Cultura / Giornalismo

Molinari a Iglesias, Vox Day a Cagliari: quell’oscura e generalizzata voglia di bavaglio

Iglesias, 7 luglio 2025: Maurizio Molinari al festival Liberevento, intervistato da Vito Biolchini (foto Cristian Strinna)

Difendersi dall’accusa di essere “un giornalista venduto” e di avere “concordato le domande” con Maurizio Molinari prima della presentazione del suo libro “La nuova guerra contro le democrazie” lunedì scorso a Iglesias nel corso del festival Liberevento, non ha senso. Non perdo tempo a confutare simili affermazioni, contenute in un post su Facebook dell’associazione Sardegna Palestina e rilanciato dal suo presidente Fawzi Ismail. Un attacco dai toni violenti che non ammette repliche (e infatti l’unica tentazione che ho avuto è stata quella di rispondere: “Scusate, non ho capito a che ora è la fucilazione perché non vorrei arrivare in ritardo”).

Non perdo tempo a parlare di me perché trovo più urgente e necessario parlare del clima di chiusura e di intimidazione che si respira a causa di chi prova a impedire la libera espressione delle opinioni, quando queste evidentemente non coincidono con le proprie.

È successo a Iglesias con Molinari (di cui si è chiesto l’annullamento dell’incontro per le sue posizioni filoisraeliane), ma sta succedendo ora a Cagliari con la rassegna letteraria di Vox Day (contestata per voler dare voce ad autori accusati di essere filoputiniani) e perfino a Roma, dove qualche giorno fa un incontro sul linguaggio di genere con Yasmina Pani ha rischiato di essere annullato dopo le proteste di una parte del movimento femminista, scatenando un dibattito interessante (andate su Facebook a vedere il ragionamento di Loredana Lipperini, molto critica nei confronti di chi voleva impedire il confronto).

Si respira nell’aria una generalizzata e oscura voglia di censura e di bavaglio. Come se bloccare qualunque dibattito sgradito potesse contribuire a migliorare le cose. Come se delegittimare l’interlocutore fosse l’unica pratica possibile per uscire dalla pericolosa situazione in cui noi, insieme al mondo, stiamo finendo. 

Il dibattito deve essere libero, sempre. Si può contestare qualunque idea ma non si può impedire a giornalisti, autori, scrittori, intellettuali di esprimere liberamente le proprie opinioni nel corso di iniziative culturali. Anche quelle che non ci piacciono: altrimenti non si capisce a cosa serva la libertà di espressione e di pensiero che ci viene garantita dalla nostra Costituzione.

Aver chiesto che l’incontro con Molinari venisse annullato e aver promosso una petizione contro il festival “Neanche gli Dei” è profondamente sbagliato. Sono azioni controproducenti. Perché chi pone veti prima poi li subirà, in un gioco a perdere in cui non vince nessuno e perde sempre la democrazia.

Vogliamo mettere il bavaglio a Molinari? Vogliamo tacitare il festival di Vox Day? Ma se al comune di Cagliari ci fosse stato un sindaco di destra, probabilmente anche la rassegna di Sardegna Palestina (che si è tenuta nei giorni scorsi al Lazzaretto e, come quella di Iglesias e di Vox Day, ben finanziata dagli enti pubblici) sarebbe stata a rischio.

Il dibattito deve essere libero. Sempre. Ne va della nostra democrazia.

Questo è il metodo. Poi c’è il merito.

I giornalisti fanno domande: è il loro lavoro. Lo fanno prendendosi una responsabilità, davanti a tutti. Ma Sardegna Palestina non mi ha accusato di avere fatto una cattiva intervista, no: non mi ha neanche chiesto che domande ho rivolto a Molinari.

Questo denota un’interpretazione sbagliata del giornalismo: l’idea che tra giornalisti e intervistati ci sia sempre una piena e totale concordanza di idee. Oppure, al contrario, i giornalisti vengono ritenuti responsabili delle risposte omissive dei loro interlocutori. Se alle domande “Israele dice di essere una democrazia, ma come una democrazia può essere così disumana?” e “Come si risolve il problema dei coloni in Cisgiordania, che sono sempre più aggressivi?” le risposte sono generiche, io ne prendo atto, perché un’intervista non è un interrogatorio. Le non risposte sono a modo loro risposte. A domande che evidentemente qualcuno ha posto.

Ecco perché chi mi contesta evita di entrare nel merito dell’intervista a Molinari e non mi chiede “Che domande hai fatto?”. Questo racconta la slealtà di Sardegna Palestina e del suo presidente, che pure qualche giorno prima dell’evento mi aveva chiesto conto della mia partecipazione a Iglesias e che ora sfido a rendere nota la nostra chat.

Sardegna Palestina sta inquinando il dibattito, restringendo gli spazi di confronto in maniera pericolosa, additando come nemici quelli che nemici non sono. Come il Comune di Quartu e il suo sindaco, Graziano Milia, colpevoli di avere accettato che il “solito” Molinari presentasse il suo libro pochi giorni fa (in questo caso però, a parte le solite intemperanze su Facebook, nessuna contestazione: chissà perché).

Quando dopo la mia intervista a Molinari ho aperto il dibattito, dal pubblico sono arrivate tre domande, non certo accondiscendenti nei confronti dell’ospite. Poi nulla. I contestatori e le contestatrici organizzate invece hanno taciuto: perché? 

Se la mia intervista, che non ha per nulla evitato di toccare i temi caldissimi dello sterminio a Gaza e del conflitto in Palestina, non è stata ritenuta all’altezza, perché non sono intervenuti loro, con le loro domande, a chiedere spiegazioni a Molinari? Eppure non lo hanno fatto. Ripeto: perché? Perché non si sono presi il loro spazio?

Voglia di delegittimare l’interlocutore, certo. Ma anche incapacità di confrontarsi sul merito delle cose e di reggere il confronto. Siete rimasti in piedi per due ore con i vostri cartelli, protagonisti di una contestazione legittima, ma poi siete rimasti in silenzio quando si trattava di parlare. E così alla fine le domande a Molinari le abbiamo fatte io e altre tre persone, voi no. E la vostra protesta è rimasta muta. Scenografica.

Ma questi sono i tempi folli in cui viviamo, in cui nessun spettacolo osceno ci viene risparmiato. Come quello di militanti e intellettuali di sinistra che si scagliano contro l’incontro con Molinari e con chi lo ha moderato, salvo poi pochi giorni dopo ergersi a paladini della libertà di pensiero, contestando stavolta la petizione che chiede l’annullamento di altri incontri in un altro festival.

Perché di radicale questa sinistra ha soltanto l’incoerenza e l’inadeguatezza.

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7 Comments

  1. Il Medievista says:

    Vito, ha i tutta la mia comprensione e solidarietà!

  2. Sergio Masala says:

    Caro Vito,
    lungi da me ritenerti un giornalista venduto e sottoscrivo la tua affermazione sul diritto di chiunque a poter esprimere liberamente le sue opinioni.
    Ma nel caso specifico di Molinari, benché non fossi presente all’evento e non conosca il contenuto dei suoi libri, non credo si possa parlare di opinioni. Insomma è fin troppo chiaro lo scopo propagandistico degli interventi di alcuni prezzolati dalle lobby sioniste, Mieli, Molinari, Tajani…non mi dilungo ad elencare oltre…
    Opinioni? Il cinismo e la protervia di chi ha le spalle protette dal potere mediatico e dal regime liberticida al governo non sono opinioni solo perché espresse con linguaggi apparentemente accomodanti.
    Di contro le sguaiate e furibonde proteste di chi, frustrato dal senso di impotenza che deriva dalle continue violazioni dei diritti umani e dalla sistematica delegittimazione degli organismi internazionali, fatica a controbattere alle bugie confezionate ad arte per spacciare l’azione criminale come il diritto all’esistenza di Israele!
    Sono sicuro che anche nella furia delle lotte partigiane contro il nazi-fascismo non si guardasse sempre ai valori di libertà di espressione che tu giustamente difendi.
    Era urgente, com’é urgente oggi, fermare in ogni modo chi vuole orientare l’opinione pubblica, indottrinarla, piegarla alle ragioni di una parte…
    Non è in gioco il diritto di espressione…c’è ben altro!

  3. Assurdo.
    C’è stato un tempo in cui l’Olp era un movimento progressista e gli stretti rapporti con la sinistra europea ne hanno permesso una crescita culturale e organizzativa ammirevole.
    Oggi al grido di “Palestina libera” non si capisce se si vuole l’eliminazione di Israele, la Sharia from the river to the sea, il regno degli Ayatollah o è semplicemente una moda.
    Quando lo sterile attivismo si riduce al boicottaggio delle voci libere, bravo chi non si adegua al “sonno della ragione”

  4. Sandro dessi says:

    Concordo totalmente con il pensiero di Vito Biolchini, i pericoli non vengono dalle parole ma dal non avere diritto di esprimerle. Grazie Vito

  5. Chissà quanto prende di stipendio dal Mossad?

  6. Matteo Pintus says:

    È nel novero delle ipotesi che certe azioni, nel mondo reale ed in quello social, non servano a dare spessore al dibattito e neanche per dare voce ad una protesta. Che sia essa legittima o meno. Sostengo servono a scatenare l’algoritmo con i click che ne conseguono. Con il loro silenzio hanno evitato fosse evidente il vuoto delle argomentazioni. Argomentazioni che, sicuramente ispirate dal nobile intento di supportare il popolo gazawi in questa tragica ora, si deve essere in grado di esprimere. Probabilmente un pezzo di cartone lo ha fatto meglio di quanto avrebbero potuto i rappresentanti del movimento in loco. O forse era giusto che tacessero perché l’unica voce ad alzarsi fosse quella del loro presidente.

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