Cagliari / Elezioni comunali a Cagliari 2016 / Politica / Sardegna

Elezioni comunali a Cagliari, è il momento di rompere gli schemi

Municipio

Cagliari, il cortile del Municipio (foto Olliera)

“Senza il Pd non si governa” ha detto ieri all’Unità il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Dimentico che in Sardegna, nella vicina Quartu, è proprio il Pd ad avere battuto ogni record mondiale di ingovernabilità, nell’unico centro dove peraltro il partito era riuscito miracolosamente a vincere le elezioni e a non subire le batoste conosciute a Porto Torres, Tempio, La Maddalena, Nuoro e Sestu.

Quindi di cosa stiamo parlando?

È chiaro che quella di Zedda non è una preoccupazione politica ma strettamente personale. Tutta la dirigenza del partito di Vendola deve infatti trovare un modo per non essere spazzata via, da una parte dagli elettori (e chi lo vota più Sel?), dall’altra dal Pd renziano (di cui Sel è all’opposizione in parlamento).

Bocciata dall’elettorato perché incapace di incarnare gli ideali della sinistra attraverso un progetto coraggioso e originale, tutta la dirigenza italiana della sinistra ora si sta dunque producendo in un gioco di inverosimili contorsioni per provare a farsi imbarcare dal Pd di Renzi, senza che questo appaia per quello che è: una straordinaria operazione di opportunismo.

I risultati sono esilaranti. Chiamato a dare una valutazione della terrificante riforma del Senato, Zedda risponde tappandosi occhi, orecchie e bocca: “Mi sento un po’ distante dalla politica nazionale… Non mi appassiona la discussione sul numero dei senatori…”.

Sdraiato sulle posizioni del Pd renziano, il sindaco di Cagliari forse riuscirà anche a strappare la ricandidatura e a farsi sostenere dal Pd. Ma al caro prezzo di sottostare alle logiche romane del sottopotere, di mostrarsi docile davanti allo strabordante Renzi.

Quella del sindaco di Cagliari appare quindi come una mossa disperata, visto che, come ha spiegato bene D’Alema nell’intervista al Corriere di qualche giorno fa, “una parte degli elettori di sinistra hanno rotto con il Pd, e difficilmente il Pd li potrà recuperare”. Anche perché quella legge della convenienza che “a destra funziona, a sinistra no. A sinistra è più forte la legge della convinzione”.

A Cagliari, Zedda Sel e il Pd stanno seguendo la strada della convenienza. Ma la città merita di più.

A questo punto forse è meglio lasciare questa sedicente sinistra e il Pd a dibattersi come pesci senza ossigeno nelle acque bassissime in cui navigano e accettare la regola sulla quale proprio Matteo Renzi sta fondando la sua fortuna politica: non esistono più schemi. Se il Pd governa con Alfano e Verdini e concorda la gestione della Rai con Berlusconi significa che ci sono i margini perché all’interno di un “liberi tutti” si costituiscano nuove alleanze e nuovi progetti di governo. Ovviamente in maniera trasparente e intelligente.

Anche a Cagliari è arrivato il momento dunque di tentare di rompere gli schemi tradizionali e di provare a costruirne altri, basati su alcuni punti cardine intorno ai quali si potrebbe immaginare di raggruppare una coalizione plurale, ricca di tante sensibilità e provenienze, capace di confrontarsi sui problemi concreti sulla base di alcuni valori condivisi.

Il primo punto a mio avviso dovrebbe essere quello dell’indipendenza delle scelte dalle logiche dei partiti italiani. La nuova amministrazione cagliaritana deve rendere conto delle sue azioni solo alla comunità dei sardi e non può essere minimamente condizionata nelle sue scelte dai fragili equilibri romani. Leggere Gennaro Migliore che, polemizzando con Civati, solo per la propria convenienza parla di Tuvixeddu è patetico.

Il secondo punto riguarda il lavoro. Come ha efficacemente dimostrato il consigliere comunale di Sardegna Sovrana Enrico Lobina, l’amministrazione Zedda non è riuscita a creare le precondizioni perché le imprese potessero sviluppare le grandi potenzialità che la città offre. Il fallimento in alcuni casi è stato totale (basti pensare al Teatro Lirico o al Parco del Molentargius). Il lavoro deve essere alla base di ogni progetto politico di rilancio della città e l’amministrazione può lavorare seriamente perché le imprese possano investire. Oggi comitive di turisti trovano l’Anfiteatro romano chiuso e l’assessorato alla cultura dà a riguardo risposte inverosimili.

Il terzo punto potrebbe riguardare la solidarietà. Cagliari deve rivedere profondamente i meccanismi che hanno finora consentito di erogare ogni anno decine e decine di milioni di euro per le classi più svantaggiate, senza che questo abbia minimamente diminuito le disuguaglianze. Serve inoltre una nuova politica della casa e un approccio innovativo alla presenza dei migranti, destinata nei prossimi anni a crescere e a dunque a costituire per la città una opportunità di sviluppo.

Indipendenza nelle scelte, lavoro, solidarietà: questi sono le prime idee guida che a mio avviso potrebbero favorire la nascita di una coalizione plurale in grado di candidarsi a governare la città. Ma è chiaro che da un lavoro di confronto e di sintesi politica, di idee guida verrebbero fuori anche altre, non meno importanti.

Centrodestra prima e centrosinistra dopo hanno ingessato la città, consegnando a classi politiche inadeguate, attente più ad entrare in sintonia con i rispettivi schieramenti italiani che non con le esigenze dei cittadini, l’amministrazione della capitale della Sardegna.

Ora Cagliari è ad un bivio: se non percorre strade originali, ciò che è avvenuto a Quartu potrebbe replicarsi anche qui. Ovvero un disastro.

 

Tags: , , , , , , ,

12 Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.