Politica / Sardegna

Presto la Scozia, poi la Catalogna: e la Sardegna? Lunedì 15 a Cagliari si parla di autodeterminazione dei popoli

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Giovedì toccherà alla Scozia decidere se rendersi indipendente dal Regno Unito, poi a novembre sarà la volta del referendum catalano. E la Sardegna? La nostra isola a che punto si trova del percorso che può portarla ad esercitare il suo diritto all’autodeterminazione? Se ne parlerà lunedì 15 a Cagliari in una iniziativa organizzata dalla Fondazione Sardinia (di cui faccio parte). Appuntamento interessante perché vedrà la partecipazione di diverse formazioni politiche, non solo di area indipendentista e sovranista. Questo è il comunicato stampa ed il programma.

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Un momento di riflessione e di dibattito pubblico sul tema dell’autodeterminazione dei popoli a pochi giorni dal referendum che vedrà gli scozzesi chiamati ad esprimersi sulla possibilità di costituire uno stato sovrano e indipendente dal Regno Unito. Lo organizza la Fondazione Sardinia che ha chiamato a raccolta partiti politici, parti sociali e associazioni culturali per ragionare sul senso del referendum scozzese e cercare di capire in quale modo il tema dell’autodeterminazione riguardi anche la Sardegna. L’appuntamento è per lunedì 15 settembre a partire dalle 17 presso il salone del Palazzo Viceregio, in piazza Palazzo a Cagliari.

Ad aprire i lavori sarà l’intervento del politologo e docente all’Università di Sassari Carlo Pala, che presenterà una relazione sul fenomeno del riemergere delle nazioni in occidente con particolare riferimento al caso scozzese. A seguire sarà la volta dei rappresentanti dei partiti e dei gruppi che finora hanno garantito la loro partecipazione al dibattito: Sel, Partito dei Sardi, Rossomori, Irs, Sardigna Natzione, Progres, Confederazione Sindacale Sarda (in queste ore sono attese ulteriori adesioni).

Nel corso dell’iniziativa verrà inoltre presentato il “messaggio delle donne e degli uomini di Sardegna al popolo della Scozia”, sollecitato dalla Fondazione Sardinia e che verrà portato ad Edimburgo dai tredici componenti (tra i quali sei consiglieri regionali) della delegazione.

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Autodeterminazione dei Popoli, referendum della Scozia, decisioni dei Sardi.

Convegno nel Salone di Palazzo Viceregio in CAGLIARI, lunedì 15 settembre 2014, ore 17,00.

 

Programma:

Presentazione dei tredici componenti della delegazione sarda ad Edimburgo.

 

Relazione del prof. Carlo Pala: Autodeterminazione e referendum in Scozia, lezione per i popoli senza stato”.

 

Interventi della delegazione e delle organizzazioni politiche.

 

Dibattito con il pubblico.

 

Conclusioni: Lettura e consegna alla delegazione sarda che si recherà in Scozia del “Messaggio delle donne e degli uomini di Sardegna al Popolo della Scozia”.

 

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29 Comments

  1. Caro “Ma quale indipendenza”, può darsi che il tuo pragmatismo non preveda e non conosca la parola “dignità”. Ma prova, per favore, a fare anche tu uno sforzo. E rifletti su quanto l’Italia abbia rubato e stia rubando alla Sardegna. Su quanto territorio prezioso le stia sottraendo con le basi militari, peraltro lucrandoci ampiamente visto che le nostre terre sono dei supermarket per l’industria bellica mondiale, e restituendo a noi nemmeno le briciole, posto che la salute delle persone e dell’ambiente abbia un prezzo. Su come veniamo trattati con la barzelletta della continuità territoriale. Su come gli imprenditori, o prenditori del Nord, abbiamo impunemente inquinato i nostri territori lasciando ancora una volta, e sempre, cattedrali nel deserto. Su come il sistema scolastico abbia cancellato la nostra storia e la nostra lingua. Hai poi sentito mai parlare di vertenza entrate? Dei soldi che l’Italia ci deve e non ci dà? E sei proprio sicuro che, anche mettendola sul mero piano della convenienza economica, a noi convenga così tanto continuare a essere italiani? Ti faccio presente che i Paesi Baschi e la Catalogna, il cui processo di affrancamento da Madrid è molto più avanzato di quanto non lo sia il nostro da Roma, sono territori tutt’altro che poveri.
    Certo, i nostri politici e quindi chi di noi sardi li ha votati, hanno una responsabilità. Ce l’hanno nel non aver saputo rivendicare neppure quello sputo di diritti che avremmo potuto rivendicare dal nostro statuto speciale. Abbiamo avuto delle responsabilità e le abbiamo ancora.
    Per questo dovremmo rimboccarci le maniche e provare a pensare a un modello di sviluppo alternativo a questa misera elemosina assistenzialista erogata da uno stato peggio che patrigno.
    Il fatto di essere pochi, demograficamente inconsistenti ed economicamente deboli, non può toglierci la dignità di pensare a un futuro migliore di questo.

    • Una semplice domanda anche per te... says:

      Ma i sardi (e gli indipendentisti prima di tutti!) dove erano quando tutti questi usurpatori da te descritti venivano a depredare la Sardegna?
      E visto che il sacco è ancora in corso, a parte ragliare inutilmente e tentare invano di occupare una poltrona in Regione o al Parlamento Italiano (e questo la dice lunga sull’idea di indipendanza che hanno!), cosa fanno di concreto?

      • Forse non conosci bene la storia. Ma gli indipendentisti c’erano. Non conosci la storia di quelle migliaia di persone che, dalla nascita del Partito Sardo d’Azione in poi, dal 1921, e in mille altri modi, con mille altre sigle e declinazioni, fratture e rivoli, hanno “ragliato inutilmente” come dici tu. Ci hanno provato, a rivendicare la loro sovranità quando occupavano i loro territori, quando li avvelenavano. E’ esistito Pratobello e sono esistite altre forme di resistenza. Alcune battaglie sono state vinte, la maggior parte no. Ma la probabilità di perdere è abbastanza per non iniziare una battaglia?
        Fammi capire poi cosa intendi per concretezza. Spingere la Regione a costituirsi parte civile a Quirra non è concretezza? Costringerla a capitolare sulle trivelle dei Moratti ad Arborea non è concretezza? Aver vinto un referendum sul nucleare non è concretezza?
        E poi, a proposito dell’occupazione delle poltrone, dimmi in quale altro modo democratico bisognerebbe provare a cambiare le cose, se non candidandosi per andare al timore e cambiare la rotta (cambiare verso sa di Renzi).
        Dammi invece la tua ricetta di Sardegna, che sono curiosa.

  2. chiricheddu says:

    Perchè l’Italia con quali risorse si sostiene ? conosci l’ammontare del suo debito pubblico? conosci stati economicamente indipendenti?
    Considera poi che la storia, per fortuna, non è immutabile. Avresti mai immaginato nel 1985 che quattro anni dopo sarebbe crollato il muro di Berlino e che l’Urss si sarebbe disgregata?
    Vedrai che anche tu riuscirai a vedere la Sardegna Indipendente, basta crederci !!!

    • Guardiamo obbiettivamente la realtà! says:

      L’Italia (e quindi anche la Sardegna) si sostiene con un debito pubblico di oltre duemila miliardi di euro e si, esistono Nazioni che non hanno debito pubblico, basta fare una ricerca rapida anche su internet per accertarsene.
      Comunque prova a darmi una risposta alle domande che ho posto per cercare di convincermi.

    • milla mi’ che arriva la lira sarda e non c’è più’ l’euro, la deflazione, l’inflazione, la spending review, la disoccupazione, la cassa integrazione, l’evasione fiscale, la maleducazione dei sardi che lasciano la monnezza in strada e bruciano i boschi, non ci saranno più le file di mesi per una radiografia con la sanità’ sarda, le strade piene di buchi perché i comuni non hanno soldi, meno tasse per tutti. Insomma, Indipendentzia, la nuova favoletta per bambini cresciuti troppo in fretta.

      Passi se ci crede Biolchini che è giornalista disoccupato e non lo paghiamo certo noi, ma Se uno solo dei politici sardi da avanspettacolo che oggi si propongono come indipendentisti andasse realmente a lavorare senza poter più succhiare latte da mamma regione, stato, comune o qualsiasi altro ente pubblico da cui, loro si, dipendono, ci si renderebbe tutti conto dell’enorme cazzata su cui stanno costruendo,a spese nostre le proprie carriere.
      Anche peggio dei politicanti ladri che li hanno preceduti con l’altra favoletta autonomista…
      Beati voi che ci credete, alla favoletta. Chi vive sperando…
      Non siamo e non siamo mai stati, per nostra sfortuna, la Scozia e nemmeno la Catalogna. E non è detto che nemmeno loro siano in grado di sostentarsi economicamente pur essendo molto forti economicamente, demograficamente e socialmente. Non esistono stati indipendenti ma solo province dell’impero. Che è’ globale, economico e finanziario. Nessuna indipendenza per nessuno, nessuna autodeterminazione, a meno di una rivoluzione violenta. (Vedi Ucraina)
      E anche quella, nel sistema occidentale dell’allevamento di pollame o carne da macello in cui viviamo, state certi che verrebbe come tutto il resto, controllato, guidato e in qualche modo preordinato.

      Lo sanno benissimo anche loro, indipendentisti scozzesi o catalani. Infatti vedrete che fine faranno dopo questi referendum sul nulla.

      • Emanuele says:

        siamo tutti vittime del sistema

        • La parola corretta e’ COMPLICI. Vittime sarebbe troppo comodo, semplice e riduttivo. E i finti indipendentisti che ci circondano non lo sono meno di tutti gli altri.

        • Emanuele says:

          allora, anche in questo caos (caos non caso battuto male), è un contratto sociale

  3. Ma quale indipendenza! says:

    Prima di blaterare sarebbe il caso di darsi una lettura, anche distratta, alla Costituzione della Repubblica Italiana, della quale la Sardegna fa parte. E ne farà parte ancora per tantissimo tempo. Credo, Biolchini, che tu morirai prima di vedere la Sardegna indipendente.
    Seconda cosa da prendere in cosiderazione è questa: ma con quali risorse si sosterrà, la Sardegna, visto che il taglio dei trasfrimenti dallo Stato Italiano sarà praticamente istantaneo, nel caso in cui dovesse diventare indipendente? Le pensioni, le scuole, la sanità pubblica la sicurezza pubblica, i trasporti pubblici, tutte le strutture e infrastrutture pubbliche, con quali denari saranno mantenute?

    • Ivan Monni says:

      Ma mai come in questo momento l’Italia ha toccato il fondo dal punto di vista economico. Per non parlare del debito pubblico che trascinerà giù l’economia delle regioni per i prossimi decenni

      La ragione economica viene meno come argomentazione al NON separatismo

      • Guardiamo obbiettivamente la realtà! says:

        Mi pare piuttosto evidente che non tu non conosci proprio la situzione economica della Regione Sardegna. Parte del debito pubblico della Nazione è formato anche da quello della Sardegna.
        In ogni caso sarebbe interessante sapere come la Sardegna indipendente potrà sostenere la spesa pubblica derivata dalle pensioni, le scuole, la sanità pubblica, la sicurezza pubblica, i trasporti pubblici, tutte le strutture e infrastrutture pubbliche ed ogni altra cosa serva per far funzionare uno Stato. Ripeto, come potrà sostenere tutti questi costi? Con quali risorse economiche?
        A questo nessuno risponde!

        • Ivan Monni says:

          Con le tasse che riscuoterá la sardegna e non lo stato italiano

        • Aspetta... says:

          Quindi mi stai dicendo che se domani lo Stato dovesse, di colpo, smettere di trasferire fondi alla Sardegna, l’isola sarebbe in grado di sopravvivere da sola grazie alle tasse pagate dai cittadini sardi? E naturalmente non stai considerando i debiti la Sardegna dovrebbe onorare (il famoso debito pubblico!).

        • Ivan Monni says:

          Tu hai fatto una domanda e io ti ho risposto. A sentire te sembrerebbe che la Sardegna sotto l’Italia navighi nell’oro. Inoltre la tua ipotesi di sviluppo si basa su un assistenzialismo parassita verso l’Italia che non esisterá più per fallimento dello stato italiano

    • giulia says:

      Considera che il numero di insegnanti, dipendenti e pensionati di una regione che ha molti meno abitanti della sola città di Roma, è davvero esiguo. Qualcosa la producono anche i sardi, non credo che sarebbe così difficile andare avanti economicamente una regione così poco popolata. Però, hai ragione, difficile diventare indipendenti se i sardi hanno queste tare mentali.

      • Va bene. says:

        In effetti ha ragione anche tu: è impossibile diventare indipendenti se non si è nemmeno realisti.
        Se fosse così semplice come ti illudi che sia la Sardegna si sosterrebbe economicamente già adesso, senza il bisogno che lo Stato trasferisca costantemente risorse economiche necessarie al funzionamento di tutti quegli apparati sopra menzionati.
        L’importante, per voi indipendentisti, è parlare a ruota libera senza rispondere sensatamente alle domande che vi fanno e, quando ve le fanno, limitarvi ad insultare l’interlocutore. Questo spiega molto bene perché, ad ogni elezione, riusciate a raccogliere solamente poche centinaia di voti.

        • giulia says:

          Io non ho insultato nessuno. E comunque perché perdere tempo a rispondere agli indipendentisti che tanto sono 2 gatti e non li vota nessuno?

    • Emanuele says:

      ma se siamo così di peso, perché non ci lasciano andare? Per solidarietà nazionale?

      • Mmh... says:

        Domanda interessante! Non saprei cosa risponderti. Ma posso farti io una domanda specularmente opposta.
        Ipotizziamo che nella Sardegna indipendente un giorno, una città o un paese qualunque decidesse di voler far parte nuovamente del territorio nazionale italiano. Come pensi che reagirebbe il governo nazionale della Sardegna indipendente?

        • Emanuele says:

          è proprio un caso teorico! sono questioni che in parte si sono affrontate nel diritto internazionale, e in parte no, come dimostra il caso dell’Ucraina orientale. In generale vige il principio dell’intangibilità dei confini dello stato sovrano, però esiste anche la trattativa, la buona fede nei rapporti istituzionali, la presa d’atto di una esplicita volontà di organizzarsi diversamente, tutte cose che la pratica di questi ultimi decenni ha conosciuto.
          Insomma nei fatti esisterebbe lo stesso percorso che ha visto la costituzione dello stato sovrano, con poche limitazioni (ad es. non potrebbe sfuggire completamente alla sovranità l’intiera fascia costiera della Sardegna, nel senso che lo stato sovrano comunque potrebbe rivendicare un accesso al mare etc.). Ma è proprio un caso per assurdo.

  4. Anche la Federazione dei Verdi della Sardegna aderisce all’incontro.

  5. Caro Vito, ma autodeterminazione significa anche autosufficienza dei popoli? (domanda sincera da persona totalmente ignorante in materia). Perché se così fosse, la vedo male per l’Isola.

    • No, non vuol dire la stessa cosa. Ogni nuovo stato europeo rimane nel contesto economico attuale, fortemente caratterizzato dagli scambi. Certo che poi per essere sovrani bisogna avere anche una economia che consenta di essere realmente indipendenti…

      • E quindi (grazie per la risposta) mi pare che c’è più di un problema, più che politico.

        • Don't worry says:

          Forse nemmeno l’indipendentista più esagitato si sogna la proclamazione istantanea di un nuovo stato, specie nella situazione attuale. L’indipendenza è un passaggio graduale, come d’altronde lo è stato per Scozia e Catalogna (che non sono indipendenti ancora per poco).

          Per cui come si suol dire… “a pagu”, affrontiamo un problema per volta. Ora serve creare coscienza e coesione nazionale, ed appunto risollevare l’economia dell’isola. Possibilmente nel modo opposto a quello pensato dai partiti romani.

          La risposta vale anche e soprattutto per il signor “Ma quale indipendenza! / Guardiamo obbiettivamente la realtà!”, che sembra piuttosto agitato. E al quale basta che su un foglio ci sia scritto “non si fa” (strano che su una costituzione non ci sia scritto “Questo stato è smembrabile a vostra discrezione”, vero?) per stroncare sul nascere qualsiasi discussione.

        • Aspetta... says:

          A me pare di essere abbastanza calmo. E mi pare pure che nessuno tra voi abbia risposto sensatamente alle domande che ho posto. I governanti della Sardegna, quelli che vanno a Roma ad elemosinare quotidinamente, da chi pensi siano stati votati?

          Continuate a sognare (e ad insultare) che alle prossime elezioni vi voto sicuramente.

        • Don't worry says:

          Io personalmente non ho insultato nessuno e non sono un politico, per cui non mi servono voti Ho solo replicato a dei commenti su argomentazioni che personalmente mi parevano assurde (ma se la mia terra sta affondando cosa me ne può fregare di una stupidaggine da fiera delle ovvietà scritta su un foglio di carta a Roma?). Il problema è proprio il fatto che gli stessi sardi continuino a votare questi abietti, perché non hanno gli strumenti per analizzare il loro operato.

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