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Cagliari, tre domande su mattone e urbanistica alla sinistra che governa la città

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Cagliari Capitale Europea del Rendering (ecco cosa succederà davanti al mercato di San Benedetto)

Devo dare atto allo scrittore Giorgio Todde di avere sostanzialmente colto nel segno quattro anni e mezzo anni fa quando, con un duro articolo sulla Nuova Sardegna dal titolo “Dalla giunta Zedda via libera al cemento su Tuvixeddu”, accusò il neo sindaco di Cagliari Massimo Zedda non voler dare una svolta alla politica urbanistica cittadina.

Sorpreso da toni tanto pesanti e a pochi mesi dell’elezione del nuovo primo cittadino (allora più che mai astro nascente della sinistra italiana), io invece difesi Zedda e scrissi un post dal titolo Apocalittico Todde! “Con Zedda cemento selvaggio a Tuvixeddu e in tutta Cagliari!”. È vero? Secondo me no, e vi spiego il perché.

Il parere di Todde era che

il piano urbanistico adeguato al piano paesaggistico tutelerebbe quello che di buono resta alla città involgarita, fermerebbe la grandinata di mattoni e l’imbruttimento dei nostri quartieri, consentirebbe di investire in veri recuperi e veri restauri. Cagliari sarebbe curata e custodita.

A questa affermazione io rispondevo che

Detta così, sembra che basti una firma e via. In realtà, per adeguare il Piano Urbanistico al Ppr occorrerà un lavoro lungo più di un anno, che l’assessore all’Urbanistica sta predisponendo. La Giunta Zedda è in ritardo con la tabella di marcia? Forse. Ma ancora non capisco come partendo da una situazione simile, si possano utilizzare toni così apocalittici.

Alla fine ha avuto ragione Todde e io torto, perché il fatto è incontrovertibile: nei suoi primi cinque anni di governo l’amministrazione Zedda non ha adeguato il puc al ppr.

Piccola annotazione: il puc è il piano urbanistico comunale e cosa sia è facile da intuire: dice banalmente cosa si può costruire, dove e perché. Il ppr (piano paesistico regionale) è invece, semplifichiamo così, un mega puc regionale. Il ppr è stato voluto e approvato dalla giunta Soru e rimane il risultato più alto di quella esperienza politica, in quanto introduce nel nostro ordinamento regionale concetti avanzati (leggetevi questa scheda se volete rinfrescarvi la memoria), non limitandosi meccanicamente a difendere le coste (soprattutto la fascia dei trecento metri) ma tutelando anche il paesaggio e i beni culturali e identitari.

Il ppr è stato approvato nel 2006 (dieci anni fa) e da allora tutte le amministrazioni sarde avrebbero dovuto adeguare i loro puc a questo strumento, ovvero modificare il puc qualora fosse stato in contrasto col ppr. Esempio: se il puc mi consente di costruire un palazzo in una zona invece tutelata dal ppr perché magari paesaggisticamente importante, quel palazzo non si può costruire.

Invece cosa è successo? Che la stragrande maggioranza delle amministrazioni sarde (molte delle quali addirittura sprovviste di puc) ha continuato a fare come se niente fosse, cioè a pianificare comunque il proprio sviluppo urbanistico a prescindere dalle indicazioni contenute nel ppr.

Ora, io vorrei fare tre semplici domande ai signori e alle signore di sinistra che in questi anni stanno amministrando l’urbanistica a Cagliari (al sindaco Zedda astro nascente della sinistra italiana, no, non chiedo niente, tanto lui non risponde mai. Non rispose neanche a Todde quattro anni e mezzo fa, al punto tale che io scrissi un post da titolo Todde su Tuvixeddu l’ha sparata grossa ma Zedda perché non ha risposto? La paura di “farsi dettare la linea” non può mortificare il confronto).

La prima domanda è questa: perché cinque anni di amministrazione non sono bastati per adeguare il puc al ppr? Cosa è successo? Quali sono stati gli ostacoli tecnici o politici che hanno impedito all’amministrazione di raggiungere questo obiettivo che è sempre stato definito prioritario?

È evidente che in questi cinque anni la pianificazione urbanistica a Cagliari non è stata interrotta, prova ne sia una serie di significativi interventi varati o portati avanti o conclusi negli anni dell’amministrazione Zedda (e scusate se vado a memoria di cronista):

– il controverso caso del chiostro del convento di san Francesco di Stampace (approvato addirittura in assenza perfino del piano particolareggiato del centro storico);

– la realizzazione dei campetti sportivi e del ristorante sotto le mura orientali di Castello;

– la progettazione (avversata da tutte le associazioni ambientaliste) del parcheggio interrato sotto le mura di Santa Croce;

– l’ampliamento della città mercato di Pirri, di proprietà dell’editore dell’Unione Sarda Sergio Zuncheddu;

– il master plan per Marina Piccola;

– il via libera alla realizzazione del nuovo stadio Sant’Elia con annessa zona commerciale;

– il master plan per Sant’Avendrace (illustrato appena tre giorni fa sull’Unione Sarda dall’assessore Ghirra);

– il caso delle ex aree Marino Cao nel quartiere di Villanova (di fronte al mercato di San Benedetto e al Conservatorio di Musica), vendute appena in tempo dalla famiglia della neo assessore al Commercio prima che venissero fatte oggetto di una straordinaria operazione immobiliare in questi giorni all’attenzione del consiglio comunale (dall’immancabile rendering si ha l’impressione della solita colata di cemento amplificata da una scadente qualità architettonica, le slides con le simulazioni le potete vedere voi stessi).

Ora, e questa è la seconda domanda: se negli anni scorsi il puc cagliaritano fosse stato adeguato al ppr, tutte queste operazioni urbanistico/immobiliari si sarebbero potute pianificare o portare a termine esattamente (ripeto: esattamente) come sono state pianificate o portate a termine?

La terza domanda è la più semplice: quando finalmente a Cagliari il puc verrà adeguato al ppr?

Tre domande semplici semplici, di cui attendo le risposte con fiducia.

Detto questo, povero ppr, manco Soru lo vuole più. L’ex presidente Cappellacci ha infatti spulciato i documenti e qualche giorno fa ha scoperto che la società amministrata dal fratello dell’europarlamentare del Pd e che ha in mente di recuperare l’ex colonia di Funtanazza ad Arbus (abbassando in un piano l’enorme edificio ma utilizzando quelle volumetrie per costruire villette lì attorno), per opporsi ai ripetuti dinieghi di Regione e forestale ha impugnato una parte del ppr.

Incredibile, Soru contro Soru.

Così va il mondo.

 

34 Commenti

  1. Pingback: Ci scrive Ilene Steingut: “A Cagliari troppi progetti architettonici scadenti, la vera sfida è quella della qualità” - vitobiolchini

  2. Tommaso says:

    Gentile dottor Deliperi,
    lei porta argomenti. Ma la discussione su argomenti è difficile e faticosa.
    E’ molto rilevante quello che lei scrive:
    “Se negli anni scorsi il PUC cagliaritano fosse stato adeguato al PPR, tutte queste operazioni urbanistico/immobiliari si sarebbero potute pianificare o portare a termine esattamente (ripeto: esattamente) come sono state pianificate o portate a termine?
    No. Tutte no, ma in parte sì (S. Francesco di Stampace, campetti sportivi e ristorante sotto le mura di Castello), altre non possono esser realizzate in assenza di P.U.C. adeguato al P.P.R. (es. ex aree Mobilificio M. Cao), perché vige l’ordinario divieto di approvazione di varianti (art. 18, comma 1°, lettera c, della legge regionale n. 8/2015)”.

    Purtroppo molti frequentatori compulsivi della rete sono convinti che esista un’urbanistica fatta con i post e non con le leggi.

    • marieddu says:

      Tommaso,
      sei veramente così sicuro del fatto che i frequentatori della rete siano privi della debita preparazione? Ritieni che le leggi vengano promulgate da unità centrali silicee o da persone in carne ed ossa? Ed il recepimento delle stesse norme? E l’adeguamento degli impianti normativi locali? Purtroppo – a parer mio – troppi organi di governo della città hanno finora fatto solo politica personale, abdicando al ruolo cui erano preposti.

      • Tommaso says:

        Non ho detto tutti i frequentatori della rete, ho detto molti frequentatori della rete. Vuole esempi?

  3. Tommaso says:

    Sì, sentenza interpretativa di rigetto. Esatto. Ma chi glielo spiega?

  4. Pingback: Ci scrive Stefano Deliperi: “Troppi favori ai costruttori, Cagliari è vittima di una speculazione edilizia strisciante, ottusa e distruttiva” - vitobiolchini

  5. Stefano Deliperi says:

    Caro Vito,

    non faccio parte della “sinistra che governa la città”, ma provo a rispondere alle tre domande che hai posto.

    1) perché cinque anni di amministrazione non sono bastati per adeguare il puc al ppr? Cosa è successo? Quali sono stati gli ostacoli tecnici o politici che hanno impedito all’amministrazione di raggiungere questo obiettivo che è sempre stato definito prioritario?
    Boh. C’era tutto il tempo e la competenza per adeguare il P.U.C. al P.P.R. Invece il massimo che è stato fatto è la seconda adozione del piano particolareggiato del centro storico, che – per legge e logica – dovrebbe esser successivo al P.U.C., visto che si tratta di un piano attuativo.

    2) se negli anni scorsi il puc cagliaritano fosse stato adeguato al ppr, tutte queste operazioni urbanistico/immobiliari si sarebbero potute pianificare o portare a termine esattamente (ripeto: esattamente) come sono state pianificate o portate a termine?
    No. Tutte no, ma in parte sì (S. Francesco di Stampace, campetti sportivi e ristorante sotto le mura di Castello), altre non possono esser realizzati in assenza di P.U.C. adeguato al P.P.R. (es. ex aree Mobilificio M. Cao), perché vige l’ordinario divieto di approvazione di varianti (art. 18, comma 1°, lettera c, della legge regionale n. 8/2015).
    A mio parere, c’è molto altro. Cagliari è oggetto da parecchi anni di una speculazione edilizia tanto strisciante quanto ottusa e distruttiva. Mi riferisco a quella rappresentata dall’edificazione nelle zone “BS 3*”, cioè le aree già previste dallo strumento urbanistico generale come destinate a “servizi pubblici di quartiere”. Verde pubblico, parcheggi, per capirci. Le zone “BS3*” sono mostri urbanistici prodotti dal connubio fra Amministrazione comunale Floris e la speculazione immobiliare kasteddaia. Si tratta di zone del piano urbanistico comunale – P.U.C. dove il proprietario può edificare sul 60% della superficie (con un indice volumetrico di 5 metri cubi per ogni metro quadro di superficie) in cambio della cessione gratuita del 40 % al Comune per la realizzazione di quei servizi pubblici (verde, parcheggi, ecc.) che, comunque, si ritengono necessari. Con, tanto per cambiare, la possibilità di deroga in favore dei costruttori: se si dimostra che l’intervento edilizio con le condizioni ordinarie non è redditizio, si può chiedere di monetizzare una parte della quota destinata ai servizi pubblici.
    In questi anni in queste zone si è costruito con continuità (soprattutto a Bonaria, es. Via Asti, Via Milano) o si è programmato (es. Via Bolzano), mentre anche la sola predisposizione del nuovo P.U.C. avrebbe costituito valido motivo per “congelare” queste aree in vista del nuovo strumento urbanistico. Oggi a Cagliari c’è la bellezza di 5.090 unità immobiliari residenziali non occupate (dati ISTAT, censimento 2011). Parecchi di questa miriade di interventi edilizi, spesso e volentieri di carattere speculativo, oggi sono invenduti e nemmeno affittati, con buona pace e tanti debiti con le banche dell’aristocrazia mattonara della Città del sole.
    Cagliari non ha bisogno di nuovo cemento, non ha bisogno di ulteriore “consumo del territorio”, ha bisogno di case ristrutturate e di case a prezzi (acquisto, locazione) accessibili.
    Soprattutto ha bisogno di più alberi, più verde pubblico.

    3) quando finalmente a Cagliari il puc verrà adeguato al ppr?
    Boh. L’assessore Frau, al termine della scorsa consiliatura (maggio 2016), ha lasciato le cose in alto mare. Francesca Ghirra ha molto da lavorare.

    Detto questo, visto che è stata tirata in ballo, due parole sulla recente sentenza della Corte costituzionale n. 189 del 2016, che si è occupata del c.d. piano per l’edilizia sardo.
    Se è vero, infatti, che è stata dichiarata incostituzionale soltanto la disposizione che prevede il posizionamento “libero” di roulotte e case mobili in strutture turistico-ricettive, si tratta per le restanti parti di una sentenza interpretativa di rigetto, indicando quale sia l’unica interpretazione costituzionalmente legittima delle altre disposizioni regionali impugnate. E l’interpretazione cogente indicata dalla Corte costituzionale è quella che vede, ancora una volta, le norme di tutela paesaggistica (e quelle del piano paesaggistico, in particolare) prevalere sulle disposizioni regionali urbanistiche.
    Chi volesse può approfondire qui: http://www.lexambiente.com/materie/beni-ambientali/169-dottrina169/12358-beni-ambientali-la-corte-costituzionale-ribadisce-che-qualsiasi-disciplina-urbanistica-%C3%A8-subordinata-alla-pianificazione-paesaggistica.html

    Sulla politica di gestione del territorio a Cagliari ci sarebbe bisogno di un gran bel dibattito, senza pregiudizi, ma con l’obiettivo di far qualcosa di buono per i nostri bis-nipoti.

    Stefano Deliperi

  6. Sandro Roggio says:

    Ing. Tavolacci, smetto di abusare della ospitalità di Vito Biolchini e di annoiare i lettori. Una sola cosa e stop. Le intese non sono in variante a PPR ( chi ha pensato così ha sbagliato) ma attuative !!!! della strumentazione sovraordinata. Legga le NTA , art 11, con attenzione. “Le intese… sono orientate alla definizione di azioni strategiche preordinate a disciplinare le trasformazioni ed il recupero urbanistico del territorio in attuazione delle previsioni del P.P.R”. In attiuazione vuol dire che non si possono contraddire le regole e sono immaginate, caso mai, nell’ottica di una accelerazione dei tempi in una fase transitoria. Come i piani attuativi della pianificazione urbanistica che non possono ovviamente contrastare con le regole del piano generale.

  7. Ornella Piredda says:

    Meglio tardi che mai. E non illuderti di avere una qualsiasi risposta

  8. Sandro Roggio says:

    Gentile ingegner Tavolacci, grazie per la cortese risposta. Pure io leggo senza pregiudizi di appartenenza alla parrocchia (come dice lei) le opinioni diverse dalle mie, perché so che pure in quelle che non condivido può esserci del buono. Al netto dei fraintendimenti, però.
    Vorrei quindi toglierlo un malinteso. Io credo che la tutela di beni paesaggistici straordinari possa essere proficuamente copianificata da Regione e Stato. Con pari dignità nel confronto. Laddove sguardi da vicino e da lontano possono incrociarsi e servire a mettere meglio a fuoco (le dirò che temo molto gli sguardi troppo ravvicinati…). E attenzione, il Codice del Paesaggio – che la mette così – non è stato approvato dalla mia parrocchia.
    Nella fase di copianificazione Ppr di cui parla da testimone, avrà ben chiaro l’errore del presidente Cappellacci: quello di forzare la mano senza dimostrare che un posto bello vincolato da valutazioni tecniche approfondite (2004-06) potesse essere trasformato, oplà, per un giudizio politico.
    Anche per Tuvixeddu si sono sovrapposti più sguardi, come sa. Lei dice che è un “caso emblematico di affastellamento e stratificazione di sentenze… che non hanno affatto chiarito”. In realtà l’ultima sentenza del CdiS è quella che conta: ha ben chiarito ed è inappellabile come è noto. E dà ragione alla linea della Regione ( Commissione per il paesaggio) e pure indicazioni sulle cose fattibili-non fattibili. Se poi non sono stati fatti passi avanti bisogna cercare le responsabilità oltre le sentenze e magari prima.
    Sull’ultima senteza della Consulta, mi permetto di insistere, senta Giorgio Todde e si convincerà di avere torto riguardo al piano-casa Cappellacci cassato. Cordialmente.

    • Architetto, approfitto ancora una volta dello spazio web di Vito Biolchini, che ringrazio per la pazienza con cui ci lascia disquisire, per affermare, ancora una volta, la mia profonda disillusione riguardo alla possibilità, ad oggi, di pianificare proficuamente la copianificazione dei beni paesaggistici tra Stato e Regione.
      Ciò che ho vissuto personalmente nei tre anni in cui mi sono direttamente occupato della vicenda, è che la posizione dello Stato si riassume in poche parole: “Io decido, o si fa come dico io o non si fa”. E “non si fa” non nasce da un diniego aperto e ragionato, ma da una melma di mezze frasi, finti ripensamenti, subdoli silenzi, rinvii improvvisi, fino al penoso fare finta di non aver mai affermato ciò che, come previsto dai protocolli, è stato addirittura inciso su nastro magnetico.
      Nel 2007 Rutelli e Soru firmarono un protocollo d’intesa per giungere ad una copianificazione che facesse uscire il PPR dall’impasse in cui sarebbe rimasto per anni. Non se ne fece nulla sino al 2013 quando firmammo, con grande fatica e rinunciando a velocizzare le procedure, la road map che ci avrebbe portato, insieme Regione e Ministero, alla chiusura della revisione del Piano.
      L’errore del presidente Cappellacci, se di errore si può parlare, è stato quello di fidarsi di burocrati e funzionari che avevano la responsabilità tecnica di compiere quanto previsto in quella road map. L’ultima vergognosa vicenda relativa alla chiusura della procedura della VAS del Piano (ciò che di fatto ha permesso all’attuale governo regionale di annullare il lavoro fatto nei tre anni precedenti) ha visto il DIrettore Generale dell’Assessorato regionale competente (incarico di natura tecnica “di carriera”) durante la legislatura 2009-2014, essere chiamato a ricoprire il ruolo di Capo di Gabinetto dello stesso assessorato con l’attuale Giunta (incarico di natura politica e quindi di “parrocchia”). Sic stantibus rebus, c’è poco altro da aggiungere.
      Forse ci saranno in futuro tempi migliori; il presente non offre grandi speranze. Soprattutto dopo le melliflue promesse di ulteriori tavoli tecnici magnanimamente concesse dalla Contessa di turno. E siccome la sintesi è sempre la stessa (Io decido, o si fa come dico io o non si fa), la terribile soluzione potrebbe essere la totale resa della Regione che, per portare a casa un risultato politicamente spendibile, sarebbe costretta a rinunciare ad ogni pretesa appiattendosi sulle posizioni di “chi ne sa di più”.
      Se lo sesso Soru, che personalmente non ritengo affetto da incoerenza concupiscente, chiede di modificare parti essenziali del Piano (le intese lo sono eccome!), probabilmente lo fa cosciente che intanto, copianificando alle condizioni “di chi ne sa di più”, non si farebbe un grande servizio alla Sardegna.

  9. Tommaso says:

    Chissà a chi e cosa si riferisce Marieddu. Ma temo che le sue speranze in 5stelle sarde non verranno esaudite. Anche io ci speravo ma il panorama è scoraggiante. Neppure il marchio alle regionali è stato concesso.
    Ma sino a quando persone come Marieddu continuano a non non restare nel merito e a parlare dei loro malumori in rete e a sparare numeri (mille o duemila su 156.000 opppressi: comico) e a ululare alla luna, non se ne uscirà.
    Pazienza. Vuol dire che di questo siamo capaci e di nulla di più.

  10. Marieddu says:

    Cheppalle questi soliti cagliaritani (saranno si è no mille o duemila) che sanno tutto, decidono tutto, tramandano posizioni di potere e strategie di gestione e pianificazione urbana. E gli altri 156.000 cagliaritani? Vittime! Vittime senza diritti ma gravati da tanti doveri… Basta!!! Non se ne può più! Questo il motivo per cui il M5S prima o poi farà breccia anche qua.

  11. Sandro Roggio says:

    Ingegnere Tavolacci, io sono un dilettante del diritto urbanistico e con questo spirito mi cimento con l’affascinante e misterioso mondo delle leggi. Mi capita di sbatterci la testa facendo il mio mestiere. E appunto per questo, quando mi vengono i dubbi, mi faccio spiegare le sentenze ( e altro) da chi sa leggere questa materia. L’ho fatto anche questa volta con riguardo alle sentenza della Corte depositata a luglio. Ed è bastata una telefonata ad un amico avvocato per esserne certo: la Regione è stata travolta da quel giudizio. Il piano casa in argomento non andava approvato in quel modo. Io lo sospettavo ma boh, non mi fidavo della mia valutazione. Ci sono poi persone particolarmente dotate, come Giorgio Todde, che non hanno bisogno di consultarsi e ci azzeccano sempre (come riconosce pure Biolchini con riguardo ad un altro caso che conosco abbastanza). Io qualche volta chiamo lui che – forse per i mestieri che fa – sa darmi la delucidazione che serve e con semplicità. Ed è pure paziente , e se non ho capito qualcosa me la rispiega pure due volte. Sul caso Tuvixeddu è un maestro. Se mi posso permettere le suggerisco di chiamarlo. Vedrà che in poco tempo la mette in condizione di vedere meglio come stanno le cose. Così è sicuro di non prendere cantonate. Ad esempio, il presidente Cappellacci quando è andato avanti in quel modo precipitoso per cambiare il Ppr, poteva evitarsi la figuraccia se avesse sentito un minuto il dottor Todde.
    Una cosa voglio dirle infine con riguardo al suo disappunto perché lo Stato mette becco nelle faccende della tutela paesaggistica della RAS. È così per via dell’Ordinamento e c’è una ratio. Il paesaggio sardo appartiene a tutti gli italiani (Cost e non solo); e lo Stato se ne occupa per questo motivo. Ma se vuole approfondire, le ripeto, chieda un appuntamento a Giorgio Todde che fra l’altro è gentilissimo. Saluti.

    • Architetto, oggi, in Italia, colui che non ha almeno un amico avvocato che spieghi le sentenze è praticamente un disadattato. L’alea del procedimento giudiziario si è trasferita all’interpretazione delle sentenze. Dica lei a quale futuro siamo votati. Cita Tuvixeddu, caso emblematico di affastellamento e stratificazione di sentenze (decine, in ogni ordine e grado) che non solo non hanno affatto chiarito cosa si possa o meno realizzare a meno di ulteriore danno a carico della collettività per indennizzi da rinfondere al privato, ma che nulla hanno aggiunto alla fruibilità del bene (oggi per pochi intimi amici degli amici che periodicamente organizzano rimpatriate nel tentativo di affiliare qualche altro esiguo numero di frequentatori, numeri risibili considerata la più grande e importante necropoli punica del mondo), mentre hanno sancito l’improcedibiltà di ulteriori accordi tra pubblico e privato, se sano di mente e non organico ai poteri temporaneamente dominanti o anch’esso amico degli amici).
      Mi ritengo meno che dilettante nel diritto urbanistico, solo un po’ più ferrato nel l’individuazione della demagogia e della strumentalizzazione negli ambiti tecnico politici. Tra questi, nei precedenti post, ho citato demagogia e strumentalizzazione attraverso “il paesaggio”.
      Relativamente al ruolo che lo Stato, attraverso Ministero e Sopraintendenze, esercita sulla tutela del paesaggio, essendo non solo cosciente ma anche concorde nel valutare positivamente una tutela a vantaggio di tutta la collettività, non solo a livello nazionale, divergo dalla sua valutazione in base all’esperienza personale maturata durante la copianificazione, disattesa proprio da Ministero e Sopraintendenza, per la revisione del PPR. Magari lei plaude al fatto che sotto tutela non sia solo il paesaggio, ma anche la autonoma capacità di legiferare e gestire gli strumenti che legittimamente la Costituzione ci mette a disposizione, tutela esercitata “da chi ne sa di più”.
      Francamente mi vergogno del fatto che chi ci governa debba andare a pietire la benedizione delle contesse Serbelloni Mazzanti Viendalmare o Borletti Buitoni per esercitare il proprio autonomo potere di rappresentare e guidare un popolo. Soprattutto, quando chi ostenta lo “ius benedicendi” si dimostra ottimo giocatore delle tre carte.
      In ultimo, ringraziandola per il prezioso consiglio utile ad approfondire le mie scarne conoscenze della materia, La rassicuro sul fatto che seguo con attenzione non solo gli interventi del dott. Todde, ma di tutti coloro che hanno qualcosa di rilevante da dire sulla materia, quand’anche personalmente non li condivida. Li ritengo comunque un arricchimento e un motivo di utile confronto. Forse perché non sono aduso ignorare o disprezzare le posizioni e i ragionamenti altrui solo perché chi li elabora non appartiene alla mia “parrocchia”, convinto che spesso il buono e il giusto si trovino anche dove in genere non si cercano.
      Mi scuso per la verbosità domenicale, e la saluto cordialmente.

  12. Tommaso says:

    Ingegnere, finalmente lo ammette: senza copianificazione i Piani Casa (quanti erano? Cinque, mi pare) erano nulli e quindi neppure si poneva il problema della incostituzionalità. Erano nulli e basta.
    Castrazione autonomista?
    Lei è indipendentista? Io schiavo di Roma? Ma se è per un incremento dell’autonomia statutaria aveva proprio sbagliato partito.
    Venga nelle nostre fila e si convincerà anche della bontà del PPR. Si troverà bene tra noi.
    La aspettiamo.

  13. Tommaso says:

    Caro Peppe, la bocciatura senza speranza ottenuta dai Piani Casa consiste – l’ingegner Tavolacci non se n’è accorto – non nel giudicare incostituzionale il Piano casa del 2001 ma nel dichiarare che senza copianificazione con il Ministero quegli atti non hanno alcun valore.
    Basta leggere la sentenza.
    Capisco che per alcuni sia dura ammetterlo, ma è così.
    Meno male che non sono stati capaci di produrre Piani e Leggi in grazia di Dio.
    I predicozzi sugli ambientalisti sono perfino divertenti. Sono vintage.

    • È vero l’esatto contrario. La Corte ha sancito la costituzionalità dell’operato della Regione nell’emanare leggi in materia urbanistica ed edilizia in piena autonomia, nel rispetto appunto della Costituzione, dello Statuto Autonomo e delle sue norme attuative. Secondo Tommaso invece pare che quella sentenza imponga alla Regione di chiedere il permesso al competente Ministero per approvare Leggi in materia che, avendo ovviamente implicazioni sul paesaggio, non potrebbero essere emanate se non previa copianificazione. L’ennesimo esempio di castrazione autonomista di cui troppi, purtroppo anche tra chi ci governa oltre che Tommaso, cantano gli elogi.

  14. Peppe Are says:

    Uffa questo Tavolacci. Se la poteva sbrigare dicendo fatece largo che vojamo cementavvi, e invece la butta in politica. Così i suoi lo fraintendono. Pensano che parli di immigrazione. Ma boh.

  15. Charlie says:

    Dopo aver visto i rendering mi viene in mente solo una cosa: QUESTI DEVONO ESSERE PAZZI!

    Ps. E mi sono preso la briga di dirlo anche al Leciscoccoortu sul suo blog.

  16. Pingback: Ci scrive Giorgio Todde: “Lavori pubblici a Cagliari, gli insulti dei gorilla della rete non fermeranno le critiche” - vitobiolchini

  17. Giorgio Todde says:

    Eh, Biolchini,
    non scrivo mai o quasi nei blog e tanto meno nella raccolta indifferenziata di Facebook.
    Ma la sua ammissione mi è stata segnalata e, benché tardiva, l’ho apprezzata. E faccio un’eccezione.

    Quell’articolo sulla Nuova Sardegna di quattro anni e mezzo fa suscitò un dibattito che a brevi tratti fu perfino civile e divertente anche se i buzzurri e gli scherani si fecero sentire. E non capirono, allora come oggi, che l’esercizio della critica, specie se argomentata, è di per sé un segno di attenzione e rispetto.

    Ma devo precisare che quella riflessione – come sempre accuratamente documentata – riguardava soprattutto la delibera di Giunta che di fatto avrebbe riesumato l’Accordo di Programma del 2000 su Tuvixeddu.

    Una delibera illegittima (tanto che in silenzio, dopo aver brillato per mesi nell’albo pretorio, venne ritirata). Una delibera che veniva dopo la Sentenza del Consiglio di Stato con la quale si sanciva la salvezza della necropoli e la non efficacia dell’accordo di programma.
    E quell’atto, un ritorno al passato, fu comprensibilmente difeso dal Sindaco nonché dal suo Assessore all’Urbanistica.
    Ma l’articolo esponeva fatti incontrovertibili, così la delibera esalò, evaporò, scomparve.
    Insomma, bisogna ammettere che l’Amministrazione ritirò il suo atto.
    E anche allora si scatenarono i gorilla della rete che neppure si erano presi la briga di leggere un rigo della complessa vicenda di Tuvixeddu e che, del tutto privi di argomenti, erano però molto generosi con gli insulti. Argomenti pochi. Ignoranza dei fatti tanta.
    Cambiano i fatti, ma gorilla che battono i pugni sul petto e scherani non cambiano e si raccolgono in piccole tribù nei cosiddetti social. Dico cosiddetti perché nessuno è più solitario di uno che martella ossessivamente con le dita sulla tastiera.

    Cagliari ha avuto poco meno di mezzo miliardo di euro gran parte destinato ai Lavori pubblici. Fortuna, ma anche molti meriti di chi la governa.
    I fatti – che meglio di me potrebbero spiegare l’ex assessore al Bilancio Pinna oppure l’ex assessore ai lavori pubblici Marras – andarono più o meno così.
    Circa cinque fa la nostra città venne scelta insieme ad altre – credo fossero dodici città – per la sperimentazione di una nuova legge contabile che doveva rendere più agile il bilancio. Agli stanziamenti doveva corrispondere il progetto e la spesa.
    Con prontezza l’Amministrazione predispose una serie di opere pubbliche. Quelle che ora vediamo fervere in giro, in via di esecuzione o in fase di presentazione. Si potevano spendere 480 milioni circa.
    Insomma, molti cantieri sono felicemente partiti.
    Tra i meriti anche la cancellazione di vecchi progetti inverosimili, come il parcheggio sotto via Roma.
    Insomma la Giunta ha fatto la Giunta.
    Nessuno nega l’evidenza e neppure la prontezza di aver colto subito questa grande opportunità.
    Però questo riconoscimento non cancella ovviamente la possibilità di essere critici e di opporsi “senza nessuna avversione” a certe opere.
    Credo che la mancata risposta di cui lei, Biolchini, si lamenta non rappresenti una forma di sussiego. Il fatto è che le sedi della discussione sono effettivamente altrove.
    Credo pure che opere come il parcheggio interrato sotto le mura occidentali e i campetti sotto quelle orientali siano illegittime. E c’è su questo un confronto in divenire.
    Sono convinto inoltre che una parte di quella massa di milioni di euro debba essere destinata alla manutenzione e al restauro del restaurabile (non c’è traccia di restauro a Cagliari e quando “toccano qualcosa” fanno danno).
    E sono infine convinto che tra le cose da restaurare ci siano le simboliche e metaforiche scalette di Santa Teresa che avevano resistito alla guerra ma non a certi nostri contemporanei – loro sì, non più restaurabili – i quali, sono ancora paralizzati in una cadaverica discussione tra passatisti e futuristi.
    Grazie,
    Giorgio Todde

  18. Ed è stato bocciato in un modo più drastico che dichiarandolo incostituzionale. Le sentenza si leggono per intero non solo le conclusioni.
    Buona giornata e ancora saluti cordiali

    • Fenomenale! Non è stata dichiarata incostituzionale ma la bocciatura è stata peggiore. Incredibilmente fenomenale. Quindi, l’imputato è stato assolto ma la sentenza è stata peggio di una condanna. E dire che la Corte Costituzionale avrebbe avuto tutta l’autorità e il potere di stabilire che “P.Q.M. È dichiarata l’illegitimmita costituzionale della L.R. etc…”. Ma, guarda un po’, non l’ha fatto.
      Proprio perché le sentenze devono essere lette per intero, quella sentenza cristallizza il fatto che la Regione non ha voluto derogare tout court al Piano Paesaggistico o alle norme paesaggistiche di rango superiore (difatti il Piano Casa prevede comunque il rilascio dei nulla osta paesaggistici in caso di zone vincolate, di pregio, nei casi in cui è prevista la pronuncia delle Sopraintendenze è così via). Ne è la riprova che solo una delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Governo sia stata accolta: quella relativa all’art. 20 della L.R. 21/2011 che dichiarava irrilevante, oltre che dal punto di vista edilizio ed urbanistico (costituzionalmente validate dalla stessa sentenza), l’aspetto paesaggistico inerente le installazioni mobili (tende, roulotte, caravan, mobil-home, maxicaravan o case mobili e pertinenze ed accessori funzionali all’esercizio dell’attività) in strutture ricettive, che in quella norma venivano automaticamente esentate da specifiche valutazioni, appunto, di carattere paesaggistico. Per il resto l’operato della Regione non ha trovato motivi di censura.
      Per essere chiari, una legge è incostituzionale quando una sentenza la dichiara incostituzionale; ogni altra valutazione assomiglia alle dichiarazioni di quelli che, avendo perso (le elezioni piuttosto sto che le partite decisive), continuano a dire che sono andati meglio di quanto si aspettassero e che tutto sommato hanno comunque vinto. W l’Italia, W gfr.

  19. E questa sentenza che non dichiara direttamente incostituzionale i Piani Casa è risultata molto peggio di una zuccatura.
    La sentenza è sul Piano casa del 2011 ma colpisce tutti i piani casa dal 2009 sino al recente Piano casa di “sinistra” del 2015.
    Una bella e intelligente sentenza.
    Il Presidente Cappellacci, sbagliandosi, esultò a luglio per questa sentenza. Ma l’aveva interpretata a testa in giù. Fu una clamorosa bocciatura.
    Se i lettori del blog sono interessati non a predicozzi ma a fatti allora si può ritornare sull’argomento.
    Con piacere.
    Ma l’ingegner Tavolacci dovrebbe informarsi meglio.
    Tutti zuccati gli splendidi Piani che derogavano all’odiato PPR senza ricorrere alla dovuta copianificazione.
    Bisogna studiare di più.
    Saluti cordiali

  20. Caro Tavolacci, ma come fa a negare la bocciatura della Corte Costituzionale? Chissà come fa. Ecco il P.Q.M.:
    per questi motivi

    LA CORTE COSTITUZIONALE

    1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 20 della legge della Regione Sardegna 21 novembre 2011, n. 21 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 4 del 2009, alla legge regionale n. 19 del 2011, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge regionale n. 22 del 1984, ed altre norme di carattere urbanistico), limitatamente alle parole «e paesaggistici»;

    2) dichiara non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 1, lettera f), della legge della Regione Sardegna n. 21 del 2011, promosse, in riferimento agli artt. 9, 117, primo comma, e secondo comma, lettere l) e s), Cost., dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe;

    3) dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità dell’art. 18 della legge della Regione Sardegna n. 21 del 2011, promossa, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe;

    4) dichiara, ai sensi dell’art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, estinto il processo relativamente alle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 23, commi 6 e 7, della legge della Regione Sardegna n. 21 del 2011, promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso in epigrafe.

    Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 giugno 2016.

    F.to:

    Paolo GROSSI, Presidente

    Franco MODUGNO, Redattore

    Roberto MILANA, Cancelliere

    Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2016.

    Il Direttore della Cancelleria

    F.to: Roberto MILANA

  21. Tommaso says:

    E’ interessante l’intervento di Massimiliano Tavolacci anche sotto il profilo della malattia. Quanto casi di rachitismo ci sono stati in Sardegna a seguito del PPR? E’ interessante.
    Lo chiedo con il rispetto dovuto ai malati.

  22. Tommaso says:

    Caro Tavolacci, boum.
    Chi sarebbero i martiri legati al totem del PPR? Così, faccia qualche nome. Martiri in giro ne vedo pochini.
    Le ricordo che sul Ppr si sono espressi giudici amministrativi, giudici costituzionali. Sono stati smontati centinaia di ricorsi che gridavano al talebanesimo. Tutti ambientalisti ideologici? Consiglio di Stato ideologico?
    Un popolo oppresso dal giogo del PPR?
    Ho l’impressione di aver già sentito un anatemino simile al suo.
    Molte parole, questo sì. Ma, nessun argomento.
    Un esempio di impoverimento da PPR, un caso di rachitismo da PPR… ne citi uno.
    Il Piano non lo smonta neppure il ricorso della società citata da Biolchini. Il Piano è giuridicamente troppo solido e fondato.
    Ci vuole altro..
    Intanto anche la sua Giunta comunale avrebbe potuto e dovuto adeguare il PUC di Cagliari al PPR. E la sua Giunta regionale avrebbe potuto operare la revisione del PPR prevista dal Codice Urbani.
    Nulla. Non avete fatto un bel, sonoro e rotondo nulla.
    Il Piano casa della sua Giunta è stato zuccato e ritenuto incostituzionale.
    Giudici affamatori.
    La colpa dei mali della Sardegna non è del PPR. Si deve ricercare nelle persone che hanno operato scelte scellerate e in chi le ha appoggiate.
    E’ evidente a tutti.

    Saluti cordiali

    • Due note, solo perché l’ora tarda e la superficialità degli argomenti non meritano di più.
      La prima: in dieci anni sono stati adeguati al PPR meno di venti strumenti urbanistici su oltre trecentosettanta che ne hanno l’obbligo. Se non è rachitismo questo!
      La seconda: La informo che la L.R. 4/2009 (nota come Piano Casa) non solo non è mai stata dichiarata incostituzionale, ma non è neanche mai stata impugnata dal Governo italiano. Anche recentemente la Corte Costituzionale ha rigettato due differenti questioni di legittimità costituzionale promosse dal Governo Italiano in ordine alla L.R. 21/2011 (Modifiche alle L.R. 4/2009), anch’essa di fatto costituzionalmente legittima ma servilmente abrogata in nome della novella L.R. 8/2015 meglio nota come “Non la vogliamo chiamare Piano Casa ma quello è”.
      Alla fine il suo post è una ulteriore conferma che la tradizione orale tramandata da qualche Imam produce ancora oggi inconsapevoli vittime.

      Ricambio comunque i saluti cordiali

  23. Il problema non consiste tanto nel non ottenere risposte ma nella quotidiana dimostrazione che il progetto non è “su misura” ma concepito per essere così anonimo da essere realizzabile in ogni angolo del pianeta.
    Il pastrocchio del mercato – c’è pure l’housing sociale, ossia edilizia popolare che non si capisce a che titolo entri nel progetto – potrebbe andare bene ovunque. Una roba che male non fa.
    Accontentiamoci, è già qualcosa.
    La città è piccola (meno di 160.000 abitanti) e un pensiero più complesso dovrebbe, come si dice da decenni, riguardare Cagliari e hinterland.
    Ma questo di fatto non accade e non accadrà a breve. Però non pretendiamo troppo.
    Neppure che rispondano.

  24. Caro Vito, il PPR non è altro che il totem di una religione (l’ambientalismo ideologico) tra i cui adepti (praticanti o meno) è presente una discreta dose di ipocrisia e apparente rigore. Come in tutte le religioni, il fedele dell’ambientalismo ideologico può essere affetto da una consistente miopia nei confronti dei ragionamenti e delle azioni dei pari all’interno della propria comunità di fede, miopia che può diventare cecità quando guarda ai ragionamenti ed alle azioni dei propri Imam o dei propri Vescovi. Molti lo difendono come si difende la bandiera del proprio Paese, il Paese della Sinistra Illuminata, senza averlo mai letto e tantomeno compreso in tutte le sue infinite implicazioni sulla vita e lo sviluppo di ogni strumento di pianificazione urbanistica e quindi di visone e costruzione dello sviluppo di ogni comunità locale o regionale. Il fatto che il Padre Nobile che lo ha scolpito sulle Tavole della Legge oggi ne chieda un parziale annullamento non stupisce nell’attuale contesto del pensiero liquido. Semplicemente anche Lui si è accorto che i suoi sacerdoti sono diventati più integralisti di Colui che quelle leggi le ha dettate. Lo sono diventati a furia di lanciare anatemi e fatwe contro coloro che non solo non erano Illuminati, ma che addirittura negavano la radice divina di quelle leggi e ne rigettavano la conservazione quale reliquia della presenza, ormai inconsistente, di un Regno che fu.
    Negli ultimi dieci anni, più volte e in più contesti ho affermato che il PPR così come è non possa che produrre rachitismo e sofferenza. Non perché impedisca agli speculatori di mangiarsi il futuro di una terra già divorata da infiniti mali; quella è la parte buona che deve essere salvaguardata. La realtà è che il PPR è stato usato come stele a cui legare gli infedeli per infliggere loro torture e punizioni, per lasciarli morire di inedia, per far sì che parassiti e avvoltoi ne consumassero le carni, esempio evidente per il popolo tutto della veemenza e della onnipotenza del dio ambientalista.
    Il PPR doveva e deve essere riportato nell’alveo degli strumenti di pianificazione, spogliandolo una volta per tutte dal suo pernicioso rivestimento contundente che lo ha trasformato in arma da offesa in mano a sacerdoti e fedeli ideologizzati.
    Finché il PPR rimarrà la bandiera dei buoni contro gli infedeli non potrà produrre nessun effetto virtuoso.
    Nel mentre, sia in stanze oscure sia in pubblica piazza, tanti di quei fedeli e qualcuno di quei sacerdoti continuerà ad esercitare l’abominio.

  25. Ma.ddu says:

    Zedda non risponde? Se è per questo, nemmeno il suo (anche tuo) amico Maninchedda, che assai si scoccia quando gli vengono poste domande pertinenti, per poi lanciare proclami e massime dal suo sito. Comunque ora che a Cagliari, con il partito dei sardi, c’è il grande Tramaloni (nel 2011 non riuscì ad entrare correndo con Forza Italia) insieme al sardista (!) Chessa (ex UDC), possiamo affermare che la città è finalmente in buone mani.
    Soprattutto coerenti.

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