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Renato Soru, game over. Con l’appoggio a Cabras si chiude un’èra: da profeta del cambiamento ad aspirante capobastone del Pd

Sabato mattina, all’Hotel Mediterraneo di Cagliari, Renato Soru è intervenuto all’incontro organizzato dal Partito Democratico per lanciare la candidatura a sindaco di Antonello Cabras. L’ex presidente ha preso la parola prima del senatore: in politica anche i particolari contano.

Cos’ha detto Soru? Poche e sbrigative parole: “A Cagliari possiamo vincere, la scelta di Cabras è giusta, tutti noi dobbiamo sostenerlo”.

Sabato si è chiusa dunque ufficialmente un’èra: quella in cui le speranze di cambiamento e rinnovamento all’interno del più grande partito di centrosinistra erano affidate, in Sardegna, a Renato Soru.

Sia ben chiaro: io non accuso Soru di aver tradito le attese perché sta sostenendo Cabras. Il senatore di Sant’Antioco è per me un candidato debole con tanti punti di forza, e male hanno fatto i partiti alleati (bruciati sul tempo dal Pd) a costringere la coalizione a delle primarie che i cittadini snobberanno.

Né avevo bisogno dell’appoggio pubblico di Soru a Cabras per comprendere che la parabola politica dell’uomo di Sanluri (così come lui stesso l’ha impostata) è bella che finita da tempo, bruciata da anni in cui i colpi di genio hanno spezzato una routine fatta di contraddizioni e pessime scelte.

Né sono così malinformato da ritenere Cabras il responsabile della sconfitta di Soru alle ultime Regionali. Questa è una lettura inverosimile, visto che tra i due i rapporti sono sempre stati ottimi e che il parlamentare si contrappose al presidente della Giunta nel 2007 alle primarie per la segreteria del partito solo per impedire che questi distruggesse quel poco che restava dell’organizzazione (e infatti in quell’occasione l’errore non fu di Cabras ma di Soru che non si doveva candidare).

Detto questo, quanto avvenuto al Mediterraneo dovrebbe far comprendere ai fedelissimi del sanlurese che un’epoca si è chiusa per sempre e che sarebbe il caso di smetterla di brandire contro il prossimo un’esperienza di governo esaltante ma contraddittoria e comunque ormai irripetibile nelle forme e nei modi che abbiamo visto.

Soru oggi è (al pari di Paolo Fadda, di Antonello Cabras, di Emanuele Sanna, di Siro Marroccu, e poi continuate voi l’elenco) semplicemente un capobastone del Pd. Né più, né meno. Anzi, è un aspirante capobastone, visto che non può contare nemmeno su di un gruppo di fedelissimi da piazzare alla Regione, al Comune o in qualche cda. Soru probabilmente si limiterà a posizionare le sue truppe dove meglio gli aggrada, per finire prima in Parlamento e poi per tornare alla guida della Regione.

Se Soru e i suoi prenderanno coscienza di questo dato di fatto, non è da escludere che riescano finalmente a fare politica, cioè a ragionare in termini concreti di rapporti di forza, mettendo da parte gli isterismi e le scomuniche contro chi non la pensa come loro. Se la smetteranno di credersi i primi della classe, forse potranno rientrare in classe. Altrimenti sembreranno sempre di più come quei vecchi missini di una volta che non facevano che ripetere “Quando c’era lui…”.

Il Sorismo è stata una fase storica unica e irripetibile. E infatti manco Soru forse è oggi un “soriano” in senso stretto. Forse è solo un uomo politico in cerca di identità, infastidito da un passato che sta diventando molesto (e basta leggere i commenti su Cabras pubblicati da Sardegna Democratica per registrare lo scollamento tra il leader e i suoi elettori di una volta).

La vera responsabilità di Soru, il segno della sua omologazione, non sta dunque nell’appoggio a Cabras quanto nel rifiuto evidente a cercare un’alternativa alla candidatura del senatore ora, e a quella di Graziano Milia per le Provinciali di qualche mese fa. Soru è in politica ormai da oltre sette anni e non ha creato nessuna classe dirigente. Niente di niente. E’ questa la sua sconfitta, non quella di aver perso le elezioni regionali (che è una sconfitta di tutto il centrosinistra, elettori compresi).

Io ritengo che il suo errore fondamentale sia stato quello di sciogliere Progetto Sardegna e di confluire nel Pd. Troppo irruento il suo carisma, troppo forte la sua ansia di cambiamento all’interno di un’organizzazione con altri ritmi e altre liturgie, e che alla fine lo ha stritolato. Se Progetto Sardegna fosse rimasto in vita, i partiti del centrosinistra sarebbero stati costretti a confrontarsi con un temibile alleato, in grado di portar via loro voti e consensi, e anche il leaderismo carismatico di Soru avrebbe avuto un senso.

Se Soru fosse rimasto alla guida di un piccolo partito avrebbe potuto avere un ruolo nazionale, così come lo stanno avendo (con risultati diversi, è evidente) altri due presidenti di Regione: Nichi Vendola e Raffaele Lombardo. Soru ha invece pensato che per fare carriera a livello nazionale bisognasse entrare in un partito nazionale: niente di più sbagliato.

Così è diventato è uno dei tanti politici con troppi nemici e nessun progetto, se non quello di difendere se stesso e il suo passato da presidente. Ma per la Sardegna questo non può bastare.

60 Commenti

  1. Anna Biggio says:

    Chiedo pubblicamente scusa ad Alessandro, tra l’altro sono amica della sorella e della madre. Per cui..
    Per quanto riguarda Matteo: dagli elenchi dei partecipanti, ancora in mio possesso, non mi risulta la tua partecipazione alle riunioni. Tutti i partecipanti sono stati regolarmente registrati e hanno tutti firmato un modulo di partecipazione. E ora basta con le polemiche. Ribadisco: il nemico sta a destra. cari saluti Matteo

  2. Alessandro Mongili says:

    Chiedo scusa a Vito se uso il suo blog per rispondere ad Anna Biggio, molto semplicemente, che io non sono Maria Antonietta Mòngiu, de toute évidence (anche visiva). Per questa ragione, no nc’intru nudda con tutte quelle storie. Personalmente, da diversi mesi non frequento più Sardegna democratica anche perché ormai lavoro a Padova, ho una vita nomade e lo stile di gestione prevalente al suo interno non mi fa impazzire, come in genere in tutte le organizzazioni politiche. Tuttavia, mi riconosco sempre in Soru e nel suo progetto. Probabilmente anche nella sua postura. Soprattutto rispetto al castosaurame ambiant.

  3. Anna Biggio says:

    Per A.Mongili: Anna Biggio caro Alessandro. ora capisci? Sono stata la prima persona che ha organizzato dei bellissimi incontri molto partecipati tra l’altro (ogni incontro contava circa 120 presenze) e anche la prima ad essere “fatta fuori” dalla Mongiu per tre motivi, uno fra i quali pare sia stato tu a tirarlo fuori: 1) ero parente di Antonello Cabras (mia madre è Cabras ed è di S.Antioco) , cosa peraltro non vera. 2)ero la spia di Chicco Porcu, altra cosa incredibile. E sono ora orgogliosa di fare parte del gruppo di Chicco, grande persona.3) oscuravo la Mongiu. Non potevo organizzare delle riunioni più partecipate delle sue.
    Ma sono felice di non far più parte di Sd, in quanto il messaggio lanciato da Soru a Sanluri e da me recepito “benissimo” come da tutti gli altri, è stato quelo di tesserarsi al PD perchè Sd nasceva anche per rafforzare il partito democratico e per stare in mezzo alla gente, per coinvolgerla. E ricordo anche che, a proposito di questo, durante la seconda riunione organizzata nel Centro Area 3, altra cosa che mi vietò la Mongiu, quando difronte a tutti ho detto che bisognava rivolgersi a tutta la gente e coinvolgerla il più possibile per far conoscere tutte le realtà di cui si discuteva nelle riunioni di Sd, la signora Mongiu con fare piuttosto irritato e cupa in volto mi disse: Stai zitta, noi non facciamo assistenzialismo! Basta questo o vuoi che contniu?

    • Matteo M. says:

      Io (e non sono il solo) ho abbandonato la frequentazione di Sardegna Democratica proprio quando eri tu a provare a gestirla Anna (non di certo grazie al consenso), anche per tuoi metodi gestionali. Che dimostri a tutti pubblicamente infangando gratis il Prof. Mongili in un forum pubblico, a più di un anno di distanza. Stesso atteggiamento tenuto nei confronti dei malumori espressi allora anche in sede di riunione.
      Ben altra cosa la capacità di ascolto e confronto di Alessandro, tutt’altro che cattedratica.

      • Matteo M. says:

        Per intenderci: sei entrata su questo articolo per leggerlo, hai letto anche il nome di Alessandro Mongili e l’hai insultato pubblicamente non sul merito ma sulla sua persona. Per concludere con “il nemico è a destra”: mi ‘ndi seu acattau!

    • Maurizio says:

      ma non è assolutamente vero che nel messaggio di Soru a Sanluri c’era attribuire a SD un ruolo di sostegno al PD! Anzi, Soru proponeva uno spazio (SD) che fosse aperto specialmente a coloro che non intendevano riconoscersi nel PD. Soru molto schiettamente disse qualcosa del tipo: “anche se sarei felice se vi iscriveste al PD, Sardegna Democratica è un luogo per chi vuole impegnarsi nella politica senza dover militare in un partito politico”

  4. Alessandro Mongili says:

    Anna B. in che senso? Anna Boi? Anna Berlusconi? Anna Bresci? Anna B. carissima, io esprimo le mie opinioni, non do lezioni a nessuno.
    Tantomeno ai soci di Sardegna democratica, come è chiaro a leggere i programmi delle iniziative dell’associazione. Piuttosto, impara a confrontarti con le opinioni diverse dalla tua, e magari prova a smontarle.
    Non essere così méprisante, cara Anna B.! E firmati per favore, è un costume democratico quello di non mascherarsi dietro l’anonimato e mostrarsi per quello che si è e per quello che si pensa. Non basta urlare due cose e insultare la gente, bisogna avere anche idee da difendere. Ma, in loro assenza, posso capire perché tu e molti altri preferiate nascondervi dietro l’anonimato.

  5. rossella says:

    “il nemico è a destra”? un po’semplicistica questa affermazione visto le pacche che sempre il PD ha dato alla destra. Dovremmo crederci solo perchè ce lo dice Soru?
    Vorrei crederci ma invece purtroppo non credo al Soru di oggi, amico di cabras

  6. Anna B. says:

    Caro Alessandro, nonostante tutto continui a tenere lezioni in ogni luogo. Non ti bastano quelle che hanno fatto scappare tante persone dalla prime riunioni di Sardegna Democratica a Cagliari? Continua a tenerle nei pochi elitari incontri che SD ancora organizza per la gioia dell’ex Assessore Mongiu e risparmiacele almeno sul web. Grazie. e’ finita un’era, andiamo avanti! Cerchiamo di far crescere il Partito Democratico senza arroccarci in utopie che non portano a nulla, se non a malumori per non dire altro. Su coraggio, il nemico è a destra!

  7. Alessandro Mongili says:

    Caro Marcello,

    sull’errorologia soriana ho già detto quello che penso e non mi ripeto. Interessante, ma non sufficiente per capire la situazione in cui ci troviamo, e sempre da accompagnare con un’analisi almeno altrettanto approfondita dell’errorologia antisoriana, ai miei occhi ben più cospicua e che si fonda sull’Error Maximus: non cogliere l’opportunità offerta a una classe politica discreditata, pezzente e di serie C dalla presenza di un leader vero, pur con tutti i suoi difetti.

    Su Vendola: devo dire che a me Vendola piace, lo stimo e spero che si imponga come leader del centrosinistra, così come ha fatto in Puglia alle regionali. Purtroppo, lo vedo ancora troppo leaderino di un piccolo partitino legato a pratiche partitiche postleniniste e a un’ideologia del ca++o come il comunismo, sebbene in forme ormai criptiche, al romanticismo del “com’erano belli gli anni ’70” (lassausu stai), a un eloquio da intellettuale meridionale anni ’70, alla sostanziale ignoranza di ciò che succede fuori dall’Italia se non in forme mitizzanti per cui nel loro olimpo Evo Morales è enorme, Obama piccolino e su Chavez non si dice molto, chissà perché. Siccome lo vorrei anche mio leader, e leader non solo per la sua setta, mi sembra che queste cose siano rilevanti. Insomma spero che cambi e come Fini si distacchi dai suoi risibili colonnelli e scherani.

    • Marcello Cadeddu says:

      Caro Alessandro,
      non posso certo dirmi antisoriano, ma semplicemente prendere atto che a volte “gli dei accecano chi vogilono perdere”. Per il resto l’ho votato due volte e continuo a reputarlo persona di grandissima intelligenza ed uno dei pochi ad avere una visione del futuro. Come politico, per averlo visto all’opera dal di dentro dell’amministrazione, qualche limite grosso ce l’ha e credo dipenda da una formazione fortemente aziendalista. Resta, per mantenere la tua metafora sportiva, un giocatore di serie A in una squadra dove averne di serie C è già grasso che cola!
      Rispetto a Vendola, è un datto di fatto che SEL al momento sia un partito piccolo ma è l’unico a sinistra che cresce e finirà per non essere così piccolo. D’altra parte, lo stesso Vendola ha una visione strumentale di SEL e non ha avuto esitazioni di dirlo nei suoi interventi al congresso nazionale: è la metafora del seme che muore perché una pianta possa nascere e svilupparsi.
      Non so esattamente cosa intendi per pratiche post leninistiche, ma visto che i congressi, almeno per chi li fa, seguono tutti modalità simili, tutti i partiti democratici sono post leninisti. Definire “idelogia del ca++o” il comunismo mi pare semplificare eccessivamente storia e scienze sociali, cosa già poco accettabile ma comprendibile da parte di un comune avventore di bar, un po’ meno da chi fa dello studio la propria professione.
      Io seguo abbastanza gli interventi di Vendola e qualche libro sulla sua storia l’ho letto e non mi pare che calchi troppo sulla nostalgia degli anni ’70 (anzi, mi pare che la caratteristica saliente sia la proiezione verso il futuro) o che insista troppo sul modello sud americano (dove si possono riscontrare esperienze interessanti a mio avviso, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione dal basso).
      L’eloquio da intellettuale meridionale anni ’70 (e torra! Ma cosa ti hanno fatto negli anni ’70?) non sono capace di riconoscerlo: se significa non esprimersi sempre all’indicativo e con una certa proprietà di linguaggio, ben venga. Per altro piace molto ai molti giovani che lo seguono, magari è tornato di moda. La verità è che Vendola ha un elequio molto elaborato dal punto di vista comunicativo, ricco di riincorniciamenti, metafore ed altri elementi che lo rendono affascinante e persuasivo. Insomma, funziona.
      Magari il PD avesse qualcuno che parla “con l’eloquio da intellettuale meridionale degli anni ’70”!
      Sull’ignoranza che tu gli attribuisce sul quanto avviene fuori, mi sa che sei fuori strada: non c’è neppure bisogno di attingere alla sua biografia, basta l’esperienza da presidente della Puglia: premi internazionali per le leggi regionali (sul lavoro nero, per esempio), premi per il miggior manager pubblico (quello dell’acquedotto pugliese), accordi chiusi in Cina per le imprese pugliesi, una manovra anticiclica che non ha eguali, record nella produzione di energie alternative, valutazione positiva anche da aree confindustriali. Non saranno tutte luci, ma non ha paragoni vista la situazione di partenza della sua regione e l’ostilità militante del governo Berlusconi.
      Sui colonelli non so: chi sono?

  8. rossella says:

    Pur nei toni duri Vito ha ragione. Soru ha scelto di allinearsi acriticamente al suo partito, rinnegando i suoi elettori. ma le sue idee, i suoi progetti per la nostra sardegna non si allineano con la scelta di cabras. e allora Renato, come ti giustifichi? Il tuo discorso rimane schizofrenico:bello, condivisibile ma poi:”sosteniamo cabras!” ROBA DA MATTI

  9. Marco P says:

    vabbè, lasciamo stare la classe dirigente, che è un concetto impegnativo, ci basterebbero nuove leve di politici, che incarnassero e portassero nelle istituzioni quel’idea di cambiamento di cui soru si è proposto come alfiere. il laboratorio progetto sardegna e sardegna democratica anche questo si proponevano, ma stento a vedere queste più o meno giovani promesse della politica sarda. Soru, amesso che ci siano, non ce le indica, non le sostiene, non le lancia nell’agone politico. Ma ci indica Milia e Cabras. c’è qualcosa che non torna.

  10. Vi segnalo la pubblicazione, da parte di Sardegna Democratica, di una parte del discorso tenuto da Renato Soru sabato 15 gennaio al Mediterraneo nel corso dell’iniziativa del PD che ha dato il via alle Primarie per il candidato sindaco del centro sinistra:

    http://www.sardegnademocratica.it/index/istituzioni/articolo/28091/a-cagliari-possiamo-vincere-se-il-centrosinistra-sara-unito.html

  11. Alessandro Mongili says:

    Caro Marcello,

    grazie per le tue domande perché mi danno la possibilità di chiarire il mio pensiero, ma ti pregherei di evitare gli insulti personali. Comunque:
    1. dicevo “classe dirigente” in genere, non classe dirigente “valida” (rispetto a che cosa?). Il problema era: può un leader creare una classe dirigente. Mia opinione: possibile ma difficile.
    2. Sia la Dc che le “nomenklatura” che la “noblesse d’état” francese sono/state classi dirigenti create, ingegnerizzate. Ma questo non è un processo facile da ingegnerizzare. In genere, si creano per processi complessi e sostanzialmente ingovernabili da soggetti politici.
    3. Soru non è sociologicamente capobastone perché dei vari castosauri non ha la posizione sociale, non condivide i loro linguaggi e gran parte dei loro repertori culturali, non ha le stesse idee su come debba essere la politica e quindi non ne condivide neanche le aspettative. Con loro, compete per il potere, ma non basta per renderlo uguale a loro, altrimenti qui “tutte le vacche sono grigie” davvero.
    4. La “logicità” di un discorso è cosa diversa dal fatto che sia più o meno veritiero. La realtà che ci troviamo davanti raramente è logica come può essere un discorso di Cabras (cito a caso).
    4. “Soriano incallito” era un tentativo maldestro di autoironia, cosa rarissima e difficile e che non esce bene quasi mai, lo ammetto. Per quanto riguarda il tuo vendolismo, non sarà incallito, ma neanche distaccato e equanime.
    5. Né moralista né padreterno, ma, come al solito, dico quello che penso correndo il rischio di sbagliarmi.
    6. Almeno, firmati, guarda gli altri e spegni il tuo proiettore.

    • Marcello Cadeddu says:

      Caro Alessandro,
      dal momento che non è mia abitudine insultare le persone, mi sono riletto il commento. Mi pare che l’unica parte che potrebbe essere definita tale è l’invito a non ergerti a moralista o a padre eterno…per i miei canoni mi pare pochino per essere definito insulto personale! Ma mi rendo conto che è insulto quando come tale è percepito da chi lo riceve e quindi se ho offeso la tua sensibilità colgo l’occasione per scusarmi.
      Rispetto ai temi da te trattati:
      1) credo anch’io che la classe dirigente in generale dipenda da altro piuttosto che da un semplice leader. E’ vero che Soru attorno non aveva molti intellettuali indipendenti e quelli che aveva (che possono piacere o non piacere…) con lui hanno rotto: da Diego Cugia, a Paolo Maninchedda, a Francesco Pigliaru. Quando si ama troppo non essere contraddetti diventa difficile creare attorno a se una dirigenza valida.
      2) Gran parte della dirigenza post II guerra mondiale è stata forgiata dalla Resistenza e da buoni studi e ottime letture. Oggi la selezione della classe dirigente è affidata a logiche di appartenenza e fedeltà piuttosto che competenza. Questo vale per la classe politica, dove converrai con me, gli zoticoni abbondano (per fare il peone non serve grande competenza, basta avere un dito!), quella economica non è selezionata dai risultati ma sempre da logiche claniche, quella amministrativa attraverso concorsi che spesso non scelgono il meglio, quella universitaria lo sai tu meglio di me;
      3) rispetto al capo bastone, occorre definire esattamente cosa si intende. Se intendiamo un capo clan, che ha la possibilità di mobilitare “truppe” al lui fedeli sempre e comunque oppure se intendiamo un “iniziato” che conosce tutto l’esoterismo politico (rituali, regole, codici). Che Soru sia un politico anomalo è certo ed infatti è un vero imprenditore prestato alla politica e (ma è solo una mia opinione) proprio l’incapacità di mutare i codici da imprenditore a politico – quindi l’incapacità alle sintesi, alla lettura dei rapporti di forza, alla manutenzione dei rapporti e delle alleanze, l’ha perduto. In questo hai ragione quando dici che Vendola è diverso: lui questa sapienza ce l’ha ed i risultati sono davanti agli ochhi di tutti. Soru poteva essere un leader nazionale, Vendola lo è grazie ai risultati reali ottenuti in confronti molto difficili.
      4) rispetto alla distinzione tra realtà e logicità non sono esattamente d’accordo: se è vero che una proposizione può essere logica ma non vera, una proposizione vera è sempre logica. Senza essere proprio un hegeliano, credo che ciò che è reale sia anche razionale. E’ vero poi che tra gli umani si realizzano logiche “non ordinarie”, ma è un altro discorso.
      4) E’ vero, il mio vendolismo non è incallito ma neppure distaccato ed equanime. e non potrebbe neppure esserlo. Il bias di conferma innestato nei nostri cervelli funziona anche per me, quindi credo che le mie valutazioni su Vendola ne risentano. Però sono consapevole di questa situazione e cerco di farvi fronte.
      5) Su questo punto ho detto all’inizio.
      6) Visto che scrivo con una certa frequenza e che ho firmato con nome e cognome all’inizio e gran parte di coloro che scrivono mi conoscono (compreso Vito) pensavo lo sapessi anche tu…

  12. Il problema di Soru e di molti altri qui è che ragiona da italiano, e non da Sardo. Lo stesso Biolchini vede come un handicap il non avere un ruolo nazionale (italiano). Per me invece, che vedo come mia Nazione esclusivamente la Sardegna, e non l’italia, Soru un ruolo nazionale lo ha avuto e potrebbe ancora averlo. Esca dal PD e faccia di Sardegna Democratica un partito Indipendentista progressista che spinga a una grande alleanza di tutti i movimenti Nazionali Sardi (dal Psd’AZ fino a iRS e Sardigna Natzione), quindi sfidi finalmente il vero male della Sardegna: i partiti e i sindacati italiani con le loro consorterie e massonerie varie. Ecco che allora Renato non solo avrebbe un grande ruolo Nazionale, ma porterebbe la Sardegna all’attenzione mondiale, come avviene anche per Scozia e Catalogna.

  13. Il funerale degli zombies sarà stato pure celebrato nell’89, ma fino a quando continuerete a dargli il voto continueranno a godere di ottima salute, anche se sono morti.

  14. Alessandro Mongili says:

    Sono d’accordo con Matteo e sono molto tranquillo, da soriano incallito: se Vito sostiene che Soru è finito, e lo sostiene come un mantra, rimane una preghiera, non un’analisi, e posso risperare in Soru.
    Se non ho capito male (una volta scremate le affermazioni del tipo “Soru è come Siro Marrocu”, che non stanno in piedi in quanto Soru è sociologicamente diverso dai capibastone vari o, per usare il mio termine, dai castosauri) l’accusa che formuli è “non ha creato una classe dirigente”, che però all’interno del tuo discorso corrisponde (se non interpreto male) al non avere creato un partito.
    1) ma quali sono i leader che hanno creato una “nuova classe dirigente”? La Chiesa, durante il fascismo, creò gran parte della classe dirigente dell’Italia repubblicana, con grandi risorse e esperienze. Altri esempi non me ne vengono, se non quelli di dittatori, e penso a Napoleone e al suo sistema delle “grandes écoles”, peraltro già esistente nell’Ancien régime, o alle “nomenklatury” dei Paesi socialisti, che però facevano schifo e in genere si sono trasformate in oligarchie a riproduzione familiare. In genere infatti i leader usano segmenti di classe dirigente formatasi in sistemi di alta istruzione decenti. In Sardegna Soru ci ha provato con Progetto Sardegna. Purtroppo, si trattava di un gruppo incapace di dirigere anche una Scuola media e con una cultura politica un po’ arcaica, per cui alla fine questo ha creato, molto più del carattere di Soru, una verticale del potere certamente dannosa. Il problema, Soru e non Soru (come vediamo oggi al governo e all’opposizione – certo con eccezioni) è l’assenza in Sardegna (e in Italia, anche s ein modo meno terribile) di un qualcosa che possa assomigliare a una vera classe dirigente.
    2) l’esempio di Lombardo lo eviterei, visto che anche in quel caso si tratta di un segmento delle rabberciate e tronfie élite locali e non di una classe dirigente degna di questo nome. Vendola a me sembra che abbia lo stesso problema di Soru (essendo lui un leader bravo nella comunicazione ma arcaico nel discorso e nella proposta politica, molto peggio di Soru): bastava osservare le prime file del congresso sardo di SEL e vedere chi sta intorno a Vendola (già, chi sta intorno a Vendola se non burocrati impresentabili?) per capire che castosauri e personaggi semiistruiti ma arroganti abbondano, esattamente come intorno a Soru.
    No, caro Vito, il funerale di Soru dev’essere ancora celebrato, mentre sicuramente per moltissimi altri è già stato celebrato nel 1989 e loro sono solo zombie della politica. Cabras compreso (che alla fine è probabile che voterò, nonostante resti il principe dei castosauri).

    • Marcello says:

      Caro Alessandro,
      senza andare molto lontano e senza scomodare Napoleone, mi pare che la classe dirigente valida in Italia non fosse solo quella covata in Vaticano (da dove è uscito l’eterno Andreotti, ma quello te lo puoi tenere). L’utilizzo di un linguaggio finto tecnico – sociologico non è che rende un discorso logico. Non entro neppure nel merito della questione specifica, ma Soru non è “sociologicamente” un capo bastone perchè lo dici tu che di mestiere fai il sociologo o ci sono ragioni comprensibili per tutti? Tu sei un soriano incallito, io sfortunatamente non posso fregiarmi di etichette simili, neppure di “vendoliano, benché segua con molto interesse e simpatia Nichi Vendola. Ma spiegami, in che cosa sarebbe peggio di Soru? A parte che è riuscita a farsi eleggere due volte in un ambiente un pochino più difficile (ti ricordo che il nemico interno era D’Alema e non Paolo Fadda e che quello esterno – direttamente prima e attraverso un prestanome poi – Fitto e non Cappellacci).
      Il congresso di SEL aveva diverse file e persone diverse, trasferire le file in una mappatura del potere mi sembra più che altro un esercizio di fantasia. Se poi fotografiamo le prime file di chi sostieni tu (il principe dei castosauri), non è che abbondino i fini intellettuali…ci sono burocrati, scribi e cortigiani.
      Quindi non ergerti a moralista e non ergerti a padre eterno, che non c’è il tanto.

      • marcè .. vendola ha vinto perchè l’udc votava poli bortone. Altrimenti col c… che vinceva le elezioni

        • Marcello Cadeddu says:

          Beh, se mio nonno avesse avuto le ruote sarebbe stato una carriola…dal momento che non credo esistano gli indovini questo non si sa.
          Certo, è il ritornello delle destre, ma avrebbero sempre dovuto scegliere tra la Poli Bortone e Vendola. Vendola in Puglia è stato votato da tutti perché ritenuto alternativa credibile: l’hanno votato a destra, l’ha votato la Chiesa, l’hanno votato compatti tutti quelli del PD…
          Le elezioni le ha vinte anche contro Fitto cinque anni prima, che in Puglia conta un po’ più della Poli Bortone.
          Magari approfondire un po’ le analisi considerando tutte le variabili invece che ripetere giustificazioni un po’ stantie farebbero onore all’intelligenza di tutti.

        • Palese 42,25 – Vendola 48,69 – Poli Bortone 8,61 – Rizzi 0,35. Sono i numeri

        • Marcello Cadeddu says:

          Mi pare che i numeri dicano che ha vinto Vendola .
          Tu non fai un ragionamento politico, ma aritmetico. Ma le regole della politica non sono quelle dell’algebra…se così fosse oggi avremo in parlamento una forza di sinistra del 10% almeno, frutto dell’unione in Sinistra l’Arcobaleno di Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione e Sinistra Democratica. Invece non ce n’è neppure uno perche in politica l’aritmetica vale solo a posteriori.
          E questa, caro Lucio, è politica.

  15. Il Giap says:

    “quando c’era Lui, caro Lei!”

  16. Banana says:

    ceh, là soriani scatenati!

  17. Carlo A. Borghi says:

    Bell’affresco! lo si potrebbe trasferire in un murale a San Sperate o Orgosolo.
    Lo riassumo così: da meglio Soru a manco Soru.

  18. Non sono una nostalgica del passato e non mi sento in grado di fare una valutazione politica sulle scelte di Renato Soru ma non penso che sia GAME OVER (fuori gioco). Come scriveva Biolchini sei mesi fa Soru al momento è preso da altro e non lo si può biasimare dal momento che ne va del suo futuro politico, professionale ma soprattutto personale. Continuo a pensare che Renato Soru sia un politico lungimirante anche se meno popolare di altri perché ha un carattere schivo e riservato. Ricordiamoci che lui è un’imprenditore prestato alla politica che, come è stato facile dimostrare, ha sempre avuto pessimi consiglieri politici e molti voltagabbana attorno. Non credo sia un ingenuo piuttosto un sognatore nel senso buono del termine: sogna per la sardegna un futuro migliore. Non penso abbia grandi ambizioni politiche anche perché ha detto in modo deciso che non si candiderà a nessuna carica politica fino a quando non si concluderanno i processi pendenti a suo carico. E’ facile stracciargli le vesti adesso che sta vivendo un momento difficile, è stato più facile salire sul carro del vincitore qualche anno fa e quando si sperava che i sardi lo avrebbero riconfermato a capo della regione. I soriani non sono dei fanatici illusi, siamo persone che hanno degli ideali e delle idee da mettere a servizio della comunità. Infine ritengo che sia anche vero che ormai un gergo tipico dell’organizzazione mafiosa sia entrato nella politica ma non condivido quando si definisce Soru un “capobastone”: l’italiano ha ancora un senso…

    • Lauthinks says:

      Maria,
      ho creduto in Renato Soru e di più ho creduto fermamente nell’ idea di Sardegna possibile che lui ha proposto e nell’idea in quel progetto ambizioso credo ancora.. Ma non posso sentire che ha avuto cattivi consiglieri e a volte pessimi collaboratori, la responsabilità della scelta dei consiglieri, dei collaboratori e pure dei voltagabbana di chi sarebbe secondo te Maria?

  19. Graziano says:

    Quanto astio signor Biolchini! E quanta falsità!
    Lei fa il giornalista di mestiere,non dovrebbe comportarsi come un tifoso qualunque.Se è vero che era al Mediterraneo non può,in buona fede,sostenere che R.Soru ha sbrigato la pratica dicendo “A Cagliari possiamo vincere, la scelta di Cabras è giusta, tutti noi dobbiamo sostenerlo”.Ha detto tante altre cose che forse lei ha fatto finta di non sentire. Al di là di questo se lei avesse un minimo di obiettività dovrebbe riconoscere,per esempio,che il lavoro di Sardegna Democratica,volto all’informazione dei cittadini sulle tematiche più svariate e alla formazione politica dei giovani,è qualcosa che testimonia della differenza sostanziale tra la concezione della politica che hanno R.Soru e altri come M.A.Mongiu,G.V.Sanna,C.Mannoni,M.Dadea rispetto a tanti politicanti dell’uno e dell’altro schieramento.
    Ho trovato molto più veritiero e sensato il commento di Matteo.

    • Pierfranco says:

      Graziano=Renato Soru? Vito, ti legge anche Mr. Tiscali!!!! ah ah ah scherzo eh!

    • Guardi, non ero al Mediterraneo, ma non è questo il punto. Soru avrà detto anche tante cose ma la più importante è “Sosteniamo Cabras”. Lei mi accusa di dire falsità ma non mi dice quali sono e soprattutto non risponde riguardo la maggiore responsabilità che secondo me ha l’ex presidente, cioè quella di non aver creato una nuova classe dirigente. Quanto poi all’accusa di astio che mi rivolge, ricordo a lei e a tutti gli altri che per potermela rivolgere è necessario prendere il numeretto e non mi sembra che lei lo abbia mai fatto. Rispetti la fila! 🙂

  20. Bernardo Paguro says:

    Soru perde pezzi:
    Gianluigi Gessa sostiene ufficialmente Massimo Zedda.

  21. Lauthinks says:

    Le speranze riposte in Soru sono statein parte sconfitte già durante il mandato del 2004. La difficoltà o incapacità di comunicare e creare consenso intorno alle politiche innovative e, appunto, la mancata capacità di formare una classe politica nuova ne hanno limitato molto l’apprezzamento. Questo non toglie nulla al fatto che il suo quasi quinquennio abbia visto, con luci ed ombre, una riscoperta dell’identità sarda e una discontinuità netta nell’approccio ai problemi dando una visione del futuro possibile e di una autonomia non solo chiesta ma pretesa con orgoglio. Sinceramente non ho apprezzato il modo in cui nel mio partito si è arrivati a scegliere il candidato sindaco, calandola dall’alto con un patto tra big.Per questo ho visto con simpatia la candidatura di Filippo Petrucci, penso sia stata decisiva per smuovere e rivitalizzare la discussione anche dentro il partitosull’esigenza di cambiamento e portare anche le altre forze politiche a scendere in campo e a tenere le primarie che sono e devono essere non una conta interna alla coalizione ma un momento di partecipazione ed elaborazione di proposte programmatiche spendibili. Ero al mediterraneo e ho ascoltato Soru fare un discorso serio, responsabile. D’altro canto come lui stesso ha affermato è un dirigente del Partito Democratico che appoggio convintamente questa candidatura. ho ascoltato da Soru un discorso pragmatico e volto a vincere non solo le primarie ma le elezioni comunali. Il discorso del senatore invece, purtroppo devo confessare, mi ha deluso. un discorso in cui non ho letto energia nè novità,ragionamento che è partito da una premessa, il referendum di mirafiori che non è stato contestualizzata bene nel discorso programmatico generale. Certo alcune cose le ha dette, ha parlato di una città invecchiata e che deve fermare l’emorragia verso l’area vasta. Un accenno critico al tunnel di via Roma (che fa ben sperare sulla bocciatura sostanziale di uno scempio annunnciato) case a costo accessibili per i giovani, di una idea ancora incompiuta di città universitaria e a vocazione turistica. Poco di sviluppo economico, di rinascita culturale. Ha rivendicato nelle primarie lo strumento di consultazione dei cittadini per mettere meglio a fuoco le problematiche più sentite ( a malincuore credo). Cagliari è una citta che invecchia . Forse è questo il clou del ragionamento che ha portato alla scelta di candidare Antonello Cabras. Un nome importante nella storia politica del csx, come ha sottolineato Soru, politico con una lunga lunghissima esperienza che potrebbe anche fare la differenza. I venti anni di governo delle destre hanno lasciato il segno. sarà dura ma non impossibile. Dobbiamo trovare lo spirito di coalizione e spero che sabato 22 i cinque candidati insieme sapranno darci un’idea più cogente alle esigenze reali di una città in declino evidente e ridisegnare un orizzonte auspicabile e credibile per il capoluogo di Regione. Gli elettori cagliaritani di csx hanno nelle primarie l’opportunità di conoscere e scegliere in candidato, di contribuire a definire il programma. Cinque candidati cinque approcci differenti un unico obiettivo: cambiare la città.

    • Marcello says:

      Ho trovato l’analisi di Lauthinks interessante. Credo che lo sforzo che il centrosinistra deve fare è costruire un’idea di città. Il problema non è se fare il tunnel sotto via Roma o no (la risposta dovrebbe essere quasi scontata) o il contrasto allo spopolamento o le case per i giovani, ma la costruzione di una “gestalt” complessiva, una struttura complessiva da cui emergano i valori della sinistra trasformati in progetto.
      Quello che manca è una forte identità del centrosinistra, identità che con Cabras non può essere neppure abbozzata perché è troppo simile al suo competitore di destra.
      Credo, ma spero di sbagliarmi, che una sfida da sinistra che punti esclusivamente ad una gestione amministrativa migliore non sfondi. Per strappare Cagliari alle destre serve far immaginare una città del futuro, dove il motore sia la cultura, accogliente, vivace e piena di bellezza. Una città insomma dove sarebbe bello vivere.
      Tutto questo non ancora non emerge, ma credo che sia questa la direzione da prendere.

  22. Condivido in toto. Abbiamo perso una grande occasione, tra le conseguenze più tristi la trasformazione di un bel movimento come Progetto Sardegna in una combricola di snob che è oggi Sardegna Democratica.

    • banana says:

      parole sacrosante, mario

      • Neo Anderthal says:

        S.nob, ovvero Sine Nobilitate.
        Non una aristocrazia -che sarebbe un governo dei migliori- ma una autonominata compagine sedicente migliore. Dopodiché in Sardegna Democratica circolano idee e persone più che stimabili, ma farne parte o fare riferimento a SD non è di per sé qualificante. Così la penso io e dico ancora: voterei Filippo Zedda o Massimo Petrucci -pun intended- molto volentieri, e vedrei vincente un accordo tra i due.

  23. Benzina says:

    Vito, condivido la tua analisi al 100%.
    Soru è stato per qualche anno il pifferaio magico della sinistra sarda, e alla fine ha portato tutti (anche i suoi elettori/fan) dentro il fiume. Morta la sinistra, che tanto vitale non era, resta un ricordo di un breve periodo pieno di speranze.
    Il politico Soru è la stessa persona dell’imprenditore Soru, ma nelle parole del primo ci sono tante cose che fanno a pugni con i fatti del secondo.
    Il primo parla dei giovani, il secondo da vero squalo dell’imprenditoria, sfrutta i suoi dipendenti dei call center da alcuni anni (gli articoli dell’Unione Sarda degli scorsi giorni sono imprecisi ma nel complesso veritieri). Il primo parla di responsabilità condivise, il secondo stupra un’azienda di 600 e passa persone con metodi di 200 anni fa.
    Hai scritto “è diventato è uno dei tanti politici con troppi nemici e nessun progetto”, questa è la sua condanna senza appello.

    • Il tuo giudizio su Soru imprenditore mi sembra troppo duro. Ho lavorato a Tiscali (molti anni fa, ormai) e so bene che paragonare Soru ad Olivetti è una stupidaggine senza pari. Però nella crisi mi sembra che abbia salvato un’azienda in crisi profonda. Poi, certo, le contraddizioni non mancano.

      • Benzina says:

        Il Soru di qualche anno fa era di sicuro una stella luminosa nel campo delle telecomunicazioni e direi quasi un imprenditore illuminato.
        Al momento e osservando le cose da molto vicino, dico che dalla crisi Tiscali non è affatto uscita, anche se credo che in qualche modo ce la farà.
        Il mio giudizio è duro, lo riconosco, ma è un’osservazione della realtà attuale.

  24. Marco m. says:

    C’é una cosa che mi sorprende nell’articolo e in tutti questi commenti.
    Si analizza solo una parte del Soru politico e si dimentica (incosciamente) che SOru é sotto processo per sviamento di gara pubblica. Si dimentica i legami incestuosi con De Benedetti. Le forzatura sull’urbanistica cagliaritana che, a conti fatti, sono state un fallimento politico ed economico. Si dimentica altresì che Soru non é più l’imprenditore di successo dell’epoca e che, anzi, appare in forte declino.
    Ci sono anche questi fra i motivi non di un declino ma di una sconfitta.

    • Marcello says:

      Esagerato! C’è anche da dire che Soru proprio perché sotto processo non si è candidato Sindaco di Cagliari (competizione che avrebbe vinto) e che quindi ha un livello di dignità maggiore dei tanti Cetto Laqualunque che circolano in politica. Non sapevo che con De Benedetti fossero padre e figlio, mi risulta – avendolo consociuto – che il padre si chiamasse Egidio. Infine, rispetto alla relazione fra successo economico e politico (io non so esattamente come stia Soru oggi, ma credo che una delle più grandi crisi economiche dal 1929 possa avere effetti anche su Tiscali…) forse è il caso di ricordare che Berlusconi quando “scese” in politica, aveva 7mila miliardi di debiti…

      • Marco P says:

        Tu hai troppe certezze, non è per nulla scontato che a Cagliari Soru avrebbe vinto, ammesso che, processo o non processo, fosse realmente interessato a fare il sindaco. Ma non è questo il punto. La cosa grave è che non sia stato capace di INDICARE e sostenere in questa e in altre importanti competizioni, nessuno riconducibile alla sua area politica..
        Un importante leader, portatore di idee e di consensi, riferimento per un’area politca, tanto più se si dichiara temporaneamente indisponibile a candidarsi, ha il dovere morale di portare le sue idee nelle istituzioni con altri uomini. Perchè la politica è idee, è lavoro collettivo per sviluppare e migliorare un progetto, un’idea di cambiamento, prima ancora che impegno in prima persona.
        Dove sono gli uomini di soru, chi sono? quale è la classe dirigente che ha costruito? il suo elettorato da chi è rappresentato, che referenti politici ha, escluso Soru?? Si vocifera che rispetto alla candidatura di uno dei suoi ex fedelissimi, sia stato proprio lui a porre il veto..

        • accasioneri says:

          quando lui c’era c’era la strategia, la benedetta “vision”.
          non approvo la candidatura di cabras e non avrei comunque votato uomini legati a partiti italiani. soru resta una speranza, la migliore che abbiamo.
          su progetto sardegna concordo: errore grave, che sembra perpetuarsi all’infinito.

        • Marcello Cadeddu says:

          Caro Marco P. io non sono certo il più indicato a difendere Soru, né devo dire mi importa granché farlo. L’unica cosa che mi lega a lui è Sanluri, mio paese d’origine ed il fatto di averlo votato due volte in quanto candidato presidente del centro-sinistra. Per il resto ci sono cose che apprezzo ed altre che apprezzo meno.
          Naturalmente, converrai con me che non posso introdurre ogni affermazione con “secondo me”, ma è chiaro che – non avendo una sfera di cristallo funzionante – il fatto che Soru avrebbe vinto di sicuro le elezioni a Cagliari è una mia opinione (confortata da qualche sondaggio, però).
          Però non mi meraviglia il suo appoggio a Cabras, anzi, benché io sostenga in maniera militante Massimo Zedda e lo ritenga la vera alternativa ad un candidato di centro-destra che sa di “castosauro”, per usare il termine inventato da Alessandro Mongili, ritengo cosa buona e giusta che il PD abbia trovato una voce unica nell’indicare un candidato. Un partito serio deve avere anche la capacità di fare sintesi. La scelta (sempre secondo me…) è perdente, ma almeno non ha dimostrato di riuscire a chiudere la porta almeno una volta. Soru cosa avrebbe dovuto fare, spezzare il PD ulteriormente e farlo saltare in aria?
          Sulla classe dirigente non posso darti torto, ma questa domanda non è a me che devi rivolgerla, ma a Mongili. Il veto posto a un suo ex fedelissimo non lo conosco, non ho informatori all’interno del PD, ma credo che il prefisso “ex” sia già una risposta…

  25. gianmarco says:

    Non credo che l’uomo sia finito perché è finita un’epoca.
    Gli elettori, ma neanche gli osservatori esterni dovrebbero mai essere tifosi di qualsiasi leader, ma appoggiare o contrastare la sua azione politica (principio di buona creanza ma mai rispettato). L’azione politica di Soru è stata così forte che anche gli oppositori sono costretti ad usare le sue leggi per costruire un minimo di futuro per i giovani e per l’ambiente.
    Soru è l’unico che abbia coinvolto eccellenze della conoscenza, della cultura e della scienza: sardi o non sardi.
    Ma, giustamente dice Biolchini, Soru non si è costruito un suo movimento politico vero. L’obiettivo di Progetto Sardegna era solo quello di veicolare una spinta innovativa, non di uno stabile potere politico. Da un certo punto di vista questo testimonia la forza e la genuinità dell’idea, ma anche la ingenua credenza che l’entusiasmo da solo possa costruire una struttura di gestione amministrativa e politica.
    Molte scelte sbagliate: sicuramente quella di candidarsi alla guida del Pd sardo (la sua fine politica), la poca trasparenza della famosa gara d’appalto e la poca pazienza per il dialogo con i suoi alleati.
    Non tutto è perduto però se le idee della giunta Soru potranno viaggiare da sole, magari con un altro presidente, e magari senza nessun tipo di conflitto d’interesse, sempre molto pericoloso!

  26. Banana says:

    almeno gli rimangono i tifosi sfegatati che ancora parlano delle elezioni 2009..

    • Bernardo Paguro says:

      mischini, quelli hanno ancora gli incubi. si svegliano in piena notte urlando
      “NOOOOOOO, il voto disgiunto NOOOOOOOO”

    • accasioneri says:

      o banana, le tue vignette mi piacciono molto ma la che qui l’unico tifoso sembri tu. io tifo casteddu e il sinnai rugby.
      e tu per chi tifi?

  27. Matteo says:

    Le parole di Renato Soru al Mediterraneo non sono state nè poche nè sbrigative. Il suo è stato l’unico intervento percepito come effettivamente autorevole da tutta la platea per l’attenzione e l’emozione in sala. Ha parlato tra le altre cose della grave assenza dei giovani in questo inizio di campagna elettorale, ha parlato di responsabilità, dell’importanza delle primarie e del confronto tra i 5 rispettabili candidati per il coinvolgimento dei cittadini, della necessità per Cagliari di sconfiggere la mala-politica del centro-destra. E ha ricordato che come dirigente nazionale del Partito Democratico sostiene la candidatura di Antonello Cabras, con la convinzione e l’augurio che una volta individuato dagli elettori il candidato tutti lavoreranno pancia a terra per vincere le elezioni.
    La scelta di sciogliere un movimento localistico come Progetto Sardegna per dare il proprio contributo per la nascita del PD, e in particolare per il rinnovamento del PD sardo, la vedo come una scelta coraggiosa e generosa. E spero a lungo termine vincente.

  28. Marco P says:

    Concordo che il primo e il più macroscopico errore politico, mal digerito o mai digerito dalla base sia stato sciogliere Progetto Sardegna alla conquista del pd. Avrebbe potuto controllarlo meglio dall’esterno, e con esso tutta la coalizione. Ci sarebbe stato il tempo di rimediare, e forse c’è ancora, ma l’uomo è cocciuto, poco autocritico e recidivo nei suoi errori.
    Estremamente deludente nella sua incapacità di costruire e coagulare intorno a se una classe dirigente che avrebbe potuto sviluppare, oltre la sua personale esperienza di gestione della cosa pubblica, le intuizioni migliori di quella stagione. E questo è il limite più grave.
    Forse crede solo in se stesso. Meglio quindi non rompere le scatole al pd nella speranza di ottenere il via libera personale alle prossime regionali?? La base è disorientata, a ragione

  29. Analisi impietosa anche se condivisibile in molti passaggi.

    In qualche altro un po’ meno. Il Pd non ha bruciato TUTTI gli alleati sulla scelta delle primarie.

    Ricordo la festa del Pd al Bastione. Il rappresentante di Sinistra Ecologia e Libertà annunciò in quella occasione (un dibattito mattutino sul futuro di Cagliari) la voglia di fare le primarie, intesa come confronto tra i programmi per il bene della città e per prendere Cagliari al centrodestra.

    Allora si parlava dell’accostamento tra il Pd e Massimo Fantola. Cioé: Fantola sarebbe stato il candidato ideale anche del Pd. Vabbè, lasciamo stare.

    E non dimentichiamoci che Cabras è diventato candidato alle primarie solo dopo che sul tavolo della coalizione è arrivato il nome di Massimo Zedda. Prima lui diceva: io sono il candidato sindaco del centrosinistra a Cagliari. Punto. C’era poco da bruciare, a quel punto.

    • ciccio78 says:

      hai informazioni un tantino sballate……………

      • Scusami, Ciccio78. Parlavo della volontà di Sinistra Ecologia e Libertà di fare le primarie come partito. A quell’incontro del Pd era presente Massimo Zedda, che poi è diventato candidato, ma parlava come rappresentante di SeL: giustamente, essendo le primarie uno dei punti fermi del partito.

        Si tratta di un refuso.

        Per il resto, fidati, che le informazioni non sono per niente sballate!
        Saluti

  30. rossella says:

    putroppo condivido

  31. Analisi impietova anche se condivisibile in molti passaggi.

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