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Trenta radio sarde scrivono a Pigliaru: “Legge tradita, perché la Regione vuol farci morire?”

Radio

 

Da ormai quasi vent’anni la radio è il mio lavoro e penso di conoscere il settore abbastanza a fondo per dire che mai come in questo ultimo periodo l’assoluta assenza di politiche di sostegno da parte della Regione sta generando un disastro dal quale sarà difficile riprendersi.

Non è dunque un caso che trenta delle cinquanta radio che trasmettono nell’isola si sono ora riunite nel Coordinamento Radio Indipendenti Sarde, con lo scopo di contrastare il disegno della giunta Pigliaru di dirottare unicamente sulle tv le risorse stanziate dalla legge 22 sull’editoria.

La decisione è già sconcertante di per sé; ma se ci aggiungete che l’assessore Firino, che di sua spontanea volontà qualche mese fa aveva aperto la discussione per riscrivere la legge, ha poi ignorato tutte le proposte di integrazione e modifica arrivate dalle imprese radiofoniche e ha consentito questo trattamento di assoluta disparità tra radio e tv, il quadro è completo.

Malafede? Ignoranza? Incapacità politica? Volontà di tenersi buoni i soliti editori? Non mi interessa: quello che so è che per l’ennesima volta questo esecutivo di centrosinistra, quando si tratta di cultura, informazione e spettacolo, sa fare solo danni.

Di seguito trovate il comunicato che il Comitato ha inviato agli organi di stampa e agli esponenti politici regionali e la nota redatta dall’Assostampa, il sindacato unitario dei giornalisti. Intanto in trenta radio sta passando da giorni uno spot che denuncia la situazione generata dalla giunta Pigliaru.

 

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Coordinamento delle Radio Indipendenti Sarde

COMUNICATO STAMPA del 24/11/2015

Questo Coordinamento riunisce un’ampia rappresentanza delle radio indipendenti che operano in Sardegna. Si è costituito il 13 novembre e già vede in campo numerose emittenti distribuite su tutto il territorio regionale (vedi elenco) che dalla scorsa settimana sono impegnate in una campagna a reti unificate. A unirci è la forte preoccupazione per le recenti disposizioni della  “Legge Regionale n 3 del 12 gennaio 2015 . Interventi a favore delle Emittenti televisive locali. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 3 luglio 1998, n.22”. Un provvedimento che ha tradito il senso e le finalità di una legge sull’editoria votata a sostenere l’articolato sistema dei media, concentrando l’intevento della Regione su un unico mezzo di comunicazione, tanto da diventare (persino nel titolo!) una legge sulla televisione.

Le radio vengono completamente dimenticate, escluse, tagliate fuori dagli interventi previsti dal provvedimento regionale. E questo avviene in un momento particolarmente delicato per la sopravvivenza delle imprese radiofoniche indipendenti che operano nel territorio della Sardegna. Costrette a fronteggiare ogni giorno gli effetti provocati della contrazione del mercato pubblicitario e dall’aumentata incidenza dei già gravosi oneri di gestione. Difficoltà che, se non affrontate tempestivamente e adeguatamente, rischiano di mettere a repentaglio non solo gli attuali livelli occupativi, ma anche la sopravvivenza di gran parte delle emittenti radiofoniche locali e quindi il necessario pluralismo nel mondo della comunicazione in Sardegna.

Le radio locali sarde rappresentano un’importante risorsa per tutta l’isola. La loro storia ultradecennale, il tradizionale radicamento nel tessuto sociale e economico della Sardegna, la vivacità e originalità dei contenuti proposti, la loro insostituibile capacità di dare voce a istanze altrimenti dimenticate, ne fanno un irrinunciabile punto di riferimento per cittadini e istituzioni. Ciononostante, da parte della Regione questa realtà è stata non solo dimenticata ma anche fortemente danneggiata dalle recenti modifiche alla legge 22. In questi mesi abbiamo incontrato più volte l’assessore regionale alla Cultura, Claudia Firino, al quale sono state presentate una serie di proposte di integrazione, riequilibrio e modifica del provvedimento in discussione, che sono state però ripetutamente ignorate.

Il risultato è una legge per l’editoria che di fatto relega ai margini quello che secondo autorevoli indagini di mercato si conferma come il più dinamico, vivace e moderno dei media: secondo la recente ricerca Gfk-Eurisko, in Italia la radio è oggi il canale “più utilizzato” (84%della popolazione) ed il  “più credibile”, quello che ha saputo meglio affrontare la sfida dell’innovazione, confermando un trend in continua crescita ( +7.5 secondo gli ultimi dati Nielsen).

Di questo ruolo strategico della radio in uno scenario dei media in continua evoluzione la Regione sembra non essersi accorta. Le 50 imprese radiofoniche indipendenti che ogni giorno in Sardegna parlano con oltre un milione di sardi, che producono notiziari, contenuti di approfondimento, danno voce alle comunità locali, assicurando come imprese un lavoro a oltre 300 dipendenti e ad almeno un migliaio di collaboratori, vengono di fatto escluse da qualunque forma di sostegno regionale: gli investimenti in pubblicità istituzionale e sponsorizzazioni sono concentrati unicamente su giornali e tv. E persino i contributi per la produzione di programmi informativi ed editoriali (art. 24 bis della nuova legge) sono riservati in via esclusiva alle televisioni. Un caso emblematico è quello relativo ai contributi di recente assegnati dalla Regione per la produzione di programmi e notiziari in lingua sarda: 100 mila euro per tutte le radio della Sardegna, 2,4 milioni di euro (24 volte tanto!) alle tv con copertura superiore al 60% del territorio regionale.

È legittimo chiedersi se e in che modo l’Amministrazione regionale intenda sostenere i livelli occupazionali e la capacità produttiva di un importante comparto dell’editoria e dell’informazione come quello della radiofonia locale (peraltro interessato a breve da un oneroso passaggio alla trasmissione in digitale) e come si intenda tutelare il presidio di pluralismo e di libera informazione  rappresentato dalle decine di stazioni radio diffuse nel territorio dell’intera Sardegna.

Quale primo passo concreto, le imprese rappresentate in questo Coordinamento delle Radio Indipendenti Sarde chiedono al Presidente della Giunta Regionale e al Presidente del Consiglio Regionale un incontro urgente per valutare la possibilità di adottare in tempi brevissimi un provvedimento di sostegno del settore dell’emittenza radiofonica e di riequilibrio della legge regionale n. 3/15, purtroppo varata a esclusivo vantaggio delle emittenti televisive.

Il Coordinamento delle Radio Indipendenti Sarde chiede quindi alle istituzioni regionali preposte che venga al più presto commissionato uno studio di settore serio e approfondito sul gradimento, la penetrazione e l’utilizzo dei media in Sardegna. Auspicando che una tale indagine venga realizzata e sollecitando su questo un urgente intervento da parte dell’organismo di controllo sui mezzi di comunicazione (Corecom), i firmatari di questo documento chiedono anche l’avvio di un ampio confronto che porti alla definizione di una legge regionale per l’editoria equilibrata, giusta e moderna, ispirata a reali criteri di equità e di trasparenza, capace di incidere e di creare positive ricadute anche in termini occupazionali in un settore chiave della nostra vita culturale e sociale.

Nel frattempo, da alcuni giorni ha preso il via sulle nostre radio una campagna di sensibilizzazione e di protesta contro la nuova legge regionale per l’editoria. Una serie di spot vanno in onda a reti su tutte le emittenti che aderiscono all’iniziativa. Successivamente saranno annunciate altre azioni di lotta, che comprenderanno dirette a reti unificate, campagne coordinate sui social network (che le radio utilizzano da anni in modo creativo e dinamico, quale ideale estensione del proprio canale di dialogo con gli ascoltatori) e altre attività di comunicazione, per raccontare ai cittadini sardi che amano la radio e che ogni giorno ascoltano i nostri programmi il tormentato percorso di revisione di questa importante legge regionale sui mezzi di informazione e comunicazione, quale essenziale momento di pluralismo e di democrazia.

 

Coordinamento delle Radio Indipendenti Sarde

Nella tabella l’elenco delle emittenti locali che ad oggi aderiscono al Coordinamento e stanno partecipando alla campagna di sensibilizzazione a reti unificate.

1 LATTEMIELE Sassari / Cagliari
2 RADIO ZERO Sassari
3 MONDO RADIO LOVE FM Sassari
4 RADIO CUORE Oristano
5 RADIO GOLFO DEGLI ANGELI Quartu
6 RADIO IGLESIAS Iglesias
7 PRIMA RADIO IGLESIAS Iglesias
8 RADIO LUNA CARBONIA Carbonia
9 RADIO MACOMER CENTRALE Macomer
10 RADIO RAMA SOUND Tortolì
11 RADIO STELLA TORTOLI’ Totoli
12 RADIO STUDIO 2000 Terralba / Oristano
13 RADIO ORISTANO ST. 2000 VINTAGE Terralba / Oristano
14 RADIO VENERE Sassari
15 RADIO VENERE 2 Sassari
16 RADIO X Cagliari
17 STUDIO ONE Cagliari
18 RADIO BARBAGIA Nuoro
19 RADIO IN SANT’ANTIOCO Sant’Antioco
20 RADIO ARCOBALENO
21 RADIO DEL GOLFO P.TO TORRES Porto Torres
22 RADIO INTERNAZIONALE Olbia
23 STUDIO 96 Cagliari
24 SUPERSOUND Guspini
25 RADIO PLANARGIA Bosa
26 RADIO NOVA Sennori
27 RADIO NUORO CENTRALE Nuoro
28 RADIO LA VOCE Muravera
29 RADIO KALARITANA Cagliari

***

Comunicato dell’Associazione della Stampa Sarda

Le radio sarde sono molte, coraggiose e preziose per il pluralismo. Eppure sono lasciate sole, tanto nel loro impegno per informare i sardi quanto nella lotta per non sacrificare posti di lavoro. La Regione, che ha destinato a questo settore un ventiquattresimo di quanto sta dando alle tv locali, ha il dovere democratico di intervenire, per difendere dalla crisi chi ogni giorno aiuta a crescere l’opinione pubblica isolana. L’Assostampa è accanto alle radio sarde: non vogliamo vivere in un’isola silenziosa.

 

9 Commenti

  1. Luca Carta Escana says:

    Volontà di persistere nella sospensione della democrazia in Sardigna. In linea con la legge elettorale in vigore: sbarramento al 10%, unico Paese al mondo assieme alla Turchia. A quando un blitz presso le Trenta radio al fine di cacciarne i dipendenti, prenderne possesso e silenziarle una ad una? Dice bene chi fa notare la ventina mancante, che non si schiera perché le sta bene così. Ed invece Viva le Radio Indipendenti Sarde; vivano a lungo cun passièntzia e coraggiu.

  2. Lantanio says:

    Pigliaru è una tragedia…La firino va scritta in minuscolo….

  3. Alberto says:

    La regione Sardegna sta facendo morire tutto, dalla radiofonia all’agricoltura, alla pastorizia alla cultura e spettacolo … Mi sembra che l’unica cosa che non voglia far morire è l’immenso apparato burocratico funzionale solo a se stesso !

  4. Forza Larry says:

    Caro Vito, per il 95% della mia giornata ascolto le radio. Già da qualche anno mi mancano i programmi della vecchia Radio Press, mi mancano gli approfondimenti di Paola e Alberto su Radiolina, mi mancano i radiogiornali, sento le voci dei colleghi spegnersi…sento i territori che si spengono.
    Vorrei solo sapere il perchè di queste scelte scellerate….a chi fa comodo?
    All’unica TV big della Sardegna? Alla “ri-nascente” Sardegna Uno?
    Non credo siano così miopi. Credo che ci sia solo menefreghismo e pura e semplice incapacità dell’Assessore e della Giunta.
    Perchè a questo Esecutivo, della Comunicazione, della divulgazione, della popolazione e dei territori….non fotte nulla.
    Pigliaru e Paci lo ripetono ogni giorni: non abbiamo rendite di potere, non abbiamo voti da gestire e questi facciamo ciò che vogliamo.
    E va bene: abbiamo sbagliato. Mi pento di ciò che ho fatto: di aver dato il voto a questa banda di sciagurati.
    Stanno mettendo mattoncino dopo mattoncino..stanno costruendo la vittoria di Mommotti..che arriverà già alle prossime Amministrative,
    Peccato…ci avevamo creduto.,…ma forse era meglio Ugo o addirittura la Barracciu.

  5. Ed io sono al vostro fianco

  6. Caro Vito, non dimentichiamo anche gli spazi riservati alle compagnie teatrali, sempre meno e senza soldi. Purtroppo dove c’è cultura non c’è regione, comune…

  7. Mi permetto di scrivere un commento, del tutto personale. Anche io sono nell’emittenza radiofonica da diversi anni (il mio curriculum è visionabile sul web nelle modalità più opportune). Trenta radio fanno fronte comune su cinquanta che esistono in tutta la Sardegna. Questo significa che poco più di metà delle radio ha deciso di fare fronte comune. L’altra metà ha deciso di non opporsi o imporsi. A parer mio questo è un grosso problema. O tutti o nessuno. Altrimenti che senso ha alzare la voce per farsi rispettare dalla Regione? Alla fine non cambierà nulla…..ma mi auguro vivamente di sbagliare.

  8. sergio says:

    Ma perchè, esistono ‘LE’ TV locali? e in quanti le guardano? Io ero fermo a Videollinna. Misteri del pareggio di bilancio o c’è dell’altro?

  9. Fourthciucciu says:

    Ascolto solo Radio Maria, amen.

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