Politica / Sardegna

Se Pigliaru naviga a vista la Sardegna va alla deriva (sanità, Expo, cultura…)

Pigliaru

Notizie di oggi: nel 2014 il sistema sanitario sardo ha accumulato un deficit mostruoso, pari a 342 milioni di euro. Intanto l’operazione Expo è sostanzialmente fallita: le risorse stanziate dalla Regione per le imprese rimarranno in gran parte inutilizzate a causa del clamoroso ritardo con cui sono state messe a disposizione. Anche sul fronte della cultura si scontano i ritardi della Regione: dei 160 mila euro stanziati per Sa Die (che, vi piaccia o no, resta la festa nazionale del popolo sardo, istituita con legge nel 1993) ne saranno utilizzati solo 40 mila.

Sono tre notizie esemplari, che certificano (perfino solo in maniera parziale) l’inequivocabile fallimento da parte di questa giunta. Per correttezza dovremmo anche sottolineare l’assoluta inconsistenza delle politiche per il lavoro, per l’ambiente, per l’industria, per l’agricoltura: ma oggi ci fermiamo agli spunti che ci offre la cronaca quotidiana.

Dieci giorni fa il presidente Francesco Pigliaru aveva incontrato il segretario regionale del Pd Renato Soru. Quest’ultimo, conversando con i giornalisti, aveva poi affermato che il rimpasto era ormai urgente e che la composizione della giunta sarebbe cambiata dopo le amministrative di maggio. Soru poteva tranquillamente risparmiarsi un’uscita del genere: la reazione del presidente Pigliaru è stata infatti obbligata: “Se cambiare la giunta lo decido io, al momento dobbiamo solo lavorare per realizzare il programma”. Conclusione: quella che da tempo è una vera e propria necessità ora rischia di essere procrastinata addirittura all’autunno. Disastro.

La giunta Pigliaru è in carica ormai da un anno ed è tempo di fare un primo bilancio. La condizione di crisi non consente tentennamenti né esitazioni. Dunque, volente o nolente, il presidente ha l’obbligo di sostituire gli assessori che non si sono mostrati all’altezza del compito loro assegnato. Senza crocifiggere nessuno sia chiaro, ma con la consapevolezza che l’inadeguatezza di chi è chiamato a governare settori importanti poi si riflette sulla vita di un milione e seicentomila persone. Dunque non c’è tempo da perdere. Pigliaru invece sta immobile: perché? Solo perché se facesse un rimpasto ora darebbe all’opinione pubblica di essere succube di Renato Soru? Oppure perché si troverebbe costretto a cambiare nove, dieci assessori su dodici?

Io ho l’impressione che Francesco Pigliaru sia un po’ come quei bagnanti che si buttano in mare pensando di poter resistere all’urto delle onde e poi una volta che hanno l’acqua fino al collo si rendono conto di avere sottovalutato la forza della corrente.

Fuori di metafora, la giunta dei professori sta fallendo proprio perché non aveva già dal suo insediamento piena contezza della complessità del problema Sardegna. Prova ne sia il fatto che Pigliaru è arrivato con un anno di ritardo a comprendere (sempre che l’abbia capito veramente) che i vari problemi dell’isola devono essere ricompresi in un’unica vertenza e non affrontati su singoli tavoli di trattativa con lo Stato e il governo centrale.

In assenza di una visione precisa di ciò che è avvenuto e sta avvenendo, dei problemi, delle possibili soluzioni e delle forze in campo, è chiaro che la qualità dell’azione della giunta coincide con la qualità dei singoli assessori. E la qualità del loro operato (valutabile con la capacità di invertire la rotta) è sotto gli occhi di tutti.

Com’è stato possibile che la sanità sarda, governata da marzo scorso dal centrosinistra, abbia accumulato un deficit che potrebbe addirittura toccare i 400 milioni di euro? Com’è possibile arrivare così impreparati ad una iniziativa di carattere internazionale come l’Expo, avendo avuto un anno a disposizione per organizzarla? E come possibile organizzare in extremis Sa Die ben sapendo che cade ogni anno, sempre e inesorabilmente, il 28 aprile?

Sono solo tre esempi, sia chiaro: ma che dimostrano che in questo esecutivo evidentemente qualcosa non funziona e non c’è più tempo da perdere.

Per fare un rimpasto serio però bisognerebbe avere le idee chiare: il presidente le ha? Penso di no. Pigliaru sta navigando a vista e infatti la Sardegna sta andando alla deriva.

Navigare a vista significa non avere delle mappe, delle carte su cui basare la propria navigazione. E le mappe a disposizione della politica sarda oggi sono solo due.

La prima è quella disegnata dal Pd di Renzi, in cui la Sardegna si affida alle politiche italiane per uscire dalla crisi e accetta in tutto e per tutto il neocentralismo dilagante, il ridimensionamento delle autonomie locali, il restringimento degli spazi di partecipazione democratica in nome del contenimento dei costi dello Stato e una maggiore velocità nei processi decisionali. Se il presidente avesse bisogno di consultare un teorico di questa impostazione potrebbe tranquillamente rivolgersi al professor Pietro Ciarlo.

L’altra mappa è quella che vuole la Sardegna protagonista del proprio destino, capace di mettere i propri interessi davanti a quelli italiani imposti dal governo Renzi e dallo Stato, capace di esercitare in maniera responsabile poteri ancora maggiori rispetto a quelli di cui già dispone.

Nel primo caso la Sardegna si affida a Renzi, nel secondo fa affidamento soprattutto su se stessa, rifiutando la logica feudale di subordinazione che il Pd sta imponendo a tutti i territori.

Davanti a questa scelta Pigliaru ha deciso di non scegliere. Prova ne sia che si è iscritto al gruppo consiliare del Pd senza essersi però iscritto al partito! Una contraddizione in termini che alimenta gli equivoci e che non fa bene al sistema politico sardo.

La confusione politica di Pigliaru si riverbera così nell’azione di governo. Il presidente è vittima delle sue stesse contraddizioni: se non è iscritto al Pd, perché fa parte di quel gruppo consiliare e partecipa alle iniziative del partito come se fosse un “interno”? E se non è iscritto al Pd, in quale forza politica si riconosce? Qual è la sua mappa politica di riferimento?

Se il presidente non chiarisce al più presto questo punto, condanna se stesso ad una navigazione a vista perenne.

Detto questo, Pigliaru non ha però tutte le responsabilità della situazione attuale. I partiti sovranisti presenti in consiglio (Partito dei Sardi, Rossomori e Irs), che avrebbero dovuto rappresentare un contraltare preciso, organico e coerente alle posizioni del Pd, avevano preso l’impegno di costituire un gruppo unico e di dare l’avvio ad una fase costituente che sarebbe dovuta sfociare nella nascita di un nuovo soggetto politico. Così non è stato. Se la giunta Pigliaru sta andando male e se oggi il Pd di Renzi in Sardegna spadroneggia la responsabilità è anche loro.

 

Tags: , , , , , , ,

4 Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.