Politica / Sardegna

Qatar in Sardegna: dopo il disastro Air Italy ci si può ancora fidare degli emiri?

Quando il comune di Olbia voleva intitolare una scuola alla mamma dell’emiro del Qatar…

C’è chi afferma “Io l’avevo detto”, c’è chi resta senza parole e chi le parole prova a cercarle ma non le trova. La liquidazione di Air Italy è una catastrofe senza precedenti per il sistema produttivo sardo. Non sono solo, banalmente, centinaia di posti di lavoro che svaniscono, ma un intero settore produttivo ad alta specializzazione ed internazionalizzazione che dopo cinquant’anni viene spazzato via.

Gli eventi sono precipitate negli ultimi due anni con l’ingresso nella compagine societaria della ex Alisarda e Meridiana dei rappresentanti del Qatar. Dovevano salvare la compagnia, ma evidentemente le cose non sono andate per il verso giusto.

Attraverso altre società, il Qatar in Sardegna ha giganteschi interessi anche nel turismo (possiede il Consorzio Costa Smeralda, quattro alberghi, un porticciolo turistico e 2400 ettari di aree pregiate per il momento inedificabili) e nella sanità (con la clinica privata Mater Olbia, iper finanziata dalla Giunta Solinas).

Air Italy doveva essere lo strumento capace di mettere a sistema questi poderosi investimenti, portando turisti e pazienti in Gallura da tutto il mondo. Di questo piano faraonico ora cosa resta?

In questi giorni sia i rappresentanti del Mater Olbia che del Consorzio Costa Smeralda stanno provando in tutti i modi ad allontanare la cattiva reputazione che al Qatar arriva dal fallimento di Air Italy, cercando di rassicurare l’opinione pubblica della loro solidità.

Lo stesso presidente Solinas ci ha tenuto ieri ad affermare di avere

“recentemente incontrato le massime autorità delle Istituzioni Qatariote” e di“confermare la fiducia sugli investimenti di QFE e di QIA nel quadro di una più ampia intesa tra l’Italia ed il Qatar, confermata di recente dalla visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Doha”.

Insomma, vietato criticare il Qatar, vietato mettere in dubbio la bontà delle sue politiche di impresa, vietato incazzarsi se dall’oggi al domani gli emiri mettono per strada centinaia di persone. Il Qatar non si tocca. Lo dice Solinas che, da veteroautonomista qual è, si appella perfino a Mattarella!

Il problema però è reale. 

Il Qatar agisce in Sardegna attraverso tre distinte società ma è chiaro che tutto si tiene. Era stato lo stesso presidente della Regione Francesco Pigliaru (insieme all’assessore ai trasporti Careddu e a quello alla sanità Arru) ad andare a Roma dall’ambasciatore in Qatar in Italia il 14 settembre del 2018. In quell’incontro (un po’ penoso, a dire il vero) si parlò di Air Italy e di Mater Olbia, come ci ricorda questo articolo uscito su Gallura Oggi.

Ora, che lo Stato Italiano abbia da tempo firmato col Qatar degli accordi strategici che sorvolano le teste dei sardi è evidente (e vi invito a leggere il mio post del 16 luglio del 2016 dal titolo “Meridiana, Mater Olbia, Costa Smeralda e nessuna trasparenza: ecco come il Qatar rischia di sottomettere la Sardegna”).

Che la politica isolana (di destra e di sinistra) abbia sempre avuto un eccessivo occhio di riguardo nei confronti del Qatar è ugualmente palese.

Che la giunta Pigliaru poi si sia fidata troppo del Qatar, concedendo tutto ciò che era stato richiesto (soprattutto sul Mater Olbia, la cui apertura doveva essere condizionata dalla messa in sicurezza di Air Italy) senza ottenere in cambio le necessarie rassicurazioni è sotto gli occhi di tutti (e vi invito a rileggere questo mio post del 21 luglio 2018 dal titolo “Air Italy, il Qatar in Sardegna è come il lupo di Cappuccetto Rosso. Ma Pigliaru non l’aveva ancora capito”).

Ora però si tratta di capire se sia il caso di cambiare rotta questo disastro imprenditoriale senza precedenti.

Il Qatar merita ancora tutto il credito e la considerazione che la classe politica e dirigente sarda gli hanno in questi anni ostentatamente riconosciuto, o forse è venuto il momento di evitare come sardi di essere una semplice pedina in uno scacchiere di cui ci sfuggono anche i contorni?

Perché per anni ci siamo mostrati servili solo con l’obbiettivo di sembrare affidabili, ma poi alla fine a non essere affidabili sono stati loro.

Qualcuno richiamerà gli emiri del Qatar alle loro responsabilità e farà pagare loro il conto del disastro Air Italy oppure continueremo a genufletterci come se niente fosse accaduto?

Temo di avere già la risposta.

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7 Comments

  1. si dovrebbero chiedere navi e treni migliori… limitare l’utilizzo dell’aeroplano, la fruizione ferroviaria “complementare” sarda era una delle poche eredità positive del passato ed è stata ridotta al trenino verde, quando e dove funziona…

  2. Antonio says:

    Spero rispondano al tuo interrogativo anche il presidente e gli assessori della Giunta Pigliaru. Chi ha avuto e ha rapporti politici e istituzonali con i governi nazionali ci spiegherà finalmente quanto i trasporti aerei da/per la Sardegna siano stati piegati alle esigenze di Alitalia. Grazie Vito.

  3. Stefano Deliperi says:

    ..ovviamente non ci si può fidare nè mi sono fidato. È il Sardistàn giulivo che si fida e i risultati arrivano…

  4. Grazia Pintore says:

    Già dai tempi della costruzione del costa smeralda ho visto ,da parte dei funzionari sardi una genuflessione eccessiva nei confronti dell’Aga Kan(non so nemmeno come si scrive).Noi sardi abbiamo una ricchezza naturale così bella ma siamo stati,sempre,incapaci di agire da soli,quindi siamo colpevoli noi che abbiamo mandato,sempre,al potere degli incapaci.Che tristezza!

  5. Vincenzo says:

    Tutto lineare e condivisibile.Da osservatore attento delle vicende aeronautiche, mi resta però un dubbio: È difficile credere che tutta la serie di manager che si sono succeduti in questi due anni, siano stati così incapaci da riuscire ad inanellare volontariamente tanti errori Così marchiani.Viene da pensare che si sia voluti arrivare scientemente a questo risultato. Quello che non riesco ancora a capire è quale sia l’obiettivo finale, perché,comunque, Airitaly è solo un pezzo del mosaico.

    • Vincenzo, io le chiamo ruberie o malefatte dei manager che si sono succeduti, oltre a una proprietà completamente assente che si è fidata di delinquenti di ogni risma. Incapacità e dolo dal 2006 a oggi. Aziende decotte incorporate in una che sebbene non navigasse nell’oro chiudeva fino al 2002 i bilanci in attivo anche dopo la crisi del trasporto aereo conseguente al settembre 2001.
      Interessi personali prima degli interessi organizzativi. Ecco lo scopo della liquidazione in bonis, tenere lontano gli organi di vigilanza da vicende societarie poco limpide.

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