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Coronavirus, cinque domande e una riflessione: anche in Sardegna c’è bisogno di un commissario?

Numero Verde? Non risponde nessuno!

Con l’emanazione del decreto Conte, che estende a tutta l’Italia i vincoli finora limitati alle zone rosse del nord Italia, anche in Sardegna la lotta al coronavirus è entrata in una nuova fase.

La prima, va detto per onestà intellettuale, è stata disastrosa. Le tre ordinanze del presidente della Regione Solinas hanno inseguito l’emergenza piuttosto che precederla, e la proposta di chiudere l’isola per venti giorni (giustamente respinta dal Governo) ha mostrato ancora una volta una caratteristica principale della destra italiana: spararla grossa quando si è in difficoltà. Se ci pensate bene, è successo lo stesso con la continuità territoriale (altro fronte che presto tornerà di drammatica attualità), con la proposta della costituzione di una compagnia aerea regionale, poi sprofondata davanti all’evidenza dei fatti.

Insieme al presidente Solinas, finora non ha brillato per prontezza di riflessi neanche l’assessore regionale alla Sanità, il leghista Mario Nieddu. La sua serafica conferenza stampa di lunedì mattina, che ha preceduto di qualche ora il precipitare degli eventi, dà l’esatta dimensione di una giunta che procede per estremi, annunciando catastrofi per poi smentirle, senza dare reali risposte ai cittadini e scaricando il barile delle responsabilità quando sul governo, quando sugli ospedali, quando sui sindaci. Non funziona così.

Anche perché, ad esempio, al Numero Verde indicato della Regione, l’800-311377, non risponde nessuno. “Stasera 90 tentativi.  Due sole volte libero ma non hanno risposto” mi segnala un’amica. “Non voglio fare polemiche in emergenza e non lo scrivo su Fb. Ma è vergognoso. Se per caso chiamassi per te/tuoi e fossi fortunato fai quelle domande, per favore”. Ci ho provato, ma neanche a me hanno risposto.

Ora, bisogna mettere le cose in chiaro. In questo clima da emergenza nazionale, far emergere le falle della politica non può essere visto come un atto di disfattismo ma come un tentativo di migliorare le cose. 

Detto questo, le domande sorgono spontanee.

In quanto tempo il Numero Verde tornerà operativo (sempre che lo sia mai stato)? Speriamo presto.

E in quanto tempo gli ospedali sardi avranno tutti in dotazione in numero adeguato mascherine, guanti e tamponi? Le notizie che arrivano dai reparti non sono rassicuranti.

E in quanto tempo la Regione definirà meglio un piano per un aumento in tempi rapidi dei posti di terapia intensiva, esigenza ieri non presa in considerazione da Nieddu?

E in quanto tempo si ritiene di dover individuare tutti coloro che nelle due ultime settimane (sardi o non sardi) sono stati in giro per il mondo per poi arrivare nella nostra isola e che da ieri sono stati messi (tardivamente) in quarantena? I comuni si stanno muovendo, ma servirebbe un coordinamento. Esiste?

E soprattutto, l’Ats ha verificato con tutti gli ospedali sardi la bontà dei protocolli praticati dai singoli reparti, posto che si sono verificate delle falle nel sistema (come il caso del San Francesco di Nuoro ha clamorosamente evidenziato)?

A queste domande il presidente Solinas, l’assessore Nieddu e il commissario dell’Ats Giorgio Steri dovrebbero rispondere con sollecitudine, perché l’invito a restare a casa ce lo ha già fatto Amadeus. Dai massimi responsabili della gestione dell’emergenza in Sardegna ci aspettiamo qualcosa di diverso. Perché questa nuova fase della lotta al Coronavirus è molto più impegnativa della prima e la Giunta Solinas è chiamata riscattarsi. Ci riuscirà?

Perché se così non fosse, e se il trio SolinasNiedduSteri dovesse mostrarsi inadeguato, perché non immaginare di dare nelle mani di un commissario la gestione di questa emergenza?

Pensiamoci. Perché il tempo corre. E l’epidemia pure.

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One Comment

  1. sebastiano chighini says:

    Manca soprattutto, una informazione adeguata, non drammazzata. Il coordinamento locale, non può farlo la televisione, si poteva prevenire da parte di tutti, anche dell’Anci, nessun provvedimento di tele lavoro e web working,smart working etc per le amministrazioni locali, non solo chiusure e nessuna canalizzazione efficace. Si possono stilare, e sopra tutto applicare secondo formulari nuovi, soprattutto nella comunicazione, dei piani della protezione civile. numeri unici locali dell’emergenza. Le ordinanze dei sindaci mancano, se ci sono non sono ispirate laddove esistono, a sistematicità e conduzione efficace della prevenzione. Direi riassemblare le competenze dei sindaci in materia di sanità e sicurezza pubblica, rilanciando magari un decreto o una ordinanza regionale, che li motivi al rigore e li coordini con le asl, con ordinanze in favore di categorie a rischio e le urgenze. servono info adeguate per ogni flusso presso le strutture sanitarie. Le poste, le banche, uffici vari, ed ogni altra esigenza rinviabile… Onde evitare ulteriori infezioni, temere le crisi di ordine pubblico e di incasinare i reparti di prima linea. Servono tempestivi piani locali (soprattutto nelle aree interne in cui sono presenti un maggio numero di anziani) di protezione delle categorie a rischio (prevenendo spostamenti, per medicine, alimentazione, necessità etc.). Azioni del volontariato (attrezzato), per non autosufficenti ed esposti: con forniture a casa, derrate, gas per cucina etc.. Limitazioni assembramenti, coordinamenti civili e religiosi. Troppi alibi dietro le misure del governo, occorre tradurle in iniziative locali, comunicazione precisa in ogni angolo dell’isola. Ribadire e soprattutto mitigare preoccupazione e panico, sul piano locale lo si può fare, solo con provvedimenti e restrizioni per coloro che provengono da aree particolarmente infette. Mentre gli incoscienti circolano, occorre ribadire interventi integrati (oltre che efficienti, anche esemplari) di Prefetture, carabinieri, forze dell’ordine, sindaci etc. Sopra tutto il coinvolgimento del personale sanitario informato, per gestire in tempo reale, le urgenze di centralini, numeri verdi, coordinamento pronti soccorso, triage, terapia intensiva, a Nuoro persino dell’Ospedale. Ora è cruciale, lo si poteva fare da subito, con misure specifiche e azioni capillari. I sindaci possono, hanno i poteri, in assenza di autorità precise, sono loro che devono operare il coordinamento sul territorio. Una bella sveglia ai nostri uffici Regionali, Presidente e Assessore per i piani locali, mobilitando quelli territoriali del Governo, chi coordina i territori cari Prefetti? Occorre dettagliare piani di emergenza sanitaria locale, info corrette su spostamenti per imprese, famiglie, cittadini, fino alle iniziative utili per trattenere le famiglie a casa. Scuole, promuovere iniziative per ragazzi e bambini impegnati comunque, ma a casa. Mobilitazione dei medici e verso i medici di base, affinché assieme a farmacie, market, ed esercizi pubblici svolgano in piena sicurezza, i propri compiti, si proietti concretamente e per tutti, una informazione adeguata su forniture alimentari, farmaci, dispositivi medici…. Tutti insieme (specie sul piano locale) occorre esplicare la propria azione in modo efficace. non previsioni astratte, ma iniziative avvertite quanto pratiche. La responsabilità è come l’acqua: vitale per tutti. Urge umiltà, organizzazione, coordinamento, fiducia, di una direzione chiara onde evitare soprattutto isteria, confusione e terrore. Forieri di ulteriori guai.

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