alla cieca sui Cinque Stelle? Mistero.

Chiaramente, tutti dicono: “Servirebbe un leader capace di rappresentare tutta la coalizione”, ma come sceglierlo? Idea: con un sondaggio. Il centrosinistra sardo dice no ad uno strumento che lei stessa ha inventato per favorire la partecipazione popolare e si affida invece allo strumento che è stato portato dal marketing alla politica da Silvio Berlusconi. Che meraviglia.

In realtà, quello del sondaggio è l’unico modo che ora il Pd ha per bloccare una candidatura del Movimento Cinque Stelle che, su queste basi (nessun programma in campo e consenso locale scarso), non ha oggettivamente né capo né coda e rischi di essere perdente in partenza. 

Ma fermiamoci un attimo qui e poniamoci un’altra domanda: perché il tavolo del centrosinistra si è riunito solo due volte da Pasqua in poi, ovvero negli ultimi cinque mesi? Incapacità politica o precisa volontà di finire in una palude da cui uscire in extremis dicendo: “C’è un accordo romano da rispettare” o “Non c’è più tempo, candidiamo chi garantisce l’unità del tavolo”?

A questo punto, le possibilità sono due: se la candidatura sarda è stata decisa a Roma, a contendere la presidenza a centrodestra sarà Alessandra Todde del Movimento Cinque Stelle. Se invece il Pd sardo, con l’escamotage di sondaggi favorevoli, riuscirà a far saltare il piano romano, il candidato sarà il segretario regionale del Pd Piero Comandini. Forse mi sbaglio e sono pronto a correggermi, ma ad oggi questo è quello che vedo.

Concludo il ragionamento esaminando due “cripto candidature”, quelle di Graziano Milia e di Renato Soru. Candidature inverosimili, a mio avviso.

Sono stato alla presentazione cagliaritana del libro del sindaco di Quartu, e l’ho anche leggiucchiato abbastanza da poter dire “Mari meda, pisci pagu”. Ovvero, a fronte di grandi ragionamenti sui massimi sistemi, le famose “idee” che Milia dice di voler mettere in campo in realtà non ci sono. C’è invece una visione ormai superata di Sardegna legata all’idea di Autonomia. Autonomia intorno alla quale i partiti di entrambi gli schieramenti, indossando le vesti di un civismo che per me in realtà è solo trasformismo, secondo Milia dovrebbero ritrovarsi per governare insieme e affrontare le grandi sfide del presente.

Alla fine, Milia (che ha già detto a chiare lettere di non volersi candidare alle primarie) sta in realtà facendo solo una cosa: sta indicando alla destra una formula per uscire eventualmente dal vicolo cieco in cui si dovesse trovare nel caso in cui al presidente Solinas non venisse data una adeguata buonuscita (seggio europeo o presidenza dell’Autorità portuale della Sardegna) e la candidatura dell’attuale presidente restasse drammaticamente in campo. 

Milia con la sua formula strizza in realtà l’occhio più che al centrosinistra al centrodestra, che però per vincere le elezioni non ha nessuna necessità di Graziano Milia, posto che se disinnesca la bomba Solinas (scongiurando il pericolo che i sardisti vadano da soli alle elezioni, come fece Mauro Pili nel 2014, decretando la sconfitta di Cappellacci), candida Pietro Pittalis, si ricompatta e e si riprende viale Trento. Quindi, Graziano Milia in questo momento non è un candidato possibile nel campo del centrosinistra, ma paradossalmente, più del centrodestra.

Infine, Renato Soru. Su questa sua minacciata candidatura in realtà c’è poco da dire. Di sicuro, l’ex presidente della Regione teme la discesa in campo di Milia (perché la sente come emanazione del suo grande nemico di sempre, Antonello Cabras) e contro questa è pronto a fare veramente fuoco e fiamme; ma in realtà, quello che passa in testa a Soru nessuno lo sa.

Certo che non accorgersi che il proprio tempo è passato e che sarebbe meglio far crescere una nuova classe dirigente (beninteso, fuori dalla propria cerchia familiare) anziché riproporsi dopo vent’anni, è abbastanza patetico. Ma anche questa è la Sardegna del 2023.

Ah, dimenticavo: venerdì 15 settembre il tavolo del centrosinistra si riunisce ancora: siamo pronti a tutto.

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5 Comments

  1. acasioneri says:

    Mi scusi, non ho compreso. Ma, sbaglio, o al tavolo del cxs stanno murigando compatti vecchi arnesi, alcuni dei quali hanno passeggiato allegramente su rive opposte, con giustificazioni imbarazzanti per sé stessi e per tutti e che, al contrario di Soru – per carità di Dio con tutte le connesse vagonate di torti, orrori ed errori- non possono ciononostante menar vanto di aver fatto propriamente un cazzo per la Sardegna?

  2. Pietro says:

    Oramai è andata!
    Pare impossibile, ma il centro destra è ben avviato verso una conferma.
    Guardiamo la faccenda regionali dalla cima di un monte.
    Non so voi, ma vedo crescere un odio scatenato, in particolare dei ceti medi e popolari, diretto a tutto quel mondo de-sinistra, giornaloso, tele-mezzobustaro, chic e alla page, fatto di incontri a cortina, r- moscie, Ztl, suv elettrici, attici modaioli con vista Duomo ecc..
    Parrebbe la solita roba dei cosidetti “competenti” se non fosse che i “cosidetti” hanno fatto, ….come dire …un salto di qualità.
    Mettiamola così!
    Questa gente, identificata come la crema della sinistra, sta iniziando -in particolare dopo la vicenda COVID, prima non si sarebbero permesi- a presentare alla cittadinanza conti astronomici fatti da 50, 70, 100.000€ (per la salvezza dell’ umanità ci dicono), con una arroganza e una faccia di bronzo mai vista prima d’ora.
    Il loro nuovo mondo è fatto di auto elettriche obbligatorie, mega ristrutturazioni degli immobili privati, investimenti pubblici stratosferici da pagarsi a suon di debiti e nuove tasse, aumenti forsennati dell’energia, maxi rialzi dei mutui (non si sente bofonchiar un tipo sinistro che conta su su cio che sta combinando la BCE), per non parlare di uteri in affitto, cibo sintetico, città in 15 minuti abbinata a crediti sociali e controllo orwelliano della popolazione…
    Mai si era visto da parte delle istruzioni Europee, delle sinistre e delle lobbies li accadrigate un attacco così devastante a redditi, patrimoni, al benessere delle famiglie.
    È in questo quadro che vedo la disfatta del mondo cosidetto progressista;
    non in Sardegna, ma ovunque!
    La sinistra deve rapidamente interrogarsi sul Green targato Tibermans/Davos e sull’attuale direzione della politica Europea.
    Le direttive fatte dai compagni Rossoverdi, volute dal sistema bancario industriale, forse da potenze straniere, prive di correttivi si abbatteranno in maniera devastante, sull’economia di ogni città e paesino non solo della Sardegna ma di tutto il continente.
    Il voto alle destre oggi lo percepisco come una forma di autodifesa e protezione.
    Per tornare da noi, chiunque vada al governo della nostra isola non conta.
    Sarà ugualmente una carneficina per la popolazione già stremata da un decennio di batoste fiscali e impoverimento cronico.

  3. salvatore says:

    Già una nuova classe dirigente, come scriveva Gaetano Salvemini. Qui manca da almeno 40 anni. Spero che il centrodestra candidi Truzzu o Solinas. Loro i sondaggi li sanno fare. Se candidano alla presidenza il presidente di Coldiretti o il monopolista dell’informazione e palazzinaro massone, sono ca..voli amari.

  4. Ospitone says:

    Va beh….altri 5 anni persi.Vincera Fratelli d’Italia a mami basse. Perché in Sardegna il PD & co…..
    semplicemente “no teninti gana “

    • Il Medievista says:

      Più che altro sembra che glielo stai augurando.
      A me piacerebbe che si riunisce una grossa forza di opinione intorno a politici come Agus, che perlomeno sono sempre in mezzo alle cose e alle persone

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