Cagliari / Cultura

Dieci domande su San Francesco di Stampace: tutto bello, ma l’autorizzazione della soprintendenza dov’è?

Interno

Il cantiere aperto nel complesso monumentale di San Francesco di Stampace a Cagliari (foto Olliera)

San Francesco di Stampace, un gioiello medievale abbandonato da decenni nel cuore di Cagliari, in via Mameli, ad un passo dal Largo Carlo Felice. Doveva essere una chiesa molto bella, con i retabli della bottega dei Cavaro (ora conservati alla Pinacoteca nazionale alla Cittadella dei Musei) e quell’ambone da cui l’imperatore Carlo V, in visita a Cagliari nel 1535, seguì la messa (lo trovate nell’atrio della vicina chiesa di San Michele). Della struttura religiosa duecentesca oggi resta un grande chiostro, con alcuni locali che negli anni sono stati caserma, sede di tipografia, magazzini, perfino sezione politica (dei sardisti), spazi ben restaurati nel 2003.

Volte

La foto è tratta dal libro ‪”Antiche ferite e nuovi significati. Permanenze e trasformazioni nella città storica”, atti del Seminario svoltosi a Cagliari nel 2007. Il saggio sul complesso conventuale di San Francesco di Stampace è scritto da Antonio Tramontin

Da qualche settimana a San Francesco di Stampace sono entrati nel vivo i lavori di recupero del complesso monumentale. Li sta portando avanti la Fondazione Scano-Lecca. Della Fondazione sulla rete non c’è traccia (quando è stata istituita? Da chi? Con quali finalità? Con quali risorse?) ma dei due titolari sì. Marito e moglie, i sanluresi Carlo Luigi Scano e la moglie Francesca Lecca, sono titolari della società Colors, proprietaria del grande palazzo della Rinascente, acquistato nel 2001.

Non a caso la Rinascente campeggia, a mo’ di stemma familiare, nel pannello esplicativo dell’intervento, che si fregia anche dello stemma della municipalità di Cagliari e del logo di “Capitale Italiana della cultura 2015”.

 

Fondazione

Carlo Scano è un immobiliarista molto conosciuto in città. Aveva comprato e rivenduto la sede dell’ex Banca Commerciale (anche quella nel Largo). E poi è amico di Renato Soru e forse anche qualcosa di più, visto che fu l’ex presidente della Regione a convincerlo, tra le altre cose, ad imbarcarsi nella disastrosa avventura editoriale che prese il nome di Sardegna 24, e addirittura ad entrare nel consiglio di amministrazione dell’Unità.

L’iniziativa forse più ambiziosa che vede Scano protagonista è però quella relativa al recupero delle ex ferriere di Elmas.

A San Francesco di Stampace per fortuna il business non c’entra nulla, c’è di mezzo una fondazione con un chiaro intento benefico: realizzare “gratuitamente per la città” (così si legge nel pannello) un museo di arte contemporanea laddove per decenni ci sono stati solo “ruderi”: bello. Ma poi nel progetto spuntano anche un bookshop (quindi una libreria, cioè un esercizio commerciale), una foresteria (cioè una specie di piccolo albergo, immaginiamo) e un ristorante (perché in zona non ce ne sono). Questo grazie a “nuovi volumi” (avete capito bene) che, come si legge in un articolo pubblicato un anno fa da CagliariPad

verranno ricostruiti (“filologicamente”, dopo lo studio delle vecchie carte e delle tracce ancora presenti, assicurano i proponenti) al di sopra delle antiche strutture.

Domanda numero uno: poco più di un anno fa l’amministrazione cittadina di centrosinistra ha dato il via libera all’intervento, ma come ha potuto farlo se manca il piano particolareggiato del centro storico? La stessa domanda se la fece grosso modo il Gruppo di Intervento Giuridico. Ma io voglio essere più preciso, e cioè: com’è possibile che senza uno strumento di pianificazione urbanistica sia possibile immaginare non solo di intervenire in chiave conservativa su uno spazio così delicato ma addirittura di prevedere la costruzione di nuovi volumi?

Sempre nell’articolo di CagliarIpad fa si legge che la Soprintendenza ha dato il via libera al progetto, con

un sì condizionato da alcune prescrizioni messe nero su bianco in sede di conferenza di servizi per il piano di recupero.

Ora, domanda numero due: questi sono i due pannelli del cantiere, mi dite dov’è riportato il numero della autorizzazione rilasciata della Soprintendenza?

 

concessione comune

pannello

Scusate, forse può sembrare una inezia ma io ricordo bene che cinque anni fa l’amministrazione del capoluogo (allora governato dal centrodestra) per favorire il complesso immobilizzare di piazza Santa Gilla del costruttore ed editore del gruppo Unione Sarda Sergio Zuncheddu, diede il via libera alla realizzazione di una rotonda tra viale Trento e viale Trieste, proprio a ridosso dell’antica colonna daziaria. Qualcuno fece qualche domanda, qualcun altro si mobilitò e così si scoprì che la soprintendenza alla fine non aveva autorizzato un bel niente e la rotonda non fu mai realizzata.

Per cui, dov’è il permesso con cui la soprintendenza autorizza l’intervento in una zona archeologica e peraltro dichiarata nel 1934 “monumento nazionale”, quindi iper vincolata e iper tutelata?

Queste domande mi sono venute in mente dopo aver letto domenica scorsa sull’Unione Sarda (ma lo trovate anche su Sardegnasoprattutto) l’intervento di due intellettuali come l’archeologa Maria Antonietta Mongiu (ex assessore regionale alla cultura e oggi anche presidente regionale del Fai) e lo storico dell’arte Franco Masala, due esimi studiosi della città di Cagliari, eredi in questo loro impegno civile di giganti come Giovanni Lilliu e di Antonio Romagnino.

Scrivono Mongiu e Masala:

Nel 1985 i Francescani (…) diedero vita al Comitato S. Francesco di Stampace con la finalità di “tutelare le reliquie architettoniche del Monumento allo scopo di favorire la rinascita di un centro di cultura con museo delle opere d’arte già della Chiesa, e di Spiritualità con la presenza dei Frati Minori Conventuali là ove, per sei secoli, ha operato la comunità francescana di Cagliari”.

E ancora:

Nel 2008 la Regione Sardegna stava per acquisire da un privato il chiostro e le sue pertinenze per realizzare finalmente quel progetto. Finita la XIII Legislatura quel percorso virtuoso fu interrotto ed un altro privato lo ha acquistato senza che ci sia stata nessuna richiesta di prelazione da parte di soggetti pubblici – Stato, Regione, Comune – come la legge ed il buon senso avrebbero richiesto.

Domande numero tre: perché le amministrazioni pubbliche non hanno esercitato il diritto di prelazione e lasciato che un privato acquistasse un monumento nazionale? Chi ha bloccato il processo in corso?

Sempre CagliarIpad in un articolo uscito il 17 febbraio 2013, ci informava che sarebbero bastati meno di due milioni di euro per dar corso all’espropriazione del bene. Domanda numero quattro: perché l’amministrazione Zedda ha lasciato cadere questa ipotesi? Non solo: nel progetto di cui il giornale dà conto due anni fa era chiara l’intenzione di realizzare, all’interno del complesso monumentale, anche una abitazione privata: questa ipotesi è confermata? (questa è la quinta domanda).

Gli studiosi continuano:

Se ci fosse la volontà di una vera tutela del patrimonio culturale della città e della Sardegna la Regione sarebbe sempre in tempo ad interrompere quanto sta accadendo, ad acquisire lo spazio, ad attuare un restauro esclusivamente manuntetivo e, finalmente, a riportare i bellissimi retabli nel luogo che è stata loro casa fino a metà dell’Ottocento. Altre soluzioni, più o meno stravaganti e pasticciate, sono del tutto irrispettose dei luoghi e delle norme.

Domanda sei: siamo veramente ancora in tempo per interrompere quanto sta accadendo ed evitare che un monumento nazionale, con il pretesto di diventare un museo di arte contemporanea (gestito da chi? E con quali opere? Domande fuori dalla lista ufficiale delle domande, pura curiosità) sia oggetto di quella che a me sembra una evidente operazione commerciale?

Le norme, appunto: si stanno rispettando? (domanda sette) Il Comune di Cagliari non ha niente da dire, niente da chiedere alla luce di una denuncia precisa e circostanziata come quella fatta da Maria Antonietta Mongiu e Franco Masala? (domanda otto) E il Pd del segretario regionale Renato Soru, che della tutela dei beni identitari negli anni della sua presidenza ha fatto un cavallo di battaglia (e San Francesco di Stampace racconta sette secoli di storia cagliaritana) non ha niente da dire? (domanda nove).

Poi per carità, a vedere il rendering il progetto (realizzato dallo studio di Antonello Cabras) è anche molto bello.

Ma qui non stiamo parlando della volontà di un imprenditore illuminato di regalare alla città nientemeno che un museo ma della capacità delle istituzioni pubbliche di difendere senza alcun cedimento e in assoluta trasparenza un monumento importante per la storia di Cagliari e della Sardegna come San Francesco di Stampace.

Conclusione: l’appello di Mongiu e Masala non può restare inascoltato. C’è qualcuno che lo vuole raccogliere?

Domanda dieci. Fine delle domande. Per oggi.

 

18 Commenti

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  2. Luca Carta Escana says:

    ”e un ristorante (perché in zona non ce ne sono).”

    Ahahah!

  3. Arianna says:

    Ma devono venire 4 Sanluresi a decidere dei monumenti in Casteddu City? Inventandosi Fondazioni!
    Ma ta si pensanta chi seusu scimprusu?
    Fate una bella ristrutturazione al vostro castello in bidda e statevene lì a guardarvelo seduti al bar di fronte a bervi una birretta.
    Cameriereeeeeee, ci porti anche una gazzosina!

  4. Kitano says:

    Ma lasciamola lavorare in pace questa benedetta soprintendenza, già oggi l’ennesimo articolo assurdo de L’Unione su Monteprama, che stranamente risulta non abilitato al commento: il solito giochetto per invasare ancor di più gli stolti. Ormai tutti archeologi e storici dell’arte contro i soprusi dei vari uffici MiBAC.

  5. Giuseppe says:

    Il rendering è diventato l’arma tecnologica per convincere e illudere politici sempliciotti e grande pubblico (che in genere non hanno conoscenze tecniche) della bontà e qualità dei progetti che vengono presentati. Per avere un’idea di come era e come sarebbe potuto tornare a essere il chiostro di San Francesco si può visitare quello di San Domenico che, pur distrutto al 70% dai bombardamenti (cioè ne restò integro molto meno di ciò che resta del chiostro di San Francesco), fu restaurato e in parte ricostruito ma senza ristoranti e botteghe varie. Alle prime dieci domande ne aggiungo un’undicesima: chi autorizzò e con quale motivazione l’installazione degli ulivi ben tre anni prima (circa) della pur velocissima e insolitamente sollecita conferenza dei servizi dell’anno scorso (che a ridosso del sacro ferragosto emanò gli atti autorizzativi del caso)?

    • francesca says:

      ma quindi è autorizzato? se parli di conferenza dei servizi

      • Sono a Cagliari, in via Mameli, ora 9.52, e di ulivi installati non ne vedo! Sono dentro delle grosse fitocelle (credo si chiamino così) ma non sono inseriti nel terreno.

  6. Francesca says:

    La tutela dei monumenti non passa per l acquisizione al patrimonio pubblico. Non c é bisogno. Le soprintendenze hanno gli strumenti normativi per controllare e indirizzare la propieta privata.

    • Vero. Però un’amministrazione deve spiegare perché non lo fa se ne ha la possibilità. Qui invece il silenzio è stato totale.

      • Francesca says:

        Una risposta mi sento di darla io. Se in Italia si acquistassero tutti i beni culturali e gli enti pubblici si dovessero caricare i costi di manutenzione e sistemazione di tutti i beni saremo alla bancarotta. Possiamo invece chiedere di potenziare i poteri degli enti di tutela nel controllo anche del privato. Va bene verificare se il progetto é autodizzato, tra l altro un progetto da voi definito bello, ma mi fermerei li. Se il comune ha soldi, ma ne dubito, non é meglio che investa in altri siti non destinatari di nessuna attenzione, ne pubblixa ne privata

  7. Leonida says:

    Ma come è mai possibile che nessuno intervenga , che a nessuno venga in mente di chiarire i ruoli dei personaggi che ruotano intorno a questi grandi affari immobiliari qualcuno dice che il dr scano sia un prestanome
    Qualcuno dice che dopo l’acquisto della rinascente stia procedendo alla sua ristrutturazione per realizzare un mega hotel
    Ma tutte queste risorse finanziarie come son state generate ? Sicuramente con importanti attività
    imprenditoriali che hanno reso molto, ma qual? Ma quando? Ma dove?
    Le ricchezze sono e debbono essere tracciabili
    Perché’ i cittadini quando esprimono il consenso ad un candidato debbono sapere quali interessi personali ha e di quali interessi è portatore
    È chiaro Stu fatto!!!! O no ???
    Caro Biolchini coraggio e vada avanti cosi

    • Io sinceramente non penso che Scano sia prestanome di chissà chi. Le voci corrono, è vero, ma bisogna stare ai fatti altrimenti si perde il contatto con la realtà e si entra in una dimensione poco giornalistica. Poi è chiaro che i rapporti contano.

      • Leonida says:

        la trasparenza è una regola fondamentale che va applicata rigorosamente per favorire il buon andamento della pubblica amministrazione e per consentire la correttezza e legalità delle operazioni finanziarie , tanto è vero che è legge
        Ma il punto vero è un altro , insisto, noi gente qualunque che fatica a sopravvivere abbiamo il diritto – il diritto di conoscere e sapere
        Credo che sarebbe interessante pubblicare ogni possibile notizia sulle speculazioni immobiliari in atto con indicazione dei soggetti interessati
        Sarebbe un bel servizio alla città e tutti le saremo grati per questo ruolo di informazione libera
        Molto grati
        Questi sarebbero segni tangibili e farebbero scuola
        Coraggio la città normale e per bene è con lei

        • Credo che si stia perdendo di vista il punto principale dell’articolo. Chi conosce il sig. Scano e la moglie sa che sono persone oneste i cui soldi, come tutti gli investimenti più importanti, vengono dalle Banche attraverso uno strumento di crescita che si chiama Mutuo. Certo, per alcuni è più semplice pensare che arrivino da fantomatici accordi con Renato Soru o da operazioni di speculazioni qua e la. Non sarebbe male, visto che spesse volte lo vedo anche io a Cagliari, fermalo e fare una chiacchierata con lui per fugare qualche dubbio, oppure, se tanto ci tenete a sapere da dove provengono i fondi per acquistare gli immobili, provate a fare una ricerca, i documenti, gli atti i contratti etc. etc. sono tutti pubblici. L’invidia, come la lingua, uccide più della spada.

        • Gentile Paolo, sono perfettamente d’accordo con lei. Infatti non era dei soldi di Scano che parla il post ma di un numero di autorizzazione della soprintendenza che non risulta nel pannello esposto in via Mameli e della possibilità di intervenire in maniera così massiccia su di un bene iper tutelato in assenza di piano particolareggiato. Tutto qui.

        • Sig. Biolchini, sarò sciocco ma credo nella buona fede delle persone, fino a prova contraria. Secondo Lei è possibile che un così “scafato” imprenditore, amico (a dire di alcuni dei suoi lettori) dei poteri forti regionali e nazionali faccia una fesseria del genere? Si metta a restaurare un bene vincolato senza lo straccio di autorizzazione ed in barba alle norme? Siamo realisti. Credo, e sono sicuro che ne avrò conferma presto, che chi ha fatto stampare i cartelli (sia la proprietà, l’impresa, lo studio di progettazione) si siamo scordati di riportare uno dei dati più importanti da riportare. Vorrei, chiedere anche io perché le amministrazioni pubbliche non hanno fatto valere il loro diritto di prelazione? Vorrei chiedere anche come mai Lei e tante altre personalità che ora fanno i paladini dei beni storici (anche la Mongiu eh!) non hanno aperto bocca finché Carlo Scano non ha comprato l’immobile? Era meglio vederlo con i graffiti del fratello di Marco Carta? oppure poteva continuare a cadere a pezzi ? A me sembra, e chiudo, che anche in questo caso prevalga la solita mentalità che purtroppo fra Sardi ci limita, preferiamo rovinare gli altri piuttosto che crescere e sviluppare noi stessi.
          Con affetto e stima

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