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Cagliari, tre domande su mattone e urbanistica alla sinistra che governa la città

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Cagliari Capitale Europea del Rendering (ecco cosa succederà davanti al mercato di San Benedetto)

Devo dare atto allo scrittore Giorgio Todde di avere sostanzialmente colto nel segno quattro anni e mezzo anni fa quando, con un duro articolo sulla Nuova Sardegna dal titolo “Dalla giunta Zedda via libera al cemento su Tuvixeddu”, accusò il neo sindaco di Cagliari Massimo Zedda non voler dare una svolta alla politica urbanistica cittadina.

Sorpreso da toni tanto pesanti e a pochi mesi dell’elezione del nuovo primo cittadino (allora più che mai astro nascente della sinistra italiana), io invece difesi Zedda e scrissi un post dal titolo Apocalittico Todde! “Con Zedda cemento selvaggio a Tuvixeddu e in tutta Cagliari!”. È vero? Secondo me no, e vi spiego il perché.

Il parere di Todde era che

il piano urbanistico adeguato al piano paesaggistico tutelerebbe quello che di buono resta alla città involgarita, fermerebbe la grandinata di mattoni e l’imbruttimento dei nostri quartieri, consentirebbe di investire in veri recuperi e veri restauri. Cagliari sarebbe curata e custodita.

A questa affermazione io rispondevo che

Detta così, sembra che basti una firma e via. In realtà, per adeguare il Piano Urbanistico al Ppr occorrerà un lavoro lungo più di un anno, che l’assessore all’Urbanistica sta predisponendo. La Giunta Zedda è in ritardo con la tabella di marcia? Forse. Ma ancora non capisco come partendo da una situazione simile, si possano utilizzare toni così apocalittici.

Alla fine ha avuto ragione Todde e io torto, perché il fatto è incontrovertibile: nei suoi primi cinque anni di governo l’amministrazione Zedda non ha adeguato il puc al ppr.

Piccola annotazione: il puc è il piano urbanistico comunale e cosa sia è facile da intuire: dice banalmente cosa si può costruire, dove e perché. Il ppr (piano paesistico regionale) è invece, semplifichiamo così, un mega puc regionale. Il ppr è stato voluto e approvato dalla giunta Soru e rimane il risultato più alto di quella esperienza politica, in quanto introduce nel nostro ordinamento regionale concetti avanzati (leggetevi questa scheda se volete rinfrescarvi la memoria), non limitandosi meccanicamente a difendere le coste (soprattutto la fascia dei trecento metri) ma tutelando anche il paesaggio e i beni culturali e identitari.

Il ppr è stato approvato nel 2006 (dieci anni fa) e da allora tutte le amministrazioni sarde avrebbero dovuto adeguare i loro puc a questo strumento, ovvero modificare il puc qualora fosse stato in contrasto col ppr. Esempio: se il puc mi consente di costruire un palazzo in una zona invece tutelata dal ppr perché magari paesaggisticamente importante, quel palazzo non si può costruire.

Invece cosa è successo? Che la stragrande maggioranza delle amministrazioni sarde (molte delle quali addirittura sprovviste di puc) ha continuato a fare come se niente fosse, cioè a pianificare comunque il proprio sviluppo urbanistico a prescindere dalle indicazioni contenute nel ppr.

Ora, io vorrei fare tre semplici domande ai signori e alle signore di sinistra che in questi anni stanno amministrando l’urbanistica a Cagliari (al sindaco Zedda astro nascente della sinistra italiana, no, non chiedo niente, tanto lui non risponde mai. Non rispose neanche a Todde quattro anni e mezzo fa, al punto tale che io scrissi un post da titolo Todde su Tuvixeddu l’ha sparata grossa ma Zedda perché non ha risposto? La paura di “farsi dettare la linea” non può mortificare il confronto).

La prima domanda è questa: perché cinque anni di amministrazione non sono bastati per adeguare il puc al ppr? Cosa è successo? Quali sono stati gli ostacoli tecnici o politici che hanno impedito all’amministrazione di raggiungere questo obiettivo che è sempre stato definito prioritario?

È evidente che in questi cinque anni la pianificazione urbanistica a Cagliari non è stata interrotta, prova ne sia una serie di significativi interventi varati o portati avanti o conclusi negli anni dell’amministrazione Zedda (e scusate se vado a memoria di cronista):

– il controverso caso del chiostro del convento di san Francesco di Stampace (approvato addirittura in assenza perfino del piano particolareggiato del centro storico);

– la realizzazione dei campetti sportivi e del ristorante sotto le mura orientali di Castello;

– la progettazione (avversata da tutte le associazioni ambientaliste) del parcheggio interrato sotto le mura di Santa Croce;

– l’ampliamento della città mercato di Pirri, di proprietà dell’editore dell’Unione Sarda Sergio Zuncheddu;

– il master plan per Marina Piccola;

– il via libera alla realizzazione del nuovo stadio Sant’Elia con annessa zona commerciale;

– il master plan per Sant’Avendrace (illustrato appena tre giorni fa sull’Unione Sarda dall’assessore Ghirra);

– il caso delle ex aree Marino Cao nel quartiere di Villanova (di fronte al mercato di San Benedetto e al Conservatorio di Musica), vendute appena in tempo dalla famiglia della neo assessore al Commercio prima che venissero fatte oggetto di una straordinaria operazione immobiliare in questi giorni all’attenzione del consiglio comunale (dall’immancabile rendering si ha l’impressione della solita colata di cemento amplificata da una scadente qualità architettonica, le slides con le simulazioni le potete vedere voi stessi).

Ora, e questa è la seconda domanda: se negli anni scorsi il puc cagliaritano fosse stato adeguato al ppr, tutte queste operazioni urbanistico/immobiliari si sarebbero potute pianificare o portare a termine esattamente (ripeto: esattamente) come sono state pianificate o portate a termine?

La terza domanda è la più semplice: quando finalmente a Cagliari il puc verrà adeguato al ppr?

Tre domande semplici semplici, di cui attendo le risposte con fiducia.

Detto questo, povero ppr, manco Soru lo vuole più. L’ex presidente Cappellacci ha infatti spulciato i documenti e qualche giorno fa ha scoperto che la società amministrata dal fratello dell’europarlamentare del Pd e che ha in mente di recuperare l’ex colonia di Funtanazza ad Arbus (abbassando in un piano l’enorme edificio ma utilizzando quelle volumetrie per costruire villette lì attorno), per opporsi ai ripetuti dinieghi di Regione e forestale ha impugnato una parte del ppr.

Incredibile, Soru contro Soru.

Così va il mondo.

 

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