Coronavirus / Sardegna

“Niente di quanto promesso è stato fatto, agite subito!”: il disperato appello alla Regione dalla Rsa San Nicola di Sassari

La Rsa San Nicola di Sassari

Le Residenze Sanitarie Assistite stanno diventando, insieme agli ospedali, i luoghi dove la lotta al Coronavirus sta diventando ogni giorno sempre più serrata e drammatica. Gli anziani sono seriamente a rischio e finora l’unica strategia adottata dalla Regione è stata quella di tenerli chiusi dentro le strutture: perché? Davanti ad una situazione difficilissima, l’assesore alla Sanità Mario Nieddu ieri si è limitato ad annunciare l’ennesimo piano di intervento: ma quando sarà operativo?
Questa intanto è la lettera che oggi i familiari degli ospiti della Rsa San Nicola di Sassari hanno inviato alle istituzioni. “Niente di quanto promesso è programmato è stato fatto” c’è scritto. Non è solo un appello, ma un preciso atto d’accusa. Perché la situazione al San Nicola era nota già una settimana fa.
Al San Nicola sono già morti sette anziani senza che neanche uno di essi venisse ricoverato. Nella struttura sono già stati fatti 98 tamponi; di questi, 22 sono risultati positivi ma restano 50 pazienti da verificare, e ad oggi non è stato fatto. L’esercito si è occupato di Casa Serena, e ha fatto quello che ha dichiarato che avrebbe fatto: tamponi e ricovero dei positivi sintomatici (su 165 tamponi, ben 63 sono risultati positivi).
I parenti dei pazienti non tamponati non hanno notizie, vengono a conoscenza dei decessi dai necrologi. Il personale, tra quarantene e congedi è decimato, con l’ovvia ricaduta sulla qualità del servizio. La più grave è che l’esiguità del personale non può garantire operatori riservati ai positivi, lasciati in una promiscuità rischiosa. Metterli al sicuro comporterebbe individuare i positivi, ricoverare i sintomatici, isolare gli asintomatici e sanificare tutto. Prima l’ospedale di Sassari non aveva i posti, adesso il reparto Covid c’è. Cosa si aspetta ad intervenire?

***

Al Comitato Operativo Regionale della Protezione Civile – COR 
c/o Direzione Generale Protezione Civile Regione Autonoma della Sardegna 

All’Unità di Crisi Regionale – UCR
c/oAssessorato dell’Igiene e sanità e dell’assistenza sociale Regione Autonoma della Sardegna 

Unità di Crisi Locale di SASSARI – UCL
c/o Area Socio Sanitaria Locale di Sassari ATS – AOU SASSARI 

Al PREFETTO della Provincia di SASSARI

Al Centro di Coordinamento dei Soccorsi di SASSARI – CSS
c/o la Prefettura di SASSARI 

Al Sindaco del Comune di SASSARI 

OGGETTO: SOLLECITO INTERVENTO URGENTE DA EFFETTUARSI C/O LA RSA SAN NICOLA DI SASSARI

I familiari dei pazienti della RSA San Nicola di Sassari, mossi dalla preoccupazione per le precarie condizioni di salute dei propri cari e, inoltre, dalla necessità di conoscere e comprendere le misure – e relative tempistiche – che le SS.VV. intendono adottare c/o la citata struttura, richiedono e sollecitano quanto segue: 

  • IMMEDIATA ESTENSIONE DELLA COPERTURA TAMPONE COVID-19 PER TUTTO IL PERSONALE SANITARIO operante all’interno della RSA SAN NICOLA 
  • IMMEDIATA ESTENSIONE DELLA COPERTURA TAMPONE COVID-19 PER TUTTI I PAZIENTI della RSA SAN NICOLA 
  • IMMEDIATA FORNITURA DEI DPI NECESSARI al PERSONALE e ai PAZIENTI della RSA SAN NICOLA 
    I giorni scorsi abbiamo appreso, con gioia e sollievo, la predisposizione di differenti interventi, in capo al Corpo Medico Militare, da svolgersi nelle strutture residenziali per anziani, e in particolare a Sassari c/o Casa Serena e la RSA San Nicola, volti al supporto medico e logistico nella lotta al COVID-19. 
    Abbiamo letto sui giornali, e visto alla TV e sul web, le operazioni finora svolte a Casa Serena, fiduciosi che le stesse misure venissero presto adottate anche nella RSA San Nicola. 
    Ad oggi NIENTE di tutto questo è successo, NIENTE di quanto promesso e programmato E’ STATO FATTO. 

Ci si chiede, increduli e attoniti il perché, ci si chiede quanto ancora si debba aspettare per intervenire prontamente, ci si chiede quanto alto deve essere il livello di emergenza affinché si ottenga la giusta e dovuta attenzione, ci si chiede quanti dei nostri cari, quanti dei pazienti della RSA San Nicola debbano morire prima che gli interventi e le forniture vengano attivati. 

La Deliberazione della Giunta Regionale n. 13/25 del 17.03.2020 individua puntualmente i soggetti promotori e attuatori delle misure operative per fronteggiare l’emergenza COVID-19 nel territorio della Regione Sardegna.
Ci rivolgiamo quindi, in particolare, al Prefetto della Provincia di SASSARI. Dott.ssa Maria Luisa D’Alessandro, e al Sindaco del Comune di SASSARI, Prof. Gian Vittorio Campus, perché, così come previsto ai punti 4.2 e 4.3 dell’allegato alla suddetta D.G.R., in riferimento alla RSA San Nicola, si attuino immediatamente: 

a) il monitoraggio della situazione e della sua evoluzione;
b) la pianificazione e l’ organizzazione del supporto ai Servizi Sanitari, socio-sanitari e sociali;
e) il raccordo con la Regione per la ricognizione delle esigenze di DPI e di altri materiali utili a fronteggiare l’emergenza;
f) il raccordo con la Regione per la ricognizione delle necessità in termini di risorse logistiche e di materiali utili a fronteggiare l’emergenza;
i) la pianificazione in materia di interventi di natura sanitaria; 

AGITE SUBITO! 

EVITATE CHE IL VIRUS SI DIFFONDA ULTERIORMENTE NELLA RSA SAN NICOLA di SASSARI. AIUTATECI A RIVEDERE E RIABBRACCIARE I NOSTRI CARI. 

Sassari, 28 marzo 2020 

I Familiari dei pazienti della RSA San Nicola 

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2 Comments

  1. Giulia satta says:

    Buongiorno mia madre è deceduta il 26 marzo scorso purtroppo. È morta sola non sappiamo se le era stato spiegato che non potevamo andare dal 5 marzo per avere sue notizie è stato un incubo. Non ci avevano detto che aveva avuto un infezione lo ho saputo perché dopo tre giorni che non riuscivano a parlare con i medici ho scritto una mail. Poi sembrava essersi ripresa ma un giorno mio padre è stato contattato dai medici che gli hanno detto che c’erano dei casi do coronavirus e che mia madre aveva la febbre e la tosse per cui era stata isolata insieme agli altri ma non avendo fatto il tampone non erano sicuri se fosse positiva o no. Dopo poco sono stata contattata dal direttore amministrativo sig.ra. Ena che mi diceva che mamma aveva fatto il tampone ed era negativa. Il giorno dopo però mio padre chiedeva conferma ai medici di questi e loro negavano che mamma avesse fatto il tampone. A quel punto scrivevo nuovamente alla struttura per avere spiegazioni. Venivo ricontattata dai medici che mi assicuravano che mamma non aveva fatto il tampone nel frattempo le sue condizioni erano peggiorate era ricomparsa l’infezione ma anche tosse e febbre e crisi respiratorie. Hanno iniziato a sedarla e poi dopo tre giorni di agonia per lei e per noi che aspettavano l’unica ora in cui si poteva chiamare per avere sue notizie, si è spenta sola e abbandonata dopo non essere mai stata lasciata sola durante gli ultimi anni di malattia. Nessuno la ha vista… disposizioni per il coronavirus… non una carezza non una benedizione. Soprattutto non ho mai avuto alcuna spiegazione da parte del.sig. Ena del perché mi avesse fatto quella telefonata inventandosi un tampone inesistente. Forse non avrebbero dovuto dirci che c’erano dei casi all’interno? Sperava di tenere tutto nascosto? Sono stati venti giorni di agonia… ho salutato mia madre il 4 l’ultima volta le ho detto vengo domani e poi nessuno ha avuto più sue notizie. Avevamo chiesto se potevamo mandare un video messaggio ma ci è stato risposto che ci dovevano far sapere perché in realtà era possibile solo per i pazienti responsivi vigili e aderenti alla realtà, ora le capacità cognitive di mia madre erano sicuramente ridotte ma ci ha sempre riconosciuto ed aspettava sempre le nostre visite, per cui perché non ci hanno mai fatto sapere niente impedendoci così di spiegarle perché non potevamo più andare da lei ed impedendoci di darle un ultimo saluto e farle sapere che le volevamo sempre bene? Siamo stati trattati senza un briciolo di umanità spero che almeno lei abbia ricevuto un po’ di conforto. Tutto questo è disumano ed è stato gestito come se.si parlasse di bestie e non di esseri umani.
    Ora la mia mamma riposa in pace a me e a mio papà resta il trauma di questo orrore da superare. Cerchiamo di fare in modo che non accada più le persone lì ricoverate sono fragili e indifese senza i loro cari vicino si sentono smarrite fate in.modo che questo orrore finisca.

  2. Patrizia says:

    Buongiorno ,sono la figlia di un paziente dell RSA di San Nicola …assolutamente condivido tutto quello esposto dalla lettera scritta . Al più presto si deve intervenire , già troppi casi si sono verificati senza contare quelli che ancora emergeranno… credo che ogni persona si debba chiedere e se fossi io al posto del contagiato costretto a stare a letto ?senza alcuna visita e notizia diretta dal parente caro ,. … e vedere intorno persone con guanti e mascherine ( dove ci sono ) a distanza … non è una fantastica sensazione .

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