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Elezioni a Cagliari: “I 5 Stelle al bivio, l’apertura alle civiche è una strada per uscire dall’angolo”, di Mario Gottardi

Luigi di Maio

L’amico e collega Mario Gottardi regala al blog questa interessante riflessione sulle elezioni comunali a Cagliari e sul futuro del Movimento 5 Stelle. Il dibattito è aperto e attende nuovi graditissimi contributi.

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Il Movimento 5 Stelle sta compiendo un ulteriore passaggio nel suo cambio di pelle. Forse il punto fondamentale della muta: quello dell’apertura ad altre forze politiche, almeno in sede locale. Con le elezioni di Cagliari alle porte, questa notizia dà una sferzata ad una campagna elettorale che rischiava di essere la brutta copia di quella delle regionali. Per evitare che avvenga sono però necessarie due condizioni: la nascita di reali movimenti civici (quindi il contrario di quelli di facciata che abbiamo visto alle elezioni del 24 febbraio scorso) e un candidato autorevole che faccia da sintesi a questo progetto e soprattutto ai valori che esso vuole esprimere.

Come riportato dal Blog delle Stelle, in un post dello stesso capo politico Luigi Di Maio dal titolo “Il salto del Movimento 5 Stelle”, il Movimento vuole intraprendere da subito il nuovo percorso. Le due più grandi novità sono l’abolizione del vincolo di due mandati per le cariche elettive locali, quindi la possibilità di capitalizzare l’esperienza di sindaci e consiglieri comunali, e l’apertura ad alleanze con le liste civiche non legate ai partiti. Dunque con vere liste civiche.

Di Maio detta tempi serrati, per cui se tutto va come prevede il vicepresidente del Consiglio, entro poche settimane sapremo se la “riforma” del Movimento avrà esito positivo o no.

Ieri è iniziata la discussione tra gli iscritti su Rousseau, che sarà aperta fino a venerdì 22. Lunedì prossimo ci sarà un’assemblea con i parlamentari, che dovrà produrre un documento che verrà discusso in ogni regione, in un’apposita assemblea convocata da due parlamentari a cui parteciperanno i portavoce (così il Movimento chiama gli eletti nelle istituzioni), gli attivisti e che sarà aperta anche ai simpatizzanti. I parlamentari incaricati dovranno elaborare documenti che sintetizzano le posizioni di ogni regione, che verranno discussi in un’altra assemblea convocata per il 4 aprile. Poi Di Maio farà la sintesi.

Dunque è possibile che per le comunali il Movimento possa presentarsi all’appuntamento elettorale in coalizione? Dipende. E non solo da lui.

Una condizione è che il civismo presente in città riesca a organizzarsi e presentarsi in liste autonome. Chi conosce Cagliari, sa bene certe forze sociali e singole personalità in molti casi sono state escluse (o per decisione altrui, in altri casi per decisione propria) dalle scelte che riguardavano la città e il suo futuro. Forze e personalità che esprimono valori ben identificati, quasi sempre ignorati dagli schieramenti politici tradizionali che hanno governato il Comune negli ultimi lustri e in quelli precedenti. Basti pensare a quei gruppi che esprimono valori culturali e ambientali, che mai hanno trovato accolte le loro proposte. Quelle stesse forze che però mai hanno smesso di far sentire la loro voce attraverso articoli, post o anche semplici status sui social, che però aprivano sempre dibattiti interessanti.

Saranno ora in grado di portare sintetizzare le discussioni aperte in questi anni su Tuvixeddu, Molentargius, Anfiteatro Romano, Poetto, in un programma politico e di organizzarsi in liste civiche che parlino a settori diversi della città senza farsi concorrenza l’un l’altra?

Ma al di là dell’organizzazione di liste civiche, la convergenza con il Movimento 5 Stelle è possibile solo se si realizza un altro presupposto. E cioè che si esprima un candidato capace di fare sintesi tra i valori del “civismo” e quelli del Movimento.

Un “duro e puro” magari riesce a catalizzare con temi e linguaggio il fervore degli attivisti storici ma difficilmente sarebbe digerito dalle civiche. Figuriamoci dall’elettorato cagliaritano, sempre molto moderato, anche quando vota a sinistra.

Serve una figura preparata, colta, che sappia interloquire con il mondo cittadino che è fatto di professioni, di organizzazioni sociali, di imprenditori, di università. Una figura che sappia farsi portatrice di un’idea nuova di politica, di valori nuovi che stanno venendo finalmente alla ribalta – l’attenzione verso l’ambiente è uno di questi – di un nuovo modo di interpretare la società. Una figura che incarni veramente i valori della modernità, che sono un nuovo modello di sviluppo e di governo fondato sul rispetto dell’ambiente e sulla redistribuzione del reddito e sulla partecipazione.

Il Movimento però ci ha abituato a tempi lunghi, come dimostra la vicenda della scelta del candidato all’indomani del passo indietro di Mario Puddu e la nomina di Francesco Desogus, per cui non è detto che il passo decisivo si compia in tempo utile. 

Cosa succederebbe in questo caso? Se i 5 Stelle correranno in solitaria, per loro l’obiettivo non potrà che essere confermare almeno il 10 per cento delle regionali. Perché con i numeri che si sono visti il 24 febbraio, certo è che una vittoria è davvero poco plausibile. Si potrebbe solo cercare di confermare la propria presenza in Consiglio comunale, magari rafforzandola e rendendola più incisiva.

I 5 Stelle in solitaria condizionerebbero anche una coalizione civica. Perché le civiche vedrebbero come unico interlocutore quel centrosinistra che per tanti anni ha invece mortificato o istituzionalizzato ogni sussulto di cambiamento proveniente dal basso: la lista “Meglio di Prima non ci Basta” (a cui Massimo Zedda deve tantissimo, perché otto anni fa senza la discesa in campo alle primarie dell’allora outsider Filippo Petrucci probabilmente non si sarebbe candidato contro Antonello Cabras) ne è l’esempio più chiaro e plateale.

Oggi la sinistra è euforica per la candidatura di Francesca Ghirra, che è persona sensibile e aperta al confronto ma bisogna aspettare le mosse del Pd, che dopo aver “digerito” la candidatura di Zedda alle regionali, difficilmente stenderà tappeti rossi all’assessora uscente all’Urbanistica.

Questo centrosinistra all’opposizione in Regione e a livello nazionale saprà accogliere le istanze del civismo? Saprà tagliare col passato, dire no a certi personaggi e invece aprirsi ai valori dell’ambientalismo e della partecipazione? 

Per ora vige un certo clima di sospetto verso il centrosinistra e di attesa verso i 5 Stelle. Saprà il Movimento cogliere questa occasione in tempo?

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