Politica / Sardegna

Europee 2014 ma l’Europa non c’entra nulla. E la Sardegna? Solo Soru spera: ma nei siciliani…

Come sempre l’importante è mettersi d‘accordo prima: vince le elezioni chi prende più voti in assoluto. E poi? E poi ognuno si regola come vuole. Io per esempio faccio mio il suggerimento del compagno Piras che da buon sessantottino mi dice: “Il riferimento è quello delle ultime politiche. D’altronde, mica di Europa si è parlato in questa campagna elettorale”. È vero: Matteo Renzi ha continuato la sua tiritera sugli ottanta euro e Beppe Grillo, con il suo slogan #vinciamonoi, ha dichiarato di voler ambire ad un risultato capace soprattutto di far cadere questo governo.

D’altra parte, che quello di domenica sia soprattutto un voto su Renzi è reso evidente dal fatto che il suo governo un qual legittimazione democratica la deve pur avere. Oppure dobbiamo far finta di credere che questa situazione sia normale, con gli ultimi tre presidenti del Consiglio (Monti, Letta e Renzi) che non sono stati votati dagli italiani?

Quindi il Movimento Cinque Stelle vince solo se prende più voti del Pd. E se vince sarebbe giusto che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sciogliesse le Camere: io la penso così. Anche perché in Italia la regola, anche se non scritta, è sempre stata questa. Ci sono presidenti del Consiglio (come D’Alema) che si sono dimessi dopo aver perso le elezioni regionali: direi che, nella situazione assurda in cui siamo, una tornata elettorale di questa natura assume un valore politico assoluto.

Quindi, per rinfrescare la memoria, alle elezioni per la Camera dei Deputati di appena quindici mesi fa il M5S prese il 25.5 per cento delle preferenze con quasi otto milioni e 690 mila voti, il Partito Democratico toccò il 24.4 (otto milioni 644 mila voti), il Pdl si attestò al 21.6 (sette milioni 332 mila) e le sinistre assieme fecero il 5.2 per cento (con Sel al 3.2 con un milione e 90 mila voti, e la Lista Ingroia al 2.2 con 765 mila voti). E se volete continuare a divertirvi, ecco il quadro riassuntivo.

E in Sardegna?

***

Da noi è impossibile ritenere che il voto possa rappresentare un banco di prova per la giunta Pigliaru: troppo presto. Però sarà l’affluenza rispetto alle ultime regionali (già bassa, appena il 52.3 per cento) a farci capire se i sardi credono ancora nel loro sistema politico. I partiti temono un crollo dei votanti, c’è chi ritiene che al massimo si arriverà al 40 per cento. A giocare contro l’affluenza ci sono tre fattori: lo scandalo dei baby vitalizi, il mancato scorporo del collegio Sicilia-Sardegna, e l’assenza di uno schieramento sovranista-indipendentista. Previsione personale: affluenza tra il 40 e il 45 per cento.

E dei nostri candidati, chi potrebbe farcela? L’unico ad avere reali possibilità è Renato Soru. Ma non certo perché i sardi stiano morendo dalla voglia di scrivere il suo nome sulla scheda (a naso, direi proprio di no) ma perché la candidatura dell’ex presidente della Regione potrebbe far gioco al Pd nazionale per regolare un po’ di conti interni al partito il Sicilia.

“Soru il siciliano”  ha scritto non a caso l’Espresso, mentre venerabili maestri del giornalismo italiano hanno preferito recitare i loro consueti panegirici in direzione di Sanluri, dimenticando che il candidato mercoledì prossimo 28 maggio è atteso in Tribunale a Cagliari nelle vesti di imputato con l’accusa molto grave di evasione fiscale. A dimostrazione che all’interno del Pd la questione morale viene usata solo per far fuori avversari interni (altrimenti Francesca Barracciu sarebbe stata candidata alla presidenza della Regione, anche se poi com’è andata a finire quella storia lo sappiamo tutti).

In ogni caso sarà interessante vedere se Soru prenderà più voti nell’isola che ha governato per cinque anni o in quella dove il suo mito, ben alimentato, sembra poter resistere.

Infine un accenno allo schieramento sovranista. Concordo con Giovanni Dore quando nel suo post “La campagna elettorale più triste del secolo, l’“odiosa” melina dei deputati sardi e il gol mancato a porta vuota dai sovranisti”, prende atto con rammarico che “nonostante l’apertura di credito concessa dall’intero gruppo dei partiti e movimento sovranisti il cartello elettorale si sia limitato a raccogliere le tre sigle storiche della sinistra (Sel, Rifondazione e Comunisti Italiani), senza provare ad apparentarsi con i movimenti “identitario” al fine di fissare alcuni obiettivi minimi per l’integrazione della Sardegna in Europa”. E Dore ha ragione anche a denunciare “la rinuncia degli stessi sovranisti e indipendentisti a combattere, anche in solitudine, la propria battaglia”.

Sotto quest’aspetto, la sintesi più efficace l’ha fatta Gigi Marotto, presidente dell’associciazione Sardegna Sostenibile e Sovrana: “Sovranisti sardi a sovranità limitata”. La strada da fare è ancora lunga, non c’è che dire.

 

 

15 Commenti

  1. Ancora si compie lo stesso errore quando si analizzano le ultime elezioni politiche. Il primo partito per numero di voti è stato il Pd. Non che la cosa mi interessi, ma per la precisione. Questi numeri pubblicati appartengono agli elettori italiani residenti in patria, ma mancano gli italiani residenti all’estero, nel quale il Pd è stato in modo schiacciante il primo partito in tutto il mondo, acquisendo tra l’altro la quasi totalità di deputati e senatori. Basti pensare che fra gli italiani residenti all’estero Berlusconi ha preso la miseria di un parlamentare (un certo Picchi), e il M5Stelle nessuno.

  2. Tsipras, novello democristiano, contrario all’indipendenza di Scozia e Catalogna. Per loro, afferma, preferibile maggiore autonomia in un ambito federale: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Debate-sesta-domanda-618ab7ce-b6c4-48af-b435-4929a9b76bf0.html

    • Caro Adriano, mi pare che tu stia tirando la verità dalla parte tua. L’inizio del discorso di Tsipras è chiaro: “La sinistra europea rispetta il diritto dell’autodeterminazione dei popoli”. Poi continua facendo sintesi di posizioni plurali e diversificate che vi sono nella sinistra europea. Non dice che è contrario all’indipendenza di Scozia e Catalogna, bensì che è preferibile, per lui, una maggiore autonomia in ambito federale. Qua non chiarisce se intende federale in senso spagnolo o britannico, od in senso europeo.
      Ripeto, come già scritto, che dallo Sinn Fein a Sortu, ai soberanisti catalani e galiziani, sono tante le organizzazioni indipendentiste e soberaniste che stanno nella sinistra europea.
      La politica è una continua ricerca della sintesi migliore. Oggi la sintesi migliore è Tsipras, ma si può e si deve migliorare. Chi non va a votare non potrà mai più dire a chi è sfiduciato che bisogna impegnarsi e che c’è una soluzione, perchè tutte le soluzioni saranno sempre sintesi non ottimali e, quindi, intrinsecamente insoddisfacenti.

      • La verità è che i maggiori partiti indipendentisti europei stanno in EFA e ALDE (quest’ultimo anche nel dibattito, senza troppi giri di parole, ha detto si all’indipendenza). Ma Tsipras dice si all’autodeterminazione e poi parla di federalismo? Ti dico cosa ha detto: ha ripetuto la posizione che ha concordato con ICV-EUIA, i federalisti catalani filo-spagnoli (è la stessa linea sostenuta durante il suo tour in Catalogna). Il punto è semplice: o si è indipendentisti o federalisti, oppure confederalisti. Buona parte dell’indipendentismo europeo non si fila Tsipras proprio per queste ambiguità, mentre il suo programma è un mix di liberalismo (vedere lotta all’austerity) e fiscalismo (vedere tassazione pro-welfare), un pasticcio. Tsipras ha raccolto però formazioni sovraniste minori e altrettanto pasticcione al loro interno, credo che anche Gerry Adams avrà modo di pentirsene 🙂

  3. Non c’è n’è per nessuno, tanto VINCIAMONOI!!!!!
    E che siano sardi o siculi non importa,è lo spirito del movimento che va oltre e che ha un solo principio fondante :onestààà!

  4. su scomunigau says:

    Noi indipendentisti abbiamo perso (ancora una volta) l’occasione di esserci, cercando un accordo politico con la lista Tsipras. Come elettori non ci rimane che la possibilità di dare un voto alle due ragazze sarde in lista augurandoci di essere in tanti a farlo.

  5. Non condivido la lettura di Giovanni Dore, lacunosa sul sovranismo. A parte gli slogan non spiega per quale motivo i sovranisti avrebbero dovuto convergere verso la Lista Tsipras (quali sarebbero stati questi obiettivi minimi?). E perché non ALDE o EFA? I sostenitori di Tsipras inoltre nell’isola aggirano completamente il problema del mancato scorporo del collegio Isole (come se non fosse anch’esso un problema politico).
    E poi c’è il problema dei sovranisti stessi, che non hanno alcuna linea di politica europea, anche perché sono nati in una precisa contingenza elettorale…

  6. Ildebrando Di Soana says:

    Caro Vito, in Italia i cittadini non eleggono il presidente del consiglio. l’Italia è una Repubblica Parlamentare.

  7. Beh, a dire la verità Luca Pizzuto, coordinatore regionale di SeL, la proposta l’ha fatta, anche se in ritardo. Nessuno però l’ha raccolta, perchè non si è avuto coraggio.
    Segnalo altresì che organizzazioni progressite e sovraniste basche (Sortu), galiziane e catalane sono con Tsipras.
    In ogni caso, dopo le elezioni i sovranisti dovranno decidere se stare con chi farà la grande coalizione liberista (PSE di Soru e PPE di Berlusconi, nonchè i liberali dell’IDV e di Guy) o con il terzo gruppo politico europeo, cioè la Sinistra Europea. Non si potrà far finta di nulla, o dimenticarsi che esiste l’Europa, come finora hanno fatto i sovranisti e gli indipendentisti sardi.
    Dimenticavo: gli irlandesi dello Sinn Fein fanno già parte della Sinistra Europea. A fine luglio sarò alla Summer School della Sinistra Europea insieme a diverse compagne e compagni. Sarebbe bello che le organizzazioni sovraniste ed indipendentiste progressiste di Sardegna vi partecipino

  8. Pingback: in giro con la lampada di aladin per l’Europa | Aladin Pensiero

  9. anonimo says:

    Questi PDioti sono invotabili! Soru dovrebbe pensare a pagare le tasse invece di cercare di andare a Bruxelles a spese dei cittadini onesti! Ma in effetti Barracciu docet (e l’hanno anche premiata con la carica di sottosegretario. Mah!).

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