Politica / Sardegna

Sovranisti e indipendentisti ad un punto di svolta: perché uniti si vince e divisi si scompare

 

 

Finalmente qualcosa si muove. Lo strappo dei Rossomori (provocato dalla scomposta reazione della vincitrice delle primarie Francesca Barracciu all’intervista all’Unione Sarda del presidente del partito, Gesuino Muledda) ha messo in moto una macchina che potrebbe portare in tempi rapidi alla nascita di un polo sovranista. Lo stesso Muledda annuncia su Facebook che entro l’8 dicembre questo progetto potrebbe diventare realtà. Di certo ad oggi c’è che, dopo mesi di schermaglie anche abbastanza pesanti, i Rossomori hanno ripreso a dialogare con il Partito dei Sardi di Paolo Maninchedda e di Franciscu Sedda, ma è chiaro che questo deve essere solamente l’inizio di un ragionamento più articolato.

La frammentazione è il male neanche tanto oscuro della politica sarda; dunque tutto ciò che unisce e non divide va nella direzione giusta. Quindi a questo punto l’obiettivo deve essere senza dubbio più ambizioso, deve andare oltre il risultato (interessante ma parziale) di un accordo programmatico tra due forze politiche.

Da mesi ci sono sigle e persone che stanno lavorando per unire e non per dividere il fronte sovranista e identitario. Una di queste è Casa Sardegna il cui leader Franco Branca giustamente scrive, nel suo recente post “Elezioni 2014, rien ne va plus”:

Se a guidare le scelte degli uomini fosse solo la ragione e se a guidare le scelte politiche dei partiti e gruppi (grandi e piccoli) indipendentisti, sovranisti, autonomisti, federalisti etc etc fosse solo l’interesse della Sardegna e dei Sardi, le condizioni per creare una grande coalizione identitaria ci sarebbero tutte.

Branca ha perfettamente ragione. Non si possono più costruire muri laddove basterebbero delle soglie a segnare le legittime differenze fra posizioni diverse ma comunque contigue. Non si possono lucrare micro rendite di posizione, non è più il momento per farlo: la crisi non lo permette, la legge elettorale non lo consente. Non è questo che chiedono i sardi.

C’è ancora il tempo sufficiente per cercare di mettere attorno ad un tavolo forze politiche di ispirazione indipendentista, sovranista, federalista e di sinistra che, come in Corsica, possono presentarsi alle elezioni con in unico cartello ma mantenendo ciascuna la propria soggettività.

Per farlo servono coraggio intelligenza e soprattutto generosità. Non si possono mettere veti, né pensare di approfittare della situazione a scapito del progetto. Bisogna rimettersi in gioco perché il tempo a disposizione non è molto. Si prenda atto della situazione e si costruisca qualcosa di efficace, perché (stando così le cose) sia i sovranisti che gli indipendentisti rischiano seriamente di stare fuori dal prossimo Consiglio regionale.

Serve un progetto condiviso da tutti, umilmente e generosamente; non servono annessioni di partiti piccoli da parte di partiti un poco meno piccoli; e soprattutto non serve non un leader. Perché altrimenti i sedicenti leader che sono già in campo avrebbero attratto e unito con il loro carisma tutte le forze sovraniste e indipendentiste, e così non è. Il leader qui non c’è ed è anche inutile cercarlo: quindi serve un progetto serio e realmente partecipato.

Insomma, per essere molto chiari: se Rossomori e Partito dei Sardi vogliono realmente creare un polo sovranista, chiamino al tavolo del confronto anche Progres e Michela Murgia, Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera, Irs di Gavino Sale, Sardigna Natzione di Bustianu Cumpostu, il neonato Fronte Indipendentista Unidu, Casa Sardegna e tante altre formazioni che, anche a sinistra, credono nell’autodeterminazione dei sardi. Lo facciano senza riserve mentali, senza voler approfittare di una situazione che li mette al momento in una situazione di forza, che però è solo apparente.

Diano inizio ad un progetto serio, senza veti personali (perché da noi i problemi politici spesso sono solo i problemi personali tra leader dei vari schieramenti), mettano in campo un discorso programmatico ed uno legato alla possibilità di allearsi poi ulteriormente (oppure no) con altre forze di altri schieramenti e puntare al governo della Regione e siano pronti a qualunque conclusione possibile di questo percorso. Con generosità vera, pronti a rimettere in discussione ogni verità finora acquisita. E, ovviamente, lo stesso si pretenda da tutti gli altri interlocutori.

Poi chi non accetterà né l’invito né il confronto né l’accordo si prenderà davanti agli elettori la responsabilità di questa decisione.

 

 

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