Politica / Sardegna

A Sanluri la farsa del centrosinistra (e la colpa è solo di Pigliaru)

 

Pigliaru_campagna

Gennaio 2014, Francesco Pigliaru in campagna elettorale (foto Olliera)

Se si voleva lucidamente rappresentare il marasma nel quale si dibatte la politica sarda bisognava veramente avere solo il coraggio di organizzare una specie di conclave come quello che ci sarà domani a Sanluri, non si capisce bene convocato da chi, a quale titolo e per fare cosa. Solo il rappresentante di Sel (partito che nel frattempo ha deciso di passare a miglior vita) poteva tirare fuori un’idea del genere, come se per capire se l’assessore espresso dal partito di Vendola nella giunta Pigliaru stesse facendo bene o male ci fosse bisogno di un tavolo tematico e di una plenaria con trecento tra assessori, consiglieri, parlamentari e chi più ne ha più ne metta, e non semplicemente aprire a caso un quotidiano degli ultimi sei-sette mesi, nei quali si è parlato quasi tutti i giorni dei disastri nella scuola, nella cultura e nell’informazione (e se parliamo di industria, ambiente, agricoltura, trasporti e sanità il ragionamento sarebbe lo stesso).

Pigliaru, che aveva sbagliato ad accettare questo incontro, ora si dice ottimista perché è chiaro che dal patetico conclave di domani voluto dal segretario del Pd Renato Soru non sortirà nulla se non ulteriore confusione dalla quale il presidente uscirà verosimilmente vincitore. Ma a perdere saremo noi, che continuiamo ad essere governati da una giunta evidentemente inadeguata, stordita dalle emergenze, sopraffatta dai problemi.

Delle due l’una: o Pigliaru ha una percezione del suo lavoro e della realtà sarda profondamente diversa da quella che fasce sempre più ampie di opinione pubblica hanno, oppure sta cinicamente salvando se stesso e condannando tutti noi ad una mediocrità che non ci meritiamo, se non altro perché non era nei patti elettorali che aveva sottoscritto con chi lo aveva sostenuto e votato.

Pigliaru è stato candidato ed eletto al grido di “meritocrazia”; ma se lui per primo non si rende conto che un numero non inconsistente di assessori da lui nominati dopo un anno di lavoro non hanno superato la prova, se li tiene ancora lì al loro posto con grandissimo danno per settori produttivi di vitale importanza, allora il problema non sono più gli assessori o le pressioni del Pd ma è il presidente stesso, la cui incapacità di circondarsi di persone capaci e competenti vanifica ogni sforzo e ogni successo.

Per questo ha ragione Andrea Sotgiu quando su Sardegna Soprattutto scrive un post dal titolo “Altri tre anni e mezzo in queste condizioni sono la morte”.

Ha perfettamente ragione quando, parlando della giunta regionale, afferma che

Si è ormai capito che è in affanno, camuffato da una compulsiva frenesia di annunci con contorno di foto. Che confusione tra comunicazione e informazione! Un gruppo catapultato senza avere alcuna visione della Sardegna e in difficoltà persino nell’ordinaria amministrazione. Guardare per credere l’attività di gran parte degli assessorati o degli uffici. Non basta che assessori vadano a zonzo in quell’inaudito “sagrificio” che è la Sardegna estiva dove variegate umanità credono di approdare ad Itaca ma in verità nel paese di Bengodi, ospiti di un circo autorefenziale, indifferente a quanto accade nei territori negli altri mesi.

L’invito ad azzerare la giunta espresso da Sotgiu lo avevo già rivolto io lo scorso 18 giugno, nel post “Caro Pigliaru, vuoi spiazzare il Pd e uscire dall’angolo? Azzera la giunta e riparti di slancio!”: esattamente 24 giorni fa, passati poi a registrare nuove imbarazzanti batoste subite da Pigliaru (giacché chiamare in causa i suoi assessori ormai non ha più senso) in ogni ambito: dai trasporti all’industria, dall’ambiente all’agricoltura, passando per una riforma degli enti locali sempre più incomprensibile e toccando la sanità il cui “buco” è ancora di incerta grandezza, mentre si assiste attoniti al taglio delle risorse in quasi tutti gli ambiti, quando si era annunciato con grande enfasi che quest’anno ci sarebbero stati maggiori investimenti perché maggiori erano le risorse derivanti dal famoso nuovo bilancio in pareggio.

Ma se ci dovevano essere più soldi a disposizione, perché allora i tagli alla cultura e alla 162?

Chiamato in extremis a dicembre 2013 a sostituire il candidato prescelto dai poteri forti dei partiti, Pigliaru poteva assicurarsi la sopravvivenza politica solo governando senza fare sconti a nessuno (e quindi a cominciare da se stesso) e rilanciando sempre la sfida. Il rimpasto avrebbe dovuto dunque farlo a fine 2014, quando già alcuni limiti clamorosi della sua squadra erano emersi, e soprattutto avrebbe dovuto farlo prima dell’elezione di Soru a segretario regionale del Pd.

Anche in questo caso Pigliaru doveva giocare d’anticipo, impendendo che l’ex presidente brandisse senza averne realmente titolo il vessillo della critica, con l’unico risultato di aumentare il livello di confusione. Così Pigliaru, messo sotto pressione dal segretario Pd, si è trovato nella spiacevole condizione di dover dire una bugia a proprio uso e consumo: “La giunta va bene così”. No, la giunta non funziona e a pagarne lo scotto sono tutti i sardi.

Cosa porta il presidente a non vedere i limiti dell’azione della sua giunta? Superbia? Cinismo? Miopia? Impreparazione politica? Incapacità di ascolto? Fuga dalla realtà? Qual è l’occhio esterno che gli racconta cosa succede fuori dal Palazzo? È come se Pigliaru non volesse vedere e sentire ciò che in tanti sempre di più vedono e sentono (e non può essere dunque un caso che da oltre due mesi la Regione sia priva di una figura fondamentale quale quella del Capo ufficio stampa, snodo cruciale tra il Palazzo e l’opinione pubblica: evidentemente a questo rapporto il presidente non tiene proprio).

Che ci piaccia o no, con il sistema presidenziale le responsabilità maggiori ricadono su chi ha ricevuto dai cittadini un mandato diretto. Il Pd è un partito in crisi perenne (basti vedere cosa sta succedendo a Quartu e ad Alghero), Sel è sprofondata sotto il peso della propria inadeguatezza ed ora si prepara a traghettare senza colpo ferire e con la consueta ipocrisia i propri gruppi dirigenti verso l’ennesimo partito di sinistra (con il risultato di continuare a distruggere la sinistra), i sovranisti invece che unirsi si sono spaccati e hanno mostrato opportunismi (Rossomori) e limiti politici (Partito dei Sardi e Irs).

Ma i sardi hanno votato Francesco Pigliaru ed è a lui che chiedono risposte immediate. Senza tentennamenti, ipocrisie, giochi di parole e giochi di potere. La crisi ha bisogno di essere affrontata con chiarezza e soprattutto rapidità. Pigliaru ne è capace? Il momento per dimostrarlo è arrivato ed è questo. La Sardegna deve fare i conti con una evidente scarsità di risorse, ma in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando la risorsa più scarsa di tutte è il tempo. Perderne ancora nel modo in cui Pigliaru e il suo esecutivo hanno fatto finora sarebbe una colpa imperdonabile.

 

15 Commenti

  1. patrizio says:

    Non per amore di polemica ma l’articolo è stato scritto il 12 sera e la riunione si è tenuta il 13. Cosa mi sfugge?

    • Nulla: l’articolo è stato scritto prima del vertice. E a vedere i risultati direi che le previsioni sono state rispettate.

    • Non ti sfugge nulla. Anzi. Ti è chiaro. Lui voleva, come sempre, fare critica su un evento alla quale non era presente. Quindi deve rispettare le idee politiche, senza mancare di rispetto nessuno. Il moralista Biolchini non ha a cuore la poltica sarda.

  2. Su Cooperadori says:

    Certo non si può dire che il popolo europeo sia caratterizzato da un amore sviscerato per la politica.
    Da ormai più di un decennio le percentuali dei votanti nelle diverse nazioni aderenti all’UE nelle elezioni politiche o amministrative registrano indici sempre più bassi.
    E’ un dato incontrovertibile che in Europa donne e gli uomini di governo sia a livello nazionale che territoriale hanno un bassissimo consenso popolare.
    Le maggioranze risicate, ben al di sotto della metà degli aventi diritto di voto, che li hanno portati a governare non dovrebbero giustificare la grande sicumera con cui ci si pavoneggia: il popolo mi ha eletto guai a chi mi tocca, “L’Etat c’est Moi” (maiuscole comprese).
    Questo atteggiamento sta portando ad una deriva che fa davvero paura: l’autocrazia, il convincimento che, poiché si è stati eletti dal popolo, tutto è concesso.
    Ecco che alcune caratteristiche, non certamente positive, diventano tutt’ad un tratto strategie: tergiversare, soprassedere, lasciare che il tempo maturi gli eventi, mancanza di contatto con la minoranza che lo ha eletto e che fortuitamente ha consentito una certa legittimità, rifiuto dell’ascolto.
    Nessuno (neanche il più grande dei professori universitari) può avere la soluzione ai grandi problemi che tormentano la società, sarebbe opportuno che venisse applicato un criterio alla base delle democrazia: prima di operare ascolta quello che il popolo dice e opera conseguentemente.
    Attenzione: opera conseguentemente e non fai quello che vuoi (ogni allusione è puramente voluta; il governo Renzi docet).
    Questo non è affatto populismo è che si è persa la consapevolezza dei propri limiti.

    • Gianni Villacidro says:

      Alla vigilia del summit Pd/alleati in Sanluri, nell’arena del csx sardo si è verificato un importante evento, peraltro ampiamente trascurato di fronte al summit. La maggior parte dei mezzi di informazione ha dato solo un minimo spazio alla notizia della conversione del sistema di coordinamento esistente nell’ambito della Giunta P. in una organizzazione regionale. In realtà, si tratta di un passo il cui valore può essere difficilmente sottostimato. Ma, per quanto sia strano, all’evento non ha fatto seguito la pubblicazione di alcun serio materiale analitico sulla grande stampa sarda (il grande formato? 😉 ).

      Qual è l’aspetto politico della questione? Per poter valutare con la dovuta chiarezza il significato di questa risoluzione è necessario spendere qualche parola riguardo alle precedenti soluzioni della questione. Sarà la sinistra “radicale”, o i soberanisti, a farlo? non credo che tocchi a loro. Credo che tocchi proprio a quelli che dicevano “ora tocca a noi”. Ora la palla passa in mano a loro, volenti o nolenti. Un pò di chiarezza, sopratutto nei confronti di quei 312.982 sardi che hanno espresso chiaramente il voto a favore di questo Governo Regionale

  3. Gianni Villacidro says:

    eh si, bisogna dare una sterzata: certo, stavolta le cose stanno andando decisamente male, va detto onestamente e Vito lo dice con giusta onestà. Bisogna fare autocritica e non ci si deve nascondere dietro un dito, l’articolo sferzata ci sta benissimo. Non ci si può aspettare che un giornalista organico politicamente alla sinistra debba sempre per forza, come viceversa fanno parecchi suoi colleghi, dare informazione di parte e fare finta che stia andando tutto bene.
    E sopratutto, non è che ci si può cullare sempre sui grandi e storici successi del centrosinistra in Sardegna, che quando han governato han portato avanzamenti sociali e collettivi (ambiente, occupazione, infrastrutture e trasporti, cultura, basi militari, lingua, etc etc) di straordinaria portata, sulla base dei quali evidentemente si da ancora fiducia totale ai nuovi eredi delle ahimè lontane giunte di centrosinistra (e, va detto, anche grazie agli ottimi effetti dei governi italiani di centrosinistra che han sempre avuto un occhio di riguardo per l’Isola). Ora la fiducia va conquistata sul campo, non sulla base degli ottimi governi del passato, che, premo sottolinearlo, sono di stampo molto diverso dai governi del centrodestra (sia regionali che, come ci piace sottolinearlo e con un certo orgoglio italiano, nazionali)

  4. Roberto says:

    Secondo me in queso articolo si confondono fischi per fiaschi.
    Il conclave lo ha voluto Soru, perché in questi 7 mesi di segreteria politica del PD qualcosa per fare vedere che contava in questo ruolo doveva farlo, soprattutto dopo che credeva di imporre a Pigliaru il rimpasto ( con i tempi e i metodi di Soru), soprattutto dopo che le correnti di Fadda e Cabras in Assemblea regionale del PD gli hanno fatto capire che non comandava lui a prescindere (vedi episodio mancanza numero legale per la votazione del documento di Soru sull’energia). Soru Voleva fare il checkup alla Giunta, in questo incontro di Sanluri, poi ci hanno messo in mezzo addirittura i Sindaci , un centinaio almeno, ma mica li ha chiesti Pigliru, eh……probabilmente é stata un’idea di Soru ( per portarsi copertura politica contro Pigliaru,) e poi la geniale idea di mettere i parlamentari del PD a presiedere i tavoli tematici, estromettendo i consiglieri regionali de PD che presiedono 5 su 6 commissioni regionali proprio su quei temi.
    Insomma, il messaggio é evidente: in Sardegan ci cuole piú PD, e meno Giunta e Consiglio regionale. Peccato che consiglieri regionali e Giunta ( per diretta emanazione di Pigliaru) abbiano sicuramnete un mandato elettorale forte rispetto ai parlamentari PD, questi ultimi eletti nel 2013 quando esisteva il centrosisnistra mentre ora stanno in parlamento a governare col centrodestra di Alfano.
    In pratica, un incontro che poteva essere utile via vai si é manifestato in qualcosa che doveva essere un mettere sotto scacco la Giunta regionale: come se il PD, nella sua azione regionale, e per non parlare delle cagate fatte a livello nazionale ( col jobact e ddl Buona Scuola)) avesse perso le recenti elezioni amministrative per colpa della giunta regionale. E alla fine questa cosa é diventata una barzelletta.
    Biolchini, mi spiace, ma secondo me hai sbagliato l’analisi: la colpa é solo di Soru.

    • Sì, ma io l’anno scorso ho votato Pigliaru, non Soru. Il rimpasto lo deve fare il presidente della Regione senza dover subire le pressioni dei partiti, non c’è bisogno dei partiti per rendersi conto che c’è qualcosa che non va. In questo modo Pigliaru rischia invece di (come ho scritto nel post) che Soru si prenda un ruolo di innovatore che non merita assolutamente.

      • Roberto says:

        Io ho l’impressione che a Pigliaru questo vada bene proprio in ottica rimpasto. Per la serie: “caro Soru, hai voluto questo confronto, lo hai trasformato in una porcheria che si commenta da sola, lo vedranno tutti quelli che hai convocato tu….e ti sei dato la zappa sui piedi. Da domani sei un po meno credibile, e la palla passa a me: sul rimpasto deciderò io i tempi, e i metodi”.
        Vediamo che succede.

  5. Caro Vito leggo in silenzio e fino adesso ho svolto il lavoro del tecnico… Prendendo numerosi schiaffi..non capisco pur rispettando le diverse opinioni… Mi rendo conto che forse non riusciamo a comunicare però parlare di disastro è assolutamente ingiusto… ti prego di organizzare dibattito pubblico sulla sanità dove vuoi Tu

    • Caro Luigi, grazie intanto per il tuo intervento (per chi non avesse capito, Luigi è l’assessore alla sanità Luigi Arru).
      Io non ho parlato di comunicazione (i problemi di comunicazione per me sono problemi di democrazia, non imputabili ai tecnici della comunicazione ma ai decisori politici) ma di tempi. A mio avviso le decisioni dell’amministrazione Pigliaru maturano e vengono attuate in tempi troppo lenti. Il problema della sanità è complesso e si scontra con il gigantesco problema della riforma degli enti locali, dove dopo la sciagurata soppressione delle province si naviga veramente a vista e la sanità sconta questa incertezza (una Asl? Due? Tre? Quattro?). A me sembra che manchi una visione complessiva che metta assieme riforma dello statuto, riforma degli enti locali, sanità e nuovo modello di sviluppo; oppure quando c’è, non ci sono le competenze giuste in campo; oppure le pressioni dei partiti sono insostenibili. Ho visto il dossier che il presidente ha dato a Renzi (forse sono l’unico giornalista ad averlo letto) e dico che va bene. Ma se a settembre non succede nulla, che si fa? Il tempo sta passando e dalla crisi non riusciamo ad uscire. Sul dibattito sulla sanità ci penso, non è semplice ma mi rendo conto che servirebbe. Grazie ancora e buon lavoro.

      • Giuseppa says:

        Non trovo giusto puntare il dito sull’ Assessore, questa volta è toccato a Luigi. Sono certa che se avesse avuto la possibilità di creare la sua squadra, scegliendo liberamente i vari Dir. Generali e non doverli ” subire”, le cose, forse, sarebbero andate meglio. Ogni Dirett. re Generale a sua volta, sceglie, si fà per dire, i propri collaboratori, ma tutti sanno quali siano i criteri di scelta. Di cosa vogliamo lamentarci se del merito, competenze ecc, non se ne tiene conto? Anzi chi è titolato e/o competente viene relegato a mansioni marginali, perchè, più in grado di altri, di accorgersi delle ” magagne”. Non sarebbe ora di verificare quante e quali siano le risorse parcheggiate e rese volutamente improduttive? Esistono i CV, andrebbero verificati e pubblicati nelle bacheche delle varie ASL e non tenuti ben nascosti in un cassetto.

  6. Non per girare il coltello nella piaga, ma pigliare è una persona su cui facevi affidamento tu

  7. Tore Pirino says:

    un articolo che avrei volentieri scritto e firmato io stesso…

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