Politica / Sardegna

Ci scrive un Vecchio Giornalista: “Quando una mamuthonessa e Gigi Piras furono preludio al mio 25 settembre”

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Eccolo, il Vecchio Giornalista! E vi ricordo che tutti i suoi pezzi li potete trovare nel blog di Carla Mura (è lei il Vecchio Giornalista) www.latredicesimafataquellastronza.it

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La giornata di ieri per me è stata come salire a bordo della macchina del tempo, e capirete facilmente il perché: mi girano il link del nuovo video di promozione turistica e io in un attimo vengo catapultato nel 1978, anno della mia separazione.

La nipote di Doloretta (per chi ancora non lo sapesse, Doloretta è il nome di fantasia che ho dato alla mia ex moglie) compiva i suoi primi dieci anni. Una bambina dotata di un’antipatia fenomenale, amplificata dal fatto di essere la prima nipote. Come se non bastasse, identica a mia suocera e per questo venerata al pari di una divinità greca. 

Questa diabolica creatura aveva potere di vita e di morte su tutti noi: ogni cosa ruotava intorno ai suoi dispotici capricci e nessuno osava ribellarsi; anzi, ogni sua richiesta anche la più irragionevole, veniva puntualmente soddisfatta. L’apice fu raggiunto quando le domandarono come volesse festeggiare il suo compleanno anche perché, incaricata di realizzare il delirio di onnipotenza della mocciosa, fu Gisegua (Gisella in realtà, ma io non posso fare a meno di chiamarla con l’unico soprannome che le si addica).

Fomentata dalla fantasia perversa dell’amica di famiglia Gisegua, la piccola dittatrice stabilì che la festa si sarebbe tenuta nella famosa “villa al mare”, in realtà una casa sperduta nelle campagne del Campidano. La bambina voleva il colpo di teatro: vestita da mamuthonessa, sarebbe emersa dalle acque della vasca di cemento che con molta fantasia veniva definita “piscina”, e un imponente supereroe dalle sembianze di una statua in pietra l’avrebbe gentilmente salvata e posata a terra, dove ad attenderla ci sarebbe stata un’amichetta che avrebbe indossato il vestito tradizionale di Desulo.

Tutta la famiglia venne coinvolta negli immani preparativi di quella che da festicciola si era trasformata in un kolossal americano dai toni pacchiani e… indovinate un po’ chi avrebbe dovuto indossare i panni del supereroe? Destino volle che in famiglia fossi il più alto e, dunque, il predestinato. Io ero convinto di potermi defilare quella sera, tanto più che quel giorno il Cagliari avrebbe giocato la prima di campionato in casa contro la Pistoiese, e mi ero già fatto un bel programmino tutto calcio e libertà. 

Faceva ancora un caldo infernale, avevamo dovuto gonfiare un’infinità di palloncini perché Gisegua si era dimenticata la pompetta, mio cognato per lo sforzo ebbe un mancamento, avevamo fatto le prove tutta la mattina, io dovevo indossare un assurdo travestimento in gommapiuma, ero nervoso e già stanco e a mia discolpa aggiungo che la “radietto” a batterie che mi portavo dietro per poter sentire la partita, in quel remoto e sperduto angolo del Campidano non prendeva bene. 

Immaginate quindi il mio stato d’animo. Nel mio petto covava la voglia irrefrenabile di vendetta. Era il 24 settembre del 1978 e io stavo per compiere il mio capolavoro, preludio alla mia liberazione. 

La serata era appena cominciata, gli ospiti si domandavano dove fosse sparita la festeggiata che intanto indossava il suo travestimento. Avevo un piano. Mi avvicinai a un bambino e gli sussurrai in un orecchio che la sorpresa di cui si parlava in realtà era un terribile scherzo che la festeggiata voleva fare agli invitati spuntando dalla piscina vestita da mostro. Bastò questo. Il giovane invitato sparse la voce e organizzò la reazione, io andai a vestirmi da Gigante.

Il tanto desiderato coup de théâtre ci fu! Ah, se ci fu!

Appena sollevai la mamuthonessa da dietro la vasca, un’orda di ragazzini inferociti cominciò a lanciarle contro panini e pizzette. Uno, più incattivito degli altri, lanciò un succo di frutta, che allora erano contenuti nelle bottigliette di vetro, centrando in pieno la piccola desulese che cominciò a sanguinare dalla fronte. Usai la bambina come scudo contro la violenta pioggia di cibo ma mentre cercavo di metterla giù Gattelli segnò! Era il fausto presagio della promozione in A e non potei fare a meno di esultare.

Il gesto inconsulto mi fece però perdere l’equilibrio, la mamuthonessa mi sfuggi e finì in acqua. Nel parapiglia che ne seguì alcuni adulti si spintonarono, rovesciando il tavolino della faraonica torta. A seguire, urla, strepiti e pianti.

Quando fu riportata la calma, i bambini vennero interrogati e quel piccolo essere spregevole a cui avevo svelato la sorpresa, mi indicò col suo ditino accusatore. Seguito dagli sguardi di biasimo, mi rifugiai in casa. Appena in tempo per sentire che “il solito Gigi Piras” aveva regalato il secondo gol al Cagliari.

Il mio destino forse era segnato, ma ancora ignoravo l’epilogo di quella lunghissima giornata che il giorno dopo, il 25 settembre, mi riconsegnò libero al mondo e alla vita.

(continua)

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2 Comments

  1. Pinna Pier Giorgio says:

    Destino segnato dai due che hanno segnato

  2. Mauro Mudadu says:

    Esilarante, quasi quanto le spiegazioni di Chessa e l’interpretazione del sergente di Solinas e di tutta l’armata Brancaleone della RAS.

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