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Storia di Diagne, il senegalese che difende la poesia sarda (e che ora ha bisogno di noi)

diagne

“Sì, tutti si sorprendono e mi chiedono: Ma tu che non sei sardo, come puoi vendere libri di poesia sarda? E la mia risposta è semplice: la cultura è universale, basta mettersi a studiare e imparare. Anche io il sardo un po’ l’ho imparato ma certo lo parlerei meglio se avessi avuto a disposizione un docente come quello che mi ha insegnato l’italiano”.

Perché in effetti Cheick Tidiane Diagne di lingue ne sa quattro: a parte un ottimo italiano, conosce il francese, l’arabo e lo wolof. Perché Diagne è senegalese e da quindici anni gira la Sardegna con la sua bancarella di libri usati e di testi poetici sardi, un tesoro ereditato dal mitico tziu Antoni Cuccu da San Vito, che per decenni ha battuto l’isola con la sua Panda (prima aveva una Bianchina), senza perdersi neanche una festa patronale o un mercatino rionale. Un imprenditore-editore, perché tziu Cuccu i libretti di poesia improvvisata li stampava pure. Ed ora il “business” è nelle mani di Diagne, che con tziu Cuccu aveva un’amicizia bellissima. “Fu la prima persona che incontrai quando arrivai a Nuoro, gli chiesi dove potevo trovare i miei connazionali. E lui mi tratto come un figlio”.

E la storia è ben raccontata dal corto di Antonio Sanna e Umberto Siotto “La valigia di Tidiane Cuccu”.

Ora Diagne ha bisogno di duemila euro per la ristampa di due testi: “Sa canzone de Flora” di Bortolomeo Serra e “La tigre d’Ogliastra” di Antonio Cuccu. Mille copie di ciascuno. Tutti noi possiamo contribuire alla stampa grazie al progetto di crowdfunding attivato sulla piattaforma “Progetti dal basso” nella pagina dedicata a “Diagne e la sua biblioteca”.

L’iniziativa è nata da un gruppo di dirigenti del volontariato che hanno partecipato ad un progetto di formazione dei quadri del Terzo Settore. Dopo avere individuato Diagne come figura simbolica e aver girato su di lui un cortometraggio (che verrà presentato a gennaio, titolo “Io sono un afro-barbaricino”) hanno pensato di sdebitarsi aiutandolo a recuperare le risorse per la stampa dei due libretti.

Ma i titoli come sono stati scelti? “In funzione della domanda”, mi spiega, “è il mercato che me li chiede. Certo, anche altri meriterebbero e il progetto infatti è quello di calcare le orme di tziu Cuccu e proseguire con le pubblicazioni”.

Diagne vive a Nuoro, gira tutta l’isola e ha il polso dello stato di salute della lingua sarda. “Si usa meno che in passato e questo non va bene. Io mi sforzo di spiegare che è difficile che l’isola cresca senza l’uso della propria lingua. Io sono senegalese e se mi devo esprimere lo faccio prima nella mia lingua, il wolof. Ma i sardi lasciano il sardo perché sono indotti a vergognarsene. Ma così è più difficile imparare anche altre lingue”.

“D’altra parte però”, aggiunge, “in molti paesi della Barbagia i ragazzi parlano ancora il sardo, dell’italiano non vogliono sentir parlare e allo stesso tempo c’è una forte dispersione scolastica. Se si facessero lezioni di matematica in sardo quei ragazzi a scuola andrebbero più volentieri!”.

Per Diagne (che oggi ha 58 anni) è stato tutto più semplice. “Prima di entrare alle elementari, erano i primi anni ’60, sapevo già l’arabo, poi a sette anni ho imparato il francese. Ma usarlo in casa con i nostri genitori era considerato un segno di mancanza di rispetto. Perché tra di noi parlavamo la nostra lingua”.

Diagne è arrivato in Italia con una laurea in economia in tasca, il suo italiano è molto appropriato: “La lingua è un punto identitario forte ma la politica in Sardegna non sta facendo il suo dovere. In Senegal è impensabile che un politico vada in giro a chiedere il voto parlando in francese. Da noi ci sono 17 etnie, all’università si usano almeno sei lingue, in futuro saranno tre. E quando sarà una sola arriverà l’ora dello sviluppo anche per il Senegal. La politica non può imporre le scelte ma può far partire le cose. Ma non si possono aspettare cinquant’anni, si è perso troppo tempo”.

E in Sardegna Diagne come si trova? “Bene. Vivo a Nuoro, che è un grosso villaggio se lo posso chiamare così, nel senso che ci conosciamo tutti e la persona non rischia di essere un numero. Poi sono sempre in giro, proprio come faceva tziu Cuccu. Perché se non vai nei posti non impari, tutti i giorni devi incontrare persone”.

E i sardi? Che idea ti sei fatto di loro? “Senza la buona accoglienza che mi hanno riservato qui non sarei rimasto neanche una settimana. Il sardo è come l’africano, quando ho sentito una signora rivolgersi a me chiamandomi “fizzu” ho pensato che era esattamente come da noi in Senegal. Però c’è bisogno di più unità. È l’unione che fa la forza e senza l’unione dei sardi, e un gruppo dirigente che dica le cose come stanno, non si va da nessuna parte. Il popolo deve stare unito”.

Per Diagne questo è un periodo di super lavoro, gira la Sardegna e ha la sua clientela affezionata. “Molti anziani mi scrivono le strofe che si ricordano di qualche gara poetica, è un capitale che non va perso”.

Io tziu Cuccu me lo ricordo. Lo vidi la prima volta una domenica in piazza Costituzione a Cagliari, sarà stato quasi vent’anni fa. Era seduto su uno sgabellino, davanti a sé una valigia con i titoli in mostra. Mi avvicinai e lui mi parlò in sardo; e quando gli risposi in italiano, continuò a parlarmi in sardo. Comprai un paio di titoli, e altri ne comprai poi quando lo rividi a qualche festa paesana. Pensare che oggi la sua eredità culturale sia stata raccolta da Diagne mi rende orgoglioso di essere sardo.

E allora, gliela vogliamo dare una mano a questo afro-barbaricino?

libretti

Direttamente dalla biblioteca privata di Olliera, alcuni titoli editi da Tziu Cuccu

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seconda

La politica editoriale di tziu Cuccu

 

 

 

 

7 Commenti

  1. Matteo mnazoni says:

    E la più bella stoiria di integrazione culturale

  2. Fenicio says:

    Bellusu arregodusu, abortasa apustis de una manifestazioni o de unu 25 Aprile mi capitada de mi stentai cun ziu antoni asutta de su bastioni e castia is papereddusu in rima.

  3. De Tziu Antoni Cuccu non tèngiu arragordu de cantu libureddus dd’apu a ai comporau (medas!), a Diagne unu pagheddu prus pagu… ma dd’apu comporau lìburus chi no arrennèscia a coberai in àteru logu! Ddis torru gràtzias po custa arti, cun sa spesa chi is piciocus de oi si pòngiant a ddus ligi!

  4. Lui da non sardo ha capito quello che molti sardi non capiscono

  5. Supresidenti says:

    mi sembra la persona adatta a fare il direttore dell’ufficio lingua sarda della Regione. E non sto neanche lontanamente scherzando. Bella storia e bell’articolo Vito. A si biri.

  6. Diagne ci dà una grande lezione di dignità e umanità! Fa sua la cultura nostra di sard. Noi sardi siamo altrettanto disposti ad accettare la sua cultura senegalese, senza giudicare? L’umanità è una e su quella dobbiamo impegnarci!!!!

  7. Mario Serrau says:

    Ho conosciuto Tziu Antoni Cuccu che ho ammirato per la sua sardità. Grazie a lui ho tante
    poesie, in particolare una “moda a Sant’Ignazio da Laconi, che piaceva tanto a un mio fratello.

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