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Stadio ed ex Manifattura Tabacchi, a Cagliari arrivano le prime risposte (e forse sono sbagliate)

stadio_cagliari

In rendering we trust

Delle prime nove domande poste dal tenutario sul futuro della città di Cagliari, due (la sette e la otto) in questi giorni hanno trovato risposta da parte del centrosinistra che governa la Regione e il Comune. Risposte controverse a mio avviso, se non proprio sbagliate.

Partiamo dal futuro dello stadio Sant’Elia. La decisione assunta dal consiglio comunale cagliaritano non può essere soddisfacente. I motivi stanno tutti nei ragionamenti del consigliere Giovanni Dore che nel suo blog, in due distinti post (Nuovo stadio, il contesto e i “freddi” numeri e Nuovo stadio, il motivo del mio “non” voto) ha chiaramente messo in evidenza le contraddizioni del progetto presentato dal Cagliari Calcio. In sintesi, al Sant’Elia nascerà un centro commerciale gigantesco, la società di Giulini non pagherà nulla al Comune per poter utilizzare l’impianto, e come se non bastasse la capienza prevista (sotto i trentamila posti) escluderebbe Cagliari quale sede per ospitare gare di campionati europei o mondiali.

Quindi progetto da rivedere, proposto e approvato con tempistiche evidentemente elettorali, quando sarebbe stato più corretto, ad un mese dalla presentazione delle liste, lasciare alla prossima amministrazione ogni decisione riguardo il futuro dell’impianto.

Tanto più che sullo stadio il sindaco Zedda in cinque anni ha cambiato radicalmente idea. Così infatti l’allora candidato alle primarie del centrosinistra si esprimeva nel 2011 sul futuro dello stadio proprio su questo blog (“Ecco le risposte di Massimo Zedda alle mie tredici domande su Cagliari”).

Sulla questione stadio il mio pensiero è chiaro dall’inizio della vicenda. Non è possibile “regalare” un’area (la questione non riguarda solo il Sant’Elia) che vale 50 milioni di euro a un privato, chiunque sia. Serve ricordare, poi, che il Sant’Elia nasce come stadio olimpico, destinato quindi a diverse manifestazioni sportive e non esclusivamente al calcio. Senza dimenticare gli importanti lavori di ristrutturazione avvenuti in occasione di Italia ’90, che ne fecero appena 20 anni fa uno degli stadi migliori della manifestazione mondiale. Lesioni strutturali non ne esistono: diciamo che con cifre abbordabili si potrebbe ristrutturare, completare e ammodernare. Tutto per renderlo fruibile tutti i giorni anche per altre discipline sportive, e non solo in occasione delle partite casalinghe del Cagliari. (…) Un’ulteriore possibilità è quella di sistemare l’area circostante dove, già oggi tanti appassionati – sportivi, amatori e intere società – si allenano tutti i giorni della settimana.

Che dire, una vera e propria inversione ad “U”. Poi potete anche dirmi che solo gli stupidi non cambiano idea e avete ragione (d’altra parte, anche io penso di avere cambiato idea su Zedda).

***

L’altra risposta arrivata in questi giorni è quella riguardante gli spazi culturali. Proprio due giorni fa la giunta Pigliaru ha deciso di far gestire la Manifattura Tabacchi a Sardegna Ricerche. La decisione era nell’aria da tempo (almeno un anno) ma giunge solo ora (a mio avviso con evidente tempistica elettorale) per consentire alla giunta Zedda di togliersi da una situazione di gravissimo imbarazzo, visto che gli enormi spazi in pieno centro, dopo essere stati recuperati, sono ancora vuoti.

L’amico Cicci Borghi scrive così su Facebook:

Sento annunciare che il presidente della Regione sarda avrebbe intenzione di consegnare l’ex Manifattura Tabacchi a Sardegna Ricerche. Sono contrario e anche di più. Credo che tutte le associazioni e gli operatori culturali della città dovrebbero montare una rivolta.

Nel volume “La cultura si mangia!” (Guanda, 2013), Bruno Arpaia e Pietro Greco auspicano la nascita di

“ambienti adatti all’innovazione, creando i crogioli dove possano incontrarsi e mescolarsi tecnologia (e scienza), talento e tolleranza: gli “habitat di creatività”. Con costi contenuti si potrebbero, per esempio, rivitalizzare i beni del nostro patrimonio culturale, gli edifici pubblici e le caserme da dismettere, per trasformarli in luoghi di scambio tra scrittori, musicisti, designer, pittori, scienziati, attori, giornalisti di vecchi e nuovi media, in occasioni d’incontri e di interrelazione in cui, sotto la guida e l’indirizzo pubblico, lavorino fianco a fianco singoli, associazioni, istituzioni private, mettendo insieme le forze e le risorse, diventando nuclei di elaborazione delle innovazioni culturali, scientifiche, artistiche”.

Quindi in linea di massima la presenza di Sardegna Ricerche all’interno di uno spazio culturale come quello dell’ex Manifattura non è di per sé sbagliato. Ciò che è sbagliato è l’assenza di un progetto culturale vero e proprio riguardante il grande complesso industriale in pieno centro cittadino e intorno al quale l’azione dell’istituto di ricerca dovrebbe ruotare.

Dei tre poli indicati da Arpaia e Greco (quello culturale, quello scientifico e quello artistico), si è deciso di partire da quello scientifico ma solo perché per gli altri due non c’è uno straccio di idea riguardo la modalità di gestione degli immensi spazi dell’ex Manifattura (22 mila metri quadri).

D’altra parte, per gestire un grande spazio culturale ci vuole un grande progetto culturale, e questo centrosinistra che governa la Sardegna e Cagliari un grande progetto culturale evidentemente non ce l’ha. Il coinvolgimento di Sardegna Ricerche, ben lungi dall’assecondare la ricetta di Arpaia e Greco, assume quindi i contorni della classica patata bollente passata in extremis a mani che si pensano amiche per cercare di salvare il salvabile.

Detto questo, coinvolgendo in primis Sardegna Ricerche e non altri enti o soggetti impegnati nell’arte e nella cultura, il centrosinistra si avvia a stravolgere di fatto il progetto della “Fabbrica della Creatività” ipotizzato per l’ex Manifattura. La ribellione che l’amico Cicci auspica temo dunque non ci sarà.

Associazioni e operatori culturali cagliaritani restano comunque ancora in attesa di una risposta perché la Manifattura diventi veramente uno spazio aperto a tutti. Il modello l’umile tenutario lo aveva anche proposto: quello del Matadero di Madrid. E le riflessioni di un anno e mezzo fa, contenute nel post “Cinque cose che ho capito al Matadero di Madrid (pensando al futuro della ex Manifattura Tabacchi di Cagliari)”, mi sembrano ancora valide.

 

22 Commenti

  1. Pingback: Cinque anni in Comune un grande privilegio, tanta fatica e impegno e … una promessa. |

  2. Filippo Argenti says:

    “…e come se non bastasse la capienza prevista (sotto i trentamila posti) escluderebbe Cagliari quale sede per ospitare gare di campionati europei o mondiali.”

    La UEFA stabilisce che le competizioni internazionali (comprese le finali) debbano svolgersi in stadi di categoria 4 la cui capienza minima è di 10.000 posti a sedere. Logico che una finale di Champions non verrà mai giocata in uno stadio da 21.000 posti a sedere ma teoricamente la normativa non lo impedisce.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Classificazione_degli_stadi_UEFA

    • Ghostwriter says:

      Lei parla di regole UEFA che sono quelle da rispettare per gare di CL e EL, ma nell’articolo come lei riporta si parla di campionati Europei e Mondiali che, nonostante i primi vengano organizzati comunque dall’UEFA, devono rispettare la normativa FIFA che impone una capienza minima di 30.000 spettatori più una serie di accessori che la UEFA non contempla per i tornei annuali fra club.
      Al massimo il nuovo stadio potrebbe ospitare gare amichevoli della nazionale, forse gare di qualificazione (ma su questo punto la normativa non è chiarissima).
      Inoltre per consuetudine le finali di CL e EL, come più volte ribadito dai vari presidenti UEFA si giocano solo in stadi con capienza superiore rispettivamente a 50.000 e 30.000.
      L’unica “eccezione” fatta in passato è stata per la supercoppa europea, giocatasi per quasi una decade allo stadio Stade Louis II (capacità 18.000) del Principato di Monaco, ma in quel caso fu uno degli sponsor a imporre lo stadio dietro lauto compenso. Ora anche tale competizione è tornata itinerante con la consuetudine di capienza minima 30.000. L’ultima edizione è stata giocata a Tbilisi allo stadio Boris Paichadze (capienza 53.000).

  3. In qualche post leggo di somme astronomiche derivanti dal valore dei terreni, infrastrutture e sottoservizi contermini allo stadio Sant’Elia…mi pare una esagerazione anche perché oggetto della concessione del diritto a costruire dovrebbe essere esclusivamente l’area su cui attualmente insiste lo stadio. Va inoltre ricordato che al termine della concessione ciò é stato edificato diverrà di proprietà esclusiva del comune di Cagliari.

    • Ghostwriter says:

      La concessione per lo Juventus Stadium è della durata di 99 anni (ed è pagata, anche se poco). Quanto durerà quella per il Cagliari Calcio e quali saranno le condizioni e l’effettiva utilità per la comunità alla fine della concessione? E soprattutto se si dovesse cambiare la destinazione d’uso della zona non si dovrebbe radere tutto al suolo e poi ricostruire?

  4. Ma perchè non destinare alle imprese innovative l’ex autoparco Ersat nel quartiere cagliaritano di San Bartolomeo (valore di 6,5 milioni) andato all’asta e non venduto?

  5. A Roma, dove ho risieduto per motivi di studio cinque anni, direbbero <>.
    Tutto come previsto, Vito Biolchini: tu sei l’esatta copia del Fatto Quotidiano diretto dal vanesio Marco Travaglio nei riguardi del Governo in carica. Se Matteo Renzi, come sta facendo, emettesse altre duemila leggi, tutte, e ripeto tutte, per definizione, verrebbero giudicate da Travaglio e dai suoi milioni di aficianados, sbagliate e da buttare.
    Tu Biolchini, oltre l’acqua sporca, non fai altro che buttare il bambino.
    Non mi sorprende: sono i cosiddetti perfettini di sinistra come la buonanima di Lucio Magri o Bertinotti, quelli ai quali nulla va e andrà mai bene, il vero male dell’Italia.
    Continua così Vito, facci sognare, d’altronde, nel momento in cui tu scrivessi mai qualcosa di favorevole verso Zedda, Pigliaru e Renzi, saresti accusato dai tuoi ammiratori di aver preso un colpo di sole.

    • Questo blog è pieno di articoli a favore di Zedda e Pigliaru. Metto i link o te li cerchi da solo?

      • Benissimo: accetto la sfida.
        Fammi vedere gli ultimi 5 articoli su delibere prese rispettivamente da Zedda, Pigliaru e Renzi che hai trattato nel tuo blog. E i tuoi giudizi.
        Quindi: 5 su Zedda; 5 su Pigliaru e 5 su Renzi.
        Dopo di che: fammi leggere la tua opinione su essi. Ok?
        Vediamo di quante delibere tu hai scritto in modo favorevole. Zero virgola zero.
        Per iniziare: per quest’ultima su Zedda relativa all’ex Manifattura Tabacchi e sullo Stadio, la tua opinione è negativa. Vero Vito?
        Su Pigliaru che afferma l’inutilità di questo referendum del cavolo, facendo capire quanto sia inutile andare a votare, la tua opinione è negativa. Vero Vito?
        Non parliamo poi di Renzi: tu, da perfettino uomo di sinistra (??) lo critichi da sempre. Non solo: affermi che i vari Pigliaru e Zedda si comportano come servi di Renzi.
        Ma ti rendi conto a quale livello di intellighenzia inutile stai arrivando?
        A persone come te, e a tutta l’Armata Brancaleone populista che sta affermandosi in Italia, auguro una sola cosa: che al governo arrivi quel pagliaccio-ex comico genovese. Allora sì che mi divertirò pensando a voi tutti – non mi tocchetti che mi guastetti -.

        Attendo i tuoi giudizi sui tre che ho menzionato, Vito….seu abettendi…..

        • Caro Rebus,
          la sua aggressività fa tenerezza. Ho scritto a favore di Pigliaru e Zedda in piena campagna elettorale (come i numerosissimi post pubblicati su questo blog certificano), poi ho smesso in maniera graduale per motivi vari e argomentati (i post sono sempre qui). Non sono un perfettino uomo di sinistra, sono un giornalista che non ha mai nascosto le proprie idee. I miei giudizi su Zedda, Renzi e Pigliaru sono quello che sono, ma anche loro sono quello che sono. Su Renzi non ho mai avuto pregiudizi, sono anche andato a sentirlo alla Fiera e non mi fece una grande impressione (il post è sempre su questo blog). Che dire, non mi piace neanche Grillo (e anche su questo ho scritto molto). Dopodiché, neanche la minaccia di un arrivo del comico genovese al governo mi spaventa più visto che, in quanto ad aggressività nei confronti delle voci critiche, l’attuale centrosinistra non teme confronti. Quindi per quelli come me non cambierebbe molto (se non niente).

        • Francu says:

          Effettivamente hai scritto pure troppo a favore di Zedda e Pigliaru. Oh vito non di cumprendis nudda!

        • Gentilissimo Vito Biolchini, questa volta ti scrivo separatamente dal dialogo che abbiamo avuto per un semplice motivo: SEI STATO ECCEZIONALE NEL NON RISPONDERE ALLE DOMANDE CHE TI HO FATTE, confermando appieno che a parole siamo tutti bravi, ma quando si passa al contraddittorio diretto e si deve rispondere alle domande, ci si trova in difficoltà. E tu, Vito, francamente sei una grande delusione, perchè non rispondi a quanto ti ho chiesto.
          Perché non rispondi? Semplicemente perché non puoi replicare. Non hai argomenti. Ti trovi all’angolo.
          Ma giungiamo anche al lato comico: adesso tu mi vieni a raccontare, quasi dovessi discolparti da qualcosa, che hai parlato a favore di Zedda, Pigliaru e Renzi nella campagna elettorale!
          Ti rendi conto della sciocchezza che hai scritto?
          Scusa Vito, ma mi stai prendendo per i fondelli? Hai letto bene la domanda che ti ho fatta?
          Te la ripeto: dal momento in cui Zedda, Pigliaru e Renzi hanno iniziato il loro mandato, TU SEI STATO SEMPRE (always!) contro loro, qualunque delibera abbiano presa.
          E’ vero o non è vero, Vito?
          Sì, è vero, e lo sai benissimo.
          Ed allora, fermo restando che tu abbia i tuoi sacrosanti diritti di sparlare di loro, perché tenti di salvare il salvabile, di arrampicarti sugli specchi venendomi a raccontare di aver scritto molte cose positive sul loro operato?
          Insomma, Vito, perché vieni qui a raccontarmi balle?
          Te lo ripeto: fammi leggere i TUOI scritti che approvano definendoli positivi le delibere prese da Zedda, Pigliaru e Renzi dopo l’inizio del loro mandato.
          Fammele leggere, ti sfido!
          E tu mi hai raccontato ne ne hai scritte moltissime.
          Ma cosa credi, Vito, che io sia lo scemo di Pirri improvvisamente risorto?
          Comunque, detto fra noi, non m’importa nulla: continua a fare il Lucio Magri e continua a sparare a zero, come hai sempre fatto, contro i tre menzionati prima.
          Ma non venire a raccontare balle.
          Quelle raccontale ai boccaloni che ti credono.
          Buona serata.

        • Solo una precisazione: di Renzi non ho parlato mai bene, mai!

        • Ghostwriter says:

          Signor Rebus, io che sono sempre stato contro Renzi, Zedda e Pigliaru, perché pur considerando me stesso di Sinistra, non riconosco loro nella mia stessa area politica, ma più che altro soggetti della parte peggiore della DC-prima repubblica, mi sono trovato spesso in disaccordo col Biolchini, proprio perché, soprattutto inizialmente ha sostenuto Zedda e Pigliaru (Renzi invece non l’ha mai sopportato). Detto questo, posto in essere che, solo gli stolti non cambiano idea evidentemente ha ravvisato molte cose che in questi non andavano e da giornalista non al soldo di qualche immobiliarista con interessi vari ed eventuali (ogni riferimento a fatti o persone che abbiano sede in zona piazza l’Unione è puramente casuale) le ha riportate. Detto questo lei è arrivato qui a sbraitare e schiumare rabbia perché le sono stati toccati i suoi “idoli d’infanzia”, i suoi “spirito santo sceso in terra” attaccando personalmente la persona che ha scritto l’articolo, dimostrando di non avere alcun argomento valido per confutare quanto scritto. Se non è in grado di affrontare una discussione serie la invito nuovamente a riprendere in mano il “cioè”.

        • Signor Rebus. A lei non è ben chiara la differenza fra il tifo e la critica. Perciò il suo commento è un concentrato di rabbia. Sa perché la sinistra è in pessime condizioni? Non perché alcuni di noi hanno giustamente esercitato il diritto di critica, ma, al contrario, perché troppi si son turati il naso votando una classe dirigente inadeguata e votandola soltanto perché si autodefiniva di sinistra. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se il problema della sinistra fossero alcuni giornalisti rompicoglioni, avremmmo ancora qualche speranza. E invece abbiamo renzi, pigliaru, zedda e molti tifosi.

        • Ghostwriter says:

          Probabilmente la totale mancanza di argomentazioni a favore della sua squadra del cuore…ehm…dei suoi politici di riferimento la porta ad avere questa arroganza e questa aggressività. Se poi a lei piacciono i po***ni intellettuali per i suddetti può sempre leggere l’Unità, che senza alcun rispetto per la memoria del suo fondatore è stata trasformata nel “Cioè” del PD.

  6. Ghostwriter says:

    Dore a proposito di questi stessi post, aggiunge una cosa abbastanza pesante, ovvero che il consiglio comunale si apprestava a votare in favore di un provvedimento che non era stato concesso a Cellino nelle stesse modalità. Ciò vuol dire che non si è mai trattato di gestione pubblica ma di gestione personalistica del bene pubblico. Cellino sappiamo tutti bene chi è, ma se come pare il progetto che ha presentato è lo stesso di Giulini evidentemente tutta questa trasparenza di cui si vanta (è molto bravo a vantarsi di cose che non esistono o che non sarebbero a lui attribuibili questo sindaco) non esiste.
    L’ex manifattura è in realtà una scatola vuota. E’ stata rifatta la facciata, ma l’interno è ancora in condizioni di indisponibilità. Provate a chiedere di entrare per una visita, vi si sbarrerà davanti la guardia giurata che ufficialmente vi dirà che non si può entrare per un qualche motivo burocratico e ufficiosamente vi dirà che l’interno è inagibile.
    E’ chiaro, almeno a chi non ha il prosciutto sugli occhi che questa celerità è frutto dell’ansia da elezioni. E’ chiaro che 5 anni di assoluta approssimazione e navigazione a vista (e a caso) nei sondaggi interni a via Puccini e via Emilia qualcosa abbiano smosso.

    P.S.: ma l'”amico” Luca Silvestrone che fine ha fatto?

  7. Marco M. C. says:

    Concordo su tutto; l’area perimetrale dello stadio era molto frequentata negli anni 90: si andava a correre e/o fare esercizi di ginnastica. Quando venne realizzata una ulteriore chiusura del perimetro orientale iniziò ad essere meno agevole ed appetibile e a poco a poco i cagliaritani iniziarono a cercare altri spazi dove praticare il running.
    Abbandonato fino a ieri, oggi – a due mesi dal voto – si gettano le basi per un investimento da 60 mln di cui 10 a carico del Comune? Mah!
    Sardegna Ricerche: ci si rende conto del fatto che molti operatori hanno investito in città centinaia di migliaia di euro per creare spazi di coworking, in centro e che si rischia di fare concorrenza sleale?

  8. Francu says:

    ovviamente prima, e giustamente c’era da far fuori l’osceno Cellino. Però il progetto così non va bene. C’è spazio per modifiche che propone Dore o è già tardi?

  9. Carlo A. Borghi says:

    caro Vito, negli anni Settanta le azioni controculturali si manifestavano al grido di “l’immaginazione al potere!” Ora, dopo quarant’anni di riduzionismi, è il Potere stesso che si insedia d’imperio dove gli pare al grido di “l’innovazione al potere” e così va da sé e fa per sé,
    confidando sul fatto che tutti si adeguino sperando in prebende.
    Succede questo a Cagliari nel grande corpo di fabbrica dell’ex Manifattura. La definizione di fabbrica della creatività, distillata al tempo dei Festarch, di suo non è un granché, eppure un esile segnale di fumo di ex sigari e sigarette, l’aveva emesso nell’aere sopra la città.
    Sarebbe stato meglio parlare di fabbrica dell’imprevedibilità, dato che l’esperienza di pensare e fare Cultura si nutre di imponderabilità nella creazione di gesti, azioni e oggetti, ideati e sagomati ad arte di tutte le arti.
    Se lasciate da sole, l’innovazione e la ricerca, restano forme di astrazione separate e sganciate dalla materia maneggiata da chi crea e fabbrica Cultura.
    Sardegna Ricerche e CRS4 hanno già il loro “posto delle fragole” tecnologico, quindi perché prendere casa anche in città tra le mura dell’ex Manifattura?
    Oltretutto, nessuno della Regione Sarda e del Comune di Cagliari, ha chiesto il parere delle due palme, storiche e arteologiche custodi della Manifattura stessa. Parlo di Paloma e Palmira, titolari dell’ex Cineteatro Due Palme, le quali contavano di diventare muse cittadine di tutte le arti possibili – e anche di quelle imprevedibili e al momento impensabili – nell’ex Manifattura Tabacchi e generi (coloniali) e culturali.
    Caro Vito, questo è un invito alla mobilitazione contro un tentativo di vampirizzazione verso un luogo della vita, del lavoro e della cultura.
    Secondo me.

  10. Caro Vito,

    commentando questo tuo vecchio post del 2012 (http://www.vitobiolchini.it/2012/09/22/buffonata-cellino-tifosi-contro-la-roma-venite-lo-stesso-a-is-arenas-peccato-che-lo-stadio-sia-inagibile/), in maniera estremamente fantasiosa, immaginavo un futuro in cui Massimo Cellino vendeva il Cagliari a un petroliere arabo a cui avrebbero concesso non solo di costruire uno stadio da centomila posti ma addirittura una mini Dubai al posto del quartiere Sant’Elia.

    Ora, la mia fantasia era esagerata e Giulini non è un petroliere arabo ma in realtà Zedda è stato coerente con la posizione tenuta in campagna elettorale fino a che a guidare il Cagliari c’era Massimo Cellino. Cos’è cambiato ora che il Cagliari è di Giulini?

    Tra l’altro il progetto proposto dall’ex leader Massimo, sempre respinto sin dai tempi della seconda giunta Floris, non prevedeva negozi all’interno dello stadio e nemmeno alcun esborso di soldi pubblici per la realizzazione, cosa che invece prevede il progetto attuale. Ribadisco: cos’è cambiato ora che il Cagliari è di Giulini?

    Saluti,

    M.

  11. Giampaolo Marchi says:

    Il Sant’Elia , a costo di riproduzione deprezzato vale tra i 25 ed i 30 milioni di euro.
    Sette ettari di parcheggi ed i sottoservizi (asfalto, illuminazione, reti idriche e fognarie, acque bianche…..) valgono 15 milioni di euro.
    Demolire lo stadio e smaltire il tutto costa tra i 5 ed i 10 milioni di euro.
    Sette ettari di terreno, con un indice di 5 mc/mq valgono cautelativamente (a 200 euro al mc) 70 milioni di euro.
    Si arriva ad un totale di circa 120. milioni di euro.

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